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Una ciocca misteriosa in mostra a Milano

La storia incredibile della ciocca bionda che ha fatto sognare amanti, scrittori e poeti, in mostra alla Biblioteca Ambrosiana e le lettere d'amore più belle mai scritte.

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CAPELLI DI LUCREZIA BORGIA, BIBLIOTECA AMBROSIANA, MILANO - Nel 1816 Lord Byron passava per la famosa Biblioteca Ambrosiana di Milano e rimaneva attratto da una misteriosa ciocca di capelli biondi, custodita per 400 anni insieme alla corrispondenza amorosa di una giovane donna e del suo amante e poeta.

Negli anni 30 del '900 fu costruito un apposito reliquario fatto di ebano, cristallo di rocca, perle, agata, rubini e smeraldi, per custodire la ciocca bionda.

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«I capelli più biondi che si possano immaginare e che mai ho visti di così biondi», per dirla con le parole di Byron, erano appartenuti a Lucrezia Borgia, figura leggendaria e controversa, figlia illeggittima del Cardinale Rodrigo Borgia, poi divenuto Papa Alessandro VI.

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Dopo la morte per mano del fratello di Lucrezia del suo giovane secondo marito, la bella Borgia, già invisa all'età di 22 anni, andò in sposa ad Alfonso d'Este a Ferrara.

Qui conobbe Messer Bembo, un giovane poeta e letterato. Con lui scambiò una ricca corrispondenza epistolare che è considerata una delle più belle raccolte di lettere d'amore di sempre.

Nessuno conosce la reale entità della relazione tra i due, certo è che i due hanno condiviso un legame intimo e romantico che è durato 16 anni, e proseguito dopo il trasferimento di Bembo ad Urbino.

Come la ciocca sia arrivata a Milano non è dato saperlo con certezza, cusotodita all'interno di un carteggio del Bembo secondo alcuni.

Quel che conta è che i biondi capelli, che potete ammirare nella Biblioteca Ambrosiana insieme ai capolavori della Pinacoteca, è diventata nel corso dell'800 una sorta di passione feticistica che ha dato vita ai pellegrinaggi di appassionati verso la ciocca.

La ciocca fece sognare Byron, dopo di lui accese la fantasia di Gustave Flaubert, autore di un'altra storia d'amore proibita e scandalosa (Madame Bovary) e si dice che il principe Giorgio di Prussia avesse inviato a Milano due ufficiali per ammirarla e farne un resoconto.

Dopo questa tempesta accesa dal Romanticismo, i pellegrinaggi alla reliquia che tanto mettevano in imbarazzo i dottori dell'Ambrosiana, andarono scemando. A riaccenderli fu Gabriele d'Annunzio in visita a Milano.

Alfredo Ravasco, scultore e gioielliere degli anni 30, realizzò su questa scia la teca attuale, sorretta da quattro arpie in argento dorato con perle nei seni e, appesi a una catenella di perle, due scudi con l'insegna araldica dei Borgia, un toro e l'aquila con le ali spiegate degli Este, la casata dell'ultimo marito della bionda che ha continuato a far sognare gli uomini nei secoli.

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