I nostri States
Autore: Obe
Periodo: 26 aprile - 19 maggio
2007
Chilometraggio: 3.064
miglia
Obe guida
un manipolo di scapestrati amici zingari alla conquista dell'America.
Sulle orme di Jerry Calà, De Sica e dei peggio filmacci, un viaggio
che tocca tutti i luoghi classici dell'immaginario collettivo USA. |
Ingresso negli USA
Partiamo
in 5, ispirati da centinaia di film, da “Sognando
la California” a “Paura
e delirio a Las Vegas” passando da “Road
Trip” ma
soprattutto da “Vacanze
in America” con J. Calà e
C. De Sica.
Oltre a me ci sono:
Matteo “Il Rosso”, fisioterapista di
successo, già presente
all’ultimo pubcrawing e alla cena
di Piacenza;
Federico “Dive”, detto Marlon per
la somiglianza a M. Brando nel film “Il
Selvaggio”;
Federico, consulente d’azienda, detto “Bomba”;
Valentino, detto il “Caraibico” per la
sua abbronzatura costante durante tutto l’anno;
La partenza è prevista il 26 aprile con arrivo a Boston,
la città dove sono nati gli Stati Uniti d’America.
Dopo un volo tranquillo arriviamo al famigerato controllo doganale statunitense;
la gente ci aveva allarmato raccontandoci le storie più assurde,
tipo ore d’interrogatorio sul motivo
del nostro arrivo ect ect… Ma alla fine, dopo
aver risposto alle poche domande di rito, passiamo la dogana e
iniziamo a respirare l’aria statunitense.
Il primo impatto con la città è forte nel senso che
ti sembra tutto nuovo ma anche già “visto”.
Il primo giorno ci serve d’ambientamento e facciamo un giro
in centro e subito ci accorgiamo della forte impronta irlandese
che ha la città; case di mattoni rossi, tanti pub e soprattutto
un tempo alquanto freddo e variabile
Dopo un paio di birre locali, l’ottima Samuel
Adams, per
la cena andiamo sul sicuro fiondandoci al Legal See Food, famoso
ristorante di pesce.
Quasi tutti rimaniamo soddisfatti dell’ottimo Cioppino (una
zuppa di pesce con aragosta, cozze e vongole) tranne il Rosso che
aveva optato per il più fritto dei fritti misti che abbia
mai visto!
Essendo giovedì sera torniamo verso il nostro albergo,
che scopriamo essere in piena zona universitaria e a due passi
dallo
stadio dei famosi “Red
Sox” la squadra di baseball
di Boston.
Nella via vicina allo stadio ci sono parecchi bar/club, qui c’imbattiamo
con la prima stranezza della mentalità americana.
In quasi tutti i club non puoi entrare se non hai 21 anni e ovviamente
il passaporto che lo dimostri.
Noi avendo lasciato il passaporto in hotel ritorniamo mestamente
verso casa per riposarci; però appena entrati in hotel convinco
facilmente Marlon a uscire di nuovo e ci ributtiamo nella “movida” universitaria.
Entriamo in un locale dove c’è una festa che celebra
l’anniversario di Israele.
E lì iniziamo a ballare e a fare conoscenze.. l’ambiente è giovane,
sui 20-23 anni, ma ci si diverte facilmente
Il fuso orario incomincia
a farsi sentire e verso le 12:30 (!!!) torniamo in albergo giusto
in tempo per sentire il nostro vicino di camera
che ci da dentro come un riccio.
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Boston
I
due giorni seguenti sono dedicati alla visita della città;
il venerdì, visto la pioggia, la passiamo nella zona di
Harvard,
la famosa università, dove scopriamo alcuni corsi
interessanti e poi ci dirigiamo nel centro commerciale più grosso
di Boston.
Il sabato, fortunatamente splende il sole e possiamo dedicarci a
seguire il Freedom
Trail, in pratica si tratta di seguire una striscia
di mattoncini rossi che ti portano in giro per la città passando
per tutti i punti storici
Si parte dal parco centrale dove c’è la State House e si prosegue lungo i punti che hanno scandito l’indipendenza degli States dall’Inghilterra
Ovviamente si passa anche da Little Italy, dove per qualche momento
sembra di essere tornati a casa; qui nei negozi si trovano le foto
dei festeggiamenti per l’ultimo mondiale e cassette di Little
Tony e Caterina Caselli!
Alla fine c’è l’immancabile vista panoramica dal
52° piano del Prudential
Center Skywalk.
Tra le cose che ci hanno colpito di più c’è la
vicinanza tra gli edifici storici e gli enormi grattacieli tipici
dell’America.
Nelle due sere, oltre ad abbuffarci di ottimo pesce, abbiamo continuato
a vivere la Boston by night.
In particolare il sabato è “full” in
ogni posto e anche il più insignificante dei pub può diventare
occasione di divertimenti e ottime conoscenze
Proprio il sabato, mentre io venivo scambiato per un giapponese,
il “Rosso” ha inventato il cosiddetto “ballo
del petto” (???).
La domenica mattina ritiriamo l’auto
noleggiata e partiamo alla volta delle Cascate
del Niagara.
Qui incominciamo a conoscere l’altra America, quella fatta
di grandi spazi e di natura; la strada taglia zone mezze paludose
e boschi.
Dopo un ottimo hamburger con la solita Samuel
Adams a Springfield,
guardiamo un pezzo della partita tra Red Sox e N.Y. Yankees e
poi attraversiamo la capitale dello stato di N.Y., Albany.
Facciamo un giro in auto e capitiamo per sbaglio nei quartieri
periferici; case semi distrutte, gente seduta per strada che ci
guardava passare, pattuglie di polizia che fermavano dei sospetti.
Non dico di aver avuto paura ma mi sembrava di essere entrato
dentro il classico film americano dove c’è la lotta
tra bande.
Neanche mezz’ora d’auto e il film cambia, si passa
alla “Casa
nella prateria”; infatti tutto l’ambiente
che ci circonda ricorda i campi coltivati e case isolate o quasi.
Decidiamo di fermarci a dormire a Rome.
Alle 8 facciamo una cena pessima nell’unico ristorante aperto
(la catena Denny’s)
e dopo cerchiamo un posto dove bere una birra.
Finiamo nel classico baretto di paese, dentro ci saranno al massimo
6-7 persone che giocano a freccette.
Qui il barista, Mikey, ci chiede cosa facciamo e come mai
siamo a Rome; poi inizia a parlare di suo nonno calabrese e
un po’ della
sua storia.
Brindiamo alla sua e alla nostra mentre nel jude box passano “Money” dei
Pink Floyd e “Light my fire” dei Doors.
Quando lo salutiamo ci lascia con una frase che caratterizzerà il
nostro viaggio: “Guys, take it easy".
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Cascate del Niagara e Buffalo
Gli
ultimi due giorni nell’est li passiamo alle Cascate
del Niagara e a Buffalo.
Arrivati alle cascate iniziamo a visitarle, sono belle anche se
immaginavamo fossero ben più grandi e soprattutto ci fa
uno strano effetto vedere tutto intorno palazzi e casinò.
Sembra quasi che le cascate siano state create in mezzo a una città!
Tra le due, sicuramente le più belle sono quelle canadesi,
che sono a ferro di cavallo.
In serata arriviamo a Buffalo, città post industriale
che la Lonely
Planet spaccia come la “Miami del Nord”!
Forse questa la bollerei come la ca**ata più grossa mai
detta dalla Lonely!
Il primo impatto è di una città rimasta ferma agli
anni ’70 dove, anche a girare in centro, non hai mai la sensazione
di sicurezza.
Arrivati al Best
Western, usciamo alla ricerca della famosa nightlife
di Buffalo, non prima di aver cercato di abbordare la ragazza
alla reception.
Appena usciti dall’albergo veniamo subito
fermati da almeno tre tipi che ci chiedono soldi con le scuse più disperate
e svoltato l’angolo dei ragazzi fuori da un bar chiedono
secchi “guys, gay?”
Sempre più scoraggiati andiamo nella via più viva
di notte (sempre secondo la Lonely)… sarà stato
anche lunedì sera... ma c’era più gente in
giro a Piacenza alle 5 di notte!!!
Ripieghiamo in un bar, il “Bada Bing”.
La situazione era sconfortante, c’erano tre uomini al bancone
che guardavano la partita di baseball, noi cinque, due ragazze
al bancone e le due bariste.
A un certo punto la situazione diventa surreale, una ragazza
inizia a baciarsi con l’altra e poi l’amica si alza
la maglietta davanti a una cameriera.
Noi ci chiediamo dove siamo capitati mentre le due ragazze continuano
a baciarsi.
Dopo le bariste vengono lí da noi e iniziamo a parlare
del più e del meno e, a sorpresa, una di loro, Gina,
inizia a premersi le tette davanti a noi (???).
Ormai il locale
sta chiudendo e dopo qualche birra andiamo in hotel, ovviamente
senza Gina e amica...
Il giorno seguente giriamo un po’ per Buffalo... La
nostra impressione non cambia: la città è veramente
grigia, notiamo che tanti negozi e bar sono stati chiusi.
Probabilmente risente ancora della crisi industriale del decennio
precedente.
Giriamo e finiamo con mangiare le famose Buffalo
Wings, ali di
pollo fritte.
La cosa che ci colpisce di più è che tutta la città è in
fermento per le semifinali di conference di hockey, infatti
quella stessa sera c’è la partita contro New York,
Tutta la gente con cui parliamo ci invita, anzi quasi ci obbliga,
a tifare stasera per loro
Noi non ci tiriamo indietro, “Go Sabres!!!”
La sera, dopo aver visto la partita, in strada torna a non esserci
nessuno; così andiamo al solito bar dove c’è la
serata Karaoke.
Qualche birra e mi lancio in una performance degna dei migliori AC/DC con “you
shook me all night long”.
Niente a confronto di quello che ci aspetterà nelle prossimi
due notti a Las Vegas...
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