Idee di viaggio

In viaggio alle Ebridi Esterne, Scozia

Il fascino della frontiera, il mistero del finis terrae e un cielo paternalista che deprime e dispensa gioia a suo piacere. Andiamo alla scoperta delle isole scozzesi remote e solitarie.

Quiraing Isola di Skye iStock
5/5

Periodo: ottobre

La frase del racconto: "È anche soltanto per arrivare a questo punto che si affronta il viaggio. Per vedere la fine del mondo, per guardare un orizzonte sapendo che dietro la linea laggiù non c'è più niente".

L'isola di Lewis sono due, anzi tre. No sono tante isole che formano un lungo arco accanto alla Scozia. Accanto, ma mica tanto. Il traghetto impiega quasi due ore da Skye, che è già, a suo modo, un'isola, per raggiungere Tarbet, il porto di approdo a Lewis. Non esiste un paese intorno al molo. Tuttalpiù qualche casa un po' nascosta dietro un'ansa. Il cielo è bassissimo quando piove: le nuvole coprono le cime delle montagne che, tra l'altro, non superano i seicento metri. Non ci sono alberi. Uno pensa che sia il vento ad impedire lo sviluppo della vegetazione di alto fusto, ma non so. L'impressione è che gli alberi qui se li siano bruciati tutti per scaldarsi. Finiti quelli, hanno iniziato a tagliare la torba e adesso usano quella.

Si sente l'odore nell'aria, perché qui ottobre è un mese già freddo, davvero un periodo poco indicato per un viaggio, ma presenta un vantaggio: la quasi garanzia di non incontrare italiani e non sentir parlare italiano. Non solo: gli scozzesi non sono in grado di capire se un ospite che balbetta frasi in inglese proviene dalla Francia, dall'Italia o dalla Grecia, per cui, se proprio non arriva la domande fatale, si può anche millantare una nazionalità diversa dalla propria e tirarsela da persone a modo.

C'è anche pianura a Lewis, ma la maggior parte del paesaggio è ondulato come una coperta la mattina dopo. Il colore è proprio quello di una coperta militare: un grigio ferro, infeltrito che potrebbe anche essere marrone; è il colore dell'erica incanutita, che lascia intravvedere la terra inzuppata di acqua. Gli altri colori sono il bianco sporco delle pecore e il grigio dell'asfalto che a volte è persino più chiaro di quello del cielo.

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Si guida a sinistra, ovviamente, ma non è così importante, perché il traffico, lasciati passare quei dieci - quindici veicoli sbarcati dal traghetto, è davvero poca cosa. Un'ora di curve e si arriva a Stornoway, il centro più importante delle Ebridi esterne (“Ebridi esterne” suona di anatomico vero?). È una cittadina, con le sue vie, i suoi centri commerciali, la centrale elettrica, chiese ad ogni angolo, ristoranti e bande di ragazzine. Ricordate i teddy boys o anche solo i boys? Ecco, sono rari come il muflone arancione dell'Argentario. In giro, la sera, si vedono solo ragazze, poco vestite, molto chiassose, un po' rotonde che, purtroppo, non importunano i passanti. Al ristorante si può ordinare l'haggis con ottime probabilità di essere, prima accontentati e poi, felici della scelta

In Scozia non c'è un solo ristorante che prepari questo piatto tipico con la stessa ricetta di un altro. L'unica cosa che hanno in comune tutti gli haggis assaggiati è la quantità, che non basta mai. La birra locale è buona o buonissima, ma fuori fa freddo e la voglia di far pipì è in agguato.

In ottobre trovare un bed&breakfast non è certo un problema. Il Tower di Stornoway mostra sul suo sito delle belle camerette sottotetto, molto piccole, molto accoglienti, molto scottish. Tuttavia Tanya, emigrata qui dall'Ucraina, pensando di fare cosa gradita, potrebbe darle via e sistemare gli ospiti nel cottage sul retro, probabilmente un abuso edilizio degli anni '80, forse sanato, forse no.

La strada che sale all'estremo nord di Lewis, da Stornoway costringe ad un lungo spostamento verso la costa atlantica e poi ad un'ancora più lunga ascesa fino a Butt of Lewis e al faro che segna la fine della terra e l'inizio di un mare che arriva fino al polo da una parte e in America dall'altra.

È anche soltanto per arrivare a questo punto che si affronta il viaggio. Per vedere la fine del mondo, per guardare un orizzonte sapendo che dietro la linea laggiù non c'è più niente. Un cartello nei pressi del faro informa che con un po' di fortuna tra i faraglioni si può avvistare uno squalo di 11 metri che incrocia da queste parti. È una specie che si nutre solo di plancton, una sorta di vegano incapace di preoccupare la popolazione di gabbiani, cormorani, sule, (invento) beccacce e puffins che si lascia sballottare dalle onde.

A volte il cielo si libera improvvisamente dalla cappa scura e se capita su una spiaggia come non se ne vedono due nella vita, può anche essere che una coronaria si liberi dal colesterolo e lasci passare felicità allo stato fluido. La spiaggia potrebbe essere quella di Tolsta. Profonda duecento, forse trecento metri, e lunga due chilometri, un imprenditore balneare di Loano (SV) ci farebbe stare un milione di ombrelloni, forse due. Qui, ad ottobre, non ce ne sono e probabilmente nemmeno ad agosto. Non c'è proprio nessuno e la luce non se ne va mai, come un attrice trattenuta sul palco dagli applausi.

Due giorni pieni sono sufficienti per intristirsi e per gioire a Lewis e Harris. Prima di abbandonare l'isola per scendere a visitare Bernaray e Uist, si può (si deve) vedere Rodel. Che non è un paese. È una vecchia chiesa di pietra e un hotel. Il Rodel Hotel, in particolare, merita. Merita il suo haggis, merita la sala da pranzo deserta, merita il tavolo accanto alla finestra con vista sul porticciolo vuoto e sul cielo bianco. Merita il cameriere per il quale ci si può chiedere chi sia, quanto lo pagano, se lo pagano, per servire due soli clienti al giorno, sempre che domani venga qualcun altro. La fantasia costruisce immagini di camere bellissime, ma le tariffe impediscono di andare oltre al sogno.

Il traghetto per Bernaray parte poco più in là. Ce n'è uno solo la domenica e se si perde quello, non si passa. Qui la domenica si ferma quel poco che non è fermo durante gli altri giorni: i pochi pub, i pochi caffè, i rari distributori. Il traghetto impiega un'ora per coprire poche miglia, ma una volta a bordo si capisce perché: il braccio di mare tra Harris e Bernaray è tutto una secca. Qui Schettino si incaglierebbe con gioia. Invece il comandante scozzese compie continue manovre procedendo a zig zag tra le boe verdi e quelle rosse, mentre la luce del giorno se ne va e comincia a piovere.

Bernaray è un'isoletta di pochi chilometri quadrati, unita a North Uist da un terrapieno artificiale. Ci sono delle foche al di là del vetro, sugli scogli gelidi lasciati liberi dalla marea. Vedere le foche non fa sorridere, perché dovrebbe? fa venire freddo.
Se Lewis non è una meta turistica famosa, Le isole di Uist, North e South lo sono ancora meno. Le case sono povere, i pascoli sono poveri e c'è acqua dappertutto: la superficie occupata da laghi e stagni è sicuramente superiore a quella solida. La strada è stretta. Ci sono “passing place” ogni cento metri perché due auto non passano. Quando due auto si incontrano, i conducenti fanno a gara a chi si ferma prima per far passare l'altro e quando ci si incrocia sono gran cenni con le mani. Quello che avanza alza la mano per ringraziare; l'altro, il fermo ringraziato, alza la mano per dire “tanto lo so che ti saresti fermato tu volentieri, grazie lo stesso”. Sono bei momenti che chiunque, persino un italiano si può permettere, tanto il traffico è quello che è.

Non c'è molto da dire su North e South Uist. Il porto da cui si riparte per la Main Land è Loch Maddy. Non c'è molto da dire nemmeno su Loch Maddy. C'è un unico hotel che fa servizio pub ed è una delle uniche tre possibilità per trovare da mangiare sull'isola. Petto di pollo in salsa di whisky una sera, e fish pie l'altra sono consigliabilissimi. E birra. Tanta, alla salute di Pierre Dukan.

Il resto della Scozia è meravigliosamente a colori, con dominante verde, ma questo è noto a molti se non a tutti.
Non lo sono le Ebridi esterne. Hanno il fascino della frontiera, il mistero del finis terrae, hanno un cielo paternalista, che deprime e dispensa gioia a suo piacere. Hanno tutto quel che serve per attrarre chi ha voglia di farsi un po' male dentro, quel male che non fa torcere il corpo ma strizza un po' l'anima e dopo averla asciugata la restituisce al proprietario, ma a questo punto è così stropicciata che non si stirerà mai più. E così prende la voglia di tornare. Anche subito.

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