Idee di viaggio

Tre settimane a Cuba - parte II

Viaggio memorabile nell'isola della Revolucion, alla scoperta del volto autentico e contradditorio di Cuba.

Cuba CUBA Shutterstock
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Tre settimane a Cuba I parte

Ci alloggiamo presso la casa particular “Villa El Moro” (moro59@correodecuba.cu  - Calle Mariana Grajales 3) gestita da una giovane famiglia di cubani entusiasta di scoprire che siamo italiani (!!) ma piuttosto fredda e compresa nel suo ruolo di albergatrice. La casa effettivamente è molto pulita e somiglia ad un bed & breakfast piuttosto che ad una tipica casa cubana. Ci sistemano in una camera con bagno a 24 cuc a notte compresa un'abbondante colazione internazionale di frutta, uova, latte, caffè, pane e marmellata. Confermiamo la prenotazione della stanza per 2 notti e usciamo nel paese occupato ad organizzarsi per la festa.       

Considerando la mia idea di carnevale, l'assenza di maschere o carri lo fa sembrare più che altro una fiera gremita di gente, di cibo cucinato al momento (maiale e pollo alla brace, panini, crocchette.. ) e di chioschi di birra e qualsivoglia bibita. Non manca, come in nessun luogo dell'isola, la componente musicale con in nottata concerti e chitarre allegre nei ristoranti.

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Il giorno successivo decidiamo di andare a visitare, a 18 km da Viñales, la cueva de San Tomas, la grotta più estesa dell'America Latina con un fiume sotterraneo di 45 km. Durante la mattinata, mentre il paese è già pronto per la seconda e penultima giornata di baldoria, A. si dedica all'attività cult del luogo: una cavalcata tra gli incantevoli Mogotes e i laghi delle vicinanze; io, nell'attesa del suo ritorno, mi occupo di trovare un mezzo per raggiungere la grotta. Inizialmente cerco un ciclomotore: mi indicano una casa a cui rivolgermi ma nonostante il parcheggio sia colmo di mezzi a due ruote, mi comunicano che sono tutti inservibili. Mi informo per un taxi ma la spesa per sole due persone, essendoci solo taxi ufficiali dello stato, è eccessiva. Al malinconico rientro di A. (nota negativa per la qualità del “cavallo” e positiva per i paesaggi e il costo), mi consulto con lui e decidiamo di affrontare il tragitto in bici.

Tra i rilievi carsici che concorrono a creare un'atmosfera surreale, la sicura mancanza di allenamento e la strada deserta in dispettosa alternanza di discesa e salita, quei 18 km sembrano non esaurirsi mai! Dopo innumerevoli pause sotto l'impietoso sole del meriggio, arriviamo a destino alle 17.00 circa ma tagliato vittoriosi il traguardo, si volatilizza l'entusiasmo quando increduli scopriamo che l'orario di accesso alla grotta è già terminato! Fortunatamente lo spagnolo fluido e spumeggiante di A., riesce a persuadere “il custode” a farci entrare. Con 10 convertibles, scalata la collina, ci approcciamo alla cueva ma sconsiglio l'escursione ai non appassionati dato che si limita ad una visione infinitesimale della grotta durante la quale la guida si limita ad indicare un pipistrello e una pietra che ricalca le sembianze di un gorilla..

Impossibile affrontare il ritorno: provvidenziale nei pressi della grotta la presenza di due bambini in paziente attesa di un carro per raggiungere il carnevale: avvalendoci della loro collaborazione, strada facendo, ci facciamo caricare (con bici al seguito) tra l'entusiasmo e la solidarietà dei passeggeri. Il giorno successivo prepariamo nuovamente i bagagli e visitiamo il parco nelle vicinanze, “Casa de la Caritad”, passeggiando con turisti francesi accompagnati da una monaca tra una vasta varietà di piante e fiori e alberi di pane, caffè, avocado, mango e cacao. Assaporiamo frutta fresca nel giardino e dopo qualche giravolta per il paese alla ricerca di un passaggio, ci uniamo ad un giovane cubano accompagnato da una tedesca e, condividendo il viaggio in un taxi particular per 2 cuc a testa, raggiungiamo Pinar del Rio in meno di mezz'ora.


PINAR DEL RIO: una delle province più selvagge di Cuba; comprende degli isolotti, alcuni collegati alla terraferma; bellissime spiagge bianche e mare cristallino (Cayo Jutias, playa San Pedro, Baia di Corrientes).

Abbiamo  un'ora di tempo dopo di che l'auto, con altri 4 viaggiatori, partirà per La Havana. Salutiamo (destinati a rivederlo) il cubano già entrato in confidenza con A. Diamo un'occhiata a quello che sembra più un paese che una città, deserto, molto cubano, con le case fatiscenti rosa e azzurro pastello in stile barocco. Chiediamo per un ristorante in moneta nazionale e con poco più di 50 pesos, gustiamo, tra le mosche, una sorta di paella e misto pesce con cerveza.

Dalla piazza centrale, dove ci attende il taxista, ripartiamo con un simpatico gruppo di studenti di cinema per lo più australiani e in due ore (6 cuc a testa) raggiungiamo nuovamente la capitale e la nostra stanza del Vedado. La sera non posso quasi camminare: la bicicletta, avendo peggiorato il mio problema alle ginocchia, mi rende penoso qualsiasi passo.. Il giorno dopo debbo rimettermi in Viaggio, attraversare l'isola: mi aspettano Santa Clara, Cienfuegos, Trinidad e ultimo destino Santiago.. Mi consigliano di attendere almeno un giorno prima di partire ma un antinfiammatorio e un sapiente massaggio da parte di uno dei figli della Mami con un unguento di menta piperita, mi rimettono in piena forma. Sembra che i cubani sappiano tutto di “primo soccorso” e abbiano pronte ed efficaci soluzioni per qualsiasi malessere.

La mattina seguente prometto di tornare il lunedì successivo, e, salutando A. in corsa verso il suo destino, parto con fiducia per il mio! Al terminal degli autobus mi sento chiamare da lontano “Italia!!”: è l'uomo che ci aveva organizzato il colectivos per il viaggio per Viñales. Per 13 cuc mi propone un taxi oficial per Santa Clara (a circa 270 km) e mi lascia il suo numero di telefono, in caso di bisogno, per il futuro trasporto all'aeroporto a 15 cuc.

Santa Clara, casa particular “Hostal La Terraza” (laterrazacuba@correodecuba.cu – Calle Juan Bruno n. 155A) 15 convertibles senza colazione. Le camere dispongono tutte di bagno privato e televisore; ad occuparsi degli alloggi, un “universo femminile”.

La città è pulita, la via principale, un vivace “Boulevard”. Nuovamente nell'impossibilità (per il mio carattere) di muovere un passo senza un accompagnatore al seguito, conosco un sincero e serissimo cantore di Che Guevara che emozionato (non avendo mai avuto a che fare con un turista e per di più europeo)  mi consente un perfetto tour per Santa Clara che sembra plasmata intorno alla Revoluciòn..

SANTA CLARA: immersa tra le colline, il cui cuore è Parque Vidal, ospita la seconda università più importante di Cuba ed enormi busti dedicati a personaggi famosi;  numerose le chiese, poste relativamente lontane dal centro; l'economia ruota intorno alla produzione di canna da zucchero e al turismo: migliaia di persone vi si recano per visitare i resti della Revolucion sulle orme di Che Guevara (vi si trova la più grande statua dell'idolo realizzata nell'isola, il memoriale e il museo dedicatogli sono a circa due km dal centro) lungo Calle Indipendencia, i resti del treno blindato assaltato dai rivoluzionari; da visitare: Teatro de la Caridad, Museo de Artes Decorativas, Palacio Provincial (all'interno una galleria d'arte e la biblioteca provinciale José Marti), Museo Provincial Abel Santamaria (oltre il Rio Belico, aperto dal lunedì al venerdì); no aeroporto ma due autostazioni: quella degli autobus intermunicipali e quella degli omnibus nacionales.

Il martedì mattina visito il mercato di frutta e oggettistica per turisti (economici portacenere e gingilli vari), preparo i bagagli e come indicato dal taxista che mi ha portato da L'Havana a qui, mi reco, con qualche difficoltà, al vecchio terminale degli autobus dove trovo cubani più o meno organizzati che radunano viaggiatori per le varie destinazioni. Sono il terzo occupante del carro americano diretto a Cienfuegos, manca il quarto e poi si può partire.. dopo poco meno di mezz'ora arriva, è anch'ella una turista, mi accorgo di non essere abituata ad incontrarne ma questo mi prepara per Santiago.. 

Per 2 cuc, percorriamo poco più di 50 km discorrendo del loro modello ed idolo: il popolo cinese. Arriviamo in circa mezz'ora a Cienfuegos e, nonostante i ripetuti consigli, non evito i così detti “procacciatori di affari” così non appena scesa dall'auto, deposito i miei fedeli bagagli in una nuova casa particular dislocata in centro città: Casa “Sra Norma Catillo” (jampinar@yahoo.es - Calle 37 # 6206, e/62 Y 64). La camera, con bagno privato, mi costa 15 cuc a notte ed è pulita, piacevole e funzionale.

CIENFUEGOS: affacciata su di una baia risulta essere una delle città più accoglienti di Cuba e uno dei principali poli industriali; è chiamata “Perla del Sur” e ha “sapore francese”; è visitabile in una giornata e ha animata vita notturna (Discoteca El Benny); il cuore della città è il Parque José Marti (al centro della piazza la sua statua in marmo) circondato da edifici e monumenti; è raggiungibile passando sotto l'Arco di Trionfo (arco dedicato all'indipendenza cubana); da visitare il Teatro Tomas Terry (stile coloniale spagnolo, all'interno ispirato all'architettura italiana, uno degli edifici principali di Cuba), Colegio de San Lorenzo (la costruzione è stata possibile grazie ad una donazione fatta per garantire l'istruzione ai bambini più bisognosi), Catedral de la Purisima Concepcion, Casa de la Cultura Benjamin Duarte (artista nato a Cienfuegos)(dalla sua torre, splendida veduta della baia); El Nicho (serie di cascate con laghetti dove si può fare il bagno); presente un Malecon che il sabato e la domenica viene invaso da gente e diventa una vera e propria festa a cielo aperto.
 
Come prima – ma errata – impressione, Cienfuegos non mi piace. Non mi sembra reggere il confronto con la tranquilla, intellettuale e ariosa Santa Clara e cerco di scorgere con una curiosa e lesta occhiata gli aspetti francesi decantati nelle guide ma il sole è bruciante e decido quindi di passare qualche ora al mare. Chiedo informazioni in merito al gentile dueño di casa che mi consiglia la spiaggia Rancho Luna. Raggiungo così il terminale degli autobus, a circa 1 km, per prendere la guagua diretta alla playa.

La stazione è sotterranea e soffocante, debbo essere anche vittima di un calo di zuccheri e di mancanza di acqua. Un giovanissimo cubano con lunghe unghie mi avvicina. Parla molto bene italiano, intuisco da subito un elementare raggiro per sottrarmi 25 centivos (la guagua ne costa 1) con la promessa di un posto a sedere nell'affollatissima corriera. Inizialmente lo ascolto ma quando noto che mi segue ovunque e parlotta ingenuamente alle mie spalle, irritata lo allontano. Me ne pentirò, lo vedrò in autobus sorridere sornione, seduto e comodo a fianco di chi gli ha concesso fiducia. Maldito pregiudizio! Il bus si rivelerà infatti quasi invivibile (dovrò abituarmi a ben peggio..) e il corrispondente di  nemmeno 0,20 euro decisamente ben speso!

Rancho Luna è una lunga spiaggia di sabbia chiara a circa 15 km da Cienfuegos, servita da diverse strutture come bar, ristoranti, hotel. Finalmente arrivata, per prima cosa, mi occupo di capire dove, come e a che ora prendere la guagua per tornare a Cienfuegos. Come prevedibile, nessuna tabella oraria e questa volta nemmeno un'indicazione della fermata dell'autobus. Mi soccorrerà un ragazzo cubano “caricandomi” verso sera su di un carro colmo di gente e di vento..

La sera rientro alla casa particular, un altro viaggiatore, un irlandese, ha occupato la camera a fianco della mia; sta guardando la televisione col padrone di casa e cenerà con loro (riferirà ottima la cucina). Condividendo la volontà di visitare uno spettacolo musicale, passiamo la serata insieme, seguiamo il piccolo (rispetto a quello de La Havana) Malecon e, dopo aver spulciato la sua guida della Lonely Planet (ancora attuale nonostante del 2005), ci dirigiamo ad una casa della musica dove ci aspetta uno spettacolo dal vivo per 2 cuc.

Girovaghiamo poi per il centro deserto e rivaluto enormemente la città.. L'irlandese, deciso giudiziosamente a visitare “solo” l'ovest dell'isola, si recherà a Viñales; ci accordiamo per ritrovarci a La Havana gli ultimi giorni.

La mattina seguente sveglia all'alba, in vena sportiva mi dedico un'oretta al footing lungo il Malecon fino alla punta finale, ammaliata da tutte quelle bellissime case, costruzioni, incantati palazzi e stupiti cubani che mi guardano correre ridendo nella loro tranquilla immobilità..

Dopo una veloce doccia, colazione e valige pronte: destino Trinidad. Un'odissea.. Sedotta dai costumi locali, assecondo un improbabile geometra per raggiungere la mia destinazione per una via “cubanissima” ed economica: ho così il mio primo incontro/scontro con gli uomini in “amarillo”! La mia “nuova guida” mi dice di non parlare - me lo sentirò dire in un'altra occasione.. - affinché non sentano che sono “Yankee”;  fermi sul marciapiede convince con 10 pesos cubani - senza nessuna difficoltà - l'uomo in amarillo a farmi salire per il primo tratto di strada. Viaggiamo su di un carro di nuovo in balia del vento dopo di che, ci scaricano in una stazione di servizio sperduta.

Attendiamo circa 30 minuti e a seguire, un nuovo mezzo ci consente di avanzare di qualche km dopo i quali ci lascia con un'altra decina di persone in mezzo ad una strada deserta al sole intenso del mezzogiorno. Passa un'ora, comincio a scoraggiarmi; il mio nuovo amico assicura sentimentale di non rientrare a Cienfuegos fino a che non mi vedrà salire su di un mezzo diretto a Trinidad. Di lì a mezz'ora, salutandomi con la mano da un carro diretto alla sua città, lo vedrò improvvisamente sparire.. Quattro ore di attesa mi logorano i nervi: avvezza alla “velocità” imposta dal mio stile di vita, non apprezzo il valore del momento vero e prezioso che sto vivendo.

Tra i miei compagni di attesa, tutti sud americani, nessuno si lamenta e guardano con commiserazione la mia agitazione crescente; dopo essersi informati sulla mia strana situazione, mi garantiscono che sicuramente sta per arrivare la guagua che aspetto.. Arriva in effetti un “Astro” diretto a Trinidad, ma l'autista, dopo essersi consultato con l'uomo in amarillo, non mi permette di salire; a seguito della cosa, nasce un battibecco tra quest'ultimo e un ragazzo con al seguito un neonato.

Scoprirò solo dopo aver lasciato quella strada di espera che discutevano sul mio conto.. le uniche parole disordinate che potevo intendere erano “mentiroso, false, malo”. Quando quasi tutta la gente si precipita felice e sollevata verso un carro diretto a Cienfuegos, decido  di far ritorno salendo con loro e, quando di nuovo in città, rivolgermi alla Viazul (potere del denaro!). Tre giovani cubani si prendono cura del mio arrivo a destinazione dicendomi che per loro l'attesa di ore è quotidiana e motivo di socializzazione.

Mi spiegano che se non avevo ottenuto il passaggio dipendeva dall'uomo in amarillo che, mosso da astio per la mia condizione di viaggiatore low cost, aveva ostacolato in tutti i modi la mia botilla (autostop): per questo era nata una diatriba con lui. Salutandomi davanti all'autobus in partenza, mi riempiono di domande su Laura Pausini di cui sono appassionati - come tanti cubani incontrati - con tutto l'ingenuo e il disarmante romanticismo cubano.

Dalla stazione di Cienfuegos parto nel gelo del Viazul verso Trinidad (6 cuc – 85 km circa). Con il suo zerbino “Welcome” e le canzoni in italiano di Eros Ramazzotti, la sua solitudine e il suo silenzio sono agghiaccianti esattamente come il freddo prodotto dall'aria condizionata accompagnato da mie lamentele inascoltate. Tutti gli altri viaggiatori, per un buon 99% turisti, coperti da felpe e giubboni accettano la bassa temperatura senza alcuna lagnanza: debbono già aver viaggiato in Viazul..
Imparerò anch'io a non protestare più inutilmente..

TRINIDAD: da visitare il Casco Historico: con le sue antiche stradine, le piazze, le meravigliose case coloniali e i palazzi dipinti pastello è considerato uno dei nuclei coloniali meglio conservati delle Americhe; da visitare: Plaza Mayor (stile neo-barocco), la Chiesa parrocchiale della Santisima Trinidad, Palacio Brunet (di era coloniale), Museo dell'Architettura Trinitaria, museo nazionale della Lucha contra Bandidos, Valle de los Ingenios (patrimonio mondiale dell'UNESCO composto da tre valli dove vi si trovavano circa una settantina di fabbriche di zucchero e di piantagioni dove lavoravano migliaia di schiavi; sono presenti ancora testimonianze degli ex giorni di gloria del commercio dello zucchero).

L'arrivo nel tardo pomeriggio a Trinidad lo vivo come un assalto: una miriade di donne mi stordisce di prezzi, locazioni, servizi.. Dato l'orario ed in preda ad un forte ribasso, concordo per 10,00 cuc la notte con colazione in un appartamento con terrazza e cucina (sprovvista di gas..) sala da pranzo, bagno e 3 letti (“Yoanka Ramirez” - Calle Jesus Menendez 174).

Trinidad si rivela subito ai miei occhi graziosa ma assolutamente troppo turistica. L'invadenza della gente locale è solamente nel considerarmi “denaro camminante”. Improvvisamente fuori luogo e a disagio, vengo salvata da tre francesi esperti della periferia di Trinidad dove fuggiamo in cerca di “verità” e dove i luoghi perdono la patinatura da “set cinematografico” propria del centro città.

Recatisi nel pomeriggio alla famosa spiaggia  Ancon, che si trova  a 12 km dal centro, ne decantano la bellezza e me ne consigliano caldamente la visita. Innamorati di Trinidad si mostrano intenzionati a fermarsi altri giorni buttando a mare la criticata guida della Lonely Planet!

Con l'auto noleggiata andranno il giorno seguente a La Boca, spiaggia rocciosa sulla Sierra del Escambray, isolata e frequentata soprattutto da gente del luogo. Decisa a proseguire il mio viaggio e a raggiungere Santiago, declino, mi dileguo e prometto di nuovo una ricongiunzione durante gli ultimi giorni a La Habana dove riconsegneranno l'automobile noleggiata.

Riparto. Dopo aver preso contatti con innumerevoli persone la sera prima tra musica e festa sulla famosa scalinata di Trinidad, scopro che in nessun modo posso uscire (o mi vogliono far uscire) da lì senza Viazul. Comincio a sentire vivamente la netta e triste divisoria tra cubani e resto del mondo.

Alle nove della mattina prendo l'autobus per 6 cuc e un'ora e mezza di strada: fermata in giornata Sancti Spiritus: incontrerò qui l'unica persona che mi parlerà gridando, senza remore, in pieno giorno, in piena piazza centrale, contro il regime. Disperata, senza un soldo e malata.

SANCTI SPIRITUS
: città affascinante al centro di Cuba; cuore del centro il Parque Serafin Sanchez, circondato da numerosi palazzi neoclassici; ho visitato tutto quello che segue in una giornata: il Museo de Historia Natural, la chiesa de Nuestra Senora de la Caridad, la Parroquial Mayor del Espiritu Santo (di colore giallo; ho letto che se si considerano le fondamenta, risulta essere la chiesa più antica di Cuba), Museo de Arte Colonial, il Teatro Principal (di colore azzurro), il Puente Yayabo (stile medioevale, realizzato dagli spagnoli), il Museo Provincial, de la Esclavitud (al suo interno documenti sullo schiavismo (pratica molto utilizzata in passato in questa regione per la raccolta della canna da zucchero), la Casa Natal de Serafin Sanchez (eroe delle guerre di indipendenza caduto in battaglia); c'è un minuscolo aeroporto nazionale a circa cinque km dal centro.

Sancti Spiritus è accogliente, poco turistica e tranquilla in stile neoclassico e barocco. Fa parte del gruppo storico delle sette città di Cuba con  Baracoa (1512) Bayamo (1513) Trinidad (1514) La Habana (1514) Santa Maria del Puerto Principe (1515) Santiago de Cuba (1515).

Quasi in ogni via trovo case aperte che “distribuiscono Arte”. Acquisto numerosi libri (di Cabrera, Padura, Carpentier), racconti, documentari, cd e pellicole cubane (Guantanamera, Aunque estes lejos, Doble juego, Monte Rouge, Adorables Mentiras, Los pajaros tirandole a la escopeta, Ella trabaja, Perfecto amor equivocado, Pompas de jabon, Habana Eva, El premio flaco, Lisanka, Musica cubana, Dos hermanos) a prezzi irrisori. Per verificare il buon funzionamento dei dvd, fanno accomodare nei salottini a visionare spezzoni di films.


Dopo il peggior pasto, nelle peggiori circostanze igieniche, nella peggior bettola in Moneda Nacional, nuovo Viazul (cuc 28 – 10 ore) per viaggio in notturna (gelido) fino all'ex capitale..

SANTIAGO DE CUBA: “rivale” de La Havana per musica, letteratura, cultura, politica.. Vi si trovano i palazzi e i musei più antichi dell'isola (come la Casa di Diego Velazquez e il Museo Municipal Bacardi). E' considerata la “culla” della rivoluzione. Gode di una bella atmosfera caraibica grazie anche alla presenza di numerosi haitiani; Cementerio Santa Ifigenia dove c'è il corpo imbalsamato di José Marti. Affacciata sul mare e spalleggiata dalla Sierra Maestra.

La mia entrata nella caliente Santiago è alle 7 della mattina dopo una notte lunghissima. Nuovamente assalita dai jineteros, concordo a 15 cuc la notte in una camera di una casa particular con bagno, colazione e passaggio in taxi dal terminal degli autobus fino all'alloggio (“Dignora Lahit” - dignoralahit@yahoo.es - Calle D No. 214 - Sueño). In realtà, la padrona di casa e il mandante, come già successo a Trinidad, hanno difficoltà nel comunicare: sempre el desayuno viene inteso a parte nonostante accordi precisi. Contrariamente a quanto programmato, limiterò la mia permanenza a soli due giorni, tra le ragioni dei casi di Dengue, proprio in zona a dove mi trovo, non resi noti.

Nella caldissima e calorosissima Santiago vengo “sfiorata” dal mistero della religione attraverso uno strano e complicato incontro con un presunto mayombero, o chissà, presunto babalao: voleva purificarmi l'anima, gratuitamente, per consentirmi l'uscita da Cuba, a suo dire, con nuove vesti: leggere e consapevoli. Dovevo procurargli un animale da sacrificare e altro che non ricordo. Stordita dalla calura di Santiago mi fanno capolino nella mente la nganga, i palos, miti di cui avevo sentito parlare presenti in terra cubana: tradizioni e riti importati in passato soprattutto dagli schiavi africani..
   
“Il Palo è la religione degli abitanti del Congo.. Nganga vuol dire spirito dell'altro mondo. Nella nganga si prende un defunto affinché sia schiavo di un vivo e faccia quello che il vivo gli comanda. La nganga è potere e quasi sempre si usa per far il male, per sconfiggere i nemici, perché la nganga concentra le forze soprannaturali del cimitero, dove stanno i defunti, e del monte, dove si trovano i palos e gli spiriti...” (tratto dal racconto “La Cola de la Serpiente” di Leonardo Padura).

Evitando accuratamente strani riti casalinghi di non chiara natura, o chissà benefici, entrambi i giorni dedico la mattinata ad una difficile visita della città partendo dalla Moncada, ex caserma e oggi scuola, protagonista di un episodio della rivoluzione il 26/07/1953 e che riporta visibili a distanza i colpi delle armi da fuoco.

Mi muovo senza nessuna difficoltà: la città è affollata da motorini che inizio da subito ad utilizzare per spostarmi da un luogo all'altro: è sufficiente sporgere un braccio camminando per garantirsi un passaggio. Il sabato sera il centro storico viene chiuso al traffico e una animatissima Festa fa da protagonista fino all'alba, con musica, ron e un fiume impressionante di gente vivace lungo le vie del centro. (Stessa cosa riproposta tutte le domeniche).

Rapita indifferentemente da scultori, mamme, baristi, uomini o donne che mi aprono con fierezza le loro piccole, devastate case-garage per un caffè (rimpiango in alcune occasioni di non essermi vaccinata!!), sfuggo dalle asfissianti richieste di compagnia recandomi nel pomeriggio alla famosa spiaggia Sybonal con un autocarro. La playa, non ampia e di sabbia grigia, sembra essere la più vicina o comunque la più facilmente raggiungibile (se non l'unica) dai mezzi pubblici.

Trovo la spiaggia occupata da italiani benestanti in pensione che si dividono tra lunghi mesi italiani e lunghi mesi cubani e che, disillusi, dispensano consigli ed emettono giudizi amari sulla gente cubana che al contrario trovo positiva ed estremamente ospitale.

Davanti ad un graditissimo ed italianissimo piatto di spaghetti col tonno cucinato in casa, una giovane cubana sposata ad un italiano, mi parla del periodo especial, delle dure lotte per la sopravvivenza, dei sacrifici fatti da tutti. Ricalandosi nei panni di una bambina in lacrime, mi racconta  della sparizione dell'amato gatto e della dolorosa rivelazione della sua uccisione da parte del vicino di casa per sfamare i propri figli.

Le mille facce di una coloratissima Cuba: dal problema della ovvia prostituzione alla solidarietà più autentica, dalla miseria alla rinascita, dall'amore all'amicizia, dall'uguaglianza all'utopia in uno scenario dei più dinamici ed umani con protagonista questo popolo esuberante ed invincibile che, come insegnano passato e presente, sembra sempre e comunque sopravvivere a tutto..

La domenica, dietro suggerimento di un veneziano, decido di abbandonare Santiago e rifugiarmi a Gibara, un paese di pescatori in provincia di Houlgin. Raggiungo tale città nuovamente con un Viazul (11 cuc) e il paese (Gibara) con un taxi oficial concordando un'andata/ritorno di lì a due giorni per 15 cuc l'andata, 10 cuc il ritorno. Coalizzati i cubani mi informano che non esistono mezzi diversi dai taxi per percorrere quei 30 km..  

In realtà scoprirò che poco distante dal terminal, una guagua connette le due cittadine due volte al giorno per pochi spiccioli cubani. Una volta entrati nel canale turistico “Viazul” sembra complicato tornare ai mezzi locali.   

Durante il tragitto da Santiago a Houlgin rimpiango di non aver più giorni a disposizione da dedicare alla visita di Baracoa (elogiata da A. ma assolutamente complicato da raggiungere se non in 4/5 ore) e di altri luoghi selvaggi dell'est dell'isola, poco battuti dai turisti e celebrati dalla mia guida Lonely Planet che sull'autobus scorro affascinata. Sarebbe stato comunque troppo difficile potersi recare presso quei luoghi senza un mezzo di trasporto privato. Una macchina, più tempo, una cartina stradale dettagliata ed un ottimo senso d'orientamento (i cartelli scarseggiano.. sembra che in alcuni casi vengano utilizzati per rimpiazzare i buchi sui tetti delle case..!), credo siano assolutamente da considerare per percorrere Cuba!

Gli scopi della mia visita a Gibara sono due: la ricerca di una tregua dopo la guerra di Santiago e la visita a la Playa Blanca, di fronte al pueblo, che si contende la controversa nomina con Guardalavaca, come prima terra di approdo di C.Colombo  (“Nessun occhio umano vedrà mai una terra così bella”).

Se si dispone di un mezzo proprio, la spiaggia è facilmente raggiungibile tramite una lingua di terra, in caso contrario esiste una barca da turismo che in pochi minuti dal porticciolo ti consente di raggiungerla. Peccato che tale mezzo sia guasto da diversi mesi e che nessuno sembri preoccuparsi di ripararlo.. Nonostante le mie richieste, dietro compenso, nessun pescatore si azzarda a farmi salire sulla sua barchetta: il rischio che corrono nel compiere un'azione simile con un turista è notevole! Scoperto questo rinuncio a malincuore alla traversata.

In quella terra stramba, spoglia da turisti, sporca ma lucente (non a caso, oltre che per le case coloniali, il soprannome “Villa Blanca”), ogni anno si tiene il festival del cinema povero, proprio in aprile, ma non quest'anno perché mancano i fondi.
Alloggio per 15 cuc alla casa particular “La terraza de Iliana Ramirez” (Dir Donato Marmol 51 – A % Jaguero Y Calixto Garcia) gestita da una dottoressa sola, in pensione. La casa è pulitissima i pasti deliziosi e abbondanti. Si trova al primo piano dello stabile; al piano terra anche il fratello (con famiglia) ospita turisti. Le case particulares di Gibara sono splendide, per lo più ritagliate in palazzi coloniali.

Passeggio senza scopo per il paesello maleodorante, le persone del luogo sono incredibilmente affettuose nonché  ospitali ma mi impensieriscono i loro occhi: sembrano malati, come mangiati e interrogo in proposito diverse persone ma stupite attribuiscono la colpa al sole; solo qualcuno si espone accusando la cattiva alimentazione a cui sono soggetti lamentando il divieto al consumo di pesce. Mi chiedo chi si assoggetti realmente a questa triste legge paradossale specialmente in questi luoghi di grande “disponibilità marittima”.

Il giorno dopo, come indicatomi da un pescatore, verso le sette della mattina mi reco di fronte alla piazza principale e salgo su di un carro con qualche operaio: obiettivo mare. Sistemata in cabina autista, assisto alla salita dei prigionieri del penitenziario di Gibara: li portano a lavorare nei campi nei pressi della spiaggia Caletones (a 18 km dal centro), dove intenderei fermarmi qualche ora.. Percorriamo una meravigliosa strada sterrata ricoperta dal passaggio di granchi placidi pronti a finire nei sacchi di cubani intenti alla loro raccolta o sotto le ruote del pesante carro che mi sta trasportando felice.

L'autista mi spiega che aprile è il mese in cui i granchi escono dal mare e depositano le uova e mi suggerisce la casa di un suo amico nei pressi della spiaggia per recarmi a pranzo a gustarli a pochi spiccioli con carne di tartaruga..  Sostiamo nei campi di lavoro forzato dove operai e prigionieri scendono per iniziare il lavoro.

Ripartiamo e raggiungiamo il mare: la spiaggia è deserta, la sabbia bianchissima, l'acqua del mare agitata e cristallina; l'area è priva di servizi al di là di una capanna trasformata in bar in estate. Nei pressi del mare ci sono delle piccolissime ma profonde piscine naturali di acqua sulfurea e limpidissima di fiume (il rio Cacoyuguin e il rio Yabazon) dove si possono fare piccole immersioni. Ma non posso fruire di tutto questo! Scopro che non c'è nessun mezzo per tornare in centro a Gibara entro le 4 del pomeriggio, ora in cui la guagua dal terminal partirà con destino Houlgin per iniziare il lungo ritorno a La Havana.

Impossibile contattare un taxi e l'autocarro effettuerà il secondo ritorno solo verso le 18,00/19,00.. Delusa abbandono subito la bella - ma ovviamente sporca - spiaggia e l'autista per risollevarmi il morale mi accompagna in un capanno sulla strada a gustare la bevanda del luogo: il dolcissimo ed energizzante guarapo (il succo viene direttamente estratto dalla canna da zucchero con un piccolo macchinario) categoricamente senza ghiaccio!

Nel primo pomeriggio un'intera famiglia dolcissima e priva di alcuna malizia (come, nonostante le maldicenze, la maggior parte delle persone incontrate) mi accompagna a visitare una famosa grotta di Gibara ad ingresso libero raggiungibile a piedi percorrendo, tra le sterpaglie, una deserta strada di campagna. Mi spiegano che in certe nottate viene allestita a discoteca e me ne assicurano, e non ne dubito, il suggestivo impatto.

Alle 16.00, disposta a barattare la splendida calma di Gibara per la costante agitazione de La Havana, mi dirigo alla guagua e armata di bigliettino con numero, mi preparo all'attesa. A pochi passi da me un chofer, notando i miei bagagli, mi chiede se sono diretta ad Houlgin.. Al mio assenso, per 2 cuc, partiamo sul colectivos.

Per tornare alla capitale l'idea è quella di sperimentare la via ferroviaria che, mi dicono, attraversa luoghi sperduti di natura selvaggia; alla ricerca della stazione scopro però che la linea Santiago-Avana non passa per Houlgin.. Fortunatamente!, infatti verrò a sapere che il treno, per strane ragioni, può impiegare anche 48 ore per raggiungere la capitale!



Decido quindi per il Viazul; vorrei lasciare il bagaglio alla stazione (come già fatto a Sancti Spiritus) e visitare Houlgin. Da dove mi lascia il colectivos, un bici-taxi trasporta me e la valigia sudando e faticando fino al terminal. Prometto di non servirmi mai più di un mezzo di trasporto così schiavista..

Reduce da notti senza sonno, feste, spostamenti vari ed eventuali, mi ritrovo col cervello annebbiato. Il bici-taxista, conosciuto il mio proposito di raggiungere La Havana, mi assicura che può aiutarmi a salire sull'Astro anziché sul Viazul che partirebbe più tardi. Mentre lo aspetto inebetita sotto il sole, lo vedo parlottare con un altro cubano un tipico jinetero; all'improvviso mi rendo conto di essere rimasta con soli 31 pesos convertibles e appena 10 pesos cubani! Un veloce sguardo all'orario mi convince che è già troppo tardi per effettuare il cambio degli euro: tutte le case di cambio sono chiuse.

L'unica soluzione (dimentico stupidamente la possibilità di rivolgermi ad un Hotel!!) sembra essere il cambio per strada e alla pari (50 euro= 50 pesos); rifiuto e mi informo al terminal: mi mancano 2 cuc per comprare il biglietto dell'Astro e 12 per il Viazul.

Nel frattempo l'amico del mio bici-taxista (intento a non separarsi da me per ricevere il compenso dei suoi servizi) contrariamente a quanto promesso pochi minuti prima, mi nega la possibilità dell'Astro.. Esausta, sulla base del denaro di cui dispongo, decido per un Viazul fino a Matanzas dove la mattina seguente cambierò gli inutili euro nel mio zaino per poter così raggiungere La Havana!

Sto per acquistare il biglietto Viazul quando gli autisti di un Astro colta, non saprei bene come, la mia intenzione di recarmi a Matanzas, avvicinano il mio bici-taxista e il suo “socio” e propongono di farmi salire sull'Astro, come riferitomi dal jinetero, per 31 cuc (che casualità! Esattamente tutto ciò che possedevo..) Nonostante un insistente sguardo di ammonimento da parte di una donna in sala d'attesa che aveva seguito la vicenda, accetto. Mi fanno andare ad un angolo della via dove mi possono “prelevare” di nascosto; do 3 cuc al bici-taxista, disperato per le mie finanze, e mentre mi fanno salire velocemente sull'autobus (dicendomi minacciosi di non parlare con nessuno!), cerco di consegnare il denaro nelle mani dell'autista ma vedo stupita sparire 8 dei miei cuc nelle lestissime mani del jinetero.

Nonostante il “veto”, ovviamente, inizio un lungo discorso soffocato con la mia vicina di sedile. Conosciuta la mia storia, imperterrita, vuole darmi tutto il suo denaro (20 pesos cubani) per mangiare e consentirmi l'arrivo a La Havana. Chiaramente non accetto e raggiunta la sua destinazione (Camaguey) prima del commiato ci scambiamo gli indirizzi mail: un rito molto importante per i cubani benché in pochi abbiano la possibilità di accedere ad internet se non sul luogo di lavoro. A differenza degli altri però, non mi istruisce sul non inviarle e-mail a sfondo politico o con insinuazioni sulla qualità della vita a Cuba..
L'autobus riparte, dal finestrino vedo la sua figurina eretta sul ciglio della strada sparire con la mano sventolante in segno di saluto malinconico..

In tarda serata ci fermiamo a bere un caffè in un bar sulla strada. I due autisti mi chiamano in disparte e mi domandano quanto denaro mi avesse chiesto l'uomo per quel viaggio. Battezzandolo “assassino”, dato che mi aveva privato di tutti i soldi, mi assicurano che mi consentiranno loro di raggiungere finalmente L'Havana da Matanzas a loro spese con soli 10 pesos cubani. In realtà gli autisti avevano proposto la mia salita su quell'Astro per 20 cuc (comunque spariti nelle loro tasche) e non per 31 come mi avevano dato ad intendere.

Il loro modo di aiutarmi, è quello di svegliarmi durante il tragitto con una torcia nel bel mezzo della notte (scoprirò poi che era già alba, ma tutto è così buio a Cuba fino alle sette!) e scaricarmi in mezzo alla strada con i bagagli. Ancora assonnata e abbandonata al mio destino in una strada buia, stranita li vedo ripartire di tutta fretta..

Noto subito due donne sul ciglio della strada accompagnate da una bambina; intuisco che si tratta di un “punto de recogida”; mi avvicino e domando dove siamo: “Matanzas” e dove siamo dirette: “Havana”. Sorrido, e in poco più di 20 minuti mi trovo su di un auto “affollata”, seduta in bilico sulla ruota di scorta, schiacciata ma felice godendomi attraverso il vetro sudicio lo spettacolo del sole in ascesa sulla magnifica baia de La Havana! Dopo due ore di scosse e sussulti tra le forti e pungenti esalazioni del petrolio, scendo dall'auto finalmente libera nella brezza del Malecon..

Torno quindi dalla Mami un giorno dopo del previsto e vengo accolta da un sospiro generale di sollievo: davanti ad un caffè, rigorosamente zuccheratissimo, mi raccontano la preoccupazione di quei giorni sapendomi sola e indifesa (??)..

Passo i tre giorni che mi restano con gli amici de La Havana, mi ritrovo con il “fratello” italiano unitosi nel frattempo al cubano del viaggio da Viñales. Mi consegna, come da precedenti accordi, il medicinale omeopatico anti-cancro acquistato sull'isola, perché lo recapiti all'aeroporto di Linate ad una amica. Il farmaco (Escozul) è un estratto di veleno dello scorpione blu ottenibile a prezzi ragionevoli solo a Cuba dietro presentazione di una cartella clinica del malato. Assicuro ad A. la massima cura nella custodia e nel successivo recapito del medicamento.

Riviviamo il quartiere Chino, L'Habana Vieja e mi reco a Santa Maria del Mar, dove vengo improvvisamente investita in riva al mare da quello che mi sembra un uragano di vento e pioggia! Impossibile, per diverse ragioni, mi sarà raggiungere Cojimar, il paese di pescatori che ospitò Hemingway. Continuano giorni nuvolosi e incerti con onde inquiete ma continuiamo nel mare..

.. e visitiamo la parte rocciosa e di cemento ad ovest del Vedado dove nuovamente mi ritrovo bagnata, sbattuta sulle rocce da un'onda (anomala?!) e salva miracolosamente dal mare vorace.

L'ultimo giorno, dopo una notte di festa tutta cubana, mi congedo dal Malecon, dal balcone azzurro e barocco e dall'infinità di occhi e innumerevoli storie di altri viaggiatori o di cubani incontrati durante il Viaggio.. Contatto quindi “l'uomo del colectivos” per Viñales e per Santa Clara (Gestor de Viajes Angel Luis Lopez Chongo – Tel. 8794463) e al suo puntuale arrivo sotto casa de la Mami, ci dirigiamo all'aeroporto. In fila davanti agli sportelli “Cittadini Europei”, aspetto, con l'assimilata arte della pazienza, il mio turno: dietro pagamento (25 cuc), mi rilasciano il visto di uscita...




DISTURBI AL RIENTRO IN ITALIA..
Non ho avuto nessun disturbo gastro-intestinali rilevante durante la mia permanenza a Cuba ma al rientro in Italia, di lì a tre giorni, mi colpisce dissenteria accompagnata da una leggera febbre. Il medico condotto, saputo del viaggio, mi sottopone ad un'analisi delle feci con fortunato esito negativo.. Si ipotizza in un secondo momento che il virus l'abbia contratto a Milano dato che imperversava in zona e per circa 15 giorni lo stomaco è soggetto a disturbi..

JET LAG (superamento di sei fusi orari): Disturbi maggiori al ritorno, con incubi notturni, spossatezza, disturbi nel sonno e intorpidimento generale per circa quattro/cinque giorni calando di intensità ora dopo ora..

MANCE: Provvidenziale per chi lavora in ambito ristorazione, trasporti o altro.. ma dannosa se concessa per nessun servigio se non a titolo di buonismo: sembra che molti cubani smettano addirittura di lavorare, creando scompenso ad una già disequilibrata società.. con qualche mancia al giorno superano stipendi mensili!! 

DONNE SOLE A CUBA
: Santiago, tra le zone visitate, è stata la più “difficile”.. in ogni caso, quasi impossibile restare sole.. Che il moto perpetuo che stimola chi ti si affianca sorridente e insistente siano i soldi o altro non importa perché concedendo la giusta fiducia dopo aver sottolineato “viaggiatore, non turista, e in più senza soldi” l'affetto, la solidarietà e l'aiuto che ti vengono offerti è insuperabile. Gli uomini, giovanissimi, giovani o meno giovani che siano, sono spaventosamente cavalieri: se in loro presenza, non trascinerai mai nessuna valigia, al primo corrugarsi delle sopracciglia ogni dubbio/perplessità verrà ottimisticamente e fantasiosamente risolto da chi si trova nell'arco di cinque metri. D'altra parte, anche se già in maschile compagnia, ciò non gli impedisce di fischiettare al tuo passaggio, sussurrarti un “Linda..”, o strizzarti l'occhio. Chi hai il piacere di incontrare tramite conoscenze in comune, sorvolando sull'innamoramento istantaneo, per il resto si approccia “normalmente”. A livello di sicurezza rassicurante la presenza della polizia: ogni agente (la capitale ne è affollata) “è lì per te”!

Tre settimane a Cuba I parte

Tre settimane a Cuba I parte

 

 

 

 

Spesso mi è capitato di perdere indirizzo e direzione della casa privata in cui ero alloggiata. Nessun problema: chi vive nei dintorni ti ha già notata da ore/giorni.. sa esattamente dove dormi, di dove sei e dove hai passato la giornata.. stupefacente! Che si facciano in mille per aiutarti in cambio di una camminata a tuo fianco o del semplice piacere di avere informazioni sul “Paradiso Europa”, secondo la mia esperienza, è garantito!

JINETEROS: Uomini o donne praticanti attività illegali o semi-illegali che vivono di prostituzione o espedienti di qualsiasi natura, in innumerevoli modi. Trafficanti o ladri, accompagnatori di turisti in ristoranti, alloggi, ovunque in cambio di denaro e commissioni da parte della persona favorita (come i padroni delle case private o i ristoratori). Procacciatori di affari. Da evitare.. ? Dipende!

ATTENZIONE AI CASSIERI! In almeno tre occasioni l'incontro con gli addetti cassa è stato un tentativo di furto. Può capitare che giochino sui resti: attenzione all'acquisto di biglietti di autobus, di ricariche telefoniche (capitato alla famiglia cubana di Santa Clara), di generi alimentari.. Per recarmi a Santiago ho rischiato la perdita dell'ultimo autobus notturno perché la cassiera si assentava dallo sportello e fingeva di non capirmi: non voleva rilasciarmi il ticket di viaggio mezz'ora prima della partenza; ha attesa fino ad un minuto prima che il Viazul partisse in modo da non dovermi fare il biglietto (ovviamente richiesto) per garantirsi diretto incasso nelle proprie tasche!!

INTERNET: punti normalmente disponibili in tutte le principali città dell'isola e presso gli alberghi. Molti i siti tristemente bloccati per i cubani.

CASAS PARTICULARES:
Viñales:    Villa Yodalis (045-695199), Calle Rafael Trejo 145 A
Santa Clara:    Hostal Javier (042-217297 – 052474782), Calle Colon 225
Cienfuegos:    Ana Maria (043-517992), Calle 41 4808
Trinidad:    Margarita Cabrales (041-992394 – 053419299), Calle Pedro Zerguera 511 A
Camaguey:    Hostal Carmita (032-298968)
Santiago:    Graciela y Arturo (022-499120), Leonardo (022-652192 - 052548803), “Moris y Yurianela” (morisbonoli@libero.it – Calle Santiago No. 304 e/ Trocha y Puente – Tel. 0053 22 627506 asa destinata ad essere ampliata con possibilità di comida italiana).

Periodo: Marzo-Aprile

Tre settimane a Cuba I parte

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