Norvegia 2006
Siamo arrivati alla fine del viaggio di Sabrina (Leia).
Le sette sorelle, la strada dei troll, la galleria più lunga
del mondo, la città delle bambole e la roccia del pulpito.
Aggiungeteci la finale dei mondiali e ne converrete che anche in
questo III° episodio di ciccia al fuoco ce n'é molta... |
Sab 8 luglio
Stamattina
piove ancora. Anzi, nel momento in cui mettiamo piede fuori dall’ostello,
io con zainone in spalla e zainetto davanti, mia zia con valigia
a rotelle al seguito e zainetto, la pioggia si trasforma in un
diluvio. Dobbiamo farci 5 minuti a piedi fino al porto, ma sono
sufficienti per bagnarci come pulcini, sia noi sia gli zaini.
Per fortuna ci siamo prese in anticipo: avevo paura che ci fosse
la fila per fare i biglietti. Invece la biglietteria e’ chiusa
e si deve pagare direttamente a bordo, per cui possiamo aspettare
comodamente sedute al riparo dalla pioggia nel terminal degli aliscafi.
Manca ancora una mezz’ora e le nostre cose fanno in tempo
ad asciugarsi un po’ prima della partenza.
Partenza per dove? Per Stavanger, altra cittadina piuttosto
grande sulla costa, piu’ a sud rispetto a Bergen.
Ci saremmo potute andare in autobus, ma mentre progettavo il viaggio
ho deciso per
l’aliscafo, decisamente piu’ caro se preso a prezzo
pieno (80 euro!) ma un po’ piu’ rapido e forse piu’ suggestivo.
Imbarcandomi poi, noto un poster che, pur essendo in norvegese,
mi sembra di decifrare come un “se prenoti via internet abbiamo
sconti del 70% sui biglietti.” Peccato averlo scoperto solo
adesso...
Sull’aliscafo non c’e’ molto da fare, tranne
guardare fuori dal finestrino e mangiare. Il paesaggio e’ carino
ma assolutamente non paragonabile a quello che ho visto dall’Hurtigruten lassu’ nel nord. Passiamo vicino a molte isolette e facciamo
varie fermate, ad un certo punto dobbiamo anche cambiare barca.
Il tempo resta sempre incerto, a tratti piove, a tratti il sole
sbuca qualche minuto dalle nuvole.
Dopo 4 ore e mezza di viaggio, arriviamo a Stavanger alle 15. Ovviamente
mentre stiamo arrancando col bagaglio dal porto verso il nostro
albergo, si rimette a piovere. Stavolta siamo in un albergo, lo
Skansen Hotel, piccolino ma sempre albergo e non ostello o guesthouse.
La camera ha il bagno, e costa 45 euro a testa. Il tempo di sistemarci
e di cambiarci, ed usciamo. Per fortuna ha smesso di piovere, ed
anzi il tempo volge via via verso il bello.
Stavanger e’ carina: passeggiamo per la zona del porto,
visitiamo la cattedrale medievale e poi il quartiere vecchio con
delle viuzze
fantastiche, tutte casette di legno bianche con tantissimi
vasi di fiori alle finestre e davanti alle porte. Sembra la citta’ delle
bambole! Poi torniamo verso la zona piu’ moderna, ma anche
la’ troviamo una via di case di legno, stavolta dipinte di
colori vivacissimi: arancio, viola, rosa, verde, blu, giallo, e
le porte di colori contrastanti. Peccato che alle 16 tutti i negozi
del centro siano gia’ chiusi!
Per passare il tempo passeggiamo
verso la stazione, dove c’e’ un piccolo parco con un
lago e dei cigni. Vediamo anche una famigliola con mamma cigno
e tre cignetti ancora tutti pelosi, sono incredibilmente teneri!
Poi ci mettiamo alla ricerca di un ristorante italiano: non perche’ abbiamo
assoluto bisogno di cibo nostrano, non siamo di quelle che all’estero
devono mangiare pasta e pizza, ma semplicemente perche’ domani
sera c’e’ la finale dei mondiali, e vorremmo vedercela,
possibilimente tra connazionali. Scoviamo una pizzeria piccolina
ma che sembra verace, gestita da italiani, e prenotiamo un tavolo
per domani sera.
Compiuta anche quest’incombenza, davvero
non sappiamo piu’ cosa fare e sono solo le 18. La citta’ sembra
un po’ un mortorio, ma per fortuna troviamo un irish pub dove
stanno facendo musica dal vivo. Non e’ certo tipicamente
norvegese, e a dire il vero non e’ nemmeno musica irlandese
bensi’ country americano, ma e’ pieno di gente allegra
che canta, beve e scherza, e cosi’ ci tratteniamo la’ dentro
fino a che lo spettacolo non finisce. Intanto si sono fatte le
19, e dopo un’altra mezz’oretta di passeggiate tra
negozi chiusi decidiamo di cenare in un ristorantino spagnolo.
E’ praticamente solo la seconda volta che ceniamo fuori in
Norvegia! Il cibo e’ buono (quanto mi piace il chorizo!)
e il prezzo e’ decente, 25 euro per una portata e una birra.
E dopo cena che si fa? Siamo andate a dormire!! Che sabato sera
mondano… Eh eh. Ma domani dobbiamo alzarci presto.
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Dom 9 luglio
Oggi
abbiamo in programma l’ultima vera chicca della vacanza,
il vero motivo per cui siamo a Stavanger: l’escursione al
Preikestolen, la Roccia del Pulpito, che si trova
sul Lysefjord,
il fiordo su cui si affaccia Stavanger.
Si tratta di una terrazza
rocciosa sporgente con tre lati a strapiombo sul fiordo, un posto
da mozzare il fiato almeno a giudicare dalle foto che ho visto!
E’ per fare questa escursione che in fase di programmazione
ho deciso di prolungare la vacanza fino a domani invece di rientrare
oggi (che tanto “l’Italia non andra’ mai alla
finale dei mondiali”… Le ultime parole famose). La
mia unica preoccupazione sono le circa 2 ore di camminata che ci
attendono per arrivare lassu’: mi conosco bene e se in pianura
posso camminare per ore e ore senza problemi, in salita dopo 10
minuti mi manca gia’ il respiro. Memore delle camminate fatte
con gli scout sono un po’ impensierita.
In ogni caso, stamattina facciamo colazione rapidissimamente (uffa,
la prima e unica colazione a buffet della vacanza e devo scappare
di corsa!!), lasciamo i bagagli alla reception e andiamo a prendere
il traghetto per Tau (7 euro) delle 8:35, visto che di domenica
non c’e’ molta scelta di orari. Anche stamattina il
cielo e’ grigio, anzi, durante il tragitto si mette proprio
a piovere. Vuoi vedere che proprio l’ultimo giorno mi devo
pentire di non aver portato le scarpe da trekking? Spero che quelle
da ginnastica reggano e di non scivolare. Dopo l’oretta di
traghetto ci aspetta un pezzo in autobus (4 euro), e finalmente
arriviamo al punto di partenza del sentiero, chiamato Preikestolhytta.
Li’ c’e’ un ostello, un negozio di souvenir e
poco altro. Ci infiliamo i k-way visto che la pioggerellina non
smette, e iniziamo l’ascensione.
Secondo la guida, il sentiero e’ percorribile in 2 ore e i pezzi peggiori sono due, uno
all’inizio e uno a meta’, mentre per il resto e’ semplice.
Infatti dopo pochi metri si inizia a salire in modo abbastanza
ripido, e come prevedevo nel giro di 5 minuti sono senza fiato.
Con un paio di pause riesco ad arrivare dove il sentiero si fa
un po’ piu’ pianeggiante e mi sento meglio. Il paesaggio
e’ bellissimo, e anche la pioggia smette di cadere dopo poco.
Proseguiamo senza grossi problemi attraversando prati e boscaglia,
salendo man mano vicino a laghetti e tra le rocce. Ecco arrivare
il secondo pezzo difficile, stavolta non semplicemente ripido ma
anche scivoloso: sembra di essere delle capre di montagna che si
arrampicano sulle rocce, da un sasso all’altro. Non e’ un
vero e proprio sentiero ma un percorso segnato, passando dove si
trova un po’ di spazio per appoggiare i piedi. In realta’,
sara’ la minor velocita’ o sara’ che dopo un’ora
di cammino ormai ho “rotto il fiato”, ma faccio meno
fatica che all’inizio.
Ovviamente non siamo le sole a salire. Ci sono famiglie complete
di bambini, signori anziani che col loro bastone da montagna ci
superano imperturbabili, comitive di vario genere.
Finalmente il paesaggio si fa piu’ brullo, ci sono molte
rocce e solo un po’ di muschi verdi, oltre a degli strani
fiori bianchi che sembrano batuffoli di cotone. Non manca molto,
ormai, e gia’ si vede l’acqua del fiordo sotto di noi,
anche se non siamo ancora al “pulpito” vero e proprio.
Addirittura il sole fa capolino e illumina il paesaggio, peccato
che non duri fino a quando arriviamo proprio alla meta. Vabbe’,
almeno non piove e non c’e’ nebbia, si vede tutto fino
all’orizzonte.
Ci siamo, che bello! Sono arrivata, e per me e’ una doppia
soddisfazione, una per il semplice fatto di vedere questo posto,
e l’altra perche’ avevo paura di non farcela lungo
la salita. Evidentemente mi sottovalutavo.
Il vento e’ molto forte quassu’, ma non c’e’ pericolo
di cadere di sotto anche se siamo vicine al bordo, perche’ soffia
verso la roccia e non verso l’acqua. Ci facciamo le foto
di rito con le gambe a penzoloni nel vuoto, e poi saliamo ancora
un po’ piu’ su, su un cornicione di roccia da cui si
vede bene la forma della terrazza sporgente sul fiordo. Dopo poco
decidiamo di iniziare la discesa, anche perche’ lassu’ davvero
non riusciamo a resistere a lungo con quel vento pazzesco.
Nel frattempo si e’ fatto mezzogiorno e mezzo, avremmo fame,
ma mangiamo solo un po’ di frutta e cioccolata, i panini
li riserviamo per dopo quando potremo gustarceli per bene. E’ meglio
scendere, per evitare di farci sorprendere dalla stanchezza o dalla
pioggia e anche perche’ non vorremmo perdere l’ultimo
bus utile per rientrare. In realta’ e’ fra 3 ore e
noi in 2 al massimo dovremmo essere giu’, ma non si sa mai.
Comunque la discesa fila via senza problemi, anche se scendere
balzellando tra le rocce e’ quasi piu’ faticoso per
le gambe che salire. Ma almeno non ho problemi di fiato, eh eh.
Scendendo incrociamo un sacco di gente che sale, e sono contenta
di essere andata li’ presto in modo da non trovare troppo
affollamento.
Arriviamo giu’ verso le 14.40, stanche morte ma ancora asciutte
visto che la pioggia ci ha risparmiate, e ci mangiamo il nostro
meritato pranzo. Poi nell’attesa dell’autobus giriamo
il negozio di souvenir e ci prendiamo una cioccolata al bar dell’ostello.
Quando finalmente saliamo sull’autobus, la pioggia ricomincia
a cadere, siamo state davvero fortunate durante la camminata!
Ripetendo il percorso dell’andata al contrario, con bus e
traghetto torniamo a Stavanger per le 17. Passiamo in albergo a
riprenderci i bagagli e li portiamo in stazione, dove li depositiamo
negli appositi armadietti. In questo modo saranno gia’ qui
quando dovremo prendere il notturno per Oslo, piu’ tardi.
Per la cronaca, la cuccetta da 2 in treno ci e’ costata 145
euro a testa. Se avessi trovato un minipris ne costava solo 80.
Vabbe’.
E ora che si fa? Abbiamo prenotato la cena alle 20 (quando inizia
la finale), ma nel frattempo abbiamo 2 ore buche da riempire, la
citta’ e’ deserta, l’abbiamo gia’ girata
ieri, e’ tutto chiuso tranne i SevenEleven e simili, e piove
a dirotto. La noia ci assale e finiamo per comprare un giornalino
di sudoku, che essendo un gioco numerico non crea problemi anche
se la lingua della rivista e’ il norvegese. Non che sia un
gioco particolarmente appassionante ma almeno passiamo un po’ il
tempo.
Finalmente alle 19.45 ci presentiamo alla pizzeria italiana, dove
sono tutti bardati di maglietta azzurra d’ordinanza. La piccola
comunita’ di italiani che vivono a Stavanger deve essere
tutta la’ o quasi, si conoscono tutti. Noi siamo apparentemente
le uniche turiste, e veniamo accolte in modo molto simpatico. Ordiniamo
la pizza prima del fischio d’inizio, e poi si tifa tutti
insieme come vecchi amici.
Non sto qui a raccontarvi la finale dei mondiali, immagino che
l’abbiate vista tutti. La mia unica preoccupazione era che
finisse nei tempi regolamentari, perche’ se no ci saremmo
perse i supplementari visto che avevamo il notturno per Oslo alle
22:35. Ovviamente pero’ i supplementari si sono giocati,
e noi ci siamo perse il primo mentre camminavamo dalla pizzeria
alla stazione, e abbiamo visto il secondo alla micro-tv del negozio
della stazione. E poi si sono giocati anche i rigori, che abbiamo
seguito a bordo del treno via sms (un sms per rigore, grazie Giovanni che mi hai aggiornata in real time!). Non avete idea della tristezza
di gridare “campioni del mondo!” dentro una cuccetta
da due di un silenziosissimo treno notturno norvegese, dove anche
andando in corridoio non abbiamo incontrato anima viva con cui
condividere la nostra gioia. Alla fine, pur di condividere un momento
cosi’ magico con qualcuno, ho chiamato mio fratello e un
paio di amici in Italia che stavano festeggiando per le strade
e gli ho chiesto di farmi ascoltare il casino che li circondava.
E’ stato davvero difficile addormentarmi sapendo che a casa
la gente era in giro a cantare e festeggiare la vittoria. Ma e’ mai
possibile, l’Italia non vince un mondiale dall’82 e
proprio quando lo vince io non sono li’ a godermi la magia?
Questo e’ stato l’unico momento brutto e l’unico
rimpianto della mia altrimenti meravigliosa vacanza norvegese.
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Lun 10 luglio
Dopo
una notte non particolarmente ristoratrice sul treno, arriviamo
a Oslo alle 7:30 di mattina. Abbiamo l’aereo per l’Italia
alle 14, e prima vorremmo fare un ultimo giro per la capitale norvegese.
Lasciamo di nuovo i bagagli negli armadietti della stazione, e
ci dirigiamo verso il centro. Peccato che i negozi e le attrazioni
turistiche aprano tutti tra le 9 e le 10. Passeggiando riusciamo
a far trascorrere anche questo intervallo di tempo e poi visitiamo
la fortezza di Akershus, che domina il porto dal lato est. Dopo
le ultime spese per souvenir e cibo, torniamo in stazione da dove
prendiamo un treno per l’aeroporto.
Il nostro fantastico
viaggio volge al termine, ma la Norvegia lascia nella mia memoria
dei ricordi bellissimi e credo proprio che prima o poi ci tornero’. |
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