Idee di viaggio

Bruxelles e dintorni

In un giorno di inizio settembre mamma Ryan lancia un'offerta da 2 milioni di posti gratis. Da qui parte l'avventura di Giu e Monica in Belgio, dall'elegante Bruxelles alla medievale Bruges passando per la pittoresca Ghent.

/5

Giorno 1 - Bruxelles

Nelle primissime ore della notte fra il 7 e l'8 dicembre siamo partiti alla volta dell'aeroporto di Orio Al Serio, non proprio alla mano per noi romagnoli, ma eravamo interessati comunque a visitare questo “tempio del volo low-cost”. Giunti a destinazione in perfetto orario abbiamo parcheggiato all'Orio Center e ci siamo indirizzati al terminal per le procedure d'imbarco.

bruxelles_7

Il volo Ryanair è atterrato a Charleroi in perfetto orario e il bus ci ha portati alla stazione Gare du Midi di Bruxelles per la cifra di 10,50€. Bruxelles non è soltanto una grande città, è una capitale. Anzi, molti la considerano anche la capitale d'Europa, perché sede dell'Unione Europea e della NATO. La città è riuscita a conservare moltissime testimonianze della storia dell'architettura. Basta passeggiare per le sue vie e osservare le facciate delle case per vedere, accanto a monumenti talvolta molto antichi, testimonianze di tutte le tendenze dell'arte architettonica europea del XX secolo. Gli edifici di Victor Horta, sommo maestro del Liberty in Belgio, sono i più famosi: alcuni sono stati trasformati in musei e possono essere visitati.

La prima tappa, bagagli alla mano, è stata la Place du Jeu de Balle nel quartiere di Marolles dove si svolge il famoso quanto deludente mercatino delle pulci e cianfrusaglie (un ammasso di oggetti usati molto spesso inutili, stesi a terra in pieno stile arabo). Affamati come lupi abbiamo pranzato con piatti a base di formaggio, pancetta e uova (dietetici al massimo) e Stella Artois alla brasserie La Clef d'Or, un tipico locale frequentato dai bruxellesi doc ed affacciato direttamente sulla piazza.

Da lì ci siamo spostati poi in metro fino alla fermata di Madou per raggiungere l'alloggio, l'ostello Jacques Brel; visto che il check-in era previsto dopo le 3 pomeridiane, abbiamo depositato i bagagli nell'apposita stanza ed abbiamo iniziato ad esplorare la capitale belga.

Il cosmopolitismo presente in questa città è un vero modello di integrazione sociale ed è frequentissimo camminare per strada o sedersi in un locale fra persone di diverse lingue e nazionalità. Uscendo dall'ostello abbiamo imboccato Rue de Congrès diretti verso la maestosa Colonne du Congrès, il simbolo della dichiarazione di indipendenza belga, con le due imponenti statue raffiguranti dei leoni sul fronte ed il braciere col fuoco sempre acceso collocato fra le statue.

Abbiamo poi proseguito alla volta di un altro famoso monumento della città: l'imponente Cathedrale di Sts Michel et Gudule, una stupenda fusione fra le proporzioni gigantesche dell'edificio e le sue due torri e le linee gotiche tipiche del Brabante, un vero e proprio vanto per la città. La sua costruzione è iniziata nel 1226 mentre la facciata risale al quattrocento. Un'altra meraviglia è il suo organo composto da più di 3.000 canne. Proseguendo ancora nella stessa direzione siamo finalmente giunti alla Grand' Place, un capolavoro architettonico vero e proprio, simbolo da sempre della sontuosità di Bruxelles e definito da Jean Cocteauil più ricco teatro del mondo”.

Su questa piazza, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, si affacciano i decorati palazzi delle gilde dei mestieri e l'Hotel de Ville (il municipio), un bel palazzo quattrocentesco in stile gotico, mentre una statua di San Michele “osserva” dall'altissimo campanile, visibile da quasi ogni angolo di Bruxelles. Dopo essere stata distrutta da un incendio nel XVII secolo è stata ricostruita fedele all'originale ed è inoltre una delle poche piazze europee senza l'affaccio di una chiesa.
La piazza era completamente addobbata con le decorazioni natalizie, grandi palle trasparenti o a specchio, e l'immancabile albero di natale centrale.

A pochi metri dalla Grand' Place sorge la Bourse, un altro bell'edificio ospitante la Borsa belga. Proprio davanti alla Borsa ci siamo immessi fra le belle bancarelle dei mercatini natalizi, fra chioschi di gauffres, tipici dolci formati da una morbida cialda a forma di griglia (da qui il nome di gauffres), farciti a scelta con marmellata, cioccolata, caramello, panna o varie altre delizie, e bicchieri fumanti di vin chaud, un vino caldo simile al nostro brulè.

Non abbiamo resistito alla tentazione di acquistare due palline in vetro per l'abete natalizio. Seguendo i mercatini siamo giunti poi in Place Ste Cathérine dove abbiamo pappato un piatto bollente e piccante di minestra di fagioli, pancetta, patate e quant'altro.

Sul far del tramonto siamo tornati sui nostri passi verso la Grand’ Place ed abbiamo imboccato Rue de Bouchers, una delle zone più famose e più turistiche, una via a dir poco pittoresca, gremita di ristoranti, fra cui molte “trappole per turisti” che espongono vere e proprie creazioni artistiche composte da frutti di mare, crostacei, pesce, verdura e frutta adagiati su un letto di ghiaccio. Abbiamo quindi visitato le Galeries St Hubert, uno dei luoghi più visitati di Bruxelles, una lunga galleria in stile coperta da una vetrata su cui si affacciano eleganti negozi e caffè. Proprio lì abbiamo acquistato le vere celebrità del Belgio: le raffinatissime pralines di cioccolato, una autentica prelibatezza.

Ormai il buio incombeva, ed anche la fame, ed abbiamo perciò deciso di tornare verso l'ostello. Davanti alla Cathedrale di Sts Michel et Gudule illuminata nella notte abbiamo approfittato per scattare qualche bella foto e ci siamo poi fermati al ristorante Titanic, in Rue du Congrès 31, vicino al nostro ostello nonché alla Colonne du Congrès, un locale dall'ambiente accogliente arredato come l'interno di una nave sul tema del Titanic, per cenare. I prezzi sono medio-alti ma i piatti di pesce sono abbondanti e di ottima qualità. Da provare le Moules a là Provençale con una buona birra trappista d'abbazia (noi abbiamo scelto una Chimay ed una Orval).
Dopodiché abbiamo recuperato i bagagli e ci siamo sistemati in camera.


Giorno 2 - Ghent

Dopo aver consumata la colazione del tipo “a buffet” con pane, marmellata, burro, formaggio, latte con i cornflakes e caffè, ci siamo incamminati verso la Gare du Nord per salire sul primo treno con destinazione Ghent (in fiammingo Gent), splendida città situata nel cuore delle Fiandre, nel secolo XVI la città europea più importante dopo Parigi nonché una città-museo d'architettura, con il più vasto patrimonio artistico di tutta la regione: sono più di 400 i monumenti classificati, fra castelli, beghinaggi, abbazie, musei e chiese.
Dopo circa mezz'ora di viaggio siamo scesi alla stazione di St Peter ed utilizzando il bus n. 1 siamo scesi a Koren Markt.

Seguendo un itinerario stampato sul depliant turistico, passeggiando piacevolmente fra i suoi suggestivi canali, abbiamo visitato in successione i seguenti luoghi: innanzitutto l'Het Belfort, costruito a pochi passi dalla St Niklaaskerk ed ospitante la torre municipale di Ghent, il simbolo dell'autonomia della città. La sua costruzione è iniziata nel 1313 ed è stata ultimata nel 1380, dopo che i lavori sono stati ripetutamente sospesi a causa di guerre ed altri travagli.

Abbiamo poi proseguito fino alla St Baafskathedraal, la chiesa più antica della città (i più antichi documenti disponibili la datano addirittura prima del X secolo) dedicata a San Giovanni Battista. Essa è stata ricostruita ed ingrandita nell'XI secolo e successivamente in tre grandi fasi lavorative l'originale architettura romanica è stata sostituita da quella gotica. La terza meta è stato lo Stadhuis, il Municipio, con la sua lunga facciata coronata da un bel frontone triangolare circondato da ornamenti decorativi scolpiti; durante il XIX e il XX secolo è stato oggetto di ripetuti periodi di costruzione e restauro.

Tornando verso il centro città abbiamo incontrato la St Niklaaskerk, una chiesa romanica costruita nel tardo XI o a inizio XII secolo, rimpiazzata nel XIII secolo da una nuova chiesa in stile gotico, e subito oltre il Gerechtshof, il Palazzo di Giustizia, un edificio di impronta rinascimentale italiana progettato dall'architetto cittadino Louis Roeland e costruito fra il 1836 ed il 1846 sul sito dove sorgeva un monastero. Subito dietro l'angolo abbiamo potuto ammirare la Vlaamse Opera, nonché Gran Teatro dell'Opera, edificata fra il 1837 ed il 1840 anch'essa dall'architetto Louis Roeland.

Superata la St Michielskerk ci siamo fermati a pranzare in un ristorante veramente delizioso, attratti dall'antichità dell'edificio in cui è ospitato e dalla sua piccola facciata decorata in stile rococò. Il suo nome è De Hel e lo consiglio vivamente a tutti, soprattutto per il calore e l'atmosfera del suo interno abbondantemente allestito con il rosso come colore predominante e la sua cucina veramente raffinata.

Dopo il banchetto e la mazzata del conto (58€...) siamo tornati sulle strade di Ghent per visitare un altro dei suoi importanti monumenti: l'Het Gravensteen, una imponente fortezza sorta su una duna sabbiosa sulla riva del fiume Lys, sede originaria dei Conti delle Fiandre. Il nostro itinerario si è concluso passata la chiesa St Jacobskerk. Ci siamo concessi infine una passeggiata fra le bancarelle dei mercatini dove abbiamo acquistato un bel bicchiere prodotto artigianalmente in vetro verde sull'antico modello fiammingo.

Ripreso il treno e scesi alla Gare du Midi di Bruxelles ci siamo dedicati all'esplorazione della zona sud del centro, con tanto di fotocamera e l'indispensabile cavalletto per le foto notturne. Passando davanti alla Porte de Hal, un'antica e massiccia porta di accesso alla città, l'unica ancora esistente, ci siamo indirizzati verso il maestoso Palais de Justice, scarsamente illuminato e quindi deludente dal punto di vista fotografico, come pure la Place du Petit Sablon e la chiesa Notre Dame du Sablon.

Una bella moltitudine di alberi ornati di luci natalizie l'abbiamo scovata invece in Place du Grande Sablon, il cuore dell'eleganza della capitale, con le sue vetrine di antiquari, di boutique d'alta moda e di raffinate cioccolaterie (da provare l'atmosfera chic di Pierre Marcolini).
Proseguendo poi lungo il Boulevard de l'Empereur e svoltando a sinistra abbiamo raggiunto la Grand’ Place e vi abbiamo trovato uno spettacolo unico, che soltanto un grande ed antico centro europeo può offrire. Un insieme di proiettori ricreava sulla facciata dell'Hotel de Ville una lunga serie di rappresentazioni avente come tema portante il Natale nell'Unione Europea, con immagini natalizie alternate a disegni rappresentanti le nazioni europee, creando sul serio un'atmosfera irripetibile.

Dopo una foto inevitabile quanto deludente al Manneken Pis, la fontana con l'irriverente statua di un bambino che fa pipì siamo tornati sui nostri passi verso la Rue de Bouchers e ci siamo concessi una cena a base di moules et frites (cozze con patatine fritte) e birra chiara da Chez Leon, un ristorante diviso in varie salette su due piani ed uno dei più antichi e famosi della città. Rimessici in marcia siamo rientrati a piedi in alloggio terminando così la giornata.

Giorno 3 - Bruges


Dopo la sveglia di buon ora e la colazione in ostello abbiamo raggiunto nuovamente la stazione Gare du Nord e siamo saliti sul primo treno per Bruges. Abbiamo usufruito della promozione week-end ed abbiamo pagato il biglietto solo 5€ per un andata e ritorno! Il giorno prima per andare a Ghent, che è più vicina di Bruges, abbiamo pagato circa 14€...

Dopo un percorso fra le fattorie imbiancate dalla brina ed illuminate da un bel sole, siamo scesi alla stazione ed abbiamo visitato l'Ice Palace, il famoso festival della scultura di ghiaccio. L'ingresso è costato 9€ ma ne è valsa veramente la pena. Appena entrati, dopo una breve coda, il primo impatto è stato sicuramente con la temperatura davvero bassa anche se fortunatamente il freddo era secco e non c'era umidità.

L'ambiente, riempito da ogni tipo di creazione in ghiaccio raffigurante animali, uomini e donne e oggetti di ogni genere ed illuminato da luci soffuse e colorate, era immerso in un'atmosfera da fiaba. Le uniche pecche degne di nota sono forse state i troppi visitatori (essendo sabato) e la troppo piccola estensione in termini di superficie dell'esposizione.

Usciti dalla mostra ci siamo diretti sulla via verso il centro di questa magnifica città, annoverata fra i patrimoni protetti dall'UNESCO. Bruges (in fiammingo Brugge) è una città di circa 120 mila abitanti ed è la città medievale meglio conservata d'Europa e la località più visitata del Belgio, una sorta di "museo vivente" del XIII secolo rimasto fermo a 5 secoli fa a causa dell'insabbiamento del suo fiume.

Capoluogo della Fiandra occidentale, distante 13 km dalla costa e collegata al mare del Nord attraverso una serie di canali navigabili, possiede anche un avamporto a Zeebrugge. La città risale probabilmente al IX secolo e toccò la massima agiatezza nel XIII secolo, quando divenne Libera Repubblica Mercantile; a quell'epoca era direttamente collegata con il mare dall'estuario dello Zwyn. La sua decadenza iniziò a partire dal XVI sec. quando, insabbiatosi l'estuario, il traffico prese la via di Anversa e di Ghent.

Con sotto mano la brochure turistica, che previdentemente mi ero fatto spedire per posta, abbiamo deciso di seguire sia l'itinerario turistico principale che l'itinerario “tranquillo”, che si snoda verso la zona anseatica. Procedendo sempre in direzione “centro” ne abbiamo incrociato il percorso nei pressi del Minnewater, il Lago dell'Amore, un romantico scenario sulle rive di un laghetto un tempo usato come attracco mercantile.

A pochi passi si trova il Begijnhof, il Beghinaggio fondato nel 1245 ed occupato dalle suore dell'ordine di San Benedetto. Il fenomeno del “beghinaggio” costituisce uno degli aspetti più singolari della cultura fiamminga. Dal medioevo sino al XVIII secolo, infatti, in molte città del Belgio furono costruiti interi quartieri, dipinti di bianco, abitati dalle “beghine”, donne che, pur non essendolo, trascorrevano un'esistenza da vere e proprie monache.

Inoltrandosi ancora di più verso il centro abbiamo incontrato il Bruggemuseum Onthaalkerk OLV, il museo istituito presso la Chiesa di Nostra Signora, costruita tra il XIII e il XV secolo, che custodisce autentici capolavori artistici fra cui la scultura in marmo bianco della Madonna con Bambino di Michelangelo. Spicca la sua torre alta 118 metri.
Un'altra chiesa imponente nonché la più antica della città è la St Salvatorskathedraal, con la sua ricca collezione di arazzi, pitture, monumenti sepolcrali ed il suo organo seicentesco.

Il vero centro storico di Bruges si estende fra due piazze: il Markt e il Burg, entrambe spettacolari. Sulla prima si affaccia il Belfort, la cui torre ottagonale presenta una scalata di 366 gradini ma offre un panorama mozzafiato. Poiché l’entrata era a pagamento vi abbiamo prontamente rinunciato. Un'altra particolarità è data dal suo meraviglioso carillon, composto da ben 47 campane di bronzo.

La seconda invece è il fulcro della città e quindi la zona più turistica. Vi si affacciano vari monumenti fra cui la H.-Bloedbasiliek, la Basilica del Sacro Sangue, composta da due cappelle sovrapposte: la cappella di San Basilio, al piano terra, ed al primo piano una cappella convertita nel XIX secolo in stile neo-gotico contenente la famosa reliquia del Sacro Sangue; lo Stadhuis, il Municipio, con la sua Sala Gotica sormontata da un superbo soffitto a cassettoni in legno intagliato e dorato e la Stanza Storica nella quale è esposta una bella collezione di oggetti, documenti e pitture relative alla storia di Bruges; il Voormalige Civiele Griffie, con il suo camino in quercia e marmo del 1529; il Voormalig Landhuis van het Brugse Vrije, il palazzo del Brugse Vrije, costruito in due periodi (1520-25 e 1722-27) ed ospitante il Centro Amministrativo Cittadino e l'Ufficio Informazioni Turistiche ed infine il Proosdij, la Prepositura, un edificio barocco risalente agli anni 1665-66.

Lasciato il Burg ci siamo concessi due birre in un Irish Pub (una Westmalle trappista ed una Leffe Dark per la precisione) e ci siamo diretti verso il quartiere anseatico. Abbiamo passato in rapida successione quattro piccole chiese: la St. Pieterskapel, la St. Walburgakerk, la St. Annakerk e la Jeruzalemkerk, fino a giungere davanti ai due splendidi mulini a vento in legno posti lungo la riva del canale, il primo, De Nieuwe Papegaai, in disuso e ricostruito nel 1970, il secondo, Sint-Janshuysmolen, ancora utilizzato e visitabile.

Rientrando verso il Burg abbiamo potuto ammirare la sua poetica veduta dai romantici canali sul retro. Subito dietro si trova il Vismarkt, la Pescheria, un complesso architettonico costruito nei primi dell'Ottocento, e che ancora oggi ospita, ogni mattina, il mercato ittico.
Dopo aver comprato qualche succulenta pralina e un paio di pezzi di cioccolato artigianale alla nocciola, ce ne siamo tornati alla stazione, diretti a Bruxelles.

Scesi alla Gare du Nord siamo entrati nel vicino centro commerciale City2 in piena febbre da regali ed abbiamo passeggiato nell'antistante zona pedonale. Chiusi i negozi ci siamo diretti a nord verso il quartiere turco per cenare con una specialità citata dalla Lonely Planet: la pizza turca da Metin, un ristorante semplice con i muri dipinti con paesaggi turchi. Non male come sapore anche se le farciture sono un po' troppo abbondanti e pesantucce. Ci siamo quindi distesi nel letto con lo stomaco sovraccarico.


Giorno 4 - Il ritorno

Il volo di ritorno era previsto per la sera alle 22:10 ed abbiamo perciò avuto la mattinata ed il pomeriggio liberi da trascorrere in giro per la città. Dopo aver liberata la camera e depositati i bagagli, siamo usciti nel grigiore tipicamente mitteleuropeo e abbiamo visitato il Parc de Bruxelles e fatta qualche fotografia a due bei palazzi: il Palais de la Nation, sede del parlamento federale belga, ed il bellissimo Palais Royal.

Siamo passati quindi alla vicina Place Royal con la bella chiesa di St. Jacques sur Coudenberg, che abbiamo visitato capitando per caso durante le prove del coro, con i canti natalizi che insieme ai mercatini ci hanno immersi ancor di più nella suggestiva atmosfera dell'avvento. Inevitabile una visita al Musée Royal de Beaux Arts, diviso in due zone: il Musée d'Art Ancien (con un'ampia collezione medievale e fiamminga) ed il Musée d'Art Moderne (con belle collezioni di Magritte e Delvaux).

Usciti dalle sale del museo abbiamo proseguito lungo Rue de Régence fino alla chiesa Notre Dame du Sablon e alla Place du Petit Sablon, finalmente illuminata dalla luce diurna rischiarata dall'affaccio di un pallido sole. Quindi abbiamo visitato il mercato domenicale dell'antiquariato in Place du Grand Sablon ed abbiamo pranzato in zona.

Il pomeriggio lo abbiamo invece dedicato alla scoperta della cosiddetta Zona UE nella parte est della città. Così, percorrendo Rue de l'Empereur, siamo entrati alla fermata della metropolitana Gare Centrale e siamo usciti alla fermata Schuman, proprio sotto al palazzo a quattro ali della Comunità Europea.

Abbiamo poi passeggiato nel celeberrimo Parc du Cinquantenaire con il suo imponente Arc du Cinquantenaire. Sotto l'arco c'era un chiosco di gauffre che abbiamo sfruttato per mettere qualcosa sotto i denti e per chiedere qualche informazione; abbiamo così scoperto che l'entrata per salire sulla cima dell'arco si trovava dentro al Musèe Royal de l'Armée e che l'entrata a quest’ultimo era gratuita. Ci siamo così immersi negli oggetti a sfondo militare, dai cannoni alle divise, dai fucili ai carri armati, tutti appartenenti all'esercito belga di ogni periodo. Siamo infine saliti sull'arco per ammirare un discreto panorama della città.

L'ultima tappa è stato il Parc Leopold per una foto da lontano al Parlamento Europeo. Ripresa la metro siamo scesi a Rogier per un ultima occhiatina alle vetrine, con l'animo già permeato dalla malinconia da “ultimo giorno”. Dopodiché abbiamo ripreso i bagagli a siamo tornati alla Gare du Midi per l'autobus diretto a Charleroi. Essendo pieno abbiamo atteso un secondo pullman che l'autista ha prontamente chiamato in appoggio. Con un ritardo di mezz’oretta o poco più l'aereo è partito alla volta di Orio Al Serio.

Vi racconto ora il mio "colpo di fortuna (...culo...)" all'Orio Center: come vi ho già detto siamo arrivati in aeroporto alla mattina presto e, visto che Azzano non è vicinissimo e Via Galilei era stracolma, io e la mia ragazza decidiamo di parcheggiare all'Orio Center. Visto che non conosco il posto, ho per caso posteggiato nei posti coperti sul retro scendendo nel sottopasso.

Al ritorno da Charleroi con i soli bagagli a mano, evitando così la perdita di tempo del ritiro bagagli, mi dirigo all'Orio Center camminando sulla strada, scendendo nel sottopasso dipinto di bianco sotto la A4, svoltando a sinistra, percorrendo il lungo rettilineo a piedi e svoltando quindi alla rotonda. Arriviamo così al parcheggio. Lungo il tragitto con grande amarezza e panico abbiamo notato tutte le sbarre chiuse negli ingressi ai parcheggi e già ci immaginavamo una nottata “zingara” in auto nel centro commerciale. Ma l'unica sbarra aperta era proprio quella del nostro parcheggio. Così corriamo letteralmente in auto, carichiamo i bagagli, l'accendiamo e, nel momento in cui partiamo a razzo, notiamo una ragazza di colore uscire da una porta e indirizzarsi verso la sbarra. Evitando i cordoli come birilli ci infiliamo nella salita ed usciamo, un attimo prima che la ragazza (presumibilmente una donna delle pulizie...) chiuda la sbarra. Fra grida isteriche ce l'abbiamo fatta per un pelo....

Morale: anche la Provvidenza vola low-cost e parcheggia all’Orio Center.

Scopri