Idee di viaggio

Dieci giorni in Cina

Con la nostra Missparker visitiamo Shangai e Pechino passando per Abu Dhabi.

Shanghai CINA iStock
/5

Periodo: Aprile-maggio; viaggiatori 2; spesa totale: circa 1200 euro

Le vacanze di quest’anno sono state oggetto di una scelta tormentata e quanto mai difficile, credo di aver vagliato i prezzi degli aerei per ogni paese di questa terra e per ogni data possibile immaginabile. Alla fine la scelta è ricaduta sulla Cina, indovinate un po’ perché? Perché era la destinazione più a buon mercato di tutte. Doveva essere solo Cina, ma alla fine ci abbiamo attaccato anche due giorni ad Abu Dhabi, in quanto il nostro volo da e per Milano faceva scalo lì. Il motivo per cui abbiamo deciso di fare due giorni lì, lo scoprirete solo leggendo! A proposito del volo, abbiamo prenotato un volo con destinazioni multiple: Milano -Shanghai via Abu Dhabi, Pechino –Abu Dhabi, Abu Dhabi-Milano. Il tutto, udite udite, per soli 510 euro pagati direttamente alla Etihad dal sito. Praticamente niente, considerando la particolarità del volo!

Primo giorno:

Siamo partiti da Milano Malpensa T1 con un A330 Etihad verso Abu Dhabi, dove saremmo rimasti due ore per poi imbarcarci per Shanghai. Etihad è un’ottima compagnia, personale multilingue, multietnico, buon cibo, intrattenimento di bordo eccezionale (tanti film recentissimi e più vecchi in tante lingue, incluso l’italiano!). C’era perfino la possibilità di sfidarsi con certi giochi, tipo battaglia navale, con altri passeggeri!

Siamo atterrati a Shanghai dopo circa 18 ore di viaggio e,  dopo aver sbrigato le formalità alla dogana e aver prelevato gli yuan (che non si possono cambiare dall’Italia), siamo andati a prendere il famoso Maglev che ci avrebbe portato dritti in città alla fermata della metropolitana Longyang Road. Il costo di un biglietto sola andata è di 50 yuan, moltissimo in rapporto al costo di un biglietto della metro (dai 3 ai 5 yuan), però va beh, viaggi su un treno a levitazione magnetica!! A dir la verità non ci si rende conto di ciò, anche perché gli stessi freccia rossa viaggiano a 300 km/h (raramente, ma possono), però sono contenta di aver provato.

Arrivati a Longyang Road abbiamo preso la linea 1 della metro per arrivare al nostro hotel: il Rhea Boutique Hotel, letteralmente all’entrata numero 2 della fermata della metro Hangzhong Road. L’albergo è ok, le camere sono ben pulite e dotate di ogni comfort. Il personale non parla assolutamente inglese, capiscono quelle poche parole tipo passport, check in e credit card, fondamentali per la loro sopravvivenza. Ci saremmo presto accorti che non erano gli impiegati del Rhea ignoranti in materia, ma che buonissima parte dei cinesi non conosce l’inglese…

Essendo arrivati la mattina, nonostante la stanchezza del viaggio e il fuso orario, abbiamo deciso di uscire subito per andare a dare un’occhiata alla città. Abbiamo quindi preso macchina fotografica, l’immancabile cavalletto, la lonely planet e una buona dose di spirito di avventura (io temevo che non saremmo stati in grado di muoverci a causa delle difficoltà linguistiche, ma mi sbagliavo di grosso) e ci siamo diretti verso People’s Square, che io, chissà perché tendo a collegare a piazza Tienanmen, benché il nome rimandi più alla piazza del popolo romana… arrivati a piazza del popolo, che alla fine è un grande parco pubblico, non abbiamo nemmeno fatto in tempo a capire da che parte andare che subito una giovane coppia di cinesi ci ha affiancati chiedendoci se avevamo bisogno di aiuto.

 

Ci hanno tenuto lì almeno 5 minuti, indicandoci dove andare, cosa fare, facendoci strani complimenti e alla fine invitandoci ad andare con loro a bere il thè…data la mia naturale asocialità e misantropia ho gentilmente detto di no…e ho fatto benissimo. Poco dopo, nel tentativo di comprare una strana specie di pizzetta ad un chiosco, ci affianca un occidentale che ci avverte di non accettare mai tali inviti, perché di solito si rivelano in passeggiate verso il bancomat più vicino a prelevare centinaia di dollari…sono contenta quindi di essere un tipo allergico ai rapporti umani (tanto per la cronaca, il tizio occidentale a detta del mio moroso avevo notato che eravamo stati abbordati e aveva già tentato con lo sguardo di comunicarci il pericolo, non era quindi anch’egli un malfattore, come all’inizio io e la mia buona fede avevamo pensato)!

Consapevoli di aver evitato un bel rischio, ci siamo comunque diretti dove i due ci avevano suggerito: i giardini del Mandarino Yu. Li abbiamo trovati dopo esserci infilati per errore in una viuzza in stile hutong dove c’erano un sacco di banchetti che friggevano e arrostivano cibi vari, il tutto contornato da una puzza tremenda di non so bene quale stranissimo cibo. I giardini alla fine sono risultati essere all’interno di un enorme bazar che quel giorno era affollatissimo. Il costo d’ingresso è stato di 40 yuan e all’interno oltre a degli splendidi giardini ci sono un paio di edifici tipici cinesi e un bel laghetto con degli enormi pesci rossi.

Lasciati i giardini siamo lentamente tornati alla metro alla ricerca di un posto in cui mangiare. Alla fine siamo tornati praticamente nei dintorni di piazza del popolo e abbiamo cenato al Canton Fare per circa 6 euro a testa. La nostra prima cena cinese a base di riso e involtini primavera!! Devo dire che l’impatto con le bacchette non è stato piacevole. Dopo i primi 3 tentativi ho rinunciato e ho mangiato il riso con il cucchiaio per le zuppe, che grazie al cielo era presente sul nostro tavolo!

Una cosa che indubbiamente ci ha subito colpito di Shanghai è stata la metropolitana. O meglio, più che la metro, che è efficiente e rapida, ciò che ci ha colpito è il comportamento dei cinesi: attendono l’arrivo del treno pazientemente in fila uno dietro l’altro, poi quando le porte si aprono, perdono il senno e si lanciano dentro in massa, senza permettere a coloro che devono scendere di farlo. Dopo che anch’io ho rischiato di essere risucchiata dentro dalla massa umana, la volta successiva ho sferrato gomitate a più non posso, che hanno funzionato!

Secondo giorno

Dopo una buona dormita, ripresi dal fuso, siamo partiti alla scoperta di Shanghai. Il tempo atmosferico in questa città non è granchè. Benché non facesse caldo e anzi, si stesse bene come la clima, praticamente non abbiamo mai visto il sole e non perché semplicemente erano giorni nuvolosi, ma perché pare che il bel tempo a Shanghai sia sempre così, a causa dello smog. O almeno così mi ha detto la mia amica Pilar, che lì abita da due anni.

Comunque, quella mattina, dopo una colazione con thè/caffè e biscotti comprati la sera prima in un negozietto, siamo usciti dall’albergo in direzione tempio del Buddha di Giada, pare una delle poche cose rimaste di un certo valore storico a Shanghai. L’entrata costa 30 yuan e si accede ad un cortile con un sacco di palazzi, di statue e di gente che accende incenso e lancia monetine. Per vedere il Buddha bisogna pagare altri 10 yuan (hanno imparato bene come si fa a fare i soldi coi turisti… avranno fatto un corso accelerato a Roma!). Devo dire che però mette più di buon umore entrare in un tempio buddista, che in una chiesa. 

Almeno la loro divinità è bella grassa e tutta sorridente! Dopo la visione del Buddha siamo andati a degustare il thè, sempre lì al tempio. Ci hanno fatto assaggiare tre diverse qualità, ognuna delle quali con i suoi effetti benefici. Alla fine ovviamente non abbiamo potuto fare a meno di comprare 200 grammi di thè, alla modica cifrà di 200 yuan…non ho più avuto il coraggio di entrare in un negozio di thè, tanto avevo paura di scoprire che al tempio ci avessero pettinato per bene! La qualità scelta da noi è adatta agli alcolizzati, perché è benefica per il fegato, e non so per quale strano collegamento, pare faccia pure perdere peso. Ovviamente l’ho scelta per quest’ultima qualità, tanto più che sono praticamente astemia…

Usciti dal tempio abbiamo mangiato in un ristorante lì vicino. Per la prima volta ho preso i noodles, che fondamentalmente sono degli spaghetti, e li ho trovati molto buoni!

Dopo mangiato ci siamo diretti a visitare la casa in cui Mao ha passato la maggior parte del suo tempo quando era a Shanghai. Si trova vicino alla concessione francese, luogo che abbiamo visitato appena dopo. Particolare interessante della casa di Mao è che l’entrata è gratuita, per il resto è carina, nulla di più. almeno però le didascalie delle foto e di tutti gli oggetti presenti sono anche in inglese.

La concessione francese non mi ha entusiasmato. Benché sia un quartiere più bello e più pulito di molti altri, essendo anche quello più europeo-occidentale, perde un po’ del fascino cinese e sembra un po’ troppo di stare a casa nostra.

Data una rapida occhiata alla concessione ci siamo diretti al Bund, con l’intento di ammirare Pudong dall’altro lato del fiume illuminato a giorno. Per arrivare al Bund si scende a Nanjing East, via affollatissima che ci siamo fatti tutta a piedi, soprattutto perché ovviamente usciti dalla metro l’abbiamo presa nella direzione opposta. Con i piedi che non li sentivo ormai più, abbiamo fatto una piccola tappa da Starbucks prima di affacciarci sul bund; come c’era da aspettarselo,i prezzi sono allineati a quelli occidentali, un frappuccino 20 yuan!!

Usciti dal centro commerciale ovviamente pioveva, potete immaginare la mia gioia, perché infatti, arrivati al Bund, Pudong era attorniato dalle nuvole che coprivano la sommità dei grattacieli e quindi rovinavano le foto. Grazie al cielo poi ha smesso di piovere e le punte dei grattacieli sono ritornate visibili, così siamo riusciti a fare delle foto carine. Altra curiosità sui cinesi a Shanghai: oltre a non essere in grado di prendere il metrò educatamente, sembra che non abbiano mai visto un occidentale in vita loro, in quanto costantemente per tutta la nostra permanenza in città (a Pechino meno), ci osservavano come se fossimo stati dei marziani arrivati dallo spazio. Hanno più volte tentato di fotografarci pseudo di nascosto (chissà quante altre volte non li ho beccati) e io ho più volte avuto la tentazione di fargli il dito; mandarli a quel paese l’ho fatto anche ad alta voce, tanto non capivano. Tant’è che al Bund il moroso  ha acconsentito a farsi fotografare in compagnia di un ragazzo cinese, quasi fosse una grande star del cinema o che! Io mi sono sempre rifiutata di fare foto con cinesi, non considerandomi come l’attrazione del posto da essere fotografata.

Fatte milioni di foto sul Bund siamo tornati indietro con l’intento di cenare e poi tornare in albergo. E qui è avvenuto il fattaccio più sgradevole di tutta la vacanza: fatti poco più di 200 metri, il moroso scopre mestamente che la telecamera, tenuta alla cintura come una pistola, è scomparsa. Non essendo così sprovveduti da averla lasciata da qualche parte, è assai probabile che sulla Nanjing East road lavorino squadre terribilmente brave di ladri, che molto abilmente hanno sfilato la videocamera dalla sua custodia.

Increduli e dopo aver augurato ogni possibile tipo di problema intestinale ai ladri, ce ne siamo tornati in albergo, dopo aver cenato nel ristorante di un centro commerciale, cena ovviamente non all’altezza dei pasti precedenti, ma da un centro commerciale non ci si può aspettare molto.

Terzo giorno

Il nostro ultimo giorno a Shanghai. La mattina abbiamo deciso di andare a fare un giro nel quartiere di Pudong, direi il quartiere degli affari di Shanghai. Data la vocazione, obiettivamente non è granchè, tutto grattacieli e niente altro. Indubbiamente il cielo grigio non aiuta a rendere le cose belle da vedere, in ogni caso sicuramente non è un quartiere pieno di vita dopo le 17h30 del pomeriggio. Nonostante il tempaccio, abbiamo comunque deciso di salire il cima al grattacielo dello Shanghai World Financial Center per ammirare il panorama, panorama che già sapevo non si sarebbe esteso oltre pochi metri dal mio naso, data l’enorme quantità di smog. Il viaggetto fino al centesimo piano ci è costato 150 yuan, praticamente come andare sull’Empire State Building, vale a dire un prezzo all’occidentale, non sicuramente calibrato sugli standard cinesi, ma del resto nessun contadino cinese probabilmente sarebbe interessato a salire sullo SWFC. Questo è il terzo edificio più alto al mondo, se il cielo fosse stato azzurro, la vista sarebbe stata bella e su tutta la città, invece si vedeva appena la Oriental Pearl Tower.

Per pranzo abbiamo mangiato nello stesso edificio, dove ci sono due piani pieni di ristoranti e fast food e abbiamo speso pochissimo grazie al fatto che acquistando il biglietto per salire al 100esimo piano ti danno anche un coupon di sconto per ognuno dei ristoranti del grattacielo.

Prima di tornare in albergo e prepararci per la cena con la mia amica Pilar siamo andati alla passeggiata sul Bund. Assolutamente nulla di che. In questo frangente un bambino ha molto poco discretamente cercato di fotografarci mentre eravamo seduti, essendo troppo signora, invece di fargli il dito gli ho rovinato la foto e mi sono alzata. La sera ci siamo incontrati con la mia amica Pilar, messicana trapiantata da due anni a Shanghai. Abbiamo cenato in un ristorante del Sichuan alla concessione francese, dove io sono riuscita a centrare con dei chicchi di mais, che tentavano di raggiungere la mia bocca abbarbicati tra le due bacchette, nel bicchiere ricolmo di Sprite. Poi ci ha fatto fare un rapido giro turistico in una discoteca cinese, dove ci ha fatto notare che i cinesi per ubriacarsi mixano thè e rhum, che infatti erano presenti su ogni tavolino!

Alle 12 circa siamo partiti dall’aeroporto Shanghai Hongqiao, che si raggiunge tranquillamente con la metro verde, destinazione Pechino. Abbiamo preso la Hainan Air, volo da 100 euro a testa. Avremmo voluto prendere un treno AV, solo che fin dall’Italia sapevo che non avremmo potuto acquistarlo in anticipo perché c’è bisogno di mostrare il passaporto, inoltre le mie amiche mi avevano avvisata che i giorni attorno al primo maggio sono giorni in cui i cinesi si spostano in massa, quindi per evitare di non riuscire ad acquistare un biglietto e di perderci magari un’intera giornata, ho preferito optare per il volo interno, che si è rivelato ottimo. Partito in orario, 2h20 di volo con pranzo incluso, roba che con Alitalia te la scordi proprio.

A Pechino abbiamo alloggiato al Grand Hotel Inner Mongolia, 5 notti per la bellezza di 330 euro. prezzo assolutamente fantastico, come l’hotel, un vero grand hotel.

Il primo pomeriggio a Pechino abbiamo deciso di tentare di andare a comprare i biglietti del treno per la Grande Muraglia. Dovete sapere che i modi per visitare la Grande Muraglia di Badaling sono sostanzialmente 4 Acquistare un tour personalizzato da internet al costo di almeno un centinaio di dollari Acquistare lo stesso tour in albergo al costo di 200 yuan Acquistare il tour alla Beijing Sightseeing bus a piazza Tienanmen per un centinaio o poco meno di yuan Prendere il treno per Badaling per 12 yuan A/R Una come me cos’avrebbe mai potuto scegliere? Ovviamente l’opzione numero 4. Così siamo andati alla Beijing North Station da dove partono questi treni, nel tentativo di comprare il biglietto per il giorno seguente. Ce l’abbiamo fatta? Ovviamente no. O meglio, a fatica siamo riusciti a comprare il biglietto, peccato che quando in albergo abbiamo chiesto se era corretto, ci hanno detto che quel biglietto andava usato quello stesso giorno, e non quello successivo. Immaginate la mia rabbia. C’avevamo messo oltre mezzora ad arrivare alla stazione, più il tempo di capire come fare, il tutto per comprare un biglietto inutilizzabile. E questo grazie al fatto che i cinesi non parlano una parola di inglese.

Comunque, prima di scoprire ciò siamo andati a visitare piazza Tienanmen, davvero gigantesca, dotata di un ingente servizio d’ordine militare. Siamo arrivati giusto in tempo per assistere all’”abbassa bandiera” se così si dice, cerimonia che ripetono tutti i giorni (alza e abbassa) e che è regolata addirittura nel numero di passi che fanno. Finita la cerimonia  ci hanno fatto sgomberare la piazza, per cui abbiamo fatto le ultime foto con le prime luci della sera e poi siamo andati a cercare da mangiare: dopo il viaggio e l’avventura in stazione eravamo davvero distrutti.

Ci siamo diretti verso Wanfujing road, che credo sia più o meno l’equivalente di Nanjing East, ma con meno gente e per quanto ci riguarda nessun furto. Siccome eravamo molto stanchi, io in particolar modo non mi sentivo più i piedi, abbiamo semplicemente mangiato da Mcdonalds, dove un menù invece di costare 6 euro ne è costati solamente 4 o poco meno.

Tornati in albergo e scoperto che saremmo dovuti andare quel giorno alla Muraglia, ce ne siamo tornati mestamente e molto arrabbiati, almeno per quanto mi riguarda, in camera. Alla fine abbiamo deciso di tentare di andare comunque alla Muraglia con il treno, solo che invece di partire alle 9 come avremmo voluto, abbiamo deciso di andare alla stazione per le 10 nel tentativo di prendere il treno delle 11. Per fare ciò, il giorno seguente ci siamo concessi la colazione all’hotel: costo 96 yuan, ma più che una colazione è stata un pranzo.

 

Quinto giorno

E Muraglia fu!! Questa volta mi sono armata e preparata per bene per l’incontro ravvicinato con il bigliettaio cinese che non capisce un’h di inglese. La sera precedente avevo ricalcato a caratteri cubitali dallo schermo del pc le parole “biglietto”, “Badaling” e “Pechino” su un foglietto, pronta a mostrarle al monolingua aldlià del vetro. Così ho fatto e così ci siamo guadagnati due biglietti per Badaling!

Curiosità: nella hall della stazione (in tutte immagino) si può entrare solo mostrando il biglietto e passando il metal detector (per la verità anche nel metrò sia a Pechino che a Shanghai ci sono i metal detector: a Shanghai ti fan passare solo le borse grosse e le valigie, a Pechino pure la mia borsetta). Per questo dopo aver visto due barboni mi sono chiesta come avessero fatto ad entrare….comunque ci siamo fatti un’ora di attesa, la cui ultima parte in coda, perché non si può accedere ai binari fino a che il personale non ti apre le porte. Così abbiamo dovuto correre, come tutti gli altri, per salire sul treno e trovare i posti a sedere, che per fortuna c’erano sull’ultima carrozza.

Altro particolare pechinese: i water sono degli oggetti ignoti ai pechinesi. In tutti i luoghi pubblici (tranne i centri commerciali fighi) in cui sono stata, perfino in aeroporto, ho trovato le turche. Davvero agghiacciante. E senza carta igienica, né porta carta igienica, il che significa che proprio non è prevista, non come da noi che di solito è finita da cent’anni!

Comunque, dopo un’oretta tranquilla di viaggio in un treno regionale, quasi meglio tenuto dei nostri, visto che almeno aveva l’aria condizionata, siamo arrivati a Badaling. Abbiamo subito preso il biglietto del treno per il ritorno e poi ci siamo incamminati con la folla verso l’entrata della Muraglia

Prima di ciò il moroso ha pensato bene di comprarsi uno di quei cappelli cilindrici da mondina cinese (ovviamente dopo aver contrattato sul prezzo), tanto per dare ancora meno nell’occhio…

L’entrata alla Muraglia costa 45yuan e una volta passati i tornelli si può andare o a destra o a sinistra. Siccome a destra c’era un fiume umano (Badaling è la parte più turistica e più semplice da scalare della Muraglia), siamo andati a sinistra. Il motivo per cui a sinistra c’era molta meno gente è che quel pezzo di Muraglia è più corto e non c’è più la funivia. Infatti dopo 40 minuti di cammino circa ne abbiamo intravisto la fine, fine nel senso che non si poteva più proseguire. Così siamo tornati indietro e ci siamo incamminati un po’ per l’altro pezzo, molto più lungo, infatti non l’abbiamo fatto tutto. Comunque è davvero maestosa e affascinante, ci si chiede come possano aver costruito un muro del genere 2000 anni fa senza tecnologia né macchine… davvero complimenti ai cinesi! Probabilmente ne basterebbero una decina di loro per finire in una notte la Salerno-Reggio Calabria…

Siamo tornati verso Pechino con il treno de delle 17h30 e poi siamo ritornati a Wanfujing per la cena e per visitare il mercato notturno lì vicino. Per la cena abbiamo scelto un ristorante in cui facevano la famosa anatra laccata. Credo fosse uno dei ristoranti più cari di Pechino (119 yuan mezza anatra) e quello in cui ho pure mangiato peggio. L’anatra come gusto non mi è piaciuta particolarmente e il riso che abbiamo preso di accompagnamento era più scotto di quanto normalmente non sia in Cina.

Dopo cena abbiamo visitato il mercato notturno, ricco di bancarelle che vendono letteralmente qualunque cosa, dal cibo ai vestiti. Per quanto riguarda il cibo, qui abbiamo visto i famosi banchetti dove puoi comprare ragni, serpenti, scorpioni, cavallucci marini e quant’altro da mangiare su uno stecchino. Ovviamente io non ho provato, anche perché dopo aver visto lo scorpione vivo preso in mano e impalato dal simpatico venditore, il mio spirito animalista si è rifiutato anche solo di continuare ad osservare quell’orrore. (lo so, ho mangiato l’anatra e sono un’ipocrita…un giorno diventerò vegetariana, devo solo decidermi).

Sesto giorno

Il nostro sesto giorno di vacanza l’abbiamo dedicato al Palazzo d’Estate. Ci siamo lasciati la Città Proibita per ultima perché essendo un fine settimana, temevamo che sarebbe stata troppo affollata. Il Palazzo d’Estate è un po’ fuori dal centro, ma si raggiunge tranquillamente con la metropolitana. Il biglietto completo è costato 60 yuan e ci ha permesso di visitare più cose. Altrimenti con 30 yuan accedi solo al parco. Parco che è veramente gigantesco, con un lago enorme dove puoi noleggiare dei simpatici pedalò con tettuccio. Lì ho comprato un bellissimo ventaglio dipinto a mano a mia nonna. Prezzo di partenza 200 yuan, prezzo d’acquisto 100. Solo perché il moroso sosteneva che non era il caso di tirare giù di più, visto che il signore era un artista…

 

Dopo il Palazzo siamo andati al mercato delle perle vicino alla fermata della metro Tiantiandongmen. Mia mamma mi aveva chiesto di portarle a casa un paio di orecchini di giada cinese, che pare molto famosa. Fino ad allora quando avevo visto delle vetrinette coi gioielli, i prezzi che avevo notato erano in linea con i nostri. Ma al mercato delle perle invece ce n’erano di migliori, o meglio probabilmente c’erano prodotti di più basso valore che nei posti che avevo visto in precedenza.

Il mercato delle perle è un edificio di più piani, una specie di centro commerciale che in realtà non vende solo perle. Al primo piano c’è la tecnologia, chissà se originale o no. Al secondo abiti,scarpe, pelletteria e souvenir. Al terzo i gioielli di basso valore, al quarto e al quinto i gioielli costosi (chissà perché a questi piani infatti non c’è praticamente nessuno). Ai piani inferiori è tutto un brusio di voci. Da dietro i banconi ti chiamano appena gli passi davanti offrendoti la loro merce, devo dire che non mi piace particolarmente questo metodo di vendere, perché per quanto mi riguarda, invece di fermarmi a vedere cosa offri, me ne vado infastidita e imbarazzata. Esattamente come quando al quartiere latino a Parigi non fai in tempo a leggere un menù che subito salta fuori un cameriere che ti invita ad entrare. Comunque alla fine siamo riusciti a portar via una parure di giada per mia mamma a soli 100 yuan. Devo dare atto al mio moroso di essere bravo a contrattare pigiando numeri a raffica sulla calcolatrice e non cedendo di un millimetro sul prezzo da lui stabilito. Io invece non sono per niente capace, mi imbarazza da matti e mi fa sentire in colpa, infatti mentre lui contrattava io voltavo lo sguardo oppure passeggiavo qua e là guardando altri banchetti.

Al mercato avevo puntato le scarpe… manco a dirlo… al secondo piano vendevano all star, Vans e quant’altro… non sto a domandarmi se originali o meno, anche se la risposta la sapete tutti. Non ho comprato nulla, ma sono uscita dal mercato con un unico pensiero fisso.

Quella sera, da bravi turisti e anche grazie ad un moroso patito di arti marziali, abbiamo deciso di andare al Red Theatre, vicino al mercato delle perle, per vedere lo spettacolo di Kung Fu più famoso di tutta Pechino. Pare lo ripetano tutte le sere identico dal 2004-2005. È una specie di musical in inglese, dove però invece di ballare fanno mosse di acrobatica e kung fu. Il biglietto più a buon mercato costa circa 20 euro. Noi ovviamente abbiamo scelto quello e ci siamo ritrovati in prima fila. È stato molto carino e gli attori erano veramente bravissimi. Alla fine per tre euro il moroso si è fatto fotografare con loro, e gratuitamente anche con dei figuranti appena fuori dalla sala.

Settimo giorno

Penultimo giorno in Cina. L’abbiamo dedicato al Tempio del Cielo, che avremmo voluto visitare prima del kung fu, ma il mercato delle perle  ci ha appassionato troppo.

Piccolo particolare: a Pechino non c’è un parco pubblico che non sia a pagamento. Il biglietto per il Tempio infatti prevede 15 yuan per la sola entrata, altri 20 se si vuole anche visitare il Tempio e un altro paio di edifici. Anche in questo parco, come in tutti gli altri che abbiamo visitato, Shanghai compresa, c’era il solito gruppetto di amanti del liscio cinese, che ballavano con musica ad alto volume. E io che mi aspettavo i vecchietti che facevano tai chi… (in realtà per il tai chi credo ci sia bisogno di alzarsi molto presto la mattina per trovarli).

Qianmen Daje, strada del tutto pedonalizzata e troppo simile alle nostre, e per un hutong lì vicino.

Alla fine siamo ritornati al mercato delle perle…. Le all star erano ancora un pensiero fisso, così dopo aver girato in lungo e in largo il secondo piano e averle osservate bene tutte, ho deciso di comprarne un paio… al costo di circa 10 euro. Mi sono lasciata poi prendere un po’ la mano e ho pure comprato un paio di pantaloni Abercrombie…ma dalla Cina non si può certo ritornare senza qualcosa del genere insomma!!

Ottavo giorno

E finalmente siamo andati alla Città Proibita. Nonostante fosse lunedì mattina, la folla era consistente. Questa è stata infatti l’unica attrazione per la quale abbiamo dovuto fare la coda alla biglietteria. Siccome cominciavamo ad essere a corto di yuan e visto che avevo letto che accettavano le carte di credito, abbiamo deciso che avremmo pagato i biglietti (60 yuan a testa) con la carta. Dopo aver fatto un quarto d’ora di coda ovviamente arriviamo allo sportello e ci dicono che la carta non la accettano lì, ma allo sportello a fianco, dove c’era scritto che era una fila riservata alle guide turistiche….che nervoso…così abbiamo pagato coi contanti.

La Città è veramente immensa e molto bella, peccato che lì come in altri posti, non si possano visitare gli interni né ci siano interni veramente ammobiliati e addobbati come all’epoca. Questa è un po’ la mia fissa, se tutto fosse come il palazzo di Schoenbrunn a Vienna…dove ti sembra che da un momento all’altro possa spuntare Sissi da una stanza… ma non è così.

Temevamo di metterci talmente tanto tempo che alla fine siamo usciti dalla Città davvero in fretta, così siamo entrati al Parco Jingshan, appena fuori l’uscita per ammirare la città dalla collinetta che la sovrasta al suo interno. Ovviamente l’entrata è costata 10 yuan. Però la vista era molto bella.

L’ultimo pomeriggio ce lo siamo lasciati per lo shopping, ovvero per finire i soldi che nessuno mai ci avrebbe ricambiato in euro una volta fuori dalla Cina. Siamo ritornati in zona Qianmen e abbiamo preso la stradina Dazhalan Jie, che la lonely planet classificava come molto pittoresca…onestamente per me non lo era per niente. Prima di ciò abbiamo mangiato il pranzo più a buon mercato di tutta la vacanza: due piatti di noodles e due bibite per soli 34 yuan, meno di 5 euro!!!! Quanto amo la Cina!!

Il nostro aereo per Abu Dhabi partiva all’una di notte, così dopo aver contrattato un sacco di altri souvenir (dai robi per fare i massaggi cinesi, a magliette, ventagli e scarpette buffe)  siamo tornati in albergo per riposarci e sistemare le valigie, e alle 21h30 siamo usciti per lasciarci alle spalle Pechino e pronti per affrontare il caldo degli Emirati. Non che a Pechino facesse freddo…anzi, c’erano già 30 gradi di giorno, era piena estate praticamente!

Per concludere sulla Cina… si può dire che è un paese totalmente diverso dal nostro, indubbiamente tutto da scoprire e sotto certi aspetti, quelli più tradizionali e che sono scampati alla furia delle ruspe, molto bello. I cinesi per certi versi sono molto peggio di noi: sputano letteralmente dappertutto. Il rumore più frequente è quello di gente (uomini e donne indiscriminatamente) che tirano su e poi sputano, e non solo all’aperto. Abbiamo assistito a gente che ha sputato nel proprio piatto dopo aver mangiato e gente che ha sputato per terra in aeroporto. Tendono ad essere maleducati a volte, quando per esempio non ti permettono di uscire dai treni della metro o ti passano davanti mentre sei in fila. Semplicemente perché culturalmente da loro funziona così. Io che invece non funziono così ho avuto più volte da ridire… hanno poi quest’orribile vizio di vestire i bambini piccoli senza mutande e con dei pantaloni che lasciano all’aria aperta le parti intime, di modo che possano fare i bisogni ovunque si trovino! Davvero disgustoso.

Il loro lato positivo è che, a differenza nostra, tengono pulite le città e le strade. Ci sono spazzini letteralmente dappertutto, persino sulla Muraglia. Infatti loro buttano tutto per terra e prontamente uno spazzino raccoglie e butta via. I giardini sono ben tenuti, le aiuole stradali anche. I servizi pubblici come la metropolitana sono efficienti, le stazioni pulite… da questo punto di vista sono mille anni avanti a noi, senza dubbio.

Non da ultimo, il cibo è molto buono e davvero a prezzi stracciati!

Volo Etihad da Pechino a Abu Dhabi, perfettamente in orario e perfettamente perfetto come quello dell’andata. Oltre a servirci da mangiare anche alle due di notte ci hanno dato una bustina con il nécessaire per dormire e non: tappi, mascherina, un paio di calze, spazzolino e dentifricio.

Siamo arrivati ad Abu Dhabi alle 6h20 ora locale, dopo aver più o meno dormito in aereo. Noi eravamo nella sfigata coral economy a dormire sui classici sedili da aereo, ma i fortunati in pearl business si sono potuti permettere di coricarsi, perché i sedili in quella classe si trasformano praticamente in letto!

Ad Abu Dhabi ero stata avvertita che sarebbe stato necessario muoversi solo in taxi, in quanto i servizi pubblici praticamente non esistono, e poi comunque sarebbe stato a buon mercato. Così, dopo aver prelevato un po’ di dirham, abbiamo preso il taxi per l’albergo, l’Al Jazeera Royal Hotel. Ci è costato 70 dirham, quasi 20 euro, considerando che abbiamo fatto più di 40 km, indubbiamente non è male come prezzo. Per fortuna ci hanno dato subito la stanza, nonostante fossero le 8 del mattino, così abbiamo potuto rinfrescarci un attimo.

Ora vi svelerò il mistero per cui abbiamo deciso di passare due giorni in una città insulsa come Abu Dhabi: il Ferrari world!!!!! Avevamo pensato di andarci il giorno seguente, invece alla fine, per risparmiare anche i soldi del taxi abbiamo deciso di andare quello stesso giorno sia alla Moschea Sceicco Zayed (unica attrazione che valga la pena vedere ad Abu Dhabi) che al Ferrari World. Siamo andati prima in taxi alla moschea, poi ne abbiamo preso un altro per andare al Ferrari world. Sul sito della moschea avevo letto che sarebbe stato bene farsi aspettare dal tassista perché non ci sono molti taxi, ma in realtà non è vero. All’uscita ce n’è qualcuno parcheggiato in attesa dei clienti… avevo anche letto che ovviamente bisognava presentarsi con braccia e gambe coperte, infatti nonostante i 44 gradi mi ero messa golfino e pantaloni lunghi. All’ingresso invece sono stata divisa dal moroso e portata in uno stanzino dove mi hanno dato una tunica nera e un velo, che ho indossato insieme ad una comitiva di russe in un altro stanzino. Potete immaginare il caldo che ho patito. Una cosa è certa però, indossando quegli abiti ho capito che nessuna donna su questa terra può dire che coprirsi da capo a piedi sia una scelta libera, non lo è, perché  è sofferenza pura avere un foulard attorno al collo con 44 gradi all’ombra. Neanche se mi pagassero accetterei di andare in giro con 50 gradi bardata come se ce ne fossero 10.

Comunque, palandrana a parte, la moschea è molto bella ed enorme, bianchissima e con degli interni stupendi e dotati di aria condizionata!! Non ho capito però se i musulmani ci vanno a pregare, in quanto non ne ho visti…comunque ne è valsa la pena, visto che non sono sicura esistano altre moschee aperte ai non musulmani.

Finita l’agonia fisica alla moschea abbiamo preso il taxi diretti finalmente al Ferrari world!!! Quant’ero emozionata!!

Appena arrivati abbiamo speso i nostri bei 48 euro (prezzo per turisti occidentali, non certo per i poveri lavoratori pakistani che si sfiancano a costruire i grattacieli in città) di entrata e siamo entrati nel mondo Ferrari! Ovviamente, tanto per dare un po’ di pepe al tutto, la montagna russa fighissima nonché più veloce del mondo non era ancora aperta e alla cassa mi hanno detto che non sapevano quando e se avrebbe aperto…considerando che nel parco di montagne russe ce ne sono solo due, all’idea che una fosse chiusa mi stavo già preparando a pretendere il rimborso del biglietto.

Quindi abbiamo cominciato con la montagna russa normale, la Fiorano challenge. Carina, tutta basata su accelerate e frenate. Al parco praticamente non c’era un’anima viva, altro che le code interminabili di Gardaland o Disney, lì ci siamo potuti permettere di fare due giri senza nemmeno scendere dai trenini! Ne avremmo anche potuti fare di più, ma non l’abbiamo fatto per una questione di resistenza fisica. Le altre giostre sono simili a quelli degli altri parchi di divertimento, solo che il tema è la Ferrari, molto bella quella che ci ha fatto ripercorrere la carriera delle leggende Ferrari e quella sulla nascita della Scuderia… mi sono quasi commossa.

Verso le due alla fine siamo riusciti a fare la Formula Rossa, la montagna russa più veloce del mondo. Santo cielo…. è veramente fantastica... l’accelerazione iniziale è qualcosa di micidiale, sembra di essere sparati da una portaerei. Poi va su su su , quasi in verticale e alle fine precipiti in giù talmente velocemente che non riesci nemmeno a tenere la testa attaccata al sedile. È talmente potente che ti danno degli occhialini protettivi da mettere su! Ed è anche talmente potente che più di due giri consecutivi non riesci a farli, perché ne esci totalmente sballottato. Però ne vale veramente la pena, è davvero fantastica. Ed era anche l’unica attrazione con circa 20 minuti di coda da fare…mentre le altre erano totalmente vuote.

Ci sono poi dei simulatori, due dei quali addirittura a pagamento, davvero scandaloso, visto che il biglietto di ingresso già costa un sacco di soldi. C’è l’equivalente dello space vertigo e del Colorado boat di Gardaland e altre giostrine per bambini.

In sintesi, sono contenta di esserci stata, decisamente, però il gioco non vale molto la candela, nel senso che costa troppo per quello che offre, è più piccolo di Disney o Gardaland. E poi secondo me avrebbero dovuto farlo solo per adulti, ci sono troppe giostrine stupide per bambini piccoli. Da ultimo troppe poche montagne russe e nessuna delle due con giro della morte.

In conclusione, sono stracontenta di aver provato la montagna russa più veloce del mondo e di essere stata all’unico parco di divertimento a tema Ferrari, ma indubbiamente non ne vale la pena andarci apposta.

Nono Giorno

Il nostro ultimo giorno di vacanza…. che tristezza…

Essendo ad Abu Dhabi con 44 gradi all’ombra non potevamo non andare al mare a fare un bagno, per quanto io temessi che fosse troppo sconveniente farsi vedere in costume… siccome non l’avevamo siamo andati in farmacia a prendere la crema solare: non l’avessimo mai fatto, ci è costata 20 euro…

Prima di andare in spiaggia abbiamo però pensato di cercare di visitare qualcosa di tipicamente arabo. La sera prima al Ferrari world c’era un tipo vestito da sceicco (ce n’è tantissimi per la verità) al banco informazioni che ci ha detto che lì non è che abbiano dei veri souk, però potevamo tentare di visitare il Madinat Zayed Central Market, per altro davanti al nostro albergo e poi assolutamente il Central Market.

Così abbiamo fatto. Io mi sarei aspettata un mercato come quelli che si vedono nei documentari, con gente che vende le spezie, i tappeti e quant’altro. In realtà il Madinat Zayed è un centro commerciale banalissimo, con l’unica differenza che invece di trasmettere musica pop, trasmetteva una litania in arabo, capacissima di essere versetti del Corano. Il Central Market è stato anch’esso una delusione. Tralasciando il fatto che il moroso ha voluto andarci a piedi e che io ho rischiato di morire dal tanto caldo che faceva, alla fine anch’esso si è rivelato essere un banale centro commerciale.

Al che abbiamo preso un taxi e siamo andati all’Heritage Village, altra cosa tipica, rivelatasi semplicemente una ricostruzione di un villaggio tipico del passato. Alla fine, siccome stavo/amo praticamente per morire dal caldo, io davvero quasi non respiravo più (il cado è umido e per niente secco e desertico come avrei pensato), abbiamo fatto il bagno alla spiaggetta adiacente all’Heritage Village, confortati anche dal fatto che c’erano in acqua pure due signore spagnole, con indosso banali costumi da bagno occidentali. L’acqua era davvero molto tiepida, ad una temperatura che i nostri mari non raggiungono credo mai, però comunque è bastata a farmi scendere la temperatura corporea.

Avevamo in progetto di tornare sulla Corniche per un altro bagno, ma eravamo talmente esausti che abbiamo preso un taxi e siamo semplicemente tornati in albergo. Abbiamo pranzato al ristorante adiacente, Al Ibrahim per soli 12 euro una specialità del golfo con l’hammour, una specie di cernia, leggo su internet.

Siamo poi riusciti alle 20h, sperando facesse meno caldo, ma c’erano comunque oltre 30 gradi. Abbiamo girato lì intorno all’albergo e alla fine siamo andati a cena in una specie di bettola chiamata Ruwais, dove abbiamo preso riso con pollo per soli 30 dirham in totale. Poi abbiamo preso un taxi per la Corniche, dove ci aspettavamo un po’ di vita e io speravo di fare qualche bella foto ai grattacieli in notturna. Gravissimo errore. Alla Corniche non c’era assolutamente niente, nessuna foto da fare, giusto 4 bar, in uno dei quali abbiamo preso un frullato che ci è costato 22 dirham, praticamente come la cena.

Siamo quindi mestamente tornati in albergo, consapevoli che era la fine della nostra vacanza…ma non dei problemi!

Decimo giorno

Arriviamo all’aeroporto alle 7 del mattino, facciamo il check in, passiamo i controlli di sicurezza e cosa scopriamo? Aereo in ritardo di 7 ore… fumavo dalle orecchie per il nervoso, di corsa all’ufficio Etihad per pretendere di essere riprotetti su un altro volo per Milano: io 7 ore chiusa in aeroporto non le volevo assolutamente fare. Dopo aver perso un’ora ce l’abbiamo fatta: partenza alle 9h30 per Istanbul e poi Milano, arrivo alle 17h50. L’aereo che avremmo dovuto prendere sarebbe partito alle 15h55 e arrivato alle 20 milanesi. Il tutto perché a causa del maltempo a Casablanca il nostro aereo non è partito!!!! aaaargh

Diciamo che l’avventura è durata fino all’ultimo, ma si è tutto concluso bene!

Per terminare questo lunghissimo diario non mi resta che dire che è stato un viaggio molto bello, era da tempo che volevo vedere posti diversi dall’occidente e direi che ce l’abbiamo fatta, anche se a volte la diversità è difficile da digerire… la Cina la consiglio vivamente a tutti, e badate bene che non c’è bisogno di fare nessunissimo tour organizzato, si può fare tutto da soli e la si gira tranquillamente anche senza conoscere il cinese (e nemmeno l’inglese direi!).

Abu Dhabi invece non ne vale per niente la pena, se siete appassionati Ferrari come me, una capatina al Ferrari world va fatta, un po’ come l’obbligo per i musulmani di andare a La Mecca una volta nella vita, ma per il resto non merita una visita dedicata.

Che dire, anche le vacanze 2012 sono finite… ora comincerò a pensare a dove andare l’anno prossimo… qualche idea?

 

Scopri