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Ucraina 2005 - Episodio II: Yalta
Seconda parte del viaggio di Ale e ZoT nella terra dei cosacchi. La Crimea, lo Slavo, i pelmeni, il Nido del Passero e pure una degustazione di vini locali. Insomma, quello che abbiamo capito durante i nostri due giorni nell'ex "paradiso dei lavoratori".
Leggi Episodio I: Kiev
Leggi Episodio III: Odessa

Giorno 1

A metà mattina, dopo un viaggio interminabile, il treno ci scarica in stazione a Simferopol che è un po' lo snodo strategico della Crimea, nonché una specie di capolinea: da qui in avanti ci si muove solo in taxi, bus, furgone o tram. Esatto, tram: sembra infatti che la tratta fino a Yalta costituisca la più lunga (e lenta) filovia del mondo. Siamo tentati, ma le ulteriori due ore abbondanti di viaggio che ci aspetterebbero ci fanno invece scegliere una più veloce marshrutky, ossia un furgone (abusivo?) ripieno di turisti, dove ci accomodiamo con svariata altra umanità.

Sbarchiamo a Yalta che è all'incirca la mezza e, non avendo prenotato alcunché, ci mettiamo alla ricerca di un tetto, cosa peraltro non particolarmente agevole con quei due mostri che ci portiamo sulla schiena.
E non ci va troppo bene.
All'inizio ci facciamo intortare da una delle solite signore che in ogni paese civile stanno alle stazioni (di treno, bus o aereo è lo stesso) e che si offrono come affittacamere. In realtà lei non ha nulla da affittarci, infatti ci porta nell'appartamento di una vecchiaccia amica sua e tenta di sfrattarla per piazzare noialtri! Per un motivo o per l'altro (che in ogni caso non abbiamo capito) la proprietaria non cede e la trattativa va per le lunghe, finché non ci rompiamo e salutiamo baracca e burattini. Ci facciamo a questo punto tutti gli alberghi segnati sulla Lonely, ma son rimaste libere solo le suite presidenziali, casualmente al di fuori del nostro budget... Non sappiamo più che pesci pigliare: possibile che non ci sia una stanza libera in tutta Yalta?
Ultimati gli alberghi, passiamo agli affittacamere privati (anziane babuschke piazzate sul marciapiede con cartello “affittasi stanza”). Stremati dal caldo e dalla fatica ci trasciniamo senza meta per le viuzze interne finché, rifiutata una oltremodo dignitosissima sistemazione in una… cantina (sic!), non incontriamo un loschissimo personaggio che subito ribattezziamo lo Slavo.
Grazie a lui ed al suo inglese stentato troviamo a buon prezzo un tugurio all'ultimo piano di una casa in ristrutturazione, che solo la disperazione del momento ci impedisce di vedere per la tristezza che è... Due sole le note positive: è centralissimo e, contro ogni previsione, ad oggi non abbiamo contratto malattie mortali...

Risolto il problema tetto, ci dedichiamo al problema stomaco. Ci tocca un'ennesima vasca sul lungomare prima di trovare un posto che soddisfi entrambi e qui, come ignavi turisti, ci facciamo sapientemente rapinare da una gran bella cameriera in un bar strafigo vista spiaggia mentre sorseggiamo qualche birra e cerchiamo di capire in che cavolo di posto siamo capitati.
Yalta è la classica località turistica di mare: tanti ristorantini sul lungomare (uno pacchianissimo, su un pontile, a forma di drakkar vichingo, a cui Zot rifiuta ostinatamente di avvicinarsi, per lo scorno di Ale), un paio di parchi con milioni di bancarelle, una spiaggia abbastanza ignobile (come il mare, del resto), tanti macchinoni e ceffi da mafia russa o nuovi ricchi. Anche un sacco di belle gnocche, ad onor del vero, ma, diversamente da Kiev, qui han più l'aria di quelle che se la tirano e sono in gran parte accoppiate.
La popolazione è soprattutto costituita da russi, probabilmente un retaggio dei tempi in cui questa era la Rimini d'elezione di tutto l'impero sovietico, coi famigerati "sanatori" in cui stuoli di compagni si godevano le sindacali due settimane di ferie (ogni due anni!!!). Il centro di tutto è comunque la bella passeggiata sul lungomare, con le solite panchine e gli onnipresenti chioschi. Noi, per non sapere né leggere né scrivere, cerchiamo subito di ambientarci attaccando discorso con due manze russe costumate in modo decisamente succinto ma la mancanza di una base linguistica comune si rivela uno scoglio troppo arduo da superare, perciò abbandoniamo per il momento i bellicosi propositi e trascorriamo il resto del pomeriggio allungati sugli asciugamani sulla triste spiaggia cittadina.

Quando arriva la sera, la prima incombenza è l'acquisto del biglietto del treno per Odessa nel Service Center di Yalta: un'impresa quasi disperata che si risolve solo grazie all'insperato aiuto di una ragazzina in coda dopo di noi che ci fa da improvvisata interprete grazie alle quattro parole di inglese imparate a scuola. Ci tocca in ogni caso rinunciare al pianificato treno notturno di prima classe per un più proletario direttone diurno di seconda, che ci scombussola un po' i piani ma in compenso ci costa un'inezia.
Il resto della serata lo passiamo alla vana ricerca di un locale con un minimo di gente; dopo una certa ora il lungomare si svuota e noi, belli carburati, maciniamo km su km spingendoci fino al parco all'estrema propaggine di Yalta, ma tutto quello che troviamo sono bar all'aperto popolati da minorenni (mezzi vuoti), oppure costosissime discoteche (mezze vuote pure queste) nei grandi alberghi con clientela poco incline alla socializzazione promiscua con questi due begli esemplari di italiano in vacanza. Alla fine la mozione del quasi moribondo Ale di tornare al tugur.., pardon, all'appartamento, viene accettata anche dallo scoraggiatissimo Zot.

Giorno 2

Molte delle attrazioni turistiche di Yalta in verità si trovano nei dintorni della città ed è proprio per raggiungere un paio di queste che ci organizziamo la giornata. Prima però, per non rischiare un'altra inculata stile l'appartamento dello Slavo, ci muoviamo per tempo per trovare un tetto ad Odessa e contattiamo telefonicamente l'agenzia Eugenia, che la Lonely garantisce parlare inglese. E così è: in men che non si dica ci confermano una stanza nel centralissimo Hotel Tsentralna [vul Preobrazhenska 40]. Questa si che è efficienza ucraina!

Decisamente sollevati ci concediamo quindi un robusto brunch al Celentano (sic!), sul lungomare, prima di imbarcarci sul vaporetto (costoso) verso la prima tappa della giornata, il celeberrimo (???) Nido del Passero (al maschile)!
La storia è questa: intorno al 1910 un ricco signorotto tedesco vuole fare un regalo originale alla sua amata e cosa di meglio di un facsimile di castello in scala ridotta, tutto bello abbarbicato su un picco a strapiombo sul mare, con lo sguardo che domina in ogni direzione incontrando solo l'azzurro del cielo o il bianco dei flutti? Niente da dire, un bel regalo da sborone... Le cronache non ci dicono se, dopo questo sbattimento tremendo, la sua amata si sia concessa oppure no. Questo dubbio esistenziale non ci impedisce comunque di apprezzare la costruzione, anche dopo quei due km di stradina tortuosa in salita e malgrado la massa di turisti che sgomita per conquistare la posizione migliore per la classica foto ricordo, cimento che vede protagonisti anche i due zingari.

La tappa successiva, sempre via vaporetto, è la fermata di Alupka, con il suo sontuoso palazzone con giardino del 1800, residenza di Churchill durante la Conferenza di Yalta del '45. Il palazzo merita sicuramente, è una via di mezzo tra un castello scozzese ed una costruzione araba, con l'imponente figura del monte Ay-Petri alle spalle ed mare di fronte: noi saltiamo la visita dell'interno e preferiamo bighellonare nello splendido parco, imitati del resto da vagonate e vagonate di turisti dell'Est.
Bighellona che bighellona, si è fatto nel frattempo metà pomeriggio e ci rimane ancora una tappa ad Alupka: la vineria Massandra, citata sulla Lonely come luogo ideale per assaggiare i vini (molto dolci, stile madeira o sherry) che si producono da queste parti. Un'occasione irrinunciabile per noi alcolizzati di mettere a frutto anni e anni di corsi di degustazione...
Il problema è che non riusciamo a trovarla! Prima ci perdiamo nel parco, poi partiamo per la tangente in direzione completamente opposta, indi ci ritroviamo ai margini del villaggio di Alupka ormai sudatissimi e disidratati… Quando ormai ci eravamo quasi arresi decidiamo per un ultimo tentativo e finalmente troviamo la maledetta azienda!
Qui, ad un prezzo irrisorio, degustiamo il fior fiore della produzione vinicola locale, facendo un certo qual figurone da professionisti agli occhi degli altri gruppi di avvinazzati presenti, tra cui merita menzione un tavolo tutto al femminile (due mamme e tre figlie), purtroppo non abbastanza ubriache da assecondare i nostri pensieri incestuosi...

La cena della nostra ultima sera a Yalta ce la concediamo in un posto un pelo più di classe della Pelmennaya, cioè al Platan Jazz Club, in una stradina che da sul lungomare. Qui la celerità non sembra essere una prerogativa essenziale dei camerieri ucraini, anzi... Ci servono giusto un attimo prima di iniziare il nostro dettagliatissimo piano per la distruzione completa del locale e la sua sostituzione con un allevamento di cinghiali e suini, con i suddetti camerieri adibiti a cibo per gli animali che, come si sa, mangiano di tutto. Alla fine comunque il cibo e la birra non sono male, e quando ce ne usciamo siamo sull'allegro andante.
Ci bastano però un paio di vasche sul lungomare per capire che non ci sono miglioramenti rispetto alla sera precedente: i locali son popolati da ragazzini oppure sono vuoti, ci sono belle ragazze in giro ma sono sempre affiancate a (grossi) individui incongrui, i macchinoni la fan da padrone e spopola il look da mafia russa: energumeni più larghi che alti, taglio a spazzola, canotte o magliette a rete su calzoni bianchi e ciabatte, un paio di tatuaggioni e qualche chilo di catene. Insomma, sarà che eravamo stanchi, sarà che si trattava solo della seconda sera (e sanno tutti che ce ne vogliono tre per capire un posto), ma non siamo riusciti a capire come funziona Yalta. Rassegnati e consapevoli della levataccia che ci aspetta l'indomani mattina, ci mimetizziamo quindi su una panchina e spariamo un po' di cazzate intanto che guardiamo gli ultimi momenti del passaggio, prima di dirigerci verso la nostra catapecchia. Domani ci aspetta Odessa!

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Cronaca Vera
Cena dal Pelmeni
La Lonely lo cita come uno dei pochi ristoranti di Yalta [Pelmennaya - vul Sverdlova 8] ancora non contaminati dalla frenesia turistica, un modo elegante per definire la classica bettola da ferrovieri. E' specializzato in "pelmeni" (i loro ravioli) e sono proprio questi che noi vorremmo mangiare, se solo riuscissimo a farci capire dalla proprietaria (all'inizio pensavamo fosse una passeggiatrice, visto il modo poco ortodosso con cui ci ha abbordati direttamente fuori dal locale)... Il problema è che la signora non si accontenta di un generico "pelmeni", ma pretende di sapere anche che tipo di pelmeni, e non cede di un millimetro, malgrado noi non si capisca una beata cippa di quello che ci sta dicendo; non ci aiuta neppure quella fotocopia rigorosamente in cirillico che passa per essere il menù, tra i cui sgorbi riusciamo unicamente a decifrare la parola "salat". Siamo insomma in un impasse imbarazzante, ed i continui sorrisi e carezze della vecchiarda non ci aiutano per nulla. La situazione si sblocca quando la signora, spazientita, non sparisce in cucina per ritornare con 5 o 6 ingredienti che piazza con fare soddisfatto sul bancone; ci propina quindi un corso visuale e accellerato di russo, ed alla fine è tutta contenta che possiamo degnamente scegliere con cognizione di causa. Per la cronaca: abbiamo mangiato i nostri "pelmeni" (ottimi), accompagnati da un'insalata più varie altre pietanza e innaffiati da una birra presa al market di fronte, spendendo l'esorbitante cifra di 3 euri in due. Surreale, ma ne valeva la pena...

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