Siberia 2006 - 3^ puntata: Novosibirsk
Reduci dalla maratona di Omsk e
dalla Oxford
della Siberia,
ZoT e Ale hanno
solo un giorno e mezzo per visitare la città più metropolitana
della Siberia. Ce la faranno? Cosa li attende oltre ai soliti ettolitri
di birra e vagonate di belle figliole? |
9 agosto - Primo contatto
La
marshrutka ci molla davanti alla gigantesca stazione di Novosibirsk da cui eravamo partiti per Tomsk 3 giorni prima. E’ ormai
pomeriggio ed il tempo stringe: domani in serata parte il
nostro treno per Krasnoyarsk! La città è bella grande
(più di un milione e mezzo di abitanti) e non c’è tempo
da perdere se vogliamo almeno annusarne un po’ il sapore.
Ci muoviamo in bus verso il centro dove c'è il nostro prestigioso
Hotel Tsentralnaya: è più nascosto di un forziere
pirata o siamo noi completamente rincoglioniti? Fatto sta che ci
mettiamo
una vita ad individuarlo nel marasma del centro cittadino. La
stanza che ci tocca è comunque bella grande anche se non
eccelsa, visto il prezzo. Non abbiamo tempo da perdere, perciò doccia
veloce e via subito che usciamo a permearci dell'atmosfera cittadina
approfittando della bella giornata di sole.
Ad un centinaio di metri dall'hotel c'è la ploshchad
Lenina,
ossia il piazzone centrale della città, con l'imponente
Teatro dell'Opera e del Balletto e le maestose statue di Lenin e soci con
mantello svolazzante che neanche Bono degli U2.
Ma ce le teniamo per l'indomani mattina. Ci stazziamo invece al
New York Pizza, snack bar all’aperto proprio in
ploschad Lenina, con i suoi giardini pieni di gente a spasso, e ci godiamo
pizza, sole e passaggi, invero parecchio notevoli!
Ale infatti, tanto
per cambiare, “si innamora” un bel tot di volte e ZoT
si ripropone di studiare al più presto l'entità del
fenomeno.
All'insaputa del soggetto, registrerà i suoi innamoramenti nelle 24 ore per valutare quanto la Siberia può abbruttire l'uomo occidentale.
Nei giardini ci imbattiamo per la prima volta in maniera cospicua
in un classico siberiano: la foto ricordo del matrimonio davanti
ai monumenti tipici della città. Innanzitutto, il perfetto
matrimonio russo prevede che ci si sposi giovanissimi; la sposa
deve essere bellissima, mentre lo sposo deve necessariamente essere
uno zarro parecchio tozzo, infagottato in completi di dubbio gusto.
Per non parlare delle cravatte...
Punti di merito: le amiche della sposa e la tradizione ortodossa
che prevede che la mamma di lei non partecipi alla cerimonia. Punti
di demerito: gli orridi completi maschili (i testimoni indossano
una fascia tipo sindaco!).
Come è usanza, dopo la cerimonia scattano le foto ricordo e tradizione vuole che almeno un centinaio siano ambientate di
fronte alla fontana principale della città; così si
assiste ad una processione continua di gruppuscoli di gente allegra,
rigorosamente dotati di bottiglie di birra o di champagne, che
attendono il proprio turno per avere lo scatto migliore. Dopo il
primo migliaio smettiamo di contarli...
Quando ci stanchiamo di cazzeggiare facciamo un tour sulla lunghissima
Krasny prospekt dove ci sbizzarriamo con le foto al tramonto
della bella cattedrale ortodossa di Alexander Nevsky. Sempre
in zona, stazzata nel bel mezzo della prospekt a mo’ di spartitraffico,
si trova una piccola cappella (Cappella di San Nicola) che i novosibirskesi
ritengono essere il centro esatto della Russia. Anche lì,
come di prammatica, fa capolino una coppia di neosposi.
Per cena gli studi approfonditi di ZoT ci portano in un ottimo
ristorante siberiano finto-tipico vicino all'hotel. Ben rifocillati
e caricati dal consueto numero di birre, decidiamo di dar retta
a Natalia (amica di chat novosibirskese di ZoT, casualmente in
vacanza altrove, metti che le toccava di farci da guida...), che
ci aveva consigliato via sms il New York Times, un jazz bar che
non si rivela per nulla male! L'atmosfera è vivace, c'è musica
dal vivo (di tipo “occidentale” invece delle solite
nenie russe che ci hanno ammorbato in tutti i ristoranti siberiani),
i prezzi sono normali. Insomma, merita un voto alto. Peccato solo
che l'80% del monumentale menù non sia disponibile e quindi
le scelte praticamente obbligate...
Passiamo una piacevole serata ma non ci tratteniamo a lungo: molliamo
il colpo abbastanza presto per prepararci all'impegnativa giornata
che ci attende domani.
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10 agosto – Toccata
e fuga
Dobbiamo
lasciare la stanza e tirare sera che abbiamo il treno per Krasnoyarsk alle 23. Molliamo quindi i bagagli in hotel e ci diamo al turismo
serio.
In primo luogo rendiamo il debito omaggio alla statua di Lenin più figa che abbiamo visto finora: più che il piccolo
padre dell’Urss sembra un cavaliere
Jedi, con quel mantello
svolazzante, gli manca solo la spada laser… Intorno, gli
altri cavalieri... ehm, i soldati posti a difesa delle conquiste
proletarie!
Nella piazza fa poi bella mostra di sé il teatrone dell’Opera
e del Balletto, più grande del Bolshoi di Mosca, che ammiriamo
da fuori. La facciata è ancora incastonata di simboloni
sovietici: falci e martelli si sprecano.
Il tempo nel frattempo è peggiorato, e comincia a scendere
una fastidiosa pioggerellina. E’ il momento di trasferirci
al coperto e cosa meglio di un sano ed ospitale museo della
Cultura siberiana?
Il museo, ubicato nella “solita” Krasny prospekt,
offre un interessante spaccato della storia degli insediamenti
umani
in Siberia (è un altro grande classico delle città di
questa parte del mondo). Storia abbastanza recente, dato che inspiegabilmente
le popolazioni limitrofe sono state restie a colonizzare un’amena
distesa di conifere impestata da lupi assetati di sangue e con
temperature che d’inverno scendono a -50°… chissà perché!
I testi descrittivi dei reperti esposti (dalle tende in pelle stile
indiani d’America ai poster patriottici della 2^ guerra mondiale)
sono quasi tutti in russo, comunque riusciamo lo stesso a farci
un’idea e quando riemergiamo dal museo il tempo si è rimesso
al bello.
A quel punto ZoT insiste per prendere la metropolitana. Si tratta
di una linea relativamente nuova (creata nel 1986) con una decina
di fermate in tutto, pulita ed efficiente. Ne approfittiamo per
andare in esplorazione “fuori dalla cartina”: attraversiamo
cioè il fiume Ob in direzione di un millantato (da ZoT) “quartiere
studentesco”… Di studenti non se ne vede neanche l’ombra,
comunque la periferia di Novosibirsk non è poi così male
come temevamo: c’è il solito vialone rettilineo che
si trasforma senza soluzione di continuità in autostrada
per chissàdove e si perde all’orizzonte, affiancato
da palazzoni e parecchi negozi di abbigliamento e altro.
Quando ne abbiamo abbastanza, ci rechiamo alla mega Stazione ferroviaria e compriamo
il biglietto per la successiva e ultima tratta di transiberiana,
la Krasnoyarsk-Irkutsk: con una certa difficoltà domiamo
le bigliettaie russoparlanti, ma i posti sono quasi esauriti e
riusciamo a strappare solo 2 passaggi in carrozze diverse.
Consiglio
zingaro: comprate i biglietti del treno il prima possibile, che
van via come il pane...
Ormai è tardo pomeriggio e ZoT dà finalmente soddisfazione
ad Ale che da tempo ormai guardava con cupidigia un Irish pub incontrato
più volte sul nostro cammino. Ordiniamo lì la prima
birra della giornata e ZoT rischia il tipico snack da birra siberiano:
il pesce secco! Si presenta come striscioline di stoppa salata,
ma per fortuna il sapore è (un po’) meglio dell’aspetto.
Di sicuro assorbe tutto!
Poi, come ormai tradizione, ci sistemiamo in piazza e facciamo
passare il tempo in attesa della cena, beandoci del passaggio.
Tirato tardi, esploriamo i dintorni alla ricerca di un localino
che ci ispiri, ma senza grande successo. Decidiamo quindi di tornare
al New York Times, che è anche ristorante, dove mangiamo
ascoltando musica dal vivo. Anche il cibo non è male e non
possiamo che ribadire il giudizio positivo su questo locale.
In finale di serata, col treno che parte di lì a un’ora,
per ovvio colmo di sfiga, socializziamo con le tipe brille del
tavolo accanto, ma abbiamo giusto il tempo di scambiare qualche
battuta in grammelot prima di salutarle e levar le tende, con loro
sommo dispiacere (così ci piace pensare, almeno...).
Recuperiamo i bagagli e, non vedendo bus, andiamo a piedi. Una
ventina di minuti di scarpinata coi Mostri in spalla ed ecco che
si staglia la megastazione. Ci sistemiamo nelle nostre cuccette
e tentiamo di dormire, già pregustando la penultima tappa
siberiana: Krasnoyarsk.
Prima di addormentarsi, ZoT può concludere il suo studio
statistico sulla cavia zingara: nella giornata campione di oggi,
Ale si è innamorato
per 17 volte.
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Leggi Episodio I: Omsk
Leggi Episodio II: Tomsk
Leggi Episodio IV: Krasnoyarsk
Leggi Episodio V: Irkutsk
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| Logistica |
| A Novosibirsk abbiamo passato una sola notte, per cui abbiamo deciso di non badare al prezzo più di tanto. Va detto che comunque non c'erano grandi alternative economiche! Noi comunque abbiamo optato per l'Hotel Tsentralnaya, in Lenina 3 (383-222-3638),
centralissimo
ma camera pagata ben 2.000 rb cad, comprensivi però di registrazione.
Da qui ci siamo poi mossi verso Krasnoyarsk in una kupe da due posti (che non è un'auto sportiva, ma uno scompartimento del treno...) al
prezzo di 1.288 rb cad. |
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