Idee di viaggio

Come viaggiare, studiare e lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit

Come la Brexit cambierà viaggi di piacere, studio o lavoro in Gran Bretagna

Come Viaggiare, Studiare e Lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit AGGIORNAMENTO Shutterstock
5/5

Residenze provvisorie o definitive, visti temporanei, nuovi programmi che sostituiscono l’Erasmus, un “sistema a punti”, un premio alle eccellenze e – ovviamente - passaporto alla mano: come la Brexit cambierà viaggi di piacere, studio o lavoro in Gran Bretagna?

Il primo gennaio 2021 è la data in cui ufficialmente la Brexit ha iniziato a produrre i suoi effetti all’interno della Gran Bretagna e a regolarne i rapporti con l’Europa e, più in generale, con gli stati esteri. Tra le novità più rilevanti, oltre ai chiari effetti sull’economia, certamente l’uscita dall’UE comporta per il Regno Unito una diversa regolamentazione per quanto riguarda la circolazione delle persone all’interno del territorio nazionale. 

Come viaggiare, studiare e lavorare nel Regno Unito dopo la Brexit

A partire da questo nuovo anno, infatti, per studiare e lavorare in UK, ma anche solo per viaggiare e andare in vacanza, non sarà più possibile avvalersi delle regole comuni che riguardano tutti i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea. Ma cosa cambierà di fatto?

  • Chi vive già in Gran Bretagna

Partiamo col dire che bisogna differenziare i cittadini europei che già vivono stabilmente nel Regno Unito da coloro che vorranno trasferirsi in Gran Bretagna dopo l’entrata in vigore della Brexit. Chi, infatti, si trova già in Gran Bretagna per motivi di studio o lavoro, dovrà solo presentare domanda per l’EU Settement Scheme entro il 30 giugno 2021 e dimostrare di essersi trasferito in UK prima del 31 dicembre 2021. In questo modo si potranno ottenere il pre-settled status (residenza provvisoria della durata di 5 anni, terminati i quali sarà necessario ripresentare domanda) oppure lo settled status, la residenza britannica definitiva. Per ottenere quest’ultima sarà necessario aver vissuto in maniera continuativa per almeno cinque anni nello Stato britannico, senza essersi trasferiti in un altro Paese per più di sei mesi nell’arco di un anno. Sia con il pre-settled status che con lo settled status si potrà, oltre che continuare a studiare o lavorare, usufruire del servizio sanitario nazionale.

  • Come studiare nel Regno Unito?

Per gli studenti europei che desiderano intraprendere un corso di studi in UK ma non hanno i requisiti adatti per ricevere il pre-settled status o lo settled status, sarà invece necessario un visto speciale. Per chi si voglia iscrivere a un istituto di un grado inferiore a quello universitario (corrispondente al nostro liceo) il visto dovrà essere accompagnato da un certificato di conoscenza della lingua inglese, per gli italiani pari al livello B1. Per gli universitari tale visto deve essere richiesto tra i 6 e i 3 mesi prima dell’inizio del corso di studi che si desidera intraprendere e – per essere ottenuto – prevede ovviamente dei requisiti: oltre alla conoscenza della lingua inglese, anche l’ammissione a un corso di laurea riconosciuto dall’Home Office e la possibilità di coprire il pagamento delle tasse universitarie britanniche. I visti per studenti hanno durate differenti in base al grado e al percorso di studi intrapreso: possono variare da un minimo di 2 a un massimo di 5 anni. A conclusione degli studi, grazie al visto speciale Graduate Visa, è concesso al laureato di rimanere nel Regno Unito per altri 2 anni alla ricerca di un’occupazione, 3 se si è in procinto di concludere un dottorato. 

Per quegli studenti europei che, invece, vogliono avvalersi dei programmi di scambio tra un’Università britannica e una del loro Paese di origine, non sarà più possibile contare sul programma Erasmus+, riservato agli ateneii degli Stati UE. In sostituzione però è stato creato dal governo del Regno Unito il programma Alan Turing che pare abbia requisiti un po’ più duri per la selezione degli studenti e coinvolga più da vicino la gestione da parte delle singole università, ma mantiene intatto lo spirito del progetto di scambio culturale.

  • Il sistema a punti per lavorare in UK

Se non vivete in UK ma il vostro desiderio è lavorare nel Regno Unito e non accettate che la Brexit vi privi dell’esperienza di vivere nel Paese della regina Elisabetta, esiste la soluzione adatta a voi: il PBS, il Point-based immigration system. Un sistema a punti che consente di ottenere un visto lavorativo a chi supera il punteggio di 70 sulla scheda di valutazione. Trai criteri che vi faranno guadagnare punti ci sono: l’obbligo di un’offerta di lavoro già ricevuta prima del presunto trasferimento (no, non potete cercare lavoro una volta atterrati) e da uno sponsor riconosciuto dall’Home Office, le conoscenze linguistiche che per gli italiani rispecchiano almeno livello B1 di inglese, e il salario annuo non inferiore a 25.600 sterline.

L’eccezione per personale sanitario e grandi talenti

Non tutte le professioni però richiedono gli stessi requisiti ed è possibile verificare quali siano i titoli e le competenze richieste per il vostro mestiere consultando questo link messo a disposizione dal governo britannico. Un’eccezione è fatta inoltre per due categorie che il Governo inglese ha interesse ad attirare:

  • I professionisti sanitari che potranno avvalersi del visto Healt and Care, che rispetto agli altri visti lavorativi ha una serie di vantaggi economici.
  • I grandi talenti della scienza, delle discipline umanistiche, dell’ingegneria, delle arti (tra cui cinematografia, design della moda e architettura) e della tecnologia digitale. Grazie al visto Global talent queste categorie di professionisti non dovranno rispettare l’obbligo di aver ricevuto un’offerta lavorativa prima dell’arrivo in Gran Bretagna ma potranno dedicarsi alla ricerca di un’occupazione direttamente in loco. 

 

I viaggi verso la Gran Bretagna

Non dimentichiamo però che, Covid permettendo, la Gran Bretagna è anche una meta turistica per semplici viaggi di piacere e vacanze. Cosa cambierà in questo caso con l’uscita dall’UE? 

A partire dal 1 gennaio 2021 per tutti i cittadini europei sarà necessario – come lo è per tutti i viaggiatori provenienti da Paesi non comunitari – il passaporto per poter entrare nel Regno Unito. Questo consentirà di restare in UK per un massimo di tre mesi, oltre questo tempo di permanenza sarà invece obbligatorio munirsi di un visto apposito per visitatori. 

Autore: Paola Toia 

 Foto: © RoFerr / Shutterstock.com

Scopri