Idee di viaggio

Le escursioni più belle del Parco Nazionale del Vesuvio

11 sentieri dalla lunghezza complessiva di 54 km per camminare sul vulcano attivo più studiato al mondo

Escursioni Vesuvio ESCURSIONI Shutterstock
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Il Vesuvio ha una storia lunga 400.000 anni. La sua sagoma inconfondibile domina la città di Napoli e il suo golfo. La sua ultima eruzione risale al 18 marzo 1944 quando furono emessi 21 milioni di metri cubi di lava, furono distrutti numerosi centri abitati e le ceneri giunsero fino in Albania. 

Oggi, seppur in fase di quiescenza, il Vesuvio è attivo ed è uno dei vulcani più studiati al mondo. Un universo di biodiversità da esplorare tra percorsi immersi nella macchia mediterranea, colate laviche e valli infernali. Il Parco Nazionale del Vesuvio, perciò, offre 11 sentieri per una lunghezza complessiva di 54 chilometri. Dovete solo decidere se fare trekking immersi nel verde o risalire il sentiero del Gran Cono per vivere l'emozione unica di camminare lungo il cratere di un vulcano attivo. Dall’alto del Vesuvio si aprirà un panorama eccezionale su Napoli, il golfo e addirittura il Lazio. 

Ecco le escursioni più belle da fare al Parco Nazionale del Vesuvio.

(Foto: © LifeCollectionPhotography / Shutterstock)

Le escursioni più belle del Parco Nazionale del Vesuvio 

  • La Valle dell’Inferno – sentiero n. 1 

La Valle dell’Inferno separa il Monte Somma dal Vesuvio, ed è in parte invasa dalle lave dell’ultima eruzione del 1944, colonizzate dal lichene Stereocaulon vesuvianum. La Valle dell’Inferno offre una suggestiva passeggiata alla scoperta del lato orientale del Somma-Vesuvio. Osservando dal basso il Monte Somma e il Vesuvio si ha davvero il senso dell’imponenza dei vulcani.

Il percorso inizia a 4 chilometri dal centro di Ottaviano, lungo la strada che dal paese si inerpica verso il Monte Somma. Allontanandosi dal centro abitato si ammira sulla sinistra lo splendido Palazzo Mediceo. Si attraversano pinete di pini e boschi di castagni prima di iniziare a salire per arrivare al Largo Angelo Prisco. Da questo piccolo spiazzo ricavato tra ginestre e conifere, la lapide dedicata alla memoria di Prisco, finanziere assassinato dai bracconieri nel 1995, segna il punto di separazione tra i sentieri 1 e 2. Proseguendo sulla sinistra si procede tra tratti ombrosi e soleggiati fino ad arrivare ad un grande slargo, immerso tra le ginestre e dominato dall’improvvisa visione del vulcano. Quindi ci si ricongiunge alla strada Matrone, ma continuando a salire verso il tornante successivo si imbocca il tratto sterrato a destra, che corre parallelo alle pendici del Gran Cono lungo la Valle dell'Inferno, nella quale ci si inoltra successivamente con una deviazione sulla destra oppure svoltando al Rifugio Imbò. L'emozione di camminare nella valle si fa sempre più intensa, man mano che ci si fa strada tra maestose pareti e guglie di roccia lavica, in cui trovano dimora il corvo imperiale, il pellegrino e il più raro codirossone, piccolo passeriforme dai vivaci colori. In questo punto il sentiero si ricongiunge con il numero 2 “Lungo i cognoli” e, attraversata la valle, inizia a risalire lungo i Cognoli di Levante. Durante il tragitto è possibile inoltrarsi nei cunicoli modellati, come un capriccio di fuoco, dalla lava più recente, quasi sorpresa dal raffreddamento durante il suo fluire. Continuando lungo il tracciato si ritorna al punto di partenza. Il percorso nella Valle dell’Inferno, lungo 7 km e dalla difficoltà media, è l’ideale per osservare la tipica struttura geologica del vulcano. Calcolate 7 ore di percorrenza tra andata e ritorno. 

  • Lungo i Cognoli – sentiero n. 2

È un itinerario panoramico che permette di godere degli scenari del Somma-Vesuvio più suggestivi e selvaggi, attraversando ambienti forestali fino alla nuda roccia lavica. Il punto di partenza è localizzato lungo la strada che dal Palazzo Mediceo di Ottaviano prosegue verso il complesso vulcanico. Il primo tratto del sentiero, comune al sentiero n. 1, si snoda lungo tornanti asfaltati, per poi trasformarsi in un sentiero sterrato. Si attraversano boschi di castagno, ontano napoletano, acero napoletano, leccio, robinia per poi raggiungere il largo Angelo Prisco, dove si separa sulla sinistra il sentiero n. 1, mentre l'itinerario procede sulla destra inoltrandosi in un ombroso castagneto. Dopo circa 1200 m si incontra una sbarra, a destra della quale si trova una diramazione che giunge fino alla strada che da Santa Maria di Castello ascende a Punta Nasone, connettendo, quindi, il sentiero n. 2 con il n. 3. Allo stato attuale una frana impedisce tale connessione. Il percorso prosegue, invece, sulla sinistra, continuando lungo una fitta pineta di pino marittimo e pino d'Aleppo. Il sentiero si apre poi alla vegetazione di macchia a ginestra, impreziosito dalla presenza di muri a secco di epoca borbonica. Salendo ancora per qualche tornante si raggiunge un bivio e si imbocca il tracciato di destra, che conduce, tra suggestivi scorci dei paesi vesuviani, ad un piazzale panoramico, dove è posta la meta intermedia. Rimarrete senza parole alla vista dell'imponente Punta Nasone, del Gran Cono del Vesuvio, dell'Atrio del Cavallo invaso dalla lava del 1944 e, ai suoi piedi, del Canalone dell'Arena e della Valle dell'Inferno. Curvando a sinistra si affronta un tratto in forte pendenza che ascende ai Cognoli di Ottaviano (1112 m s.l.m.) e prosegue lungo il crinale mediante una serie di spettacolari saliscendi su sabbia vulcanica, fino ad una sella (1001 m s.l.m.), da cui si corre giù attraverso un tratto assai scosceso fino alla Valle dell'Inferno. Il sentiero, da qui comune all'itinerario n. 1, risale il crinale dei Cognoli di Levante, dove si ammira la più bella formazione di lava “a corda” del Vesuvio, incisa da un profondo crepaccio, abitato da numerose specie di felce. Seguendo sulla destra la fenditura ci si può inoltrare per qualche metro nel ventre del vulcano. Il percorso lungo 8 km di media difficoltà richiede circa 8 ore di percorrenza. 

  • Il Monte Somma – sentiero n. 3 

Questo affascinante itinerario ad anello conduce fino a Punta Nasone, che con i suoi 1.132 metri è la vetta più alta del Monte Somma. Nel tratto iniziale si ripercorre l'antico stradello della via Traversa, che per circa 800 metri è allestito per la fruizione anche da parte di persone non vedenti e disabili motori. La vista sul golfo di Napoli è solo un assaggio dei meravigliosi panorami che seguiranno. Si entra quindi nel bosco di robinia e castagno e si prosegue fino a raggiungere un quadrivio, l'ascesa al Monte Somma procede sulla destra, attraverso degli scalini. Tra la fitta vegetazione si ascendono in successione i Cognoli di Trocchia (961 m s.l.m.) e di Sant'Anastasia (1086 m s.l.m.) dai quali si possono ammirare da un lato il golfo di Napoli e la Piana Campana e dall'altro la Riserva Tirone - Alto Vesuvio,  il Gran Cono e i Cognoli di Ottaviano. Dopo una salita di lapilli, si giunge a Punta Nasone, che sporge a strapiombo sulla sottostante Valle del Gigante, nella quale il fiume di lava è particolarmente imponente. Sulla cima del Monte Somma troverete punti di ristoro, una cappella dedicata alla Madonna ed una grande croce, a cui sono legati antichi riti civili e religiosi, come la Festa della Montagna. Il cammino prosegue poi in rapida discesa fino a Santa Maria di Castello. Uno stretto tracciato si immette sul percorso che risale ai Cognoli di Ottaviano, collegando i sentieri n. 3 e n. 2. L'ultimo tratto dell'itinerario taglia quasi in piano tutto il versante settentrionale del Somma ed attraversa boschi rigogliosi, interessati da innovative opere di ingegneria naturalistica, come il “ponte del sambuco”, un ponticello in legno oltrepassato il quale si osserva il sambuco nero. Percorso a ritroso tutto il fianco del Somma ed oltrepassati i Cognoli di Giacca si fa ritorno al punto di partenza. 

  • Il Gran Cono – sentiero n. 5

Risalire il sentiero del Gran Cono rappresenta un'esperienza unica, per l'emozione di camminare lungo il cratere di un vulcano attivo e per la visuale che si può godere su buona parte della Campania e del Lazio. Il sentiero n. 5, “Il Gran Cono”, parte dal piazzale posto a quota 1000 m s.l.m. nel comune di Ercolano al termine della Strada Provinciale Ercolano-Vesuvio. Dal piazzale si gode di una splendida vista del versante settentrionale del Monte Somma, con i Cognoli di Sant’Anastasia e la Punta Nasone, la cima dell’antico vulcano alta 1.132 metri, opposta ai Cognoli di Ottaviano e di Levante, mentre alzando lo sguardo verso l’alto, si osserva dal basso quella che sarà l’ascesa al bordo inferiore del Vesuvio.

L'itinerario principale costeggia la parte occidentale dell’orlo craterico, mentre un percorso alternativo, in fase di allestimento, consentirà di percorrere l'intero circolo del cratere con visita guidata. La salita prosegue dolcemente per circa 800 metri ed è ripagata da una serie di scorci panoramici via via più suggestivi, lungo i vari tornanti. Potrete ammirare una bellissima vista della Valle del Gigante, che in primavera si tinge del giallo delle ginestre. Il vallone separa il Gran Cono dall'antica caldera del Somma, delineata dagli imponenti Cognoli di Sant'Anastasia (1086 mt), Punta del Nasone (1132 mt), fino ai Cognoli di Ottaviano (1112 mt). Il percorso, dunque, è tracciato sui prodotti vulcanici di più recente produzione consistenti in ceneri e lapilli, ed alcune piccole colate prodotte nelle fasi effusive dell'eruzione del 1944. Arrivati alla sommità del vulcano si apre il panorama del Golfo di Napoli e di tutta la città, e nelle giornate particolarmente limpide si vede tutta la piana campana e più a nord la piana del Garigliano fino al promontorio del Circeo. Sul lato destro della visuale, verso l'interno, fanno da sfondo ai cognoli, i rilievi del Partenio, del Taburno e del Matese.

Diversi affacci lungo il tragitto permettono di ammirare l'interno del cratere, che dopo gli innumerevoli mutamenti apportati dalle varie eruzioni, presenta attualmente una forma ellittica con un diametro massimo di 580 metri. Lungo le pareti interne, alcune fumarole ci restituiscono la sensazione di un vulcano ancora attivo, seppur in fase di quiescenza.

Procedendo lungo il sentiero si apre il panorama della costa meridionale del golfo, fino a Sorrento e all'isola di Capri. Così si riscende costeggiando il cono, tra la vegetazione che diventa sempre più rigogliosa. L’itinerario continua per un tratto in sovrapposizione con il sentiero 6, costeggia la Valle dell'Inferno e si congiunge con il sentiero n. 1, fino al ritorno al punto di partenza. 

Il percorso è lungo 4 km, adatto a tutti e richiede circa 2 ore e mezzo di percorrenza, ma è obbligatorio l'accompagnamento delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Regione Campania. Occorre inoltre munirsi di un biglietto per la visita guidata, da acquistare esclusivamente online. L'ingresso attraverso il varco automatico è consentito da mezz’ora prima a mezz’ora dopo rispetto alla fascia oraria selezionata. 

  • Il Trenino a Cremagliera – sentiero n. 8

L'itinerario ricalca il percorso storico per l'ascesa al Vesuvio dalla cittadina di San Sebastiano fino ai piedi della collina su cui sorge l'Osservatorio Vesuviano. Il sentiero, lungo 3 km, percorre parte del tracciato del trenino a cremagliera che collegava la Centrale Elettrica, oggi nota come Stazione Cook, di proprietà dell'Ente Parco, all'Osservatorio-Eremo. Il tratto di cremagliera faceva parte di una più ampia linea ferroviaria che dal 1903 trasportava i turisti da Pugliano alla stazione inferiore della funicolare. L'eruzione del 1944 distrusse in modo irreparabile la funicolare, che nel 1953 venne sostituita da una seggiovia, chiusa poi nel 1984 perché spesso inagibile a causa del vento. Nel 1955 il trenino effettuò la sua ultima corsa. Il primo tratto del sentiero quindi procede in leggera salita lungo una strada asfaltata, fiancheggiata da filari di pini. Si costeggia la parte terminale della spettacolare colata lavica del 1944, che appare per gran parte dell'anno come una grigia distesa ma che in tarda primavera si trasforma in un'esplosione di colori, grazie alla fioritura delle ginestre e della valeriana rossa. Alla fine della via asfaltata una fumarola, situata tra i blocchi di lava, permette di sentire il calore del vulcano, a soli 450 m s.l.m. Inizia poi un percorso sterrato in salita, ci si immerge nel bosco fino ad arrivare ad un punto di sosta panoramico sul golfo di Napoli che rappresenta la meta intermedia. Una deviazione lungo il sentiero n. 9 conduce alla colata lavica del 1944, da cui si gode di un panorama mozzafiato. Si riprende infine il percorso dell'andata per tornare. 

  • Il Fiume di Lava – sentiero n. 9

È un breve itinerario di solo 1 km che permette di passeggiare su una colata lavica, attorniati da un paesaggio quasi lunare. Il percorso, adatto a tutti, parte nei pressi dell'Osservatorio Vesuviano ed è pertanto possibile conciliare anche una visita al museo, annesso alla struttura, che espone antichi strumenti scientifici ed ospita una mostra permanente sull'affascinante mondo dei vulcani. Appena imboccato il tracciato, si procede in discesa immergendosi in un bosco di latifoglie. Superato un gradone, ci si immette in una strettoia sulle cui pareti sono evidenti le pomici del 79 d.C., fino ad arrivare ad uno slargo, punto di incontro con il tracciato in discesa del sentiero 8. Ripreso il cammino, dopo un primo tratto in salita, il selciato si presenta pianeggiante e ci si incanta davanti all'esplosione dei colori della macchia mediterranea: il giallo delle ginestre e dell'elicriso, il porpora della valeriana, il lilla della vedovina marittima, il bianco della carota selvatica. Il tratto di macchia mediterranea conduce al “fiume di lava”, colonizzato dal lichene pioniere Stereocaulon vesuvianum, che gli conferisce una tipica colorazione grigio-argentea. Sulla sinistra uno spuntone roccioso si protende verso Napoli: lo sguardo si perde sul golfo partenopeo con le sue isole e sui versanti nudi del Vesuvio e quelli dei Cognoli di Giacca e di Trocchia del Monte Somma. Per tornare basta percorrere il sentiero nel senso inverso. 

  • L’Olivella – sentiero n. 10

L'itinerario lungo 3 km ripercorre lo stradello dell'Olivella, che inerpicandosi tra le campagne di Sant'Anastasia conduce alle omonime sorgenti, che zampillano a 382 metri s.l.m.. La presenza di acque sorgive è un evento particolarmente raro nel parco. A causa della natura permeabile delle rocce vulcaniche, infatti, le precipitazioni raggiungono direttamente le falde, senza originare fonti. Il percorso, dunque, parte dal centro di Sant’Anastasia e prosegue per una stradina che si trova sul lato destro dell'antica chiesa di Santa Maria la Nova, ma è possibile immettersi sullo stradello Olivella anche imboccando la viuzza che parte da piazza S. Antonio. Lungo la via vedrete le insegne religiose che segnano le tappe della Via Crucis. Si prosegue in lieve salita attraverso paesaggi tipicamente rurali, dominati da vigneti e frutteti. Sovrana incontrastata della zona è l'albicocca, che alle falde del Vesuvio, grazie alle particolari condizioni pedoclimatiche, è presente con più di 80 cultivar. Proseguendo lungo il percorso, vedrete il Monte Somma sullo sfondo con il caratteristico profilo, inciso da creste e valloni. Si raggiungono così le sorgenti. L'ingresso è costituito da archi in pietra vulcanica e calcarea, fatti erigere nell'Ottocento da Ferdinando di Borbone, il quale fece convogliare le acque dell'Olivella in condutture che giungevano nella Reggia di Portici e nella città di Napoli. Procedendo lungo il tracciato si raggiunge un suggestivo anfiteatro naturale immerso nella vegetazione lussureggiante che ospita una ricca fauna. Per il ritorno si riprende il percorso dell'andata nel senso inverso.

Qualche consiglio 

La rete sentieristica è in fase di complessiva riqualificazione e manutenzione, perciò alcuni sentieri potrebbero non essere dotati di cartellonistica e segnaletica oppure essere temporaneamente non fruibili. Consigliamo perciò di contattare l’Ente Parco prima di avventurarvi. 

Raccomandiamo, inoltre, di prestare massima prudenza e attenzione sui sentieri, di verificare sempre le condizioni metereologiche e di calzare scarpe adeguate. Per alcuni sentieri inoltre, è necessario richiedere l’autorizzazione per l’accesso. Maggiori informazioni sul sito https://www.parconazionaledelvesuvio.it.

Autore: Francesca Ferri

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