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Cosa vedere in Valdarno

Borghi medievali, suggestivi calanchi e campagna toscana per una perfetta fuga da Firenze

Cosa vedere nel Valdarno WEEKEND Shutterstock
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La valle attraversata dal fiume Arno, tra Arezzo, Firenze e Pisa, prende il nome di Valdarno. È una terra costellata da borghi medievali adagiati tra colline e calanchi, qui chiamati balze. 

È una valle dalla storia antica che nel tempo è stata abitata da numerosi popoli tra cui Etruschi, Liguri e Romani. Nel cuore della Toscana, il Valdarno offre una magica evasione tra storia e natura a pochi chilometri da Firenze. Ecco cosa vedere nel Valdarno.

Cosa vedere nel Valdarno 

  • San Giovanni Valdarno 
  • Montevarchi 
  • Figline Valdarno 
  • Castello di Sammezzano
  • Loro Ciuffenna
  • Castelfranco di Sopra
  • Cavriglia
  • Terranuova Bracciolini
  • Area Naturale Protetta delle Balze 
  • Riserva Naturale della Valle dell’Inferno e Bandella 
  • San Miniato

San Giovanni Valdarno 

È il borgo più centrale del Valdarno superiore, conosciuto principalmente come città natale del Masaccio. In origine si chiamava Castel San Giovanni e venne edificato per conto di Firenze sui progetti di Arnolfo di Cambio, incaricato di realizzare gli avamposti fiorentini. Non si è certi della partecipazione dell’urbanista ai lavori ma sappiamo che San Giovanni Valdarno fu la prima delle “terre nuove fiorentine” costruite nel Medioevo. Oggi il borgo ha mantenuto il suo aspetto originale: una grande piazza al centro e tutt’intorno porticati a delimitare le strade. Da non perdere, lo storico Palazzo d’Arnolfo, che colpisce per la facciata decorata da centinaia di stemmi e ospita il Museo delle Terre Nuove, nato per raccontare ai visitatori il fenomeno che portò alla fondazione di nuovi centri abitati. La Casa Masaccio poi fu l’abitazione del famoso pittore antesignano del Rinascimento, che oggi è diventata un centro per l’arte contemporanea. Non lontano sorge l’affascinante Basilica di Santa Maria delle Grazie, che risale alla fine del Quattrocento, e il Museo della Basilica che conserva una raccolta di dipinti preziosi, tra i quali spiccano l’Annunciazione del Beato Angelico e opere di Giovanni di Ser Giovanni detto “lo Scheggia”. 

Montevarchi 

Fin dai tempi antichi Montevarchi occupa una posizione strategica nel Valdarno, poiché si trova all’incrocio delle strade che collegavano Arezzo, Firenze e Siena. L’origine del nome risale all’XI secolo, quando sul colle della Ginestra si trovava lo Spedale di San Michele Arcangelo, retto dai monaci benedettini per l'assistenza ai pellegrini, e sul colle vicino sorgeva il castellare o Castrum Montisguarchi che più tardi acquisisce l'attuale denominazione di Montevarchi, così chiamato perché probabilmente segnava il varco tra il territorio fiorentino e quello aretino. Il borgo conserva l’originale pianta medievale a forma di mandorla. Iniziate la visita dalla piazza principale, piazza Varchi, dove si affaccia la Collegiata di San Lorenzo con il suo campanile, una splendida chiesa riccamente decorata, cosa abbastanza inusuale per le chiese del Valdarno molto essenziali come ad esempio le pievi romaniche della Strada Setteponti. Nell’altare maggiore si trova la Cappella con la reliquia del Sacro Latte conservato in un prezioso calice del 1270. Notate il bel loggiato del palazzo comunale. Accanto alla collegiata si trova il Museo di Arte Sacra, la torre del Cassero che ospita un museo di scultura contemporanea e il Museo Paleontologico. Il Mercatale è il mercato coperto dove trovare prodotti tipici del Valdarno. Fuori del centro, si può raggiungere il colle dei Cappuccini per ammirare una bellissima vista di Montevarchi ai piedi della montagna del Pratomagno, o Villa Masini in stile liberty, famosa per essere stata il set di alcune scene del film “La vita è bella” di Roberto Benigni.

Figline Valdarno 

Figline Valdarno è il borgo più importante del Valdarno Fiorentino, non lontano da Incisa Valdarno, due centri distinti ma uniti dalle bellezze del paesaggio che ha affascinato pittori e poeti. Il territorio di Figline e Incisa Valdarno, compreso tra il massiccio del Pratomagno e i monti del Chianti, si trova nel Valdarno superiore fiorentino. Il primo insediamento di Figline risale all’anno Mille intorno al castello di Fegghine. Città natale del filosofo e umanista Marsilio Ficino, Figline conobbe un grande fervore culturale nel Rinascimento. Protetto da mura medioevali ancora ben conservate per ampi tratti, il borgo si sviluppa intorno alla piazza Marsilio Ficino dove si affaccia la collegiata di Santa Maria. Sul lato opposto si trovano le Logge Serristori, ossia quel che rimane dell’Antico Ospedale voluto dalla famiglia Serristori nel 1399, insieme all’Antica Spezieria. Questa era una farmacia nata nella prima metà del Cinquecento, dove oggi poter ammirare vasi in maiolica e vasi officinali in vetro dove venivano conservati composti chimici e medicinali. Notate il Palazzo Pretorio in pietra del 1300, e la chiesa di San Francesco, la più antica chiesa di Figline Valdarno. Anche Incisa è un borgo affascinante di impianto medievale, conosciuto per aver ospitato il poeta Francesco Petrarca che qui visse con la famiglia durante l’infanzia. La sua casa oggi è visitabile in quanto è diventata centro culturale. 

Castello di Sammezzano

A 10 km da Figline Valdarno si trova l’eclettico Castello di Sammezzano, nel comune di Reggello. Nata come tenuta di caccia in epoca medicea, nel 1605 la proprietà venne acquistata dagli Ximenes d’Aragona. Fino alla metà del 1800 ebbe l’aspetto di una classica villa toscana, ma poi il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, in seguito a lavori durati 40 anni, diede al castello l’aspetto attuale. Personaggio dai molteplici interessi, protagonista della vita culturale, sociale e politica di Firenze, il marchese progettò e diresse personalmente i lavori che trasformarono il castello in stile eclettico con prevalenza orientalista. Oggi il Castello di Sammezzano è il più importante esempio di arte orientalistica in Italia e in Europa e fa parte dei luoghi del cuore del Fai. È stato set di film tra cui Il racconto dei racconti di Matteo Garrone. Ma negli ultimi anni il castello e il parco circostante presentano evidenti segni di degrado perciò è chiuso alle visite, eccetto in occasioni straordinarie. 

Loro Ciuffenna

Loro Ciuffenna fa parte de “I borghi più belli d’Italia”. Il curioso toponimo deriva dal latino laurus (alloro) e dal nome del torrente che attraversa il borgo, Ciuffenna, attestato per la prima volta nel 1037 come Lofinne e derivato dal nome di persona romano Clufennius, di probabile origine etrusca. Il borgo conserva la sua architettura medievale e il mulino ad acqua più antico della Toscana, tuttora utilizzato in occasione della macinazione per la farina di castagne, tipica della zona. Merita una visita anche il palazzo del Municipio, che ospita il Museo Venturino Venturi, dove sono esposte le opere dell’artista nato proprio in questo borgo. Poco fuori del centro storico sorge la suggestiva pieve di San Pietro a Gropina, uno dei migliori esempi di romanico in Toscana. Non dimenticate di passare dal piccolo nucleo del Borro, fino a qualche anno fa residenza del Duca Amedeo d’Aosta. Immersa in un bellissimo paesaggio naturalistico, Loro Ciuffenna offre numerosi sentieri per trekking attraverso cui arrivare al minuscolo borgo dell’Anciolina, dove si trovano le rovine di una rocca, e alla Croce del Pratomagno, a quota 1592.

Castelfranco di Sopra

Percorrendo la panoramica Strada dei Setteponti, che si snoda tra vigneti, uliveti e boschi in un bellissimo paesaggio costellato da ville, fattorie e pievi romaniche, si giunge ai borghi di Castelfranco di Sopra e di Pian Di Scò, oggi riuniti in un unico comune. Situato tra Arezzo e Firenze, Castelfranco di Sopra vi darà il benvenuto con la Torre di Arnolfo, simbolo del paese e testimonianza dell’antico castello. Dalla torre si ha una magnifica vista sul paesaggio intorno a Castelfranco ai piedi dell’Appennino. Visitate la chiesa di San Filippo Neri, del XVII secolo, che custodisce opere della Bottega Fiorentina di Andrea del Sarto e di Matteo Rosselli. La Piazza Vittorio Emanuele è il fulcro del borgo, su cui si affaccia il palazzo comunale costruito nei primi decenni del Trecento. Alle porte di Castelfranco sorge il Complesso della Badia di San Salvatore a Soffena, costituito dalla Chiesa, dal chiostro e dal convento. Riprendendo poi la Strada dei Setteponti verso nord si arriva al borgo di Pian di Scò e all’antica pieve romanica di Santa Maria Pian di Scò. 

Cavriglia

Cavriglia è un altro affascinante borgo del Valdarno alle porte del Chianti. Alcuni ritrovamenti archeologici di epoca romana ed etrusca testimoniano delle sue antiche origini. I maestosi castelli e fortezze medievali, come il Castello di Montaio dei conti Guidi, il Castello dei Montegonzi e quello dei Montedomenichi, raccontano invece la storia delle famiglie nobili che hanno governato tra il Duecento e Trecento. A Cavriglia vale la pena visitare il Mine – Museo delle Miniere del Territorio che ripercorre la storia di una fiorente attività economica del borgo, l’estrazione di lignite. Il Museo di Arte Sacra custodisce sculture di terracotta invetriata del XV secolo di Benedetto Buglioni. Il Roseto Fineschi, invece, è un romantico giardino dove passeggiare tra 12000 esemplari di profumatissime rose, alcune anche secolari.

Terranuova Bracciolini

Nel Valdarno superiore, sulla riva destra dell’Arno, si trova Terranuova Bracciolini, immerso in un suggestivo paesaggio contraddistinto dalle cosiddette balze del Valdarno, una sorta di calanchi. Terranuova Bracciolini, come preannuncia il nome, rientra nel grande progetto trecentesco di Firenze di costruire nuove terre da popolare nelle campagne. È conosciuto inoltre come paese natale del pittore Fra' Diamante di Feo, che qui nacque intorno al 1430 e divenne uno stretto collaboratore di Filippo Lippi. Il centro di Terranuova Bracciolini conserva ancora le mura medievali e alcune torri. Qui si possono visitare la chiesa di Ganghereto, del Trecento, e il santuario di Santa Maria a Pernina, dedicato alla Madonna della Cintola. Poco distante da Terranuova si trovano poi alcune frazioni in collina come Penna Alta, il borgo di Montemarciano, antico luogo di sosta dei pellegrini, e Persignano dove ammirare al meglio lo spettacolo delle balze.

Area Naturale Protetta delle Balze 

È un paesaggio unico alle pendici del Pratomagno. La zona del Valdarno Superiore, compresa tra la riva destra dell’Arno e le formazioni collinari che fanno da preludio al Pratomagno, è caratterizzata dalle cosiddette Balze del Valdarno. Sono strutture geologiche, costituite da sabbia, argilla e ghiaia stratificate, alte fino a un centinaio di metri, di forme diversificate, intercalate da profonde gole. Le Balze sono il risultato dell'erosione dei sedimenti pliocenici lacustri del Valdarno Superiore da parte degli agenti atmosferici e dei corsi d'acqua. È uno scenario di particolare bellezza che ha affascinato persino Leonardo da Vinci, il quale lo ritrasse in alcuni suoi dipinti, come per esempio alle spalle della Gioconda.  

Riserva Naturale della Valle dell’Inferno e Bandella 

Risalendo l’Arno, oltre il romanico Ponte a Buriano si entra in una terra d’acqua e di boschi. È la Riserva Naturale della Valle dell’Inferno e Bandella, un’area protetta dove l’Arno scorre placidamente nella Valle dell’Inferno e l’Ansa di Bandella, una zona palustre, che si è formata nel fondovalle del Torrente Ascione e ai bordi del lago originato dalla costruzione della diga, al finire degli anni '50, per la produzione di energia elettrica. Oggi tra gigli d’acqua e intricati giunchi vedrete eleganti aironi, garzette, martin pescatori, germani reali e altri uccelli che trascorrono qui l’inverno o vi fanno una sosta durante le migrazioni primaverili e autunnali. 

San Miniato

San Miniato è un bellissimo borgo del Valdarno inferiore, come viene chiamata la zona della valle compresa tra Montelupo e Pisa. Arroccato su un colle tra Pisa e Firenze, nell’VIII secolo è sorto il primo insediamento. Nel medioevo il borgo è diventato centro dell'amministrazione imperiale all’epoca di Ottone I di Sassonia e polo di raccolta dei tributi per l'Italia centrale al tempo di Federico II di Svevia. San Miniato è anche una delle storiche stazioni della Via Francigena. Nel tempo è diventato un importante centro economico del distretto del cuoio, città d’arte e culla del tartufo bianco. In cima al colle di San Miniato vedrete la Rocca di Federico II. Nel borgo la cattedrale del 1200 vi colpirà per la particolare decorazione della facciata, composta da una serie di dischi di ceramica che riproducono la disposizione delle stelle nelle costellazioni di Orsa Maggiore e Minore. Merita una visita il Convento di San Francesco, ma anche la Chiesa di Santo Stefano e San Michele, sorta nel XII secolo, e il Convento di San Domenico. Senza dimenticare il Palazzo Vescovile. Nei dintorni di San Miniato si trovano Montopoli e Calcinaia, città della ceramica, e Buti, rinomata per i cesti intrecciati. 

Cosa mangiare in Valdarno 

Il Valdarno è rinomato per alcuni prodotti tipici tra cui il fagiolo zolfino della terra delle Balze dal colore giallo come lo zolfo, l’olio extra vergine di oliva, la tarese del Valdarno (una pancetta dalla particolare lavorazione e stagionatura), il pollo del Valdarno, il pane di Gorgiti, la schiacciata di Chiassaia, il cece rosa di Reggello, il cece piccolo del Valdarno, il prosciutto di Pratomagno e il vino del Valdarno. Chiaramente in Valdarno potrete assaggiare i piatti tipici della cucina toscana come la pappa al pomodoro, la ribollita, i pici all’aglione, il caciucco, il lampredotto o la bistecca alla fiorentina.

Tra i tanti ristoranti del Valdarno alcuni dei più noti sono l’Osteria dell’Acquolina a Terranuova Bracciolini, Il Cipresso a Loro Ciuffenna, Papposileno sulla strada per Cavriglia, l’Osteria del Borro all’ingresso dell’omonimo borgo, l’Osteria dell’Oca Satolla lungo la SP3 o Castellucci a Montevarchi. 

Dove dormire in Valdarno 

Se preferite viaggiare con i mezzi pubblici ed essere vicini alle principali attrazioni, scegliete uno dei tanti alberghi nei caratteristici borghi del Valdarno. Se invece desiderate un soggiorno nella natura, sono tanti gli agriturismi immersi nella bellissima campagna toscana. Tra i tanti consigliamo la Villa Poggio di Gaville, una villa che risale al 18esimo secolo, adagiata sulle colline fiorentine tra il Valdarno e il Chianti. È un agriturismo dove lo stile toscano si lascia contaminare dalle influenze multiculturali dei proprietari, grandi appassionati di viaggi. Le camere si scelgono in base al proprio segno zodiacale. La piscina invita a rinfrescanti bagni estivi e la grande tenuta a bellissime passeggiate nel verde. Camminando potreste incontrare i loro 18 cavalli che vivono in libertà e così decidere di seguire un corso di approccio naturale. L’agriturismo poi offre tante attività tra cui la visita alle arnie, corsi di cucina tenuti da Jamal Amin, chef e proprietario di Villa Poggio di Gaville, e corsi di yoga vinyasa tenuti dalla figlia, Samira. Il ristorante propone una cucina toscana creativa. Lo chef Jamal presenta ogni sera un menu a sorpresa di quattro portate per un viaggio memorabile tra i cinque sensi. Se poi volete avere un’idea o ritrovare una ricetta dello chef date uno sguardo al suo libro Living with taste.

Come andare e spostarsi in Valdarno

Tutte le località del Valdarno possono essere raggiunte con i mezzi pubblici dalle città di Firenze, Arezzo e Siena. Chi preferisce girare la zona in autonomia, invece, sceglie di andarci con la propria macchina. 

Quando andare in Valdarno: clima ed eventi

La primavera, quando le temperature non sono troppo alte e il paesaggio si tinge di mille colori, è sicuramente il periodo migliore per visitare il Valdarno, ma è suggestivo in ogni stagione. Sono tanti gli eventi e le feste tradizionali che animano i borghi della zona. Tra queste per esempio la Festa della Rificolona, importata da Firenze a San Giovanni Valdarno, che si tiene il 7 settembre, il Festival delle Regioni a Bucine, nell’ultimo fine settimana di maggio, o la Festa del Perdono nei borghi del Valdarno, la fiera dell’agricoltura che si tiene il lunedì successivo alla quarta domenica di settembre da quasi quattro secoli. 

Autore: Francesca Ferri

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