Siviglia 2005
"Un bar ogni 30 metri!" - Questo il motto della capitale andalusa, ripreso alla lettera dal nostro guru Zeta. E poi la Giralda, Enzino, la scomparsa di Raul, l'Agua de Sevilla e quel labirinto di viuzze da cui siamo usciti vivi per miracolo...
Periodo: 18-20 novembre 2005 Partecipanti: Ale, GD, Zeta, ZoT
Clamoroso forfait: Raul Tarello
Mezzo di trasporto: Ryanair volo Orio-Siviglia
Pernottamento: hostal Atenas |
VENERDI' 18 NOVEMBRE
Ore 5:00 (!!)
Dopo una sveglia atroce, eccoci on the road. Siamo in 4 (ZoT alla guida, Ale a fianco, Zeta e GD pigiati nel retro della Ka) a spararci un indolore tragitto Milano-Orio.
Alle 6 siamo al check-in di Ryanair, anticipando di 24 ore le orme di Raul Tarello destinato a raggiungerci il sabato per un blitz.
Siamo troppo rincoglioniti per dimostrare la minima facoltà intellettiva: ci limitiamo a colazionarci, adempiere alle formalità di rito ed a trascinarci fino al nostro posto a sedere.
L'aereo è abbastanza pieno e questa è l'unica cosa che notiamo prima di schiantarci di sonno.
Come sempre, GD si distingue in questa disciplina, mentre l'insonne Ale mastica amaro!
Passano un paio di inconsapevoli ore ed ecco l'atterraggio in quel di Siviglia. L'aeroporto è carino, purtroppo però i servizi a terra lasciano un po' a desiderare. L'aereo si ferma a mezzo km dal terminal e ci tocca farla a piedi sotto la pioggia: pulmino non pervenuto!
Recuperato il bagaglio ci industriamo per raggiungere l'albergo in centro: c'è un autobus
di linea, costo 1 euro, niente di meglio.
Purtroppo ne passa uno ogni mezz'ora (la domenica uno all'ora) e ovviamente, come la legge di Murphy insegna, ci è appena partito davanti...
Nella mezz'ora successiva, una folla minacciosa si accumula alla fermata. All'arrivo del bus, scatta un breve ma violentissimo scontro di lotta greco-romana per conquistare un posto a sedere sull'autobus: gli zingari si disimpegnano a trolleyate e si siedono vittoriosi!
All'aeroporto, ZoT ha prelevato un'approssimativa mappa fotocopiata del tragitto che è sufficiente per farci scendere più o meno alla fermata giusta, e da lì iniziare un'insidiosissima caccia all'invisibile viuzza che ospita l'hostal Atenas (c/Caballerizas 1), suggestivo alloggio selezionato accuratamente da un gruppo di lavoro coordinato da Ale (del tipo: mail di Ale - "ho trovato questi 54 alberghi, guardateli e dite quale preferite". Risposta degli altri - "ma prenota quel ca**o che ti pare....").
Il centro storico di Siviglia, in particolare il Barrio di Santa Cruz, ha la linearità di un quadro di Picasso e la facilità di esplorazione della giungla amazzonica. Ciliegina sulla torta, tutte le cartine da noi esaminate si rifiutano di riportare in dettaglio il dedalo di viuzze! Tuttavia, dopo una mezz’oretta di vagabondaggio, arriviamo all'hostal.
Prendiamo possesso di 2 stanze non male, ma una è appena stata imbiancata ed ha un odore di vernice decisamente intenso! Scatta quindi il sorteggione, vinto da GD ed Ale, gli altri 2 si beccano la vernice e sogneranno di fare gli imbianchini per 2 notti consecutive.
ORE 11:00
Si parte all'esplorazione del centro, e per fortuna non piove più. Per tutta la zingarata avremo un culo clamoroso: pioverà sempre quando noi saremo a dormire!
La colazione è ormai un ricordo, e un certo languore attanaglia gli zingari: per fortuna Siviglia è letteralmente impestata di bar! "Un bar ogni 30 metri" sarà il motto di Zeta, nostro futuro guru nel pubcrawling serale. Ci stazziamo nel primo che capita e all'alba delle 11 e 30 ci spariamo una birretta (la prima di una lunghissima serie) accompagnata da un po' di tapas.
Placato lo stomaco, la Cultura reclama il suo ruolo preminente. Optiamo per una strategia "via il dente via il dolore" e ci spariamo subito nell'ordine: Cattedrale; tomba di Colombo all'interno; salita sulla Giralda (la torre del campanile) e foto panoramica!
La cattedralona è splendida ed imponente. Costruita su una vecchia moschea (di cui la Giralda era il minareto), fa decisamente la sua porca figura e non a caso è una meta turistica assai strombazzata. Al suo interno c'è la molto presunta tomba di Cristoforo Colombo. Dato che Ale vanta un'omonimia col famoso esploratore, abbiamo tentato di tumularlo in loco, ma poi ci siamo accontentati di una sua foto davanti al sarcofago...
La salita alla Giralda è abbastanza estenuante: sono 34 rampe! Non di scalini, è proprio una salita: 'sti diavoli di spagnoli hanno abbattuto le barriere architettoniche con secoli di anticipo. Dall'alto la vista merita assai e ci dedichiamo alla fotografia selvaggia, nonostante la foschia e l'orda di turistame da combattere per conquistare spazio vitale. Di lì a poco parte la rapida scampanata delle 14:15 e capiamo che è meglio non passare di lì alle 12 e 30, pena la perdita dell'udito...
Da veri bastardi, durante la discesa ci premuriamo di dare a bellaposta
indicazioni sbagliate alle frotte di stremati turisti italiani in
salita, circa il numero di rampe mancanti alla vetta; così,
giusto per seminare il panico.
Scendiamo e ci dirigiamo verso il Guadalquivir con
l'intenzione di attraversarlo e visitare il quartiere di Triana,
anche perché sappiamo che è uno dei poli della vita
notturna cittadina e dobbiamo capire cosa fare in serata. Inoltre,
tanto per fare una simpatica e soprattutto originale cretinata, ci
piacerebbe andare da un barbiere di Siviglia a raderci! Infatti
siamo tutti e 4 con le barbe incolte alla Mickey
Rourke (si fa per dire)... Purtroppo constateremo che
i tempi ispanici sono in controfase rispetto ai nostri: gli esercizi
commerciali sono aperti quando noi siamo a dormire e viceversa!
A Triana, bar lato Guadalquivir,
ci concediamo uno spuntino più sostanzioso di quello di qualche
ora prima e poi chiudiamo il giro turistico risalendo per il Puente
del Cachorro, vicino alla Plaza de Armas,
verificando così che i locali di quella zona non sono quel
che ci aspettavamo: tra barconi e disco pseudo-fighette sembra di
stare sui Navigli di Milano.
Ripieghiamo quindi verso l'albergo.
ORE
21:00
Dopo la doverosa pennica preserale giunge il momento di andare in vita. Per la prima sera decidiamo di cenare a tapas,
riservandoci una cena degna di questo nome al sabato, quando ci
raggiungerà Raul Tarello.
Iniziamo quindi una lunga quanto piacevole via crucis a base di tapas e canãs dai bar del Barrio di Alfalfa e
da lì, via via, ci perdiamo nei vicoli e nelle viuzze di Santa Cruz, sempre rispettando il diktat di Zeta: "un bar ogni 30 metri"!
Ben presto passiamo dalle canãs ai chupiti e
perdiamo (stranamente) un po' il senso del tempo e dello spazio,
cosicché, di conseguenza, i ricordi si fanno un po' sbiaditi.
Tra un bar e l'altro non possiamo non notare che anche a Siviglia
come in tutta la Spagna è assai diffuso il costume del botellon ovvero "mi
porto da bere da casa così fotto il caro prezzi": il centro
storico è disseminato di gruppetti o grupponi che se la bevono
ed ascoltano musica a palla dalle autoradio, complice anche la serata
mite. Non manchiamo, tra l'altro, di fare conoscenza con un gruppo
di ragazzi che avevano organizzato lì per lì una festa
sciallo in una casa diroccata a piano terra, stile basso napoletano,
il cui arredamento era composto esclusivamente da un radiolone-CD,
da un coacervo di bicchieri di plastica semivuoti e da un tot di
alcolici ed analcolici tiepidini. L'approccio easy di questo simpatico
gruppo ispanico non poteva che essere apprezzato dagli zingari, i
quali accettano di buon grado l'invito a partecipare (o, secondo
un'altra scuola di pensiero, si infiltrano subdolamente non
invitati) e di arrischiarsi a consumare un whisky e cola tiepidino
in bicchieri riciclati.
L'aspetto che ci ha un po' deluso di Siviglia è,
a differenza delle altre città spagnole,
la mancanza di disco-pub: di baretti ce ne sono
milioni ma nessuno che ci permetta di scatenare il Tony
Manero che è in noi (quantomeno, se c'erano,
noi non li abbiamo trovati). Ecco perché, in coda all'abbruttimento
alcolico, i due stoici ZoT e GD decidono di infilarsi in una disco.
Tuttavia lo scarso livello della selezione musicale e del pubblico
presente li indurrà in
breve a seguire le orme di Zeta ed Ale che li avevano abbandonati
al loro destino, privilegiando un confortevole materasso a molle.
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SABATO 19 NOVEMBRE
ORE 12:00
Al momento della sveglia ci rendiamo conto che Raul Tarello non è giunto in città! Un rapido giro di telefonate ci permette di capire la dinamica del fattaccio: sveglia in clamoroso ritardo, corsa in autostrada con superamento della barriera del suono, infrazione di circa il 98% delle norme del codice stradale e arrivo all'aeroporto a check-in... chiuso!
Qui la versione di Raul parla dell'assenza degli addetti Ryanair ben prima dei contrattuali 40 minuti in anticipo sul volo. Risposta di O'Leary alla miliardaria richiesta di risarcimento del Nostro: "Balle. Mr. Tarello, la prossima volta si svegli prima".
Ovviamente le ilarità nei confronti del povero Raul si sprecano...
Oggi è in previsione una giornata soft, anche perchè una volta fatta colazione è già pomeriggio
inoltrato. Il programma dell'inflessibile Ale prevede: cazzeggio per le viuzze del Barrio di Santa Cruz, visita dell'Alcazar e attraversamento dei Jardines de Alcazar, per poi raggiungere la Plaza
de España e bearci dell'immensità del maestoso padiglione,
costruito per la Fiera delle Americhe del 1929, che poi si è tenuta...
altrove (sfigati, questi spagnoli)! Si segnalano goliardici approcci a statue
(ZoT) e tentativi di foto artistiche con fontane che, complice il forte vento, procurano lavaggi inattesi (GD).
Chiudiamo il pomeriggio in bellezza, con il molto zingaro giro
della città senza un perchè, salendo cioè sul
primo autobus e lasciandoci portare in giro verso i quartieri meno
centrali. La nostra indole turistica deve essere però evidente,
poichè una
solerte vecchietta prende a spiegare al povero GD la
rava e la fava di tutti i monumenti o pseudotali che l'autobus
incontra sul suo cammino. Il tutto in spagnolo stretto, ovviamente...
ORE 21:00
I giorni della zingarata a Siviglia non sono stati scelti a caso: capita infatti che il nostro immarcescibile webmaster sia da anni un tifoso sfegatato di Enzo Maresca, venduto dalla Juve al Siviglia con suo immenso dolore, e che proprio oggi, qui sia giorno di derby col
Betis! La nostra leggendaria disorganizzazione non ci ha consentito
di recuperare i biglietti per lo stadio, ma ci permette di trovare
un tavolo nel pienissimo pub di fianco alla cattedrale, da cui
seguire la partita. E lì, complice il deliquio di ZoT alla vista del suo pupillo che gioca titolare, i bastardissimi Ale e Zeta gli estorcono una scommessa-capestro: in caso di gol di Enzino,
ZoT pagherà la cena al resto della combriccola zingara. Va da sé che
il Siviglia fc , pur ridotto in 9, vince 1:0 con
rigore-partita di Enzo e che il turisticissimo pub si rivela ancora
più caro della più fighetta disco di Oslo...
Il prosieguo della notte si svolge sulla falsariga di quella precedente: passiamo da un bar all'altro! Per cambiare, decidiamo di dare una chance al quartiere di Triana.
Tra un bar e l'altro, ci infiltriamo anche in un locale dove
c'è musica dal vivo (flamenco), ma dopo pochi minuti ci siam triturati i maroni e abbandoniamo...
Torniamo progressivamente sui nostri passi e riattraversiamo il Guadalquivir, ingurgitando chupiti dai
colori sempre più inquietanti, ordinati a nastro da uno Zeta in piena trance agonistica. Il suo unico criterio di scelta sembra essere: più il colore del chupito è alieno, meglio è. Ecco perché ci induce a sostare più a lungo del necessario in un bar dove il menu chupitesco è lungo
3 pagine! Zeta si piazza al bancone e guata con aria concupiscente
tutti i bicchierini ordinati dal folto pubblico. Non appena ne
vede uno che sembra abbastanza tossico, lo indica sbraitando "Quattros por favor!" all'allibito
barista, per la nostra disperazione.
Non ricordiamo granché di tutti gli intrugli ordinati
da Zeta, a parte uno fantastico, chiamato cerebrito, creato aggiungendo a una base di liquore rossiccio (forse Martini) un po' di Baileys che
dà esattamente l'idea di un piccolo cervello in formalina.
Incredibile che noi non lo si sia vomitato sul posto!
Inutile dire che ormai eravamo alticci e notevolmente molesti, anche e sopratutto con le numerose turiste americane. ZoT sembrava invece attratto poco dal gentil sesso e molto dagli hooligani del Siviglia fc con i quali ha festeggiato tutta la notte... ma una virile tenzone attendeva al varco gli zingari: l'impari (per lei) sfida con l'agua de Sevilla!
Trattasi di caraffone dalle sembianze di acqua sporca, che contiene
tutti gli avanzi delle bottiglie del bar della settimana precedente,
opportunamente edulcorati con candeggina e polvere da sparo per
darle quel certo retrogusto di rospo marcio. Gli ingredienti "ufficiali",
non meno inquietanti, parlano di: succo d'ananas, spumante, whisky,
cognac e panna montata!! Tanto per far capire chi comanda, ci
spariamo due caraffoni senza colpo ferire, anche
se c'è qualche sospetto che questa spavalda spacconata
abbia avuto un ruolo nel crollo improvviso di Ale, visto a tarda notte in posizione poco riguardosa sul cofano di un'auto, a restituire alla terra i troppi beveraggi della giornata.
E' ormai notte fonda quando, ritornati ad Alfalfa, ci ritroviamo
davanti al basso napoletano della sera prima: manco a dirlo,
c'è un'altra festa! Sono gli stessi tipi della sera prima
che non avendo finito i beveraggi, hanno deciso di dare una replica.
Non sia mai che noi ci si tiri indietro, ovviamente!
Quando la notte di Siviglia non
ha più nulla da dirci, cioé alle prime luci dell'alba,
decidiamo di rientrare in hostal per un paio d'ore di sonno.
Purtroppo l'acqua di Siviglia (oppure la birra, oppure
i chupiti,
vai a sapere…) prende possesso della topografia delle
viuzze che fino a poche ore prima padroneggiavamo senza danni;
le operazioni di rientro prendono pertanto molto
più tempo del previsto e, quando finalmente incappiamo
nell'hostal, siamo più che
stremati.
Il mattino dopo, prima del (triste) rientro a Milano ZoT fa incetta di quotidiani locali per leggere del trionfo del suo idolo; gli altri zingari gli danno corda ma ancora se la godono al ricordo della lauta cena aggratis. Nulla da segnalare durante il volo di ritorno, puntuale come da standard di mamma Ryan.
Nel terminal orobico cerchiamo invano tracce delle intemperanze di Raul Tarello della mattina precedente (banchi del check-in divelti, addetti con postumi da crisi isterica, foto segnaletiche di Raul) ma non notiamo nulla di particolare.
Non ci resta quindi che puntare verso casa, un po' sfatti ma contenti!
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