I nostri States
Autore: Obe
Periodo: 26 aprile - 19 maggio
2007
Chilometraggio: 3.064
miglia
Obe guida
un manipolo di scapestrati amici zingari alla conquista dell'America.
Sulle orme di Jerry Calà, De Sica e dei peggio filmacci,
un viaggio che tocca tutti i luoghi classici dell'immaginario collettivo
USA. |
Las Vegas
Il
2 mattina prendiamo l’aereo per Las Vegas.
Arriviamo nel tardo pomeriggio e alle 6 di sera siamo già nel
nostro hotel-casinò, il Palms.
La scelta dell’hotel non è casuale in quanto è il
casinò ufficiale di Playboy.
Giusto il tempo di sistemarci e ci buttiamo dentro alla nightlife.
Che dire di Las Vegas? Di notte è spettacolare, tutte
le luci, le varie attrazioni dei casinò e tanta tanta gente...
Ovviamente non possiamo non giocare, il bello è che
mentre giochi tutto il bere è gratis; quindi mentre facciamo
girare la roulette le consumazioni non si contano.
Proviamo qualche locale ma è mercoledì sera e la
serata non decolla come pensavamo.
Però ci si diverte e Marlon prova ad agganciare una tipa
più fuori di noi… peccato che lo faccia con la velocità di
un elefante!
Il risveglio è lento e ci buttiamo in piscina a rilassarci.
Las Vegas su Marlon ha degli strani effetti.
Non saranno le presenze al suo fianco?
La serata inizia al Ghost
Bar dove abbiamo una visuale della città a
dir poco spettacolare... E non solo della città… ma
soprattutto della barista che ci serve il Margarita...
Andiamo poi
a giocare al Venetian
hotel e dopo aver clamorosamente vinto,
facciamo per
entrare nella sua discoteca, il Tao;
superiamo la selezione grazie a un gruppo di ragazze inglesi...
molto inglesi (chi vuol capire capisca), entriamo e rimaniamo a
bocca aperta...
Ci sembra di essere nel telefilm su Sky,
rapporto uomini-donne 1 a 1... Ma soprattutto una percentuale di
gnocche mai vista...
Ovviamente ci si lancia in balli scatenati e sfoggiamo il
nostro “ottimo” inglese.
Nessuno si tira indietro, con il Caraibico in primis che
sfoggia la sua abbronzatura naturale...
Alle 5 passate torniamo
in hotel, anche perché la partenza
per il Grand Canyon è prevista per le 9.
Arrivati al Palms, il
Rosso e il Bomba si giocano gli ultimi soldi...
ubriachi, restano al tavolo solo perché c’è una
ragazza che si fa baciare ogni volta che vince.
Non connettono più, sempre più ubriachi e alla fine,
insieme alla ragazza, si giocano i 250 dollari accumulati sul rosso
e nero...
Io non riesco ancora a crederci: vincono!!!
Si va a dormire
dopo le 6, la sveglia suonerà alle 9 e
mezza.
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Grand Canyon
e Monument Valley
Affaticati
dalla serata partiamo un po’ come dei diesel.
Però inizia il nostro avvicinamento al Grand
Canyon.
E’ spettacolare andare in auto per queste strade diritte,
con un minimo di vegetazione ai lati e dalla terra dai colori giallastri
e rossicci.
Mentre guidiamo il Bomba ripete in continuazione: “Che
serata, quella di ieri è stata la disco più bella
in cui sono stato...” finché il Rosso gli taglia
le gambe con la frase: “E’ il primo posto dove
c’erano
più tipe
che tipi... e non ce ne abbiamo cuccata neanche una!”
Arriviamo a Kingman, dove una volta passava la famosa Route
66,
la strada che collegava Chicago a Los Angeles, poi
proseguiamo fino a Williams (vicino al Grand
Canyon) dove, distrutti,
crolliamo nel letto alle 11 di sera.
Da qui inizia la settimana dedicata alla visita dei parchi nel
West America.
Alla mattina c’è subito la prima sorpresa,
ci alziamo e vediamo della neve sulla nostra auto!
Superata la sorpresa ci buttiamo nella classica colazione con salsicce,
uova e french toast (non quello di Road
Trip!!!).
Il Grand Canyon ci
aspetta e l’impatto è a dir poco
spettacolare! Peccato per il tempo nuvoloso... ma vedere cosa possa
fare la natura ci lascia tutti a bocca aperta. E’ incredibile
come l’acqua
e il vento abbiamo creato questi solchi e dato colori sempre diversi
alla roccia, il tutto
senza vedere una fine.
Ci scateniamo con la macchina fotografica e per il resto della
giornata decidiamo di fare un trail consigliato dai ranger, che
ci fa scendere un po’.
Il giorno seguente, in prima mattina, prendiamo l’elicottero che
ci porterà all’interno del canyon.
Fortunatamente c’è il sole, da qui riusciamo a vedere
bene anche il fiume Colorado; è indescrivibile!
Continuiamo
a muoverci nel parco fermandoci nei diversi punti panoramici e
prendiamo poi la strada verso la Monument
Valley, la terra
dei film western. Dopo un pranzo a base di hencilada e fajtas riusciamo
ad arrivare, anche grazie a Marlon che porta la nostra auto
a più di
90 miglia all'ora, alla Monument giusto per vedere il tramonto...
Il giorno dopo inizia la visita al parco. Come descrivere questa
riserva
indiana dagli spazi infiniti dove ogni tanto ci sono delle
rocce dalle forme più strane che spuntano dal nulla???
Dopo un breve giro, decidiamo di affrontarla a cavallo come Clint
Eastwood... o meglio come Bud Spencer e Terence Hill in Trinità.
A parte la mia paura iniziale, le successive due ore rimarranno
memorabili sia per gli scenari che vediamo, sia per le risate su
come conduciamo i cavalli.
Infatti c’è chi rimane sempre attardato (Marlon),
chi ha il cavallo che si ferma e riparte a sorpresa (io) e
chi si scatena con le foto (il Caraibico).
Usciamo dal film
western passando dagli ultimi punti panoramici e proseguiamo verso
lo Utah.
La sera ci guardiamo i Suns vs San
Antonio mentre ci mangiamo
una pizza americana pronti per passare per lo Zion Park.
Lo Zion è il più simile ai parchi delle Alpi,
con molto verde e un fiume che passa in mezzo; anche qui facciamo
i
trail suggeriti dai ranger.
La sorpresa maggiore avviene quando su un tavolo nell’area
picnic troviamo una dentiera!
Un po’ stanchi e con la schiena a pezzi dalle ore di cavallo
del giorno precedente andiamo verso la California!
Primo obbiettivo è la Death
Valley, uno dei punti più caldi
della terra.
A cena ci fermiamo a mangiare nei pressi di Las Vegas, da “Alfredo’s”,
una tavola calda con casinò.
Sono quasi le 9 e subito il gestore, un uomo sui 50, prima ci dice
che non si può più mangiare e poi cambia idea ci
porta ad un tavolo: noi speriamo venga a servirci la ben più giovane
e carina cameriera... ma niente, a prendere l’ordinazione
viene lui.
S
i siede sul tavolo vicino e, mentre ordiniamo una
bistecca, inizia
a succhiarsi una pustola che ha sul braccio dai cui si vede
tutto il sangue.
L’appetito ci passa di colpo e lui, con un colpo da maestro
inizia a cantare in italo-americano “That’s
Amore”.
Lo assecondiamo con battiti di mani e dopo arriva la bistecca:
ne abbiamo mangiata ben poca...
Usciamo e alle slot del casinò vediamo
un vecchio con attaccato l’ossigeno che gioca; anche questa
è America.
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Death Valley
Le
strade della California sono tutte a gobbe e mentre ci avviciniamo
alla Death Valley fa
sempre più caldo.
Sono le 10 di mattina ma stiamo già sudando come
cammelli, lentamente ci imbattiamo in una distesa desertica ricoperta
di
sale, poi giungiamo nel punto più basso degli Stati Uniti,
ben 85 metri sotto il mare!
I posti sono talmente strani che sembrano finti...
Il Caldo (maiuscolo) non ci
lascia tregua e ovviamente come pranzo scegliamo di stare leggeri,
cheeseburger e birra ghiacciata.
E’ tutto veramente affascinante, la “Valle della
Morte” ci
ha veramente conquistato con le sue forme bizzarre.
Usciamo dal parco e le strade sono sempre più deserte, il
panorama intorno muta in continuazione... guidiamo con calma senza
frenesia e ci gustiamo tutto il paesaggio.
L’impressione che abbiamo è che la zona sia isolata ma non del tutto, infatti notiamo segni di attività umana
nel terreno deserto, sembra quasi zona militare.
A un certo punto prendiamo una stradina alla ricerca di una città fantasma;
ci sentiamo quasi come controllati e poco dopo ci incrocia un furgoncino
che poi torna indietro, noi proseguiamo ma ci è sembrato
perlomeno strano...
Boh? Magari abbiamo solo visto troppi film...
Mentre ci avviciniamo al Pacifico la strada taglia la California, è ben
diversa da quella da noi sognata; ci sono cittadine desolate, una
fabbrica di sale e pompe di benzina ormai diroccate.
La guida è lenta e il giorno seguente ci aspetta l’ultimo
parco, il Sequoia.
Sveglia presto e partenza per l’ultimo parco americano;
la strada per arrivarci ci fa passare in mezzo ad un sacco di piantagioni
di frutta, aranci e ciliegi la fanno da padroni e noi ci fermiamo
per comprare un po’ di fragole fresche da mangiare mentre
saliamo.
La strada per il Sequoia è la
tipica strada di montagna, con tanti tornati ma neanche troppo
tortuosa.
Entrati nel parco notiamo subito le sequoie giganti, effettivamente
di fronte a noi sono veramente enormi, andiamo a vedere il più grosso “The
General Sherman”
Ammazza che base!!!
Passiamo anche sotto la pianta caduta e poi
ci avviciniamo alla costa; domani sera è friday night!
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