Idee di viaggio

Le foreste più belle da ammirare in Italia

I polmoni verdi del Bel Paese dove ammirare il foliage d’autunno o la rinascita della primavera

Casentino NATURA Shutterstock
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Luoghi magici, ancestrali, incontaminati. Le foreste ricoprono un terzo del territorio italiano e costituiscono un patrimonio fondamentale per il nostro ecosistema. Ma sono anche la meta ideale per chi vuole immergersi in mondi naturali di grande fascino. 

Tra alberi secolari e panorami mozzafiato si insinuano antichi sentieri e tradizionali mulattiere che oggi si possono ripercorrere a piedi, in biciletta o a cavallo. 

D’autunno le foreste e i boschi si tingono di giallo, arancio e rosso, prima di riesplodere di verde brillante in primavera. Quali sono le foreste e i boschi più belli in Italia? Ecco una selezione. 

10 foreste più belle da vedere in Italia

  • Il bosco di La Thuile, Valle d’Aosta 
  • La foresta dei Bagni di Val Masino, Lombardia 
  • Il bosco del Cansiglio, Veneto 
  • Foresta di Somadida, Veneto
  • Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand, Piemonte 
  • Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra Toscana e Emilia-Romagna
  • Sughereta di San Vito, Lazio 
  • Le foreste del Pollino, tra Basilicata e Calabria 
  • I boschi della Sila, Calabria
  • Il bosco della Ficuzza, Sicilia 

 

Le foreste più belle in Italia

  • Il bosco di La Thuile, Valle d’Aosta 

La Thuile è un prezioso gioiello delle Alpi occidentali, oltre che un grazioso centro turistico della valle del Piccolo San Bernardo e rinomata stazione sciistica. La Thuile è immersa nel verde dei suoi boschi e nella natura incontaminata del vallone. Gli amanti del trekking possono risalire i percorsi del Piccolo San Bernardo o quelli del più selvatico versante sud della valle, alla ricerca dei ritmi lenti della natura e dell’antico popolo valligiano. Da non perdere l’escursione al lago Verney, un lago alpino di oltre venti ettari di estensione, uno dei più grandi e più belli della Valle d’Aosta, che in primavera è incorniciato da fiori. Un’altra bella passeggiata è quella che porta al rifugio Deffeyes, percorrendo il sentiero n. 3, tra i boschi prima, per le radure poi, in un paesaggio incontaminato davvero notevole. Il rifugio, tra i più belli della valle, è una tappa del sentiero n. 2, o Alta Via Naturalistica, e punto di partenza dei sentieri che portano al ghiacciaio del Rutor, uno spettacolo della natura. Sul sentiero che porta al rifugio Deffeyes troverete, inoltre, una deviazione che vi condurrà alle cascate del Rutor, tre cascate, in serie, che si visitano una dopo l’altra grazie ad una comoda mulattiera. Molti sono anche i percorsi dedicati a chi preferisce esplorare i boschi di La Thuile in mountain bike, come quelli che portano a Col Chavannes attraverso mulattiere e sterrati. I motociclisti possono, invece, sbizzarrirsi lungo le divertenti strade del San Bernardo. Altrimenti non rimane che esplorare i boschi di La Thuile sugli sci. 

  • La foresta dei Bagni di Val Masino, Lombardia 

È una foresta di altissimi abeti e faggi secolari dove poter fare dei bagni di natura, immersi in un’atmosfera incantata che vi farà sentire in una fiaba dei fratelli Grimm. La foresta di abeti e faggi della Valle dei Bagni comincia poco oltre l’abitato di San Martino, in località Bregolana. Attraversato il ponticello sul torrente Masino un itinerario conduce nel bosco sotto le alte pareti del Monte Lobbia, seguendo sulla sinistra un torrente d’acqua cristallina. Nei pressi del Belvedere, ex albergo in disuso, vi ritroverete nella fitta foresta a monte della strada che vi porterà al complesso termale dei Bagni di Masino. Tra muschi, felci e funghi la foresta si tinge di giallo e rosso d’autunno. 

  • Il bosco del Cansiglio, Veneto 

Il Cansiglio è un altopiano delle Prealpi Carniche situato a cavallo delle province di Belluno, Treviso e Pordenone. Qui si trova una bellissima foresta di faggi e abeti secolari che, con i suoi 7.000 ettari, rappresenta la seconda foresta italiana per estensione. È inoltre, uno dei primi boschi italiani ad essere protetto da uno Stato, e in questo caso fu proprio la Repubblica di Venezia a renderla riserva protetta, perché da qui proveniva il legno che serviva per alimentare le fornaci veneziane ma soprattutto per costruire i remi delle imbarcazioni della Serenissima. Oggi il bosco del Cansiglio fa parte di uno dei luoghi del cuore del FAI. Molte sono le associazioni che offrono escursioni tra i numerosi sentieri che si possono percorrere a piedi, a cavallo, in mountain bike o con le ciaspole d’inverno. Gli itinerari sono segnalati, ma bisogna prestare attenzione alle voragini naturali che si trovano nel bosco. Il Cansiglio deve, infatti, alla sua natura carsica la presenza di suggestive doline in superficie che si concentrano soprattutto nel versante sudorientale dell'area. Il bosco del Cansiglio, dunque, è una meta amata dagli escursionisti ma anche da chi vuole fare un tuffo nella storia. Abitato fin da tempi antichissimi, il Cansiglio è stato, infatti, uno dei luoghi della Resistenza durante la Seconda guerra mondiale e, dagli inizi del 1800, accoglie anche un insediamento etnico di origine germanica, i Cimbri. Se volete scoprire la cultura di questa popolazione proveniente dall'altopiano dell'Asiago visitate i villaggi di Campon e Pian Osteria e il Museo etnografico a loro dedicato.

  • Foresta di Somadida, Veneto

La foresta di Somadida è il più grande bosco del Cadore ed una delle più belle foreste delle Dolomiti. A incorniciare questo splendido bosco di circa 1600 ettari, le maestose vette del Cristallo, del Sorapiss e le Tre Cime di Lavaredo. La foresta è composta in gran parte da abeti rossi e bianchi, larici e faggi che ospitano un sottobosco dove ammirare alcuni dei fiori più belli delle Dolomiti. Tra questi la bellissima e rara "pianella della Madonna" o "scarpetta di Venere", un'orchidea di montagna vellutata, oppure il giglio martagone dalle sfumature rosa-violacee o ancora la singolare piroletta soldanina, dai delicati fiori bianchi. Non manca il mirtillo, nelle sue varietà rosso e nero. In passato la foresta di Somadida venne sfruttata dalla Serenissima come riserva di legname pregiato per la sua flotta navale, mentre oggi è un’area protetta che custodisce un patrimonio naturalistico e faunistico di grande valore. La foresta offre numerosi itinerari da percorrere in ogni stagione a piedi, a cavallo, in mountain bike, o d'inverno con un giro in slitta. Auguratevi solo di non incontrare l’orso bruno. 

  • Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand, Piemonte 

Il parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand si estende sulla destra della Val di Susa (Alpi Cozie Settentrionali). La particolarità del parco piemontese è la foresta di abeti bianchi e rossi, estesi su un'area di settecento ettari. L’abete rosso in particolare è molto raro nelle Alpi Occidentali, causa il clima continentale ad aridità estiva. Nel 1700 queste abetine fornivano già il legname impiegato per le travature a vena dritta nelle grandi opere di ingegneria militare e civile, come l'Arsenale di Torino, la Basilica di Superga e il Castello della Venaria Reale. Oggi tra gli abeti vivono circa 80 specie nidificanti, tra cui numerosi rapaci, oltre a camosci, cinghiali, cervi e caprioli. Il Gran Bosco, dunque, è un luogo davvero suggestivo e adatto a escursioni a piedi o in mountain bike. Tra i diversi sentieri si può ripercorrere a piedi anche un pezzo del Sentiero dei Franchi, itinerario probabilmente compiuto dalle armate di Carlo Magno per scendere in Italia. Altrimenti seguite i percorsi della Grande Traversata delle Alpi che fanno tappa presso il Rifugio Arlaud. Da non perdere, infine, il Forte di Exilles: un bastione del 1100 circa, rimodernato più volte per esigenze militari.

  • Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, tra Toscana e Emilia-Romagna

Il Parco Nazionale situato sull’Appennino tosco-romagnolo, lungo il confine tra le regioni Emilia-Romagna e Toscana, ha riunito due territori che lo sono stati per secoli e da un centinaio d’anni sono amministrativamente separati. Tra le provincie di Arezzo, Forlì e Firenze, il parco ricopre un’area di circa 36.000 ettari dove antichi sentieri e mulattiere si insinuano tra faggi centenari. Dal 2007 le faggete del parco nazionale e la riserva integrale di Sasso Fratino sono entrate a far parte della lista del patrimonio mondiale dell’Unesco. Nella riserva, dunque, potrete vedere alcuni faggi che raggiungono i 500 anni di età, tra i più antichi d’Europa. Dal Monte Falterona a nord al Passo dei Mandrioli a sud il paesaggio cambia tra un versante e l’altro: dolce quello toscano quanto ripido e accidentato quello romagnolo. Le splendide foreste Casentinesi, già scelte nell’antichità per ospitare eremi e monasteri, come La Verna e Camaldoli, furono poi utilizzate dal Granducato di Toscana per rifornire di legname pregiato gli arsenali di Livorno e di Pisa e l’Opera del Duomo di Firenze. Esplorando il parco a piedi, in mountain bike, a cavallo o, in inverno, con gli sci da escursionismo lungo gli oltre 650 chilometri della rete sentieristica, potrete ammirare le fiabesche cascate dell'Acquacheta, citate da Dante nella Divina Commedia, ma anche splendidi borghi come San Benedetto in Alpe e Castagno d’Andrea, immerso nelle marronete, ovvero i boschi di castagni secolari coltivati per la produzione di marroni. Da qui partono sentieri per il Monte Falterona, dove si trovano le sorgenti del fiume Arno e il lago degli Idoli, antichissimo luogo di culto degli Etruschi e il più importante sito archeologico del Casentino. Tra gli altri luoghi da non perdere, il lago di Ponte, un bacino artificiale, gli antichi mulini di Fiumicello e Castel dell’Alpe, dove le macine sono ancora funzionanti, il Monte Penna, splendido punto panoramico sulla foresta della Lama e su gran parte delle valli che scendono verso la Romagna. Dalla cima del monte si apre uno dei panorami più emozionanti dell’Appennino: foreste secolari a perdita d’occhio e addirittura la costa adriatica nelle giornate più serene. 

  • Sughereta di San Vito, Lazio 

È la più importante sughereta dell’Italia peninsulare, estesa su circa 300 ettari ai piedi del Monte Calvo nel comune di Monte San Biagio, in provincia di Latina. Si tratta di un bosco di querce da sughero situato sul fondo della valle di San Vito dove poter ammirare maestosi alberi centenari, talvolta dalle forme strane e contorte tali da ispirare curiose leggende. Il bosco di querce è ancora oggi utilizzato per l’estrazione della preziosa corteccia, il sughero. Sulle pendici delle montagne, invece, la sughereta viene gradualmente sostituita dal bosco di leccio e nelle aree più assolate dalla macchia mediterranea. La sughereta di San Vito, inoltre, è percorsa da numerosi sentieri tra cui quello che conduce nei pressi di una quercia secolare, un ibrido di sughero e leccio, dalle notevoli dimensioni. Questo albero monumentale è diventato il simbolo della sughereta di San Vito. 

  • Le foreste del Pollino, tra Basilicata e Calabria 

Situato tra Basilicata e Calabria, il Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia. La zona è costituita dai massicci del Pollino e dell’Orsomarso, una catena montuosa dell’Appennino meridionale, al confine tra le due regioni. Dalle sue cime più alte che superano i 2200 metri di altitudine sul livello del mare, si scorgono, a occhio nudo, a ovest la costa tirrenica di Maratea, Praia a Mare, Belvedere Marittimo e a est il litorale ionico da Sibari a Metaponto. All’interno del parco nazionale del Pollino sorge una delle foreste di pino loricato più antica d’Europa. Inoltre tra le cime del Pollino e del Dolcedorme, nella Faggeta vetusta di Pollinello sono stati scoperti due antichissimi faggi che hanno circa 650 anni. Si tratta dei faggi più antichi d’Europa, ma probabilmente anche le latifoglie decidue (ovvero gli alberi che perdono le foglie) di clima temperato più antiche del mondo. I due alberi sono stati battezzati Michele e Norman in memoria del botanico Michele Tenore e del viaggiatore e scrittore Norman Douglas che, rispettivamente nell’Ottocento e nei primi del Novecento, hanno studiato e descritto le straordinarie foreste del Pollino. Il parco del Pollino è stato inserito, dunque, nel patrimonio mondiale dell’Unesco. Da non perdere all’interno del parco la Serra delle Ciavole, conosciuto per il famoso “cimitero dei pini loricati“, un luogo magico dove la natura diventa opera d’arte, ma anche suggestivi borghi come San Costantino Albanese dove vive una comunità arbëreshë. 

  • I boschi della Sila, Calabria

Il parco nazionale della Sila è uno dei primi cinque nati in Italia in una zona dalla natura incontaminata, costellata da pittoreschi paesini. Si tratta di 150mila ettari di ricchezze naturali sull’altopiano della Sila che si estende in Calabria tra le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro. Il parco ospita antichi boschi, perfetti per il trekking d’autunno o durante la bella stagione. Questo polmone verde della Calabria custodisce i cosiddetti Giganti della Sila: oltre 60 esemplari di pini larici e aceri montani alti fino a 45 metri, dal tronco largo 2 e dall’età di 350 anni. Questi testimoni delle antiche selve silane furono piantati nel Seicento dai baroni Mollo, proprietari del vicino casino di caccia, donato al FAI nel 2016. Passeggiare in questo bosco ultracentenario è un’esperienza fiabesca da non perdere. 

  • Il bosco della Ficuzza, Sicilia 

La Riserva Naturale di Bosco della Ficuzza si estende per 7.397 ettari nei dintorni del comune di Corleone, nel cuore delle Sicilia occidentale. Nata come riserva di caccia di Ferdinando III di Borbone nel XIX secolo, l’area  naturalistica presenta una grande varietà di paesaggi, dai boschi agli arbusteti, dalle aree rupestri alle zone fluviali, comprese le praterie e le garighe. È un vero paradiso mediterraneo dalla notevole biodiversità dove coesistono centinaia di specie vegetali. Nei boschi si trovano per lo più lecci e querce da sughero, querce caducifoglie, come la roverella, cerri di Gussone, frassini meridionale, aceri campestre e castagni. Fra i luoghi da non perdere poi ci sono i cosiddetti gorghi, dei laghetti naturali che rivestono notevole importanza per l’equilibrio dell’ecosistema della riserva, infatti la presenza di acqua durante la primavera e l’inizio dell’estate permette che anfibi e insetti si riproducano. Il più importante è il Gorgo del Drago poco distante da Gorgo Lungo.

Autore: Francesca Ferri

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