Norvegia 2006
Siamo arrivati alla fine del viaggio di Sabrina (Leia).
Le sette sorelle, la strada dei troll, la galleria più lunga
del mondo, la città delle bambole e la roccia del pulpito.
Aggiungeteci la finale dei mondiali e ne converrete che anche in
questo III° episodio di ciccia al fuoco ce n'é molta... |
Gio 6 luglio
Prendiamo
dunque questo famoso traghetto Hellesylt – Geiranger (1
ora, 37 euro per auto con autista e 1 passeggero), ed effettivamente
sembra di stare su una piccola nave da crociera: incredibile a
dirsi per un semplice traghetto di linea, l’altoparlante
spiega le storie e le leggende legate ai micro paesini che si vedono
ai lati del fiordo e alle numerose cascate che si gettano in acqua
dalle pareti montuose circostanti, tra cui le piu’ spettacolari
sono le “sette sorelle”. Il paesaggio e’ ancora
una volta stupefacente, anche se nel fiordo ci sono anche un paio
di navi da crociera. Per fortuna essendo mattina presto non sono
molte.
Arrivati a Geiranger, dovremmo prendere la strada che conduce a
nord, ma seguendo le indicazioni della guida facciamo prima una
rapida puntatina sulla strada che va a sud, dove dopo 5 km c’e’ un
punto panoramico sul fiordo, chiamato Flydalsjuvet. Bello! A detta
della guida si potrebbe anche scendere un po’ tra le rocce
lungo la parete per raggiungere esattamente il punto da cui vengono
scattate le famose foto del fiordo, ma non mi fido molto, e soprattutto
non e’ questa l’inquadratura che io ricordo dai depliant
turistici... Forse ricordo male, quando saro’ a casa devo
controllare.
Risaliamo in auto e torniamo a Geiranger per proseguire
verso nord. Il primo pezzo di strada, per uscire dalla vallata
del fiordo, e’ chiamato Ornevegen, la strada dell’aquila,
per via dei suoi spettacolari tornanti. In effetti man mano che
si sale il panorama sul fiordo si fa sempre piu’ splendido,
fino a che arriviamo a una piazzola di sosta dove numerose macchine
parcheggiate ci fanno decidere di dare un’occhiata anche
noi, dev’esserci un punto panoramico. E infatti eccolo! Questa
e’ la famosa inquadratura che stavo cercando!!! Bellissimo!
E l’acqua del fiordo qui e’ illuminata direttamente
dal sole, diventando di un verde-azzurro tropicale. Suggerimento:
se potete, raggiungete Geiranger via terra da nord, e arrivando
dall’alto da questo lato vi manchera’ il fiato per
lo spettacolo. Potete poi prendere il traghetto nel senso contrario
a cui l’abbiamo preso noi, da Geiranger a Hellesylt.
Noi invece ci stiamo allontanando dal fiordo, e finiti i tornanti
ci ritroviamo di nuovo in mezzo a prati verdi. Dopo un brevissimo
traghetto di linea tra Eisdal e Lingen (9 euro in totale), proseguendo
sempre verso nord iniziamo a salire sempre piu’, tra rocce
e montagne brulle coperte solo di un po’ d’erba ma
senza un albero, tra mucchi di neve e laghetti blu scuro. Che meraviglia!
Arrivate al punto piu’ alto, ci si apre ai piedi l’incredibile
discesa della Trollstigen (o Trollstigvegen), la strada
dei troll:
11 tornanti mozzafiato strettissimi su uno strapiombo da cui scende
anche una cascata impetuosa che passa appena a lato strada, anzi
ad un certo punto la strada nel suo zig zag ci passa proprio sopra
con un ponte. Arrivate giu’ ci fermiamo a scattare delle
foto, ma la sensazione di pendenza che c’era da lassu’ non
e’ assolutamente percepibile da sotto.
Dopo una breve sosta per il pranzo in una delle innumerevoli piazzole
attrezzate con tavoli e bagno, continuiamo il nostro percorso.
Dobbiamo arrivare ancora un po’ piu’ a nord, quasi
ad Andalsnes, fino ad incrociare la strada che invece corre
verso sud-est, verso Otta. Siamo arrivate fin troppo lontano da
Bergen,
e considerato che domani sera entro le 19 dobbiamo restituire la
macchina e’ ora di iniziare il tragitto di rientro. Quando
ho pianificato il percorso ho pero’ deciso di arrivare fin
quassu’ per fare assolutamente il Trollstigen, e direi che
anche se domani dovremo sciropparci quasi 500 km, ne e’ valsa
la pena!
Da qui a domani sera sul nostro tragitto non ci saranno le attrazioni
piu’ spettacolari e famose della Norvegia, ma ho visto sulla
guida che passeremo ugualmente per zone molto belle. Infatti gia’ la
strada che ci porta da Andalsnes a Otta e’ panoramica, correndo
tutta sul fondo della valle del fiume Rauma. C’e’ anche
una famosa ferrovia, la Raumabanen, parallela alla strada. Nella
parte piu’ a nord, la parete montuosa che chiude la vallata
(a destra venendo da nord) e’ chiamata Trollveggen, ed e’ veramente
imponente. Pare che alpinisti di mezzo mondo vengano qui per cimentarsi
nella scalata. Noi ci accontentiamo di fotografarla dal basso,
e proseguiamo, superando anche Dombas. Arrivate quasi a Otta, prendiamo
una stradina provinciale che ci dovrebbe far risparmiare qualche
km, e ci ritroviamo su uno sterrato in mezzo a un bosco!! Un piccolo
fuori programma che pero’ ci fa assaporare ancora la selvatichezza
della Norvegia. Per fortuna che comunque la strada arriva dove
dovrebbe e raggiungiamo Lom. In origine avevo programmato di fermarci
qui per la notte, ma e’ ancora abbastanza presto, e secondo
la guida le sistemazioni in questa cittadina non sono molto economiche.
Decidiamo di fermarci una mezz’oretta a visitare la chiesetta
di legno che merita, e poi proseguiamo un altro po’ verso
sud.
La strada che collega Lom a Sogndal passa per un’altra valle,
la Boverdal (valle del fiume Bover) e confina col parco nazionale
Jotunheimen, meta di molti turisti sia d’estate che d’inverno.
Anche questa e’ segnalata nella guida come una delle strade
piu’ panoramiche della Norvegia (ma quante ne hanno?), ma
noi la percorreremo domani. Per il momento ci fermiamo a pochi
chilometri da Lom, a Galdesand, dove c’e’ l’ostello
Boverdalen. E’ pieno di ragazzi con gli snowboard, probabilmente
c’e’ la neve tutto l’anno su queste montagne.
Per fortuna all’ostello hanno una stanza per noi (senza bagno
23 euro a testa) e cosi’ ci sistemiamo, ceniamo con qualcosa
di caldo (in cucina chiacchieriamo anche con un paio di altri turisti),
e andiamo a dormire.
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Ven 7 luglio
Come
ho detto, entro stasera alle 19 dobbiamo restituire la macchina
a Bergen. Quindi partiamo di buon’ora, lungo la strada panoramica
che da Lom va verso Songdal, che dovrebbe essere anche la piu’ alta
della Norvegia. La guida dice che si chiama strada del Sognefjellet,
ed e’ effettivamente molto panoramica, si corre (e si sale)
di nuovo tra montagne ricoperte di erba e bassi cespugli, rocce,
laghetti, un torrente e ad un certo punto mucchi di neve e ghiaccio.
Quando scendiamo di nuovo piu’ in basso, continuiamo comunque
a correre in mezzo a una verdissima vallata.
Ad un certo punto,
invece di proseguire sulla strada principale, prendiamo a sinistra
per Urnes, famosa per la sua chiesetta di legno, la piu’ antica
ancora conservata in Norvegia. Mannaggia a chi ha messo il parcheggio
in basso vicino alla riva del fiordo, poi ci tocca sfacchinare
in salita per una ventina di minuti (o forse il mio ricordo li
ha dilatati ed erano solo 10?) per arrivare alla chiesa completamente
inzuppate di sudore. Per fortuna la chiesa e’ davvero carina
e anche il panorama che si gode da lassu’ e’ bellissimo.
Tornando verso la macchina compriamo una vaschetta di fragole fresche
da uno dei tanti banchetti di contadini che abbiamo visto lungo
la strada gia’ nei giorni precedenti. I frutti di bosco di
qui sono famosi per la loro bonta’, e in effetti le fragole
sono davvero deliziose! Ce le mangiamo tutte durante la breve traversata
in traghetto da Urnes a Solvorn (16 euro tot) che ci riporta sulla
strada principale.
In poco tempo siamo a Sogndal e poi con un’altro breve traghetto
(12 euro tot) arriviamo a Laerdal. Qui facciamo sosta per rifocillarci
(l’ennesimo panino al formaggio) e poi ci facciamo anche
un giro per il centro, caratterizzato dalle casette di stile ottocentesco
tutte in legno. Purtroppo il tempo stringe, e a malincuore rinunciamo
alla deviazione per Borgund, dove c’era un’altra chiesetta
di legno da visitare, la meglio conservata della Norvegia.
Appena lasciata Laerdal, si imbocca un’altra opera dell’uomo
degna di nota: la galleria stradale piu’ lunga del mondo,
25 km sotto terra, da fare rigorosamente tra i 60 e gli 80 all’ora
(ci sono gli autovelox). 20 minuti in galleria non li avevo mai
fatti prima in vita mia! Pero’ almeno cosi’ il percorso
e’ molto accorciato rispetto ad una volta (considerate che
si tratta di una parte del tragitto Oslo-Bergen quindi una strada
importante a livello nazionale), e la galleria ha portato un po’ di
fama a questa zona. Quando sbuchiamo di nuovo all’aperto
a Aurland, ci ritroviamo sopra a Flam, la prima localita’ sui
fiordi da noi visitata. Peccato che il tempo si stia mettendo al
brutto.
Prima di dirigerci senza soste a Bergen, c’e’ ancora
il tempo per una piccola deviazione a Undredal, dove c’e’ la
chiesa di legno piu’ piccola del paese. Stavolta il legno
e’ dipinto di bianco, e la chiesa si trova in mezzo al paese.
Facciamo anche un giro per il negozio del paese, una specie di
emporio tuttofare, dove c’e’ anche un bancone di prodotti
tipici. Infatti leggendo sulla guida scopriamo che la zona e’ famosissima
per i formaggi, specie quelli di capra, tra cui appunto l’Undredal.
Compriamo un souvenir mangereccio e ritorniamo in macchina mentre
inizia a piovere.
Da qui a Bergen e’ tutto un susseguirsi di gallerie, pioggia
nei pochi tratti all’aperto, e inoltre veniamo rallentate
dalla coda dovuta a un incidente, e rischiamo di arrivare tardi
all’autonoleggio dell’aeroporto. Per fortuna anche
restituendo la macchina con mezz’ora di ritardo non ci dicono
niente, avevo paura di dover pagare un giorno extra!
Un po’ depresse (almeno io) per la pioggia e perche’ la
vacanza sta quasi per finire, verso le 19.30 prendiamo l’autobus
per il centro (10 euro a testa) e raggiungiamo la guesthouse che
avevo prenotato gia’ dall’Italia, Marken Gjestehus.
Decisamente piu’ carina di quella della prima sera qui a
Bergen! Sempre una camera senza bagno (30 euro a testa), ma un’atmosfera
piu’ allegra.
Ci prepariamo qualcosa in cucina e ceniamo. Sembra un ostello piu’ amichevole
degli altri in cui siamo state (anche se mai ai livelli di quello
di Stamsund nelle Lofoten), la gente scambia quattro chiacchiere
e addirittura un ragazzo orientale ci offre uno dei suoi gelati.
C’e’ anche un tipo italiano, che sentendoci parlare
esclama “siete i primi italiani che trovo”. Mah, io
qualcuno ne ho beccato, ma effettivamente arrivavano tutti da navi
da crociera. Se questo ragazzo era sempre andato in giro in treno
o bus alloggiando in ostelli, effettivamente e’ probabile
che non abbia trovato nessun italiano. Un italiano viaggiatore
solitario poi e’ praticamente impossibile. Sempre troppo
comodosi e poco avventurosi noi italiani, eh eh...
Dopo cena decido di passare da un internet café, visto che sono
5 giorni che non controllo la posta, e vorrei anche farmi masterizzare
le foto che ho nella scheda della macchina digitale. In teoria
ce ne stanno ancora, in pratica ho paura di restare senza spazio.
Purtroppo dopo vari tentativi la masterizzazione non riesce
e mi tengo le foto nella scheda. Rientriamo all’ostello sotto
una pioggerellina fine, e anche questa giornata volge al termine.
Domani partiremo per l’ultima tappa del nostro giro, la sosta
di stasera a Bergen e’ semplicemente una tappa “tecnica”.
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