Saragozza 2005
17 - 19 giugno 2005
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| Capitolo III |
Mangiare e bere |
Più di una volta ci ritroviamo a chiederci come e di cosa campino gli spagnoli, vista anche la flemma da bradipo jamaicano che sembra avviluppare tutti e in special modo i titolari di esercizi pubblici. Non troviamo risposte ma conveniamo all'unisono che hanno sicuramente ragione loro, e ci caliamo con piacere negli usi, costumi e soprattutto ritmi locali. Di sicuro c'è che, rispetto all'ormai quasi inaccessibile standard italiano e europeo, Saragozza sembra caratterizzarsi come un'oasi felice dal punto di vista del costo dei generi di prima necessità (birra e bocadillos) il che consente una vita felice anche a parassiti sociali con basso reddito (o a zingari in tour).
A parte i prezzi bassi, la città si rivela poi una lieta sorpresa (o conferma) anche per quanto riguarda il livello dell'esperienza alcolico-culinaria; insomma, si mangia e beve bene e si spende poco.
Favoriti dalla presenza del quasi autoctono Sfolli, Zot Ale e Nick si lasciano guidare per mano tra i pittoreschi vicoli del centro città e, per le cene serali, optano per due dei locali già indicati nella Zingaguida (del resto, se non la prendiamo in considerazione noi…), forti anche del fatto che la suddetta è stata redatta proprio da Sfolli. Ci si presenta quindi la possibilità di verificare le info inserite ed eventualmente cazziare subito il responsabile. Ma fortunatamente non ce ne sarà bisogno, anzi, per lui si sprecheranno le lodi.
Prima sera, dunque, allo Squalo (Zona Avenida Tenor Fleta, Calle Josè Pellicer), una taverna di quartiere un po' angusta e simile ad una pescheria all'ora di punta con la comodità di qualche tavolo e qualche sedia; molto rustica e per questo entra immediatamente nelle grazie dei quattro zingari. Un po' di attesa per guadagnarci a suon di gomitate e spregevoli sotterfugi un posto a sedere di fianco all'estintore e ordinare, ed ecco che sul tavolo si materializzano cozze, gamberetti, boccadillos con le acciughe, calamari e altri pesciazzi vari, il tutto innaffiato da vino bianco apparentemente della casa... o della casa a fianco.
Il prezzo? Pressoché ridicolo per l'italiano medio, abituato a ben altri esborsi: 11 euri a capoccia!
Della serie “non se famo mancà gnente”, nella seconda serata ci dedichiamo alla carne e puntiamo decisi (più o meno, visti i km che abbiamo macinato per trovarlo) al Rokelin (Zona centro, Calle Francisco Vitoria 5/7) dove il nostro cicerone Sfolli fa gli onori di casa e trascina gli sprovveduti compagni in un'orgia di carne di bue alla piastra (cotta direttamente al tavolo) che li inebria al punto da non essere in grado di pasturare con le 4 donzelle del tavolo accanto.
Solo poi, una volta lasciato il ristorante, si scopre, con meraviglia di Sfolli, che esiste un altro Rokelin proprio nel vicolo a fianco alla nostra pensione: insomma, trattasi di catena...
Per l'ultima sera, anche reduci dai bagordi delle sere precedenti, decidiamo di stare leggeri e ci lanciamo su tre semplici taglieri di affettati, salsine e paté vari, seduti all'aperto al Pantagruel, in una viuzza vicino plaza San Miguel. Costo del tutto, 8 euri a testa! Nota: insieme ad ogni tagliere era compresa nel prezzo una boccia di vino! Spettacolare.
Una menzione particolare, in questo excursus gastronomico, la merita il piatto di patate "vagamente" all'aglio che ha costituito il nostro pranzo il giorno dell'arrivo: ottime in sè, ma con lo spiacevole effetto secondario di annunciare la nostra presenza quella dozzina di km in anticipo. Narra la leggenda che Nick debba ancora digerirle... |
| Capitolo IV |
La notte |
La notte saragozzana non ha segreti per Sfolli, il quale ne rende magnanimamente partecipi ZoT, Ale e Nick, in un tripudio di chupiti e tequile che segneranno i nostri eroi già dalla prima uscita serale di venerdì. I celeberrimi ritmi spagnoli si confermano molto blandi mentre noi commettiamo l'errore di essere fuori di casa già alle 21.
La cena allo Squalo intacca subito il nostro grado alcolico e soprattutto il processo digestivo di Nick, il quale passerà le due ore successive alla disperata ricerca di un amaro, liquore al quale la Spagna (o quantomeno Saragozza) sembra essere totalmente estranea. Alla fine si accontenterà, ormai disperato, di sorseggiare un surrogato locale simile alla trielina, non traendone apparenti benefici.
Per riprenderci dall'appannamento che sta minacciosamente avendo la meglio, complice la levataccia mattutina, decidiamo finalmente di muovere alla volta del Casco Viejo, cuore pulsante della movida saragozzana… e lì riprendiamo vigore e vita.
Il Casco infatti si rivela un turbinìo di vicoli e viuzze strapieni di locali e localini tutti rigorosamente ad entrata gratuita (come nella miglior tradizione spagnola) e noi non ci mettiamo molto a capire come “gira il fumo” in un rutilante entra-esci-rientra da un posto all'altro, totalizzando in ognuno innumerevoli vuoti di birra e di chupiti.
Per fare solo alcuni nomi di locali citeremo la Cucaracha, il Corto Maltese, la Saganta, la Pascualilla e altri di cui non ci ricordiamo il nome, fino a un allettante Mascopa (?!?).
Il tempo di qualche incontro estemporaneo nelle suddette vie strapiene di gente festante e brindante, che perdiamo subito la cognizione del tempo e ci lasciamo trascinare nella movida fino verso le 4:30 del mattino quando, esausti e in preda ai fumi dell'alcol, ci ritroviamo stravaccati su una panchina e diamo la buona “notte” a Sfolli e l'arrivederci per l'indomani, guadagnando a fatica la via dell'albergo.
Memori della notte precedente, il sabato sera ci diamo appuntamento ad un orario più tardo e, dopo aver cenato al Rokelin (dove tra l'altro intere famiglie con bambini arrivavano a mangiare anche fin dopo le 23:30), belli satolli puntiamo nuovamente verso il Casco Viejo per replicare la serata precedente con rinnovato vigore.
Le vie alcoliche ci portano alla Casa del Loco, un locale-discoteca da after-hour, dove veniamo investiti da canti, balli e risa da parte di innumerevoli gruppi di manze in addio al nubilato (il matrimonio dev'essere lo sport regionale), gente in costume, simboli fallici branditi a mò di sciabola, diavolesse e quant'altro.
Ovviamente non ci facciamo pregare due volte e ci tuffiamo a pesce.
Ci dividiamo e ritroviamo più volte in diversi punti del locale seguendo le scie festaiole fino a notte… pardon… mattino inoltrato.
Verso le 6 facciamo il punto della situazione fuori in strada mentre comincia ad albeggiare: Sfolli abbandona per doveri coniugali, Ale getta la spugna esausto con le rotule in poltiglia. A ZoT e Nick basta un semplice scambio di sguardi per capirsi… "Rientriamo!" e si rituffano nella bolgia (perché a quell'ora la Casa del Loco è ancora strapieno e anzi c'è altra gente in fila per entrare!) dalla quale usciranno solo verso le 7:30 quando ormai è giorno fatto (ma badate, il locale non aveva ancora chiuso!).
Il tempo di imbattersi in strani personaggi reduci anche loro dalla loro nottata brava, che i due “superstiti” decidono di imboccare la via di casa... o almeno questo è quello che pensano. Di andare a letto non ci pensano seriamente, ma trovano difficile ammetterselo, quindi, inconsapevolmente o meno, sbagliano strada e muovono esattamente in direzione opposta. Questo permette loro, nel tragitto così allungato, di imbattersi nuovamente in gruppi di gente più o meno ubriaca e in disinibite fanciulle: se non si è capito, a quell'ora le strade sono ancora discretamente piene di gente che tenta di ciondolare e trascinarsi fino a casa, come ZoT e Nick del resto...
Dopo un fortuito incontro con un paio di signorine di cui una decisamente caruccia e l'altra decisamente maiala, i due marpioni adescano (o vengono adescati da) un gruppo di pseudo-porno-dominatrici reduci dal'ennesimo addio al nubilato che evidentemente a loro volta non hanno voglia di andare a letto. Anzi, li trascinano in un take-away proponendo loro: “Cervecita?”, a cui i nostri, dopo un rapidissimo ennesimo sguardo compiaciuto, abboccano con tutto l'amo … del resto, come dire di no a una birrettina alle 9 di domenica mattina??
Complice senz'altro la stanchezza (che intanto affiora) e l'alcol (che era affiorato da ore) tiene banco la diatriba tra le ragazze che sostengono la musica italiana e segnatamente Laura Pausini, e i due zingari che vanamente cercano di dissuadere le sprovvedute (musicalmente parlando) fanciulle ispaniche. Quando l'orologio segna le 9:30 Zot e Nick incrociano per la terza volta lo sguardo e, anche qui, trovano subito un'immediata intesa: “Si va a dormire”.
Raggiungono così la pensione incrociando gente che si appresta ad andare alla messa. Lì Ale è tra le braccia di Morfeo (scandalo!!!) già da un pezzo e neanche si accorge dell'arrivo dei due, i quali guadagnano il letto da cui si alzeranno soltanto alle 4 del pomeriggio.
Sull'ultima sera non c'è molto da raccontare: come spesso accade la domenica si rivela un mortorio. Dove c'erano luci e colori e musica, ora ci sono solo serrande abbassate e stade vuote; neppure una delle migliaia di persone (ma Sfolli assicura che durante la stagione universitaria ce ne sono molte di più) delle sere precedenti è in giro per il Casco Viejo ed i locali sono tutti chiusi... Con un pò di fatica troviamo giusto un irish pub per la gioia di Nick e per il bicchiere della staffa e, finite le nostre pinte, ce ne torniamo in pensione che l'indomani ci tocca svegliarci presto e tornare.
Rimetteremo piede a Saragozza? Pensiamo proprio di sì... |
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