Giovedì
11 - inizia la partita
Ripuliti
e profumati ci gettiamo subito nella mischia. Considerato che
non abbiamo ancora mangiato, ne approfittiamo per un breve giro
di perlustrazione, per prelevare i primi soldi ucraini e per
rifocillarci in un Mc Donald vicino casa. Per noi è il
pranzo, per gli ucraini la cena…
Sfolli è sempre
più conciato e obbliga il Bobo a seguirlo in un centro
commerciale per fare scorta di fazzoletti
di carta. Questi ultimi
in Ucraina non sono proprio come gli Scottex
Balsam… assomigliano
piuttosto a fogli di carta vetrata.
Tempo 2 ore e al poveretto
cominciano ad apparire le prime ferite sotto il naso… Che,
unite agli occhi fuori dalle orbite e a qualche linea di febbre,
lo rendono proprio uno schifo. Già di suo non è proprio
un fotomodello, ma così ce lo siamo proprio giocati…
Recuperata
anche una farmacia, è comica la scena in cui il
nostro cerca di spiegare alla farmacista che gli servirebbe
qualcosa tipo Vixinex. Qua nessuno parla inglese, ormai è una
certezza, dovremo ricorrere all’italica mimica.
Per cena decidiamo di entrare in una specie
di pub. La variegata clientela è composta
da noi quattro ed una tavolata immensa di matrone
ucraine in libera
uscita. Età media almeno 20 anni più di noi.
Le signore tuttavia non si fanno intimorire e, forse alla ricerca
di carne fresca, ci approcciano. Provano a coinvolgere Sfolli
nelle danze, forse nel tentativo di catturare l’esemplare
più debole del branco. Ma il nostro è ancora in
grado di intendere e di volere… Attacco
respinto e deviato
sul Merolone, il quale, meno educato del primo, ci manca poco
che non cada nel reato di lesioni personali.
La cena scorre
via serena, fra piatti improbabili e boccali di birra.
Il prezzo finale non è esoso, ma nemmeno così ucraino
come ce lo immaginavamo noi, circa 20 euro a testa. Ma dove è finita
la birra a 1 euro?
Nel dopo cena ne approfittiamo per fare quattro
passi per il centro, per essere più precisi su e giù per
Piazza Indipendenza, quella della rivoluzione
arancione. Il centro
di Kiev non è male. Fra palazzi antichi e monumenti la
città ha senza dubbio la maestosità della capitale.
Non sarà così bella come Praga, ma non è nemmeno
così brutta come Bratislava.
A Kiev nessuno
attraversa la strada. Per passare da un lato all’altro
delle principali arterie esistono dei sottopassaggi pedonali.
Che, ad essere sinceri, più che sottopassaggi sono in
realtà una città nella
città. A volte si scende anche di 2-3 piani. La parte
sotterranea non è per niente male, vi si trova di tutto:
dai negozi di ogni tipo, agli internet point, a svariati locali
per rifocillarsi, baretti, ecc. Non mancano gli ambulanti che
si incaricano di vendere generi di conforto, in particolare Marlboro
Ligh a 80 centesimi di euro a pacchetto. Ma anche prodotti artigianali:
sciarpe, guanti e cappellini di lana fatti da qualche povera
pensionata costretta ad arrotondare. Qui la riforma
delle pensioni devono averla già fatta…
E’ arrivato il momento
di andare in vita. Seguendo i consigli della Zingaguida avevamo
deciso di fare leva su due locali in particolare, il
Club
112 e l’Art
Club 44.
Decidiamo prima di fare il
riscaldamento in uno dei più famosi locali di Kiev,
il
Caribbean. Non ci facciamo intimorire dal fatto le nostre
capacità di
ballare latino-americano sono pari alle nostre conoscenze di
fisica nucleare… siamo o non siamo venuti fino qua per
essere lontani dal mondo? Se faremo qualche brutta
figura… chissenefrega!
Il Carribbean è in una zona un po’ defilata dal
centro, ma ci si arriva velocemente con un taxi. È molto
più piccolo di quanto ci immaginassimo, ma l’entrata
non è esosa (40 hryvnie, circa 5,5 euro) ed è stracolmo
di manze danzanti. L’età media è quella giusta,
diciamo che non sono molte le donzelle che hanno più di
10 anni meno di noi…
Oramai ci siamo abituati, il livello
estetico è molto alto, magari non da tripudio come
a Riga ma avercene di problemi del genere…
Ci intratteniamo per
un paio d’ore, cercando di fare un po' di fondo alcolico
e abbozzando anche qualche passo di danza. I risultati
non sono però dei migliori. Abbiamo la conferma, ormai
definitiva, che trovare delle anglo-parlanti non sarà impresa
facile. Sfolli millanta di sapere qualche parola di russo… peccato
che sappia dire solo 3 cose: Privet (Ciao), Nasdarovie (Cin Cin)
e “Ja nie gavariu Paruski” (Non parlo russo). Appunto!
Verso l’una decidiamo di cambiare
aria. Ne abbiamo
abbastanza della musica latino-americana. Ci fosse almeno una
canzone che conosciamo… Rimpiangiamo i balli di gruppo
che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito nei
vari villaggi Alpitour et similia. Non saranno il massimo, ma
almeno aiutano a socializzare… Invece noi stiamo socializzando
solo con noi stessi.
Vorremmo trasferirci al Club
112, peccato
che nessun tassista lo conosca. Alla fine veniamo convinti dal
meno deficiente dei taxi driver che il locale si trova nei pressi
dell’Arena. Che non è un monumento come a
Verona, ma una grossa discoteca in centro. Arrivati sul posto
chiediamo lumi ai locali… ma nessuno conosce questo Club
112. Arriviamo al punto di chiedere informazioni ai buttafuori dell’Arena (cioè della concorrenza), che il locale
lo conoscono… ma ci spiegano anche che è chiuso
in quanto in fase di ristrutturazione. Ma vaff…
Alcune
donzelle locali, da noi molestate nel tentativo di trovare la
via, ci regalano qualche info sull’Arena, locale
nel quale ci era anche balenata l’idea di entrare. È una
grande discoteca, ma è piena di turchi e donne facili,
ci dicono. Donne facili che, purtroppo, in Ucraina non sta per
signorine con l’allegria nelle mutande, quanto piuttosto
per signorine che lavorano (a tempo pieno o occasionalmente).
Non è il
nostro genere, per cui, per non buttare del tutto la serata,
decidiamo di prendere un taxi e di concludere la notte nel Patipa,
una delle discoteche più in voga di Kiev.
L’entrata
costicchia… discriminazione di prezzo fra uomini
a donne. Per i primi ci vogliono ben 80 hryvnie, lira più lira
meno, oltre 11 euro. Ma non era economica questa Ucraina? Il
nostro pensiero non è tanto un lamento per il prezzo pagato
(in fondo ce lo possiamo ancora permettere), quanto una riflessione sul
tipo di clientela che troveremo. Quante sono le brave ragazze
ucraine che possono permettersi di pagare un prezzo del genere?
Giusta riflessione, infatti le donne pagano le metà… Il
Patipa consiste in un grande
stanzone opportunamente conciato,
nel senso che è una discoteca vera e propria. Ai due lati
dello stesso ci sono i due banconi del bar e in mezzo la massa
danzante. Al nostro arrivo il rapporto fra uomini e donne è 1
a 1. Le donne non sono per niente male, ma l’età media è sensibilmente
inferiore alle nostre aspettative. Trovare qualcuna che parli
inglese non è facile, ma gli “Alò, Alò” del
Gallo Cedrone cominciano a produrre qualche risultato…
Peccato
che la prima domanda che ci viene irrimediabilmente rivolta sia
sempre la stessa, la medesima di Riga: “Italiani?
Wow, ma che ci fate a Kiev?”. Come al solito qualcuno
deve essere passato prima di noi… Abbiamo la sensazione
che la donna ucraina sia molto prevenuta nei nostri confronti.
Magari anche curiosa, magari anche compiaciuta delle nostre attenzioni,
ma ben attenta a non essere confusa con una delle tante pro e
semi-pro che affollano i locali in cerca di stranieri
da accalappiare.
In molte occasioni veniamo dirottati verso altri tipi di ragazze,
in una circostanza ci viene detto in modo esplicito. Ma noi volevamo
solo fare un po' di casino, scambiare due parole, bere
due drink…
Sono ormai le tre passate e siamo svegli da
quasi 24 ore. Decidiamo di passare la mano ed andare a dormire.
Abbiamo ancora le forze per non farci fregare dai soliti tassisti
fenomeni e alle 4 siamo in branda. Merolone e Gallo Cedrone
in hotel, Sfolli e Bobo nel loro appartamento… giapponese.
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