Siberia 2006 - 2^ puntata: Tomsk
Reduci da Omsk e dalla sua maratona, i nostri eroi ZoT e Ale si imbarcano
sulla transiberiana per Novosibirsk. Dovevano arrivare in mattinata,
invece vengono sbarcati dal treno alle 4 del mattino. Ce la faranno
ad arrivare a Tomsk? |
7 agosto - sulla strada
L’enorme
stazione di Novosibirsk dà su un altrettanto enorme slargo, che
chiamarla piazza sarebbe improprio. In pratica è un megaparcheggio di autobus, pulmini, bancarelle e taxi. In giro, neanche un’anima
a parte il “solito” tassista che si avventa sui due
italiani zainati, spaesati e chiaramente rincoglioniti – un
po’ dal sonno, un po’ intrinsecamente. ZoT si produce
nel suo impeccabile russo (eufemismo) e riesce a interloquire quel
tanto che basta per contrattare un passaggio alla stazione dei
bus, e per un prezzo onesto.
Lì giunti, scopriamo di non essere gli unici a voler raggiungere
Tomsk a quell’ora immonda: schiviamo l’offerta di un
taxi a lungo raggio (3.500 rubli!) e optiamo per la più convenzionale
e proletaria marshrutka a 500 rubli a capoccia.
Per chi non sapesse cos’è la marshrutka, trattasi
di banale pulmino a 9 posti che però grazie alla grandiosa
avidità e capacità logistica dei russi, non a caso
inventori del Tetris, sale fino a 43-44 posti più bagagli!
Aspettiamo una mezz’ora, il tempo di essere a pienissimo carico,
e partiamo. Il viaggio è lungo (3 ore circa) e sonnacchioso.
Le penniche sono però funestate da strade spaventosamente sconnesse, e da un vicino di pulmino dall’alito devastante… La
pausa a metà tragitto è provvidenziale. Ci sgranchiamo
e esploriamo l’autogrilloski: assomiglia a quei baretti in
mezzo al nulla dei film “on the road” USA, a parte
che è assolutamente più sgrauso! Però vendono
di tutto, dalla verdura a CD-mp3 di improbabili compilation russe
(ma pure i Radiohead) a prezzi ridicoli! Immaginiamo che la SIAE non sospetti minimamente
dell’esistenza della strada Novosibirsk-Tomsk... Comunque sia, approfittiamo della sosta per una sana colazione a base di bliny, e ripartiamo.
Giunti finalmente alla stazione di Tomsk, individuiamo rapidamente
il bus per il centro e ci rechiamo all’hotel Sputnik, segnalato
dalla Lonely.
La kapò alla reception è stranamente malfidente:
sarà che forse non ci presentiamo benissimo dopo il lungo
viaggio? Fatto sta che pretende i soldi in anticipo e in contanti.
Sconfitto anche il bancomat in russo (!) paghiamo e prendiamo possesso
della nostra camera che non è niente male, soprattutto grande,
in pratica un miniappartamento di 2 stanze con vista sullo stadio
cittadino. Che lusso... Ma non lo apprezziamo a lungo: tempo di toccare il letto e piombiamo in un sonno
comatoso.
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Q come Qultura
Nel
pomeriggio, cominciamo l’esplorazione della città,
detta anche la "Oxford della Siberia" per
le sue numerose università e la sua antica tradizione. Antica
per modo di dire: ha da poco superato i 400 anni di vita, ma è comunque
l’agglomerato urbano con più tradizione della Siberia.
Abbiamo deciso di fare tappa a Tomsk, al di fuori del tragitto
classico della Transiberiana, perchè la Lonely
Planet spende
kg di piombo per celebrare le sue leggendarie case in legno,
piene di fregi e decorazioni, ed è inevitabile partire da
lì!
Le case suddette sono sparse qua e là per la
città, indicate con una certa precisione dalla guida.
Per
completezza di informazione, riportiamo qui il lapidario
ma efficace giudizio estetico di Ale: “delle catapecchie,
tutta 'sta fatica per vedere delle catapecchie...”. Sarà che
l’istanza culturale non ha ancora fatto breccia in lui? Tra
l’altro, rispetto ad Omsk pare che il tripudio estetico femminile
sia alquanto ridotto, per cui ci sono meno distrazioni: come mai il nostro maratoneta non riesce
ad entrare in sintonia con la città? Forse proprio per questo…
Dopo un’indigestione di architettura lignea rinfranchiamo
il corpo con una sosta nella piazza centrale, Lenina Ploschshad.
Un bello shashlik (spiedino di carne) è quello che ci vuole,
prima di spararci il lungofiume (qui c'è il Tom) e la “Collina
della Resurrezione” luogo di fondazione della città.
Ma ormai sono le 7 ed è tempo della tradizionale pennica
preserale.
A cena, per una volta ci trattiamo bene: nei pressi del nostro
hotel c’è il ristorante che a nostra insaputa la Lonely reputa il migliore di Tomsk: l’Eterna
Chiamata! A dispetto
del nome improbabile (nostra libera traduzione dell'originale russo), è tutto molto buono: zuppone, insalate,
dolce, birra e vodka. E nemmeno eccessivamente caro: 1.300 rub
per quella che resterà comunque la cena più cara
del nostro viaggio.
Per il post cena ci rechiamo nel vialone Carlo Marx al Foodmaster,
che a dispetto del nome da fast food è un bar abbastanza
fighetto con atmosfera rilassata e stucchi ai soffitti. E tanto
per non smentirsi, l’unica cosa che Ale riesce ad apprezzare
sono le cospicue mammelle di una minorenne al tavolo accanto…! Il porco
giura comunque a ZoT che dal giorno dopo entrerà in modalità culturale per meglio apprezzare la città.
E’ lunedì sera e com’è prevedibile la
vita notturna lascia a desiderare; così molliamo il colpo
e torniamo in albergo.
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8 agosto - odissea tra agenzie
Oggi
dovrebbe essere un altro giorno consacrato alla Cultura ma prima
dobbiamo adempiere ad alcune formalità: in primis la colazione
in albergo (purtroppo non “abbuffet” e sotto il severo
sguardo di una arcigna vecchiaccia); poi la prenotazione delle
tappe successive: albergo a Novosibirsk e Krasnoyarsk.
Se vi pare facile, significa che non avete mai avuto a che fare
con agenti di viaggio siberiani. Ci giriamo mezza città e
tre agenzie per prenotare due alberghi! La prima agenzia ci respinge,
la seconda ci prenota solo Novosibirsk e
per Krasnoyarsk ci
rimbalza a una terza dove a suo dire parlano inglese. Ovviamente
non è così… Dopo
una mezz’ora di febbrili trattative, la tizia ci dice di
andare in pace, e che ci richiamerà in albergo…(?)
Non ci fidiamo ma speriamo, e ci diamo al turismo. Attività non
semplice, con Ale che
mostra tutte le magagne dello sforzo atletico di alcuni giorni
prima: si muove con la leggerezza di un macigno e si produce
in ignobili sceneggiate di dolore ogni volta che un gradino si
profila all’orizzonte...
Torniamo in ogni caso nella parte
nord della città dove si concentrano le attrattive maggiori,
intorno alla Collina della Resurrezione. Vediamo la Chiesa
Nera,
il Laghetto Bianco, il Museo Storico di Tomsk proprio
in cima alla collina, la adiacente torre di avvistamento da dove
si domina la
città, e infine il Museo dell’Oppressione,
in origine la prigione sotterranea della crudele NKVD (più tardi
diventata
KGB). Ale,
nonostante gli impegni presi, appare sempre poco interessato ai musei
e molto interessato ad altre estetiche. ZoT, scoraggiato, riesce
però a fare sintesi, dirigendosi col reprobo in zona Università.
Complice la bella giornata, l’effetto è notevole:
un campus verdissimo, con panchine soleggiate, scoiattoli che scorazzano
e studentesse strepitose! Purtroppo il nostro tentativo di infiltrarci
all’interno degli edifici universitari viene frustrato da
una solerte guardia, ma ci saremmo volentieri iscritti ad un corso
di laurea a caso…
Dopo il dilettevole torniamo all’utile, ossia all’agenzia
n° 3 (per la cronaca: è la Tomsk Tourist, e non
dite che non vi avevamo avvisato) per avere notizie di prima mano
del
nostro albergo a Krasnoyarsk.
Lì combattiamo per mezz’ora
con due fanciulle, signorilmente ribattezzate da ZoT “tr**a
n° 1 e tr**a n°2”, che ci fanno affogare per mezz’ora
in insuperabili difficoltà linguistiche senza che noi si
cavi un ragno dal buco. Ed è ora che, di punto
in bianco, la n°1 ci rivela che parla inglese!!!
Ale trattiene
a stento ZoT che
vorrebbe affogarla nel Tom. Poi la signorina decide… di
andarsene!?! Forse perché è contro
la policy aziendale aiutare il turista che non parla russo! Fatto
sta che dopo ulteriori estenuanti trattative, la tr**a n°2
ci affibbia un misterioso abboccamento in agenzia la mattina dopo.
Tanta fatica merita una birra, e ce la spariamo nel parco cittadino,
comprendente luna park e attrazioni varie.
In serata ceniamo al Sibirskiy Bistro, una specie
di fast food fighetto o almeno che prova ad esserlo senza troppo
successo.
Mangiamo poco e male – il record negativo è dell’orrida
pizza ordinata da Ale – e
ci consoliamo con le vicine di tavolo, in maggioranza di sesso
femminile anche se nessuna supera
i vent’anni. Fatto sta che di lì a poco siamo invitati
a unirci a un tavolo di fanciulle! Beh, chi siamo noi per tirarci
indietro?
L’equipaggio è formato da: Nastya (detta “la
biondina rigida”, presentatrice della locale tv), Vika ("la
lolita rossa") e Olga, la più carina del gruppo nonché l’unica
di età accettabile, ahimè sposata e che se ne va
di lì a poco, preceduta a breve distanza di tempo dall’unico
uomo del gruppo, “il bolso”. In compenso arriva un’altra
amica di cui ci sfugge il nome, subito ribattezzata “la giunonica” per
evidenti motivi.
Dopo un giro di birre le ragazze ci invitano al Fokel, locale multidisciplinare
(cinema, disco, bar, bowling) analogo all’XL di omskiana memoria.
Ci diamo al bowling (stavolta Ale non
vince, battuto sul fil di lana da Nastya; ZoT è addirittura
umiliato) e alle danze e molliamo il colpo verso le 2:30. Il bilancio
finanziario è deleterio,
dato che abbiamo praticamente offerto tutto! Questa è un'incrollabile tradizione della santa madre Russia, che bene si integra con l'ulteriore requisito del perfetto gentleman: regalare tonnellate di fiori (a questo non ci siamo piegati). Comunque ci
siamo divertiti, e l'importante è questo!
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9 agosto - dogmi
Finalmente comprendiamo perché la “simpatica signorina” dell’agenzia
ci aveva dato appuntamento il mattino dopo: ha convocato il suo
fidanzato, che parla inglese. Finalmente riusciamo a farci capire!
Socializziamo col tipo, molto simpatico tra l’altro, e prenotiamo
un albergo centrale a Krasnoyarsk a prezzo ottimo.
Ma ormai è tempo di lasciare la Oxford della Siberia: tornati
in albergo, ci godiamo l’ultima colazione, poi partiamo alla
volta della stazione, per riprendere una marshrutka, a ritroso
verso Novosibirsk. Stavolta il viaggio ci costa pure meno, 300
rub anziché 500: sarà che all'andata c’era
il supplemento notturno!? Purtroppo è anche più scomodo
e lento, complice anche il traffico. Oltre il finestrino la natura della Siberia si manifesta in tutta la sua prepotenza: foreste,
fiumi e laghetti senza soluzione di continuità, non un insediamento
umano a pagarlo...
Lungo il tragitto, abbiamo modo ancora una volta
di interrogarci sull’imponderabilità delle coppie
russe: di fronte a noi c’è una Semidea in compagnia
del marito, un gigantesco e orrido uomo cisterna, e la di loro
bambina cisternina. Valla a capire…
Ma d’altronde la
Russia non bisogna capirla, bisogna crederci e noi ci crediamo,
tanto più che Novosibirsk si
avvicina!
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Leggi Episodio I: Omsk
Leggi Episodio III: Novosibirsk
Leggi Episodio IV: Krasnoyarsk
Leggi Episodio V: Irkutsk
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| Mamma ho perso il treno! |
| Abbiamo scoperto perché abbiamo clamorosamente toppato l'orario di arrivo del treno, insipienza dell'agenzia di viaggio a parte: tutti gli orari dei treni russi seguono il fuso orario di Mosca. Questo, evidentemente, può dar luogo a contrattempi clamorosi. State all'occhio! |
| Logistica Tomskiana |
Tomsk si raggiunge in 3 ore abbondanti di marshrutka da Novosibirsk, il costo va dai 300 ai 500 rb.
L'albergo in cui abbiamo alloggiato è lo SPUTNIK, in Belinskogo 15 (3822-526-660), praticamente dietro il
parco cittadino e lo stadio. Ci è costato 1.100 rb cadauno a notte, colazione
compresa.
Per arrivarci basta prendere uno qualsiasi dei bus di
fronte alla stazione, che tanto passano tutti per la Lenina e scendere
poi all'altezza del parco. |
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