Idee di viaggio

Cinque giorni in Belgio

Una cinque giorni tra birrifici e pub alla scoperta di birre belghe, di Bruxelles, Bruges e Ghent.

Ghent città vecchia BELGIO Shutterstock
5/5

Periodo: giugno

Eccomi finalmente a scrivere (quasi) brevemente del mio recente viaggio in Belgio tra cultura e birra.

Quest’anno con la mia ragazza abbiamo deciso di regalarci un viaggio, dato il numero ormai importante e la vicinanza dei due compleanni. Dal momento che condividiamo la passione per le birre, grazie anche ai prezzi bassi di Ryanair la scelta è quindi ricaduta su Bruxelles e dintorni.

08/06/2013


Siamo partiti da Salerno di venerdì sera, il 7, in un caldo improvviso e inaspettato in quei giorni di fresco fuori stagione. L’intercity prenotato a 9€ a biglietto ci ha portato a Roma Termini con comodo ma un po’ accaldati e stanchi dopo una giornata di stress lavorativo e con mezz’ora persa per strada. Ad attenderci a Roma c’è mio cugino che ci ha anche ospitati per la notte in zona stazione, oltre a farci trovare una mini-cena di benvenuto e anche di compleanno per me, con tanto di torta e spumante.

Dopo quest’ottimo antipasto di viaggio arriviamo la mattina al terminal dei bus alla stazione dove riusciamo a prendere il Terravision alle 6.30 (già prenotato per 4€ a biglietto) nonostante arriviamo quasi alla partenza invece dei canonici 20 min prima suggeriti. Al terracafè di fronte alla fermata ritiro le carte di imbarco e in circa 40 minuti siamo al piccolo aeroporto di Ciampino con largo anticipo necessario a verificare le dimensioni dei bagagli nelle cellette Ryanair e fare colazione.

Alle 8 circa siamo già ai gate e nonostante manchino 50 minuti alla partenza c’è già un macello di gente in fila, tutto però procede tranquillo e senza ritardi, nessuno controlla dimensioni né peso dei bagagli e in men che non si dica decolliamo e poi atterriamo a Charleroi. Essendo la prima volta con Ryanair devo dire che come risaputo non è il massimo del confort ma per noi è stato un viaggio più che buono, viaggiare solo con bagaglio a mano poi è stato fantastico. E’ vero, durante il volo vendono di tutto, ma una volta ignorati si sta benissimo. Insomma, atterriamo, squillo di trombe, applauso e siamo in coda per il bus fuori. Speravo che facendo i biglietti al chiosco invece che alle macchinette non mi vincolassero con gli orari dei bus ma purtroppo non è così, in più i belgi messi dietro una scrivania sono di una lentezza esasperante: sarà per questo che in auto (anche autobus) corrono poi come dei disperati, per recuperare il tempo perso in coda! Per fortuna chiedo all’autista che ci dà l’ok per salire coi biglietti delle 12.20 sul bus delle 12 e in meno di un’ora di viaggio accaldato arriviamo a Bruxelles.

Il Bruxelles city shuttle (non per forza quello bianco del sito dell’aeroporto di Charleroi) ferma ad uno degli ingressi (su Place Horta se non erro) della Bruxelles South Station (Brussels Zuidstation), un vero incubo degno di Escher totalmente sprovvisto di indicazioni comprensibili. Per fortuna dopo un paio di giorni ci si fa l’abitudine. Se non ricordo male, comunque, scesi dal bus la via più facile è entrare dall’ingresso a fianco a Panos e poi prendere il corridoio largo e alto sulla sinistra. Dopo un po’ di cammino, con i negozi sulla destra e la strada sulla sinstra, c’è un grosso corridoio a destra, più basso, con negozi vari. Dopo poco, sulla sinistra c’è una sorta di fastfood con tavolini fuori e una zebra seduta, appena dopo la quale dovrete girare a sinistra in una sorta di tunnel e poi a destra.

Andando dritto dovreste trovarvi in breve presso i botteghini della SNCB la società ferroviaria belga, con il logo bianco e blu con la B e le vetrate viola. Da lì dovrete dirigervi nel sottosuolo (ancora) verso la M o la T, cioè la metro o il tram. Io vi consiglio il tram, presumibilmente la linea 3 o 4 verso Esplanade o Gare du nord, pulita, veloce, efficiente e comodissima. Non saprei dire quanto queste indicazioni siano giuste, la memoria si è già un po’ persa, nel dubbio, una volta entrati, fate come noi, prendete due ottimi panini da Panos a circa 3 € l’uno e rilassatevi, dopo tutto vi sarà più chiaro (forse).

Una volta giunti all’ingresso della metro/tram troverete alcune macchinette automatiche o i maledettissimi chioschi con la fila lentissima: noi abbiamo utilizzato questi per fare un biglietto jump da 10 viaggi per 13,50 €, si può usare anche in 2, basta obliterare e passa il primo, poi si inserisce di nuovo e passa il secondo, facile. Le macchinette purtroppo sembrano accettare solo monete, non ci sono fessure per le banconote e non so perché ma non ne ha voluto sapere con postepay né carta mastercard. Superato lo scoglio Zuidstation, prendiamo il tram 3 e scendiamo dopo poco ad Annesses, attraversiamo Place Rouppe, dove si trova anche il famoso ristorante Comme Chez Soi e raggiungiamo il nostro b&b in Rue Terre Neuve. Il posto è tranquillo e la camera spaziosa, unico neo è la posizione al piano terra.

Giusto il tempo di sistemare le cose e siamo di nuovo in strada, direzione Brasserie Cantillon! Il birrificio, anche noto come Museo della Gueze, è sito nel quartiere Anderlecht, a dire il vero un po’ squallido, ed è raggiungibile a piedi dalla Zuidstation. Noi decidiamo di arrivarci direttamente dal b&b visto che la distanza è quasi la stessa, attraversiamo quindi la vasta zona araba fino a trovarci davanti al mitico portone giallo della Cantillon, non senza qualche tentennamento.

In ogni caso, consiglio di seguire la via dalla stazione, è più lineare e si attraversano meno zone morte e squallide. Comunque, bussiamo, ci aprono e subito una ventata di aria pungente e piena di storia birraria che mi commuove. Il tour a pagamento costa 6 € a persona, dopo una breve introduzione si è liberi di girare per il piccolo birrificio seguendo i numeri scritti nelle sale e leggendo la descrizione dal libretto fornito anche in italiano.

Credo che sia un posto da visitare anche per i profani del mondo birrario, è certamente un museo fuori dal comune in cui si respira davvero un’aria (anche fisicamente parlando) unica. Alla fine del giro ci si può sedere all’ingresso e bere i due assaggi compresi nel prezzo, in un minipub attrezzato davvero in modo caratteristico.

Lasciamo felici come due bimbi Cantillon e ci sentiamo pronti per il primo giro nel centro cittadino e raggiungiamo la Zuidstation per poi scendere dal tram alla fermata Bourse. Appena usciti dalla stazione metro ci troviamo di fronte alla Borsa, un edificio imponente attorno al quale c’è un bell’affollamento di persone, turisti e giovani del posto che occupano le scale della stessa. Tra questi, anche barboni e facce poco romantiche, quindi attenzione a portafogli e borse (ahahah) come sempre nei luoghi affollati.

Da qui vagabondiamo un po’ immergendoci tra le tante persone nel centro storico di Bruxelles, la parte più caratteristica. Ci infiliamo quindi nella stradina stretta che porta a Rue des Bouchers, già piena di localini per turisti e evitiamo poi i richiami delle sirene fatti di camerieri finti simpatici e menù in tutte le lingue, con tanto di foto e tristezza sulla faccia di tutti i commensali al tavolo. E’ una zona certamente da vedere, l’ambiente è particolare anche se dopo poco stanca.

A metà della “succursale” della via turistica, però, in una traversina minuscola, c’è il Theatre de Toone, museo/bar/teatro delle marionette, vale la pena affacciarsi e se non volete vedere lo spettacolo pare che l’annesso staminee, il pub tipico belga, sia abbastanza valido. Noi l’abbiamo saltato e poco dopo ci siamo infilati nella Galeryes Royales St. Hubert, altro must di Bruxelles, belle ma non indimenticabili, anche se all’epoca della loro costruzione erano certamente un gioiellino.

Purtroppo l’affollamento svilisce un po’ l’atmosfera del luogo e evitiamo di soffermarci troppo per sbucare nella vicina piazza su Grasmarkt, dove c’è la simpatica statua di Karel Buls. Da qui risaliamo fino alla Cattedrale di San Michele e Santa Gudula, che ammiriamo dai giardinetti ai suoi piedi, dove ci riposiamo un po’ dal caldo mentre osserviamo la facciata con le torri che rimandano molto a Notre Dame de Paris. Dopo la sosta è di nuovo ora di bere, torniamo sui nostri passi e ai semafori vicino ai giardinetti prendiamo la via sulla destra per trovarci dopo un centinaio di metri davanti al famoso A la morte subite, proprio di fronte l’altro ingresso delle Galerie St. Hubert.

Ci sediamo dentro per goderci l’atmosfera del pub con i camerieri in divisa, i tavolini e le sedie di legno scalcagnati, gli specchi enormi e due birre della casa, una kriek e una peche: livello più basso delle Cantillon ma comunque davvero piacevoli. Da qui ci muoviamo alla volta di Place de la Monnaie con il suo Teatro Reale, qui molti bambini giocano passando nelle fontane che zampillano direttamente dal pavimento, una giornata di sole così a quanto ho capito non gli capita spesso. Finalmente ci dirigiamo verso la Grand Place, passando di nuovo dietro la Borsa (qui c’è anche la famosa Danish Tavern) dove ci soffermiamo ad ammirare meglio la Eglise Saint Nicolas, davvero bella e massiccia, ma con un’eleganza data dai mattoni chiari e dalla pulizia delle forme.

Vale la pena fare anche un rapido giro interno, che cozza con l’esterno per l’ambiente tetro e sacrale. Pochi metri e approdiamo nella famosa Grand Place dove tanta gente è seduta ad ammirare gli edifici dall’architettura tipica e le insegne delle corporazioni che li hanno costruiti. L’area non è molto grande (ad occhio direi meno di Piazza Navona) e su tutto spiccano ai due lati le perle costituite dall’Hotel de Ville e dalla Maison du Roi che noi ammiriamo con il sole che inizia a calare dietro le costruzioni, lasciando una luce più tenue che illumina e fa risplendere le rifiniture dorate delle facciate dei palazzi, uno spettacolo da vedere. Dopo questa pausa doverosa ci incamminiamo per una delle due stradine ai lati della Grand Place diretti verso il famoso e bistrattato Manneken Pis.

Come ci si aspetta, è minuscolo, d’altra parte è un bambino, quello che stentiamo a capire è perché susciti tanta ilarità o interesse o addirittura sdegno. E’ un bambino che piscia, stop. L’avete visto? Bene, ora giratevi di 90° ed entrate al Poechenellekelder, uno dei pub più antichi di Bruxelles, noto per l’ottima scelta di birre e soprattutto per l’ambiente folle che si trova all’interno, con marionette di tutte le forme e dimensioni disseminate per il locale. Qui beviamo uno splendido Faro della Lindemans, una delle cose per me più belle di tutta la vacanza e poi ci godiamo una V Cense alla spina che è birra del mese in questo pub e che accompagniamo con un ottimo croque monsieur, il classico toast (abbastanza grande) con prosciutto e formaggio e servito accompagnato da insalata abbondante (tipico in Belgio).

Il toast costa sui 7 € e tutto sommato ci può stare come cena (leggera), siamo stanchi ed è stata una giornata intensa, ho dimenticato gli appunti sui locali al b&b quindi decidiamo di ritirarci, non prima di aver provato una gaufre classica per 1 € proprio vicino al Manneken, niente di che. Non siamo fan dei dolci quindi non ci crucciamo né andremo alla ricerca di waffels per il resto della vacanza, piuttosto tornando al b&b ci fermiamo per il bicchiere della staffa al Moeder Lambic, dove ci accomodiamo all’immenso bancone da 40 spine e prendiamo due ottime belgian ipa: Hop Ruiter di De Schelde e Jambe de Bois di Brasserie de la Senne (amore eterno per questo birrificio!). Ci culliamo quindi con un caffè in camera e andiamo finalmente a letto.

9/06/2013


Ci svegliamo non troppo presto, facciamo colazione e ci buttiamo in strada dove ci accoglie un tempo grigio e fresco che combattiamo con k-way e felpa autunnale. Alla stazione Sud facciamo i biglietti di andata e ritorno in giornata ai banchi delle ferrovie belghe, la fila scorre leggermente lenta ma è davvero efficiente, paghiamo 14 € e qualche spicciolo a persona e per tre minuti riusciamo a prendere il treno delle 9.30 circa, un intercity comodissimo e silenzioso che in un’oretta ci porta comodamente a Bruges mentre un po’ sonnecchiamo e un po’ ci godiamo il viaggio dal piano di sopra del vagone.

L’uscita dalla stazione di Bruges è traumatica, tira vento e fa molto più freddo che a Bruxelles, ma ormai ci siamo e ci incamminiamo attraversando il Minnewater Park nel quale è sito anche il Beghinaggio più noto della città. L’atmosfera è da subito unica anche se il freddo e il grigiore rendono il posto malinconico. Case sull’acqua, strade lastricate in pietra, il beghinaggio immerso nel verde e in un silenzio surreale, i cigni sull’acqua e sui prati, la città sa davvero come ammaliare al primo approccio. Ci riprendiamo dal piacevole shock iniziale e ci buttiamo nella stradina a sinistra subito dopo l’orrida fontana con le teste di cavallo proprio dove partono le carrozze e dopo pochi metri a sinistra ci infiliamo in un grande portone: è quello di De Halve Maan, unico birrificio rimasto a Bruges e produttore di Brugse Zot e Straffe Hendrik.

Passati sotto l’arco ci si ritrova in uno splendido cortile con il beershop sulla destra e di fronte l’ingresso per i tour a pagamento nel birrificio o nella sala del pub enorme e bellissimo, vale assolutamente una visita con il suo pavimento di legno, il camino gigante in fondo e le finestre enormi che danno sul fiume, spettacolo! Prendiamo due Brugse Zot, una blonde e una brune e ci godiamo la birra nel giardino. Dopo questo breve pit-stop siamo pronti a ripartire e ci dirigiamo verso la Onze Lieve Vrouwekerk, la chiesa in cui si trova la Madonna con Bambino di Michelangelo.

L’edificio è abbastanza imponente e girandovi attorno è possibile entrare negli splendidi giardini con un suggestivo passaggio su un ponticello su uno dei tanti corsi d’acqua. Oltrepassata questa zona davvero suggestiva anche con i tanti turisti in giro, procediamo verso il Markt, la piazza centrale della città, ammirando la bellezza di questo borgo medioevale splendidamente conservato. Giungiamo quindi in piazza passando sotto il Belfort, la torre campanaria che domina l’intera città. Purtroppo c’è un bel po’ di fila per salire i numerosi gradini fino in cima, quindi ci accontentiamo della vista dal basso e ci soffermiamo un po’ a godere della bellezza di questa piazza.

Dal Markt ci muoviamo al Burg, piazza più piccola ed intima e decisamente più godibile, anche se l’atmosfera è leggermente rovinata da alcune ristrutturazioni in corso. Restiamo un po’ ad ammirare le splendide facciate dei palazzi e poi ci dirigiamo alle spalle della piazza attraversando il giardino con l’orrido padiglione di Iwo Ita per sbucare in Keersstraat proprio di fronte alla Brasserie Cambrinus.

Il posto è invitante e me ne hanno parlato bene, ma noi siamo alla ricerca del famoso staminet De Garre che troviamo solo al terzo giro (e dopo l’aiuto di un’altra turista con google maps) in una minuscola traversina sulla destra nella strada affollata che collega il Markt al Burg. Il posto non è certamente per tutti, si tratta di un piccolo vecchio pub con le sedie e i tavoli in legno scricchiolante, una vecchia stufa polverosa e un piccolo bancone. Ordiniamo prima una Wit Van Celis, una piacevolissima blanche, e poi la famigerata Garre, una bomba! Accompagniamo il tutto con un Croque Monsieur a dire il vero un po’ sguarnito -solo cetrioli e pomodori con leggera guarnizione di maionese- ma ben presentato. Per come scende bene non lo direste mai, ma la birra della casa segna ben il 12% di alcool in volume, quindi misurate la vostra capacità di bevuta.

Noi usciamo dopo un’oretta ben felici e pronti ad un nuovo giro della città: torniamo quindi nel Burg ed entriamo nella Heilig Bloedbasiliek, che in precedenza avevamo ammirato solo dall’esterno la splendida facciata senza in realtà capire bene che si trattava della Basilica in cui è custodita una fiala con –pare- il sangue di Cristo. Alle 14 la cappella riapre e noi siamo perfettamente in orario per fare quest’esperienza. Attraverso una scalinata si arriva al piano di sopra, l’ingresso è gratuito e la Basilica dentro è molto bella, l’atmosfera raccolta e in fondo, su un lato, c’è una sorta di rialzo con qualche gradino.

Qui c’è una teca con una fiala enorme e dietro un prelato che al passaggio da questo altarino consegna un piccolo opuscolo sulla Basilica e il Sangue di Cristo. Non saprei dire bene l’impressione che mi ha fatto tutto questo, credo sia un’esperienza da fare anche per chi è scettico; magari è solo una sorta di “trovata pubblicitaria” ma il tutto mi è parso abbastanza intimo e si è liberi di lasciare o meno un’offerta.

Dopo quest’esperienza mistica attraversiamo la piazza e imbocchiamo la tranquilla stradina sulla destra, la Hoogstrat e passeggiamo fino al Groenerei, uno splendido lungofiume che apprezziamo ancora di più visto che in quest’area non troviamo praticamente nessuno. Piano piano ritorniamo nella folla fino ad arrivare nuovamente alla Onze Lieve Vrouwekerk. Entriamo finalmente nella chiesa, che prima era chiusa, e per poter vedere la famosa Madonna di Michelangelo paghiamo un biglietto ridotto (2 € invece di 6 €) poiché l’interno è un enorme lavoro in corso.

A dire il vero la scultura è abbastanza piccola e non la si può osservare da vicino, non si fa apprezzare al meglio, credo. Il resto della chiesa è comunque bello e contiene anche altro da vedere, ma alla fine del giro siamo stati più contenti di aver trovato i lavori e aver pagato in meno. All’uscita ci dirigiamo di nuovo verso il centro cittadino e deviamo fino ad arrivare all’imponente Sint Salvatorskathedraal che purtroppo è chiusa e ammiriamo solo da fuori. A questo punto è uscito anche un raggio di sole ma il vento e il freddo ci hanno abbastanza sferzati da indurci ad entrare dal famoso ‘t Brugse Beertje che si trova vicino alla Cattedrale in una traversina lungo la strada in direzione Grote Markt.

Anche qui la solita storia, pub piccolo, estremamente caratteristico e vissuto, tavoli e sedie di legno, il caminetto, memorabilia birrarie di ogni tipo ovunque, una lista nutritissima di piaceri da infliggersi. Prendiamo una Hercule stout e una BosKeun di De Dolle per andare sul sicuro (il cameriere in verità non è stato molto amichevole, ma càpita) e assaporiamo per un po’ la birra e l’atmosfera tipica di questi luoghi. Dopo un po’ ne usciamo contenti e veniamo accolti di nuovo dal sole che getta davvero una luce diversa sulla città dopo il grigiore delle ore precedenti. Ammiriamo di nuovo la piazza del Grote Markt ora meno affollata e decidiamo che non abbiamo più voglia di camminare, quindi ci dirigiamo alla vicina Brasserie Cambrinus dove prima avevo visto un piatto che volevo assolutamente provare.

Entriamo, qui l’interno è diverso, più moderno e meno caratteristico ma sempre accogliente e con molti posti a sedere. Ci sistemiamo sul classico tavolo alto e ordiniamo due carbonade flamande: dopo poco ci arriva uno spettacolare piattone con lo spezzatino di manzo cotto nella Rochefort accompagnato da verdura e salsa di mele (16 € se non erro), davvero ottimo! Accompagniamo ovviamente il tutto con una birra e ne usciamo dopo un’oretta felici e rilassati e con uno splendido sole che getta una luce dorata sulla città rendendola davvero incantevole e romantica. Inoltre, come per magia, per strada d’improvviso non c’è più nessuno. Sono le 18 passate, i negozi sono quasi tutti chiusi e i turisti spariti, sembra davvero un incantesimo, il Markt ora appare davvero bello ma sono i vicoli di Bruges ad aumentare il loro fascino in modo esponenziale!

Ci muoviamo allora verso la stazione e passiamo per l’ennesima volta nei giardini dietro la Onze Lieve Vrouwekerk che adesso sembrano usciti dal Gran Burrone dei film di Peter Jackson. Attraversando il Minnewaterpark il paesaggio diventa ulteriormente poetico e lasciamo la città con il suo proverbiale splendore negli occhi. Un’ora dopo siamo nuovamente a Bruxelles e stanchi e appagati della giornata ci concediamo un lungo sonno.

10/06/2013


Oggi sveglia e colazione comode, il cielo è grigio e non promette niente di buono ma ci affidiamo al meteo e decidiamo di andare come previsto a Ghent. Devo dire che alla biglietteria dei treni sono davvero cortesi ed efficienti e anche oggi facciamo il biglietto a/r (14 € circa a persona) e prendiamo il treno per 3 minuti. Mezz’oretta dopo siamo a destinazione, la stazione è un po’ un lavoro in corso e all’uscita facciamo 4 biglietti per i mezzi della de lijn in un mini-container. Nella grande area di fronte c’è il capolinea di bus e tram, noi prendiamo quest’ultimo, il numero 1 (attenti alla direzione, deve andare verso destra avendo la stazione alle spalle!), e dopo un po’ di fermate scendiamo a Korenmarkt, nel cuore della città.

Da qui raggiungiamo la vicina Cattedrale di San Bavone, la cui facciata è in ristrutturazione e visitiamo gli splendidi interni. Alla fine del giro per 4 € a persona entriamo nella piccola sala dov’è custodito il famoso Polittico dell’Agnello mistico. Nel biglietto è inclusa l’audioguida, anche in italiano, che spiega tutto quello che c’è da sapere riguardo questo dipinto incredibile e si finisce di ascoltare dopo quasi un’ora senza nemmeno accorgersene.

Dopo tanta meraviglia usciamo dalla Cattedrale e ammriamo il Belfort che si erge magnificamente avanti a noi. Attraversiamo la piazza e pascoliamo un po’ per il centro arrivando alla bella Sint-Jakobskerk dalla consueta architettura sempre presente in queste grandi chiese belghe. Da qui ci muoviamo al vicino Vrijdagmarkt dove troviamo un po’ di lavori in corso e purtroppo il De Dulle Griet chiuso (aprirà alle 17, lo rimandiamo alla prossima visita), quindi ci addentriamo nelle stradine attorno al canale e passeggiamo lungo il Kraanlei, qui tutto è più compatto e davvero caratteristico, peccato il consueto cielo grigio e i negozi chiusi.

Percorrendo il lungofiume arriviamo al massiccio castello di Ghent che si erge placidamente in una piazza anonima. Entriamo fino ai botteghini per avere un’idea dell’interno, per poi arrivare sul ponte vicino e avere una bella vista del castello sul canale. Da qui torniamo indietro e approdiamo allo Het waterhuis aan de bierkant, ennesimo pub tipico, affacciato sul canale e con pavimento in legno. Qui troviamo tra le tante birre quelle di Gruut, un birrificio che ha sede in città, e proviamo la Blonde e la Inferno, entrambe molto buone, per poi congedarci dal locale con due Boon kriek per ritornare nel fresco della città a passeggiare lungo il fiume.

In breve approdiamo al vicino Graslei da dove si ammira una delle viste più note della città, peccato non restare qui a dormire una notte! Ci allunghiamo all’imponente Sint Michielskerk e dopo averne ammirato gli interni siamo di nuovo alla fermata Korenmarkt sotto la Sint Niklaaskerk, da dove il tram ci porta nuovamente in stazione. Sono passate le 17 e siamo digiuni, quindi compriamo due ottimi panini dal solito, affidabile, Panos e in mezz’ora siamo nuovamente a Bruxelles e a pancia piena.

L’idea è di visitare il quartiere europeo, quindi con la metro arriviamo alla fermata Schuman e dopo il Consiglio europeo ci allunghiamo fino al Parc du cinquantenaire dove ci sono diverse persone stese a prendere il sole (il clima da Bruxelles a Ghent e Bruges cambia nettamente!) mentre noi ci addentriamo fino ad avere una vista soddisfacente della porta con la quadriga tanto somigliante a quella di Berlino.

Ripercorriamo la strada a ritroso diretti verso il Parc Leopold ma a causa di alcuni lavori in corso manchiamo la traversa giusta e decidiamo di tornare alla fermata Schuman piuttosto che camminare a lungo in uno stradone anonimo pieno di auto che sfrecciano e grattacieli. La suddetta fermata metro, c’è da dirlo, è follemente degna della Zuidstation, giacché per raggiungere l’esterno o i tram bisogna passare assurdamente dal binario dei treni. In men che non si dica siamo ancora una volta al centro di Bruxelles e decidiamo di cenare al Nuetnigenough come consigliatoci. La scelta si rivela vincente, il posto è piccolo e accogliente, si cena una meraviglia con piatti tipici a base di birra, noi prendiamo pollo in salsa alla kriek e stoemp con salsicce in salsa di birra, ovviamente tutto accompagnato da pane, patatine e insalata e due birre della piccola ma ottima selezione del locale, una Reinaert tripel e la Rebel Local, una splendida belgian ipa di un piccolo birrificio locale.

Felici e contenti ne usciamo satolli con circa 20 € a testa e ci dirigiamo finalmente alla scoperta del Delirium village, che è sito in una traversina di Rue des bouchers, superato Chez Leon. E’ incredibile come l’intera traversa con caffè, birreria e rhumeria sia tutta della stessa proprietà, noi entriamo al Delirium, l’ultimo in fondo, che ha la bellezza di tre piani, giù è pieno di ragazzini mentre al centro ci sono tavoli vari.

L’atmosfera non è granché anzi è anche dispersiva quindi decidiamo di fare un salto al piano superiore dove c’è la selezione di birre straniere e troviamo un ragazzo alle spine che ci fa assaggiare tutte le birre tra cui una mostruosa ipa americana da 15°. Alla fine dopo un po’ di chiacchiere lo salutiamo e ci piazziamo ai tavolini esterni con due The foundamental blackhorn, imperial stout del Kentucky da ben 12°. Dopo cena scende che è un piacere e ne berremmo ancora se il posto non pullulasse di ragazzini e turisti un po’ ubriachi. Ormai sono passate le 21 e come sempre è ancora giorno ma siamo stanchi dopo questa giornata e piano piano torniamo al b&b non prima di godere un po’ della visione del Markt illuminato dalla luce del crepuscolo.

11/06/2013

E’ il nostro ultimo giorno belga quindi decidiamo di dedicarlo a Bruxelles per recuperare quel che ci resta di vedere. Ci svegliamo con calma e raggiungiamo la vicina Chiesa di Notre-Dame de la Chapelle il cui interno è davvero un bel vedere, anche grazie a qualche raggio di sole filtrato dalle vetrate. All’uscita scattiamo qualche foto alla piccola area attrezzata dove alcuni ragazzi fanno skate per poi arrivare alla metro e usare gli ultimi ingressi del secondo jump che abbiamo comprato per andare a vedere il famoso Atomium.

Dopo una ventina di minuti siamo sotto l’enorme struttura, facciamo qualche foto di rito, stazioniamo un po’, passiamo e spassiamo sotto e poi torniamo alla metro, non prima di aver scattato un paio di foto al famoso stadio Heysel. Riguardo l’Atomium, già non volevo salirci, ma dopo averlo visto credo che sia meglio non arrivarci neanche sotto e osservarlo da lontano in uno dei punti panoramici della città. Comunque, scendiamo dalla metro alla fermata Louise e ci affacciamo ad ammirare l’imponente complesso del Palazzo di giustizia e il bel panorama sulla città che si gode dalla passerella dell’Ascenseur des Marolles (se avete paura del vuoto non saliteci… tra l’altro la passerella è molto flessibile e balla che è un piacere). Da qui si vede tutto, anche l’Atomium e la Basilica del Sacro Cuore.

Ci muoviamo allora in direzione del Parc Royale fermandoci ad assaggiare il famoso cioccolato belga in quel triangolo delle bermuda noto come Sablon. Nella Place su Petit Sablon ammiriamo la Chiesa di Notre-Dame du Sablon mentre nella Place du Grand Sablon ci fermiamo da Leonidas, che tra i tanti negozi dell’area mi sembra quello meno chic e quindi prendiamo un po’ di cioccolato tra praline e scorzette d’arancia ricoperte, che restano in assoluto ciò che ho preferito. Riprendiamo quindi la marcia e arriviamo alla vicina Place Royale con la residenza reale, passando prima davanti ai Musee Royales des beaux artes e poi godendoci la vista della città dal Mont des artes, dove si trova anche lo splendido edificio sede del Museo della musica. Abbandoniamo l’idea di visitare i Musei reali delle belle arti con la mostra di Kandinsky (siamo stanchi e non ne godremmo) ed entriamo finalmente nel vicino Parc royales dove ci sistemiamo su una panchina con vista su un dei fontanoni.

Al riparo dal sole che ci segue dal Sablon mangiamo due ottimi panini presi da Panos prima di uscire dalla fermata metro e le praline di Leonidas. Dopo esserci ristorati facciamo un giretto nel parco fino ad uscire su Rue de la Loi da dove raggiungiamo il Bier circus che purtroppo troviamo chiuso. Rinunciamo all’idea di bere qualcosa e scendiamo verso la Cattedrale di San Michele e Santa Gudula, sbucando proprio alle sue spalle e ne approfittiamo per visitare l’ingresso. Anche questa cattedrale è davvero bella e la visita è impreziosita dalla mostra temporanea di un illustratore allestita all’interno, un vero spettacolo per gli occhi! Ci invitano al vernissage che si terrà la sera stessa ma purtroppo noi staremo consumando la nostra ultima cena belga e non potremo prendervi parte.

Usciti dalla Cattedrale ariviamo per l’ennesima volta nella piazza centrale della città per poi tornare al b&b a sistemare le valigie. Fatte le operazioni di rito, decidiamo di cenare nuovamente al Nuetnigenough, dove prendiamo coniglio alla gueze e polpette in salsa di birra, con i consueti contorni e una birra a testa, una Eva del birrificio Alvinne (in realtà con un problema, schiumava come un vulcano) e una meravigliosa Zwarte Piet di De la Senne, una belgian stout. Felici e contenti passeggiamo ancora una volta per le stradine del centro e ritornando alla base ci fermiamo per un ultimo bicchiere al Moeder Lambic, dove assaggiamo una Bink tripel e una bella Cuvèe De Ranke, un’insolita acida da 7°, e facciamo amicizia con un tipo con cui chiacchieriamo un po’ di birra e di Belgio prima di congedarci.

12/06/2013

E’ l’ultima mattina e ci svegliamo per tempo per chiudere le valige e partire per un ultimo giro in città. Raggiungiamo, al solito, i dintorni della Grand Place e ci fermiamo a comprare un paio di piccoli souvernirs e un paio di panini dal fido Panos da mangiare durante il viaggio di ritorno. Purtroppo nel frattempo inizia a piovere, quel che avevamo da vedere l’abbiamo visto, i pub ancora non sono in funzione (aprono almeno alle 11) e siamo costretti alla ritirata onde evitare di viaggiare bagnati o cambiarci di nuovo. Recuperiamo le valige al b&b e raggiungiamo la metro: nonostante le preoccupazioni e le difficoltà dell’andata, stavolta troviamo subito la via d’uscita dalla Zuidstation e ci troviamo alla fermata alle 11.30 circa con il bus in partenza.

Ci fanno salire nonostante il nostro biglietto sia per le 12.00 e piuttosto che aspettare a Bruxelles ci avviamo all’aeroporto di Charleroi, dove inizierà il calvario del viaggio di ritorno. Il tragitto col bus scorre liscio, come al solito l’autista ha il piedino pesante e arriviamo più che in anticipo sul volo, quindi decidiamo di aspettare per un po’ all’esterno per mangiare anche il panino con calma prima di passare i controlli. Tutto è bene finché a un’ora dall’imbarco, mentre siamo già al gate insieme a tanti altri passeggeri, ci viene comunicato che il volo è ritardato di circa due ore (non sappiamo perché, ma alla fine pare sia stato dovuto allo sciopero di alcuni controllori di volo francesi)!

Oltre alla seccatura per l’attesa e l’impossibilità di uscire dall’aeroporto (o si può fare? Non l’ho mai capito), questo ritardo si traduce in una probabilissima perdita del nostro treno di ritorno per Salerno, l’ultimo della giornata e già pagato. Dopo l’attesa estenuante ci troviamo in una fila doppia all’italiana con le hostess Ryanair che controllano i documenti portandosi dietro la famigerata scatola di cartone per le misure, che tuttavia non vediamo mai usare. Nel frattempo facciamo amicizia con un ragazzo molto simpatico di Roma ma con origini miste tra Liguria e provincia di Salerno, col quale faremo poi il resto del viaggio insieme. Col passare del tempo diventiamo irrequieti e tutto ci sembra giocarci contro: il casino in fila si traduce in ultimo posto in aereo ma bagagli sotto i sedili (vuoti) riservati in prima fila, se non altro il volo Ryan rispetta la durata prevista e non appena tocca il suolo ci lanciamo in una disperata corsa contro il tempo. Recuperati i bagagli anche un po’ a spintoni, ci fiondiamo agli sportelli Terravision/Sit Shuttle/Cotral e alla fine ci imbarchiamo per 3,90 € a testa sul bus Schiaffini, che al botteghino ci hanno detto potrebbe partire 5-10 minuti prima degli altri.

Per fortuna l’autista capisce la situazione e anticipa di qualche minuto la partenza, lanciandosi in una marcia forzata con noi due aggrappati ai primi due posti e lui a bruciare i bus delle altre compagnie partiti prima. Il risultato è stupefacente, arriviamo a Termini sul filo del rasoio inneggiando a Santo Yuri l’Autista e prendendo di corsa il treno per 4 minuti.

Tutto è bene quel che finisce bene finché il giorno dopo scopro che non trovo più da nessuna parte i miei adorati Rayban bordeaux da sole, che evidentemente ho perso chissà come e chissà dove in quest’assurda corsa contro il tempo, probabilmente nello sprint finale al binario. Valore affettivo inestimabile, valore commerciale circa 250 €… il piacere di avercela fatta dopo un viaggio di ritorno assurdo forse è da Mastercard, ma rimando ogni questione al prossimo viaggio e ancora oggi mi godo –mentalmente- le mie giornate belghe.

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