Idee di viaggio

Cosa vedere a Quebec City

Il racconto di viaggio di una visita a Quebec City, un angolo di Europa in Canada.

Quebec city VIAGGI URBANI Shutterstock
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QUEBEC CITY, COSA VEDERE - Per una volta partiamo dalla fine. Quebec City merita una visita, senza ombra di dubbio.

Ho passato un week-end molto piacevole e la città vecchia vale la pena di essere vista, con quella sua grazia autentica in stile europeo, in particolare francese, che la rende unica in tutto il Nord America.

La sveglia suona alle 5.21 del sabato mattina, ho i minuti contati quindi mi alzo al volo e inizio i preparativi. Un controllo veloce alla posta. C’è un email da AirCanada. Il mio volo è stato cancellato! E me lo dite alle 3.41!!!

L’abbiamo spostata sul volo delle 8 da Toronto a Montreal, e conseguentemente sul volo delle 11 da MTL a QC! Il week end inizia molto male!

Il lato positivo è che ho 30 minuti di tempo in più per arrivare all’aeroporto, per cui posso prendere con calma la prima subway delle 6.05.

Lungo il tragitto cerco di rifare il check-in on-line dal cellulare, ma il sito di AirCanada non mi aiuta… grazie AirCanada, e siamo a 2!

Un po’ di attesa ai gate dove c’è già una lunga fila e poi l’imbarco. Volo tranquillo, arrivo a Montreal dove trovo il volo che avrei dovuto prendere per QC ancora lì, in ritardo di mezz’ora, quasi ad aspettarmi, peccato che io sia su quello dopo...

Poco male, posso fare colazione con calma. 

Mi dirigo ai gate e aspetto l’imbarco delle 10.30 su un trabiccolo a elica, con 9 -dicasi 9- file… e io sono lì in ultima fila. Sul volo c’è pure il nostro ambasciatore. In 45 minuti siamo arrivati.

Sono già le 11.50, e visto che i collegamenti pubblici dall’aeroporto alla città vecchia sono inesistenti, a maggior ragione visto l’orario mi dirigo al parcheggio dei taxi. 

Salgo sul primo taxi e in un francese pulito degno di un parigino chiedo di essere portato in Parlamento. QC è la capitale del Quebec, e come tale, ha il suo bel parlamento… ma forse il tassista pensa che io sia un politico perché prova a portarmi dentro il parcheggio privato del parlamento!

Il tassista è il canadese più scorbutico che abbia mai incontrato in 2 anni. Bofonchia ogni tanto e se ne sta zitto imbronciato a guidare verso il centro, in una tranquilla mattina senza traffico. Forse il suo broncio è stato causato da una telefonata che ho ricevuto da un amico italiano che mi invita a una degustazione di Sagrantino con assaggi di formaggi...

Arrivati, pago con carta di credito e mi prendo un’altra sbuffata che gli costa altri punti percentuali sulla mancia obbligatoria. Peggio per lui… il taxi ad oggi (Novembre 2015) ha un prezzo fisso di 34,25 $ canadesi a cui va aggiunta la mancia che varia tra il 15 e il 20 percento. Giusto per info io ho lasciato il 10.

La città mi sembra deserta e grigia. In effetti il cielo è completamente coperto di nuvole, ma di neve neanche l’ombra: le previsioni non ci hanno preso neanche stavolta.

Gli alberi sono oramai spogli e il cielo grigio non rende merito, ma mentre giro intorno alla piazza del Parlamento cercando di prendere confidenza con l’orientamento, avverto buone sensazioni da parte di QC, la città mi ispira e inizio a fare le prime foto. 

Finito di camminare intorno al Parlamento, inizio a dirigermi verso le mura, che incrocio in Place d'Youville. Da non credere: una porta del ‘600 (ritoccata alla fine del ‘700) e una cinta muraria!

Attraverso subito la Porta di St. Jean, e noto la pavimentazione delle strade, lastricate, una rarità in Canada. Giro a sinistra e cammino sui bastioni delle mura, nel Parc de l'Artillerie. Dall’alto si vede la parte nord della città moderna, le colline che la circondano e il St. Laurent che scorre ampio verso l’oceano.

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Sono nella roccaforte militare inglese e ci sono ancora i cannoni puntati non solo verso il confine sud, a difendersi da un’invasione americana che non c’è mai stata, ma anche verso la città, per difendersi dai cittadini francesi oramai sudditi dopo l’acquisizione britannica.

Ritorno alla porta e procedo lungo Rue St. Jean che trovo piena di localini caratteristici, bistrot, creperie, pasticcerie, e piccoli negozi. Non ci sono brand famosi, non ci sono le orrende chain food nord americane! Che spettacolo, respiro sempre più aria di Europa.

Giro per 2 ore tra queste viuzze della città alta, e passando dal parc de l'Esplanade mi dirigo verso la Cittadelle, una collina nel centro storico, affacciata verso sud, sul fiume,  da cui si gode un’ottima vista della città vecchia (e qui questo aggettivo lo si può persino usare…), e già quel poco che ho visto fino ad ora mi piace. Ci sono operai al lavoro e non è possibile entrare nella Cittadelle, ma è possibile camminare nelle stradine che la circondano dall’alto.

Pausa pranzo in una creperie con assaggio di prima birra quebecoise Rousse, e poi in albergo per il check-in.

Reggo la conversazione in francese, ma quando parlano velocemente con la loro pronuncia quebecoise faccio molta fatica a capire. Ma sono tutti gentili e mi vengono incontro con l’inglese, che per rispetto cerco di non usare come approccio. La camera è molto bella, e anche il bagno, soprattutto la doccia (Hotel Sainte Anne, in Rue S.te Anne, in una zona pedonale proprio di fronte al famosissimo, ma costosissimo Chateau Frontenac). 

Riordino le idee e studio la mappa per decidere che giro fare e decido di rimandare all’indomani mattina la visita al museo della civilisation che chiude alle 5 del pomeriggio.

E’ ora di uscire prima che faccia buio. In 2 ore mi innamoro di QC. Rue St.Pierre; la zona del vieux-port illuminata di blu; le Petit Champlain; la Terrasse Dufferin, tutte collegate da piccole strade o scale che uniscono la ville-basse con la parte alta.

E la luce intanto volge all’imbrunire perché il sole tramonta verso le 16.30. Le luci della città piano piano si accendono. Lo chateau si illumina di blu, bianco e rosso; le Petit Champlain è già illuminato per il natale.

Arrivo alla Place Royale passando davanti al famoso Fresque des Quebecois, un murale dove sono raffigurati tutti i personaggi più rappresentativi di questa Provincia, da Samuel de Champlain a ragazzini che giocano a hockey in strada. Arrivo a Notre Dame des Victoires e continuo a camminare nell’aria che si fa via via più invernale. Bei negozi, boutique, molti turisti, quasi tutti canadesi direi, e un’atmosfera che trovo genuina, non una finta brutta copia della casa-madre francese.

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Torno in camera soddisfatto, pronto per una doccia e per ricaricarmi le pile prima di uscire a cena all’Ancien Canadiens. Il ristorante è veramente dietro l’angolo, entro… e sono in Europa!

All’ingresso il bancone del bar come in un qualsiasi locale italiano di provincia, attraverso una porta e accedo alla piccola sala tutta in legno con caminetto. Atmosfera molto calda, rilassante, ma non pretenziosa. Bello. E finalmente un menù non convenzionale. Servizio premuroso, ma senza essere invadente: la gentilezza canadese, senza quell’aria di dovere essere compiacenti con i clienti per avere una mancia più alta.

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Zuppa di piselli della nonna, accompagnata da un Rosé del Quebec. E poi il piatto forte: caribù con patate, accompagnato da un vino Rosso del Quebec.

Tutto ottimo, non siamo ai livelli europei, soprattutto sul vino, ma si sapeva.

Formaggi locali come dessert, e a chiudere un cognac!

Esco, non prima di avere fatto i complimenti per l’ottima cena, e faccio due passi di notte per la città fredda, dopodiché mi dirigo verso l’albergo per una bella dormita.

In TV c’è la partita dei Canadiens, bene. Strano però stanno perdendo di brutto in casa: giornata storta per loro oggi. A questo proposito, nei negozi si trovano ancora le maglie dei Quebec Nordiques, franchigia oramai sparita dalla NHL, ma che potrebbe tornare prima o poi.

Domenica mattina, colazione in albergo inclusa nel prezzo (tranne il servizio alle cameriere, che con molto tatto me lo fanno presente): tra le varie opzioni disponibili opto per yogurt con sciroppo d’acero e toast con burro e marmellata.

Alle 9.45 faccio il check-out e lascio lo zaino alla reception per girare più comodamente.

Vado subito al museo della Civilisation che apre alle 10. Il museo è molto moderno, su due piani, illuminato da ampie vetrate, è nella città bassa e si affaccia sul fiume.

Decido di fermarmi al massimo 2 ore, e visito la sala della storia del Quebec, incentrata sulla colonizzazione dal 1600. E poi la sala dedicata alle popolazioni delle First Nations, ricca di oggetti di artigianato e soprattutto di oggetti della vita quotidiana delle tribù native nomadi, del Quebec e del Labrador.

Lascio il museo e cammino lungo Rue Saint Paul fino a risalire lungo la Cote du Palais per ritrovarmi alla porta di St. Jean da dove è cominciata la mia visita di ieri.

Mi fermo a pranzo al Coin de Breton, una creperie dove servono anche un’ottima zuppa di cipolle gratinata, che con questo vento freddo mi scalda, insieme a un’altra birra locale. Proseguo il giro e mi soffermo davanti all’Hotel de Ville dove si festeggiano i 30 anni di riconoscimento da parte dell’Unesco, al Parc Montmorency che mi collega di nuovo alla Terrasse Dufferin attraverso la bella scalinata Frontenac in legno.

Il cielo si sta finalmente aprendo, ne approfitto per percorrere tuta la Promenade des Gouverneurs, che costeggia Cap Diamant e mi porta dall’altro capo della Citadelle. Da qui percorro tutta la collina e mi godo la vista sul centro storico e sul carismatico Chateau Frontenac, che si dice essere l’hotel più fotografato del Canada, finalmente illuminato dalla luce del sole.

Ridiscendo da Av. Sainte Genevieve e percorro la Vieux-Quebec stradina per stradina fino a rientrare all’hotel a recuperare il mio zaino. Decido di proseguire verso nord lungo Rue S.te Anne, per poi prendere Rue St. Jean e incamminarmi fuori dalle mura lungo quest’arteria commerciale. Sono ormai quasi le 4.30, comincia a fare buio e sto camminando contro vento, il termometro segna 1 grado sottozero. Visito un paio di librerie e scatto le ultime foto prima di tornare verso la Place d’Youville dove salgo in taxi e mi faccio riportare all’aeroporto.

La città merita una visita; forse un week-end più completo, almeno 2 notti invece di una, e in una stagione migliore, da maggio a ottobre per i colori dei suoi parchi, o da dicembre a fine marzo per vederla innevata, potrebbero renderle più merito. Ritorno a Toronto con la convinzione che il Quebec è sempre più affascinante."

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