Idee di viaggio

Il Brasile visto con gli occhi di un gringo

Un personale punto di vista su un paese ed i suoi abitanti. Un viaggio di circa un mese da Rio a San Paolo e una lunga e verace tappa nello Stato del Minas Gerais.

Rio de Janeiro dall'Alto BRASILE iStock
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Periodo: marzo

L’unico modo per descrivere questa terra è leggere negli occhi delle persone che abitano il Brasile. Una terra piena di paradossi, che in maniera lenta si posiziona giorno dopo giorno tra i grandi della terra, dato  il suo improvviso sviluppo. Dall’aeroporto di Rio de Janeiro proveniente da Napoli, via Roma; parto il giorno dopo per Sao Paulo. Arrivando nella città dei grattacieli in un giorno festivo (domenica), dove “todo o mundo” (tutti quanti), sono appassionati per la Formula 1. Sao Paulo è la città del Brasile dove si respira il business, gli affari si fanno qui.

I cantieri sempre in corso per costruire grattacieli altissimi. Elicotteri che atterrano direttamente sul luogo di lavoro, ad ogni momento e ad ogni ora. Sao Paulo è fornita di un grosso centro commerciale, Rua 25 Março, dove si può comprare qualsiasi prodotto, partendo dai i prodotti tecnologici finendo ai prodotti alimentari. Il Museo della Lingua Portoghese è uno dei tanti siti da andare a visitare della città, ricco d’informazioni sia sulla popolazione e sia sullo sviluppo della nazione verde ouro. Nel quartiere di Itaim Bibi, tutta la settimana eccetto la domenica, si svolge la fiera livre, ovvero uno dei tanti mercatini alimentari caratterizzato dall’abbondanza di frutta e di verdura. Un’esplosione di colori, odori, e sapori, mescolati dal calore della gente, che indipendentemente dal comprare, sempre regalano un sorriso nella maniera più spontanea possibile. Quando riparto da Sao Paulo sono le 6 del mattino, e la rodoviaria (lo stazionamento degl’autobus) si trova dall’altra parte della città dove alloggiavo,  impiego col taxi 45 minuti, e il traffico è già infernale. Per uscire dalla città l’autobus ci ha messo quasi un’ora, e prima di riprendere l’autostrada ancora traffico, ma la comodità dell’autobus è propria questa, essere spettatore.

Lascio Sao Paulo, per raggiungere lo stato di Minas Gerais, conosciuto per la vita tranquilla e rilassata, ma soprattutto per il mangiar bene. Una lingua di terra divide lo stato di Sao Paulo con quello di Minas, essa è l’autostrada brasiliana, infrastruttura che ogni giorno vede transitare milioni di persone e merce di qualsiasi genere, un continuo “sali e scendi” accompagnato dallo spettacolare panorama di piantagioni di caffè. Lo stesso caffè che beviamo ogni giorno al bar, o a casa, proviene dal triangolo geografico di 3 stati, Sao Paulo, Minas Gerais e Rio de Janeiro, produttori di questo seme di pianta, famosa in tutto il mondo. L’autobus delle volte fa quasi fatica a salire le ripide salite, forse per ammirare anche esso il contrasto di colori, che offre il panorama. L’arrivo, dopo 4 ore di cammino è in Poços de Caldas, luogo rinomato per le acque termali e la buona cucina.

Arrivo in Poços de Calda, mentre tutta la città è alle prese con un concorso. Il concorso vede protagonisti i bar della città. In 15 giorni i bar (Botequin) vengono selezionati in base all’accoglienza, le specialità della casa, e la musica. Personalmente ho preferito quello “do Maurinho”. Un personaggio assolutamente da conoscere.

La temperatura è molto rinfrescante di notte in Poços, e il termometro riesce ad abbassarsi addirittura dieci gradi in meno rispetto al mattino, 20°.
La città è in continua evoluzione culturale, infatti, parlando con i ragazzi del posto mi dicono che negli ultimi anni la città, grazie all’università è riuscita ad avere un’immagine differente, giovane e attiva, pronta a ricevere costantemente nuove idee.

La tappa successiva al mio viaggio è quella d’Alfenas, paesino molto tranquillo e la globalizzazione non sanno nemmeno cosa sia, tanto è che ritardo di 2 giorni la partenza per Rio de Janeiro. Il paese non offre molte attrattive e i popolani conducono comunemente vita rurale svegliandosi presto per lavorare la terra; anche se negli ultimi anni la cittadina ha istituito un grosso centro universitario, che sta concentrando la formazione di molte case di studenti.
La fiera livre d’Alfenas (altro mercato) è il modo per incontrarsi la domenica in paese, barattando o vendendo il proprio raccolto, o qualche altro tipo di merce, animali compresi. Il queijo minas (un formaggio fresco, tipico mineiro) può essere accompagnato da una deliziosa Pamonha (mix bollito di mais, zucchero, e cannella). Come per gl’inglesi, i brasiliani (soprattutto nell’interno) sono abituati a fare una pausa al pomeriggio, accompagnata da cafezinho e pao de queijo.

Per il ritorno a Rio de Janeiro, l’autobus è il mio mezzo di trasporto. Mi fa riflettere che per impiegare 400 km c’ho impiegato 9 ore, lo stesso tempo che ci vuole per raggiungere da Roma, Rio de Janeiro, ma forse il bello del viaggio è anche questo.  Arrivo a Rio de Janeiro a metà mese di marzo e la temperatura tocca, i 40°, Rio è la città dove se vuoi, puoi rilassarti, ma puoi anche ritornare più stressato di come sei partito. Per non incontrare i soliti turisti (quasi sempre italiani, guarda caso) ho optato a non scegliere spiagge affollate e commerciali quali risultano essere Copacabana e Arpoador, (da vedere in extremis durante la settimana) ma bensì ho scelto le spiagge di Prainha, Barra da Tijuca e principalmente Ipanema.

La notte ha mille occhi, e c’è l’imbarazzo della scelta a Rio de Janeiro, si può scegliere una cosa tranquilla in città nella zona sul (zona sud), come per esempio andare a bere un chop (una birra) in Ipanema o mangiare un galletto allo spiedo in Baxio Gavea, o andare a ballare alla Casa Rosa nel quartiere di Laranjeras. Da visitare assolutamente il centro storico della città, quartiere Lapa, dove la musica la fa da padrona, e lo scenario degl’archi della Lapa illuminata a giorno, è un paesaggio notturno tipico da cartolina.

Nel quartiere di Santa Teresa sono presenti architetture d’età coloniale, interessante da visitare la domenica pomeriggio, prendendo dalla stazione della metropolitana Carioca, il bondinho, un tram dell’inizio secolo ancora funzionante, dove gl’occupanti dei posti a sedere pagano il biglietto regolarmente mentre quelli che desiderano trascorrere il viaggio in piedi possono surfare sulle pedane poste all’esterno del mezzo. Come tutte le città bisogna prestare attenzione a tutto e a tutti; è ovvio che in queste occasioni bisogna usare del buon senso, e testa sempre sulle spalle.

Per capire, vedere e scoprire il Brasile, bisogna andarci; questo appena scritto è solamente il mio modestissimo punto di vista, esperienza prettamente personale, che potrebbe, più o meno discordare con il pensiero d’altre persone, pertanto mi scuso in anticipo. Il consiglio che si da ad una persona che decide di visitare questo splendido paese è quello di non avere fretta e cercare di adattarsi (il più possibile) ai costumi del posto.


Ci sono cose che vi possono far riflettere, come la miseria e la disperazione d’intere famiglie che per fame sono ridotte a vivere per strada, ma questa è la realtà e di certo non è un turista che può cambiare il destino loro, ma sicuramente tutto questo serve a far riflettere su quello che si può fare per far sì che tutto questo non accada.

Tudo de Bom!

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