Idee di viaggio

Cosa vedere in Valle d'Itria

Valle di trulli, masserie, borghi bianchi, ulivi secolari e buona cucina

Cisternino WEEKEND Shutterstock
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Trulli, masserie, borghi bianchi e un mare di ulivi, è questa la cartolina che abbiamo in mente quando pensiamo alla Valle d’Itria. È uno scenario da favola che corrisponde perfettamente alla realtà. Geograficamente è una porzione della Puglia centrale a cavallo tra Bari, Brindisi e Taranto

Costituisce la parte meridionale dell’altopiano delle Murge che gradualmente scende verso il mar Adriatico. È la depressione carsica che si estende tra scenografici paesini imbiancati a calce, come Ostuni e Locorotondo

Nota anche come Valle dei Trulli, poiché, in particolare ad Alberobello, si concentrano le tipiche abitazioni in pietra a forma di cono che esprimono il genio e la creatività dei suoi abitanti. La Valle d’Itria è una terra magica da scoprire in libertà, girovagando alla scoperta di meravigliosi borghi sorti sui colli per difendersi dagli attacchi nemici, trulli riconvertiti in hotel di charme e masserie isolate tra distese di ulivi a perdita d’occhio. Ecco cosa vedere in Valle d’Itria.

Cosa vedere in Valle d'Itria

  • Alberobello 
  • Locorotondo
  • Cisternino 
  • Ceglie Messapica
  • Martina Franca
  • Ostuni 
  • Spiagge della Valle d'Itria

Alberobello

Alberobello è conosciuta come la città dei trulli. Si contano circa 1500 coni disseminati sulla collina un tempo chiamata Silva Arboris Belli, la selva, già popolata nel XV secolo, da cui deriva appunto il nome di Alberobello. Oggi ad Alberobello si trova, dunque, un’incredibile concentrazione di trulli, riconosciuti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1996. L’origine di queste costruzioni tipiche della Valle d’Itria risale al tempo del Regno di Napoli, che aveva imposto un ingente tributo per ogni nuovo insediamento urbano. Per evitare l’esosa tassa, i conti di Conversano, gli Acquaviva d’Aragona, imposero allora ai contadini di edificare le loro abitazioni a secco senza utilizzare malta, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie e non, almeno formalmente, dimore appartenenti a un insediamento urbano permanente. Nacquero così i trulli. Fu Giangirolamo II, detto il Guercio delle Puglie, a far costruire nel 1635 una piccola locanda con la sola pietra calcarea senza l’utilizzo della malta, dando così avvio alla costruzione di un agglomerato di piccole case dalla base circolare che fungeva da appoggio per la chiusura a cono che terminava con un pinnacolo decorativo. Oggi uno dei trulli più grandi di Alberobello, affacciato nella piazza Sacramento, è alto 14 metri. Se raggiungete la sommità della collina di Alberobello, fate caso poi al gruppo di sei trulli su cui sono disegnati alcuni simboli: il sole, che rappresenta la somma divinità, la luna, in opposizione al sole, la colomba, simbolo di pace, la croce, simbolo del sacrificio, il cuore trafitto di Maria in segno di dolore e la croce ad albero, ad indicare il collegamento con l’aldilà. Sono simboli che richiamano il culto cristiano-cattolico, ma ne vedrete anche altri come le forbici e il ferro di cavallo, legati alla superstizione popolare e contadina. I trulli però non si limitano al piccolo borgo di Alberobello, ma si estendono anche nella campagna circostante. La maggior concentrazione di queste affascinanti dimore oggi convertite in boutique hotel e alberghi diffusi si trova nel triangolo Alberobello - Cisternino – Martina Franca. 

Locorotondo

In cima a una collina che domina la Valle d'Itria, sorge un tranquillo borgo dalle tipiche case basse imbiancate a calce. Locorotondo vi stupirà per la sua forma circolare e le stradine disposte in modo concentrico che spiegano l’origine del nome. Annoverato tra i borghi più belli d’Italia, Locorotondo compone il gruppo delle città bianche della Puglia, insieme a Ostuni, Cisternino e Martina Franca tra le altre. Le sue origini sono oscure, secondo alcuni potrebbe risalire alla fine del XII secolo. Il borgo in provincia di Bari è il regno dei balconcini fioriti che emergono dalle architetture barocche e dalla pietra locale, ma anche la città delle cummerse, abitazioni rettangolari con tetti spioventi realizzati in chiancarelle. Il centro storico di Locorotondo è un dedalo di stradine bianche dove si nascondono antiche chiese, palazzi barocchi e botteghe artigiane. Visitate la chiesa di San Giorgio Martire, patrono di Locorotondo, o la chiesa Madonna della Greca, la più antica del borgo. Ricordatevi di passare da piazza Vittorio Emanuele, elegante salotto della città vecchia. E infine chiedete della terrazza panoramica da cui si apre una vista mozzafiato sull'intera Valle d'Itria con le città di Martina Franca e Cisternino all'orizzonte. Scelto come set di film tra cui Mio cognato con Sergio Rubini, Così è la vita con Aldo, Giovanni e Giacomo e Baciami piccina con Vincenzo Salemme, Locorotondo è un suggestivo borgo da non perdere in un viaggio alla scoperta della Valle d’Itria. 

Cisternino 

Come Locorotondo anche Cisternino è stato dichiarato uno dei borghi più belli d’Italia. Situato sull'ultimo lembo della Murgia sud-orientale pugliese, Cisternino si affaccia a sud-ovest sulla Valle d'Itria tempestata di trulli. Nacque dall’insediamento di una piccola comunità cristiana nell’originario casale di Cisturninum, nominato per la prima volta nel 1180 in una bolla di Papa Alessandro III. Oggi Cisternino è un ottimo esempio di “architettura spontanea”, dove l’osmosi tra spazi interni ed esterni, case, vicoli e cortili è dettata dai rapporti umani, dal senso della condivisione e del vicinato. Passeggiate quindi sulle chianche, la tipica pavimentazione in pietra, tra strette viuzze, case bianche e piazzette assolate. Nel borgo gli edifici più importanti sono: la torre normanno-sveva, recentemente restaurata, alta 17 metri ed eretta nell’XI secolo, sulla cui sommità è posta una piccola statua di San Nicola benedicente; la chiesa di San Nicola, costruita nel XII secolo sulla precedente chiesa basiliana dell’VIII secolo, che conserva due magnifiche sculture in pietra viva di Stefano da Putignano. Ammirate poi il Palazzo Vescovile del 1560, con facciata tardo-rinascimentale su cui si notano gli stemmi del vescovo-barone; il palazzo del Governatore (secolo XVI) e i palazzetti nobiliari delle famiglie Pepe e Cenci. A 3 km dal borgo si trova la chiesetta romanica della Madonna d’Ibernia, sorta intorno al 1100 nel periodo della formazione del casale di Cisternino, che conserva i resti di un preesistente cenobio basiliano, costruito non lontano da un precedente tempio pagano dedicato alla dea della fertilità Cibele. Nel ricordo dell’antico culto ancora oggi viene venerata la Madonna d’Ibernia, al cui santuario, durante le feste primaverili, viene portato in dono il chïrrùchele, lo stesso dolce che i fanciulli pagani offrivano a Cibele per propiziarsi la fecondità. Come tutta la Valle d’Itria, anche Cisternino è un luogo speciale dal punto di vista spirituale ed esoterico, e ospita un festival interreligioso dedicato ai suoni sacri del pianeta.

Ceglie Messapica

Ceglie Messapica sorge nella parte meridionale dell'altopiano delle Murge tra la Valle d’Itria e il Salento, in una zona collinare chiamata soglia messapica. È uno dei borghi più antichi della Puglia. Ceglie era una delle città della Dodecapoli messapica ed era nota con il nome di Kailìa. Originariamente costitutiva il centro difensivo più importante dei Messapi in guerra con i coloni spartani che, dopo aver fondato Taranto, ambivano a conquistare tutta la Magna Grecia. Della civiltà messapica oggi rimangono numerosi resti archeologici: il sistema difensivo che comprende specchie, fortini, mura e muraglioni chiamati paretoni, oltre a necropoli, iscrizioni, monete e vasi. Esplorate quindi l’antico borgo che si sviluppa ai piedi del Castello Ducale, risalente circa al 1100, costruito originariamente come punto di avvistamento e fortificazione su uno dei due colli su cui sorge Ceglie. Il nucleo originario del castello è costituito dalla torre normanna del XV secolo, alta 34 metri, che è il simbolo della città. Accedete al centro attraverso le porte di epoca medioevale. Ammirate la Torre dell’Orologio e i numerosi palazzi del XVIII- XIX secolo tra cui Palazzo Allegretti o Palazzo Vitale. Non perdete una visita al Maac, Museo Archeologico e dell’arte contemporanea. A soli 1, 5 km dal centro si trovano poi le spettacolari grotte di Montevicoli che offrono un percorso sotterraneo a circa 100 metri tra magnifiche stalagmiti. Di grande fascino, infine, la chiesetta della Madonna della Grotta, costruita su una grotta naturale che fu luogo di preghiera dei monaci bizantini attorno al ‘900 d.C. Purtroppo il sito di grande rilevanza storica è in stato di abbandono ma testimonia della presenza dei monaci orientali, che contribuirono allo sviluppo culturale della Valle d’Itria nel Medioevo. 

Martina Franca 

Martina Franca rappresenta il cuore culturale della Valle d’Itria e ospita, infatti, numerose iniziative legate all’arte e alla musica classica tra cui il Festival della Valle d’Itria. Il borgo rinomato per la sua architettura barocca era un centro importante per scambi commerciali delle lane che diedero vita ad all’industria dell’abbigliamento, tramandata fino ad oggi. Si accede al centro di Martina Franca attraverso l’arco principale dedicato a San Martino, patrono di Martina Franca in segno di devozione degli abitanti già dall’anno mille a San Martino di Tours. Partendo dalla piazza principale di Martina Franca, denominato lo stradone, si passeggia lungo il corso principale fino alla Basilica di San Martino, che colpisce per l’imponente facciata barocca, e all’adiacente Piazza Maria Immacolata. Vi ritroverete nel cuore di Martina Franca da cui si snodano le stradine che si addentrano nel centro fino al Curdunnidd, la parte più antica. Visitate il seicentesco Palazzo Ducale che custodisce gli splendidi affreschi del pittore Domenico Carella, al piano nobile nelle stanze del Mito, dell’Arcadia e della Bibbia. Visitate la barocca chiesa di San Domenico e l’attiguo chiostro, prima di proseguire per l’ex convento delle Agostiniane, che conserva l’Ultima Cena dipinta da Domenico Carella, due pozzi barocchi di forma ottagonale all’interno del chiostro e la più antica campana di Martina Franca datata 1507. La chiesa del convento dedicata a Sant’Agostino poi ha uno splendido portale che rappresenta uno dei più alti esempi di decorazione rococò di Martina Franca. Salite al belvedere per osservare la città dall’alto. 

Ostuni

Ostuni è chiamata la città bianca per via del suo centro storico imbiancato a calce, un’usanza di origine medievale nata per dare maggiore luminosità ai vicoli del borgo e poi diffusasi anche grazie alla grande disponibilità di calce viva. Perciò oggi il dedalo di stradine dal bianco abbagliante ricorda una casbah araba. Arroccata su tre colli, Ostuni è un pittoresco borgo medievale che però sarebbe stato abitato già dal Paleolitico medio, come dimostrano alcuni ritrovamenti ossei e di ceramiche di quell’epoca. La zona collinare di Ostuni, infatti, presentava numerose grotte che offrivano all’uomo primitivo ottimi rifugi naturali. Lo attesta l’incredibile ritrovamento dello scheletro di una donna incinta risalente a circa 30.000 anni fa, nella caverna che è attualmente visitabile nel Parco Archeologico di Ostuni. Il primo nucleo cittadino fu, dunque, costruito dai Messapi intorno al VII secolo a.C. Una passeggiata nella città vecchia, detta la “terra” per distinguerla dalla più recente “marina”, regala scorci incantevoli tra vicoli, ripide scalinate, corti e piazzette su cui si affacciano case bianche con fiori alle finestre, botteghe artigiane e invitanti osterie. Sovrasta il borgo la quattrocentesca cattedrale in stile romanico-gotico su cui spicca un grande rosone a 24 raggi. Lungo la via Cattedrale che divide in due il cuore medievale della città, si trova l’ex monastero carmelitano, oggi sede del Museo delle Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale, dove è esposto il calco della donna sopracitata. In piazza Beato Giovanni Paolo II vedrete i settecenteschi edifici del Palazzo Vescovile e del vecchio Seminario, collegati dal suggestivo arco Scoppa. Notevoli i tanti palazzi gentilizi dalle facciate barocche e rococò che si susseguono nella città vecchia, cinta dalle mura aragonesi. Nei dintorni di Ostuni, invece, masserie e trulli si nascondono tra distese di ulivi. 

Le spiagge della Valle d’Itria 

A poca distanza dai più bei borghi della Valle d’Itria si trovano bellissime spiagge, molto diverse da quelle del Salento, ma altrettanto affascinanti. Lungo questo tratto di costa pugliese bassa, in parte rocciosa e frastagliata, si aprono spiagge e calette, alcune delle quali sabbiose, lambite da acque cristalline. 

Le spiagge più belle della zona sono quelle di Torre Pozzelle, dove la natura selvaggia cade a picco nel blu, Lido Morelli, una spiaggia di sabbia chiara e fine a nord di Ostuni, Torre Guaceto, l’area protetta del WWF, Torre Canne, distesa di sabbia dorata a Fasano, Pilone, una delle spiagge più frequentate d’estate sul litorale di Ostuni, Rosa Marina, che conta 5 spiagge sabbiose, Baia dei Camerini, una spiaggia libera con acque basse, la Costa Merlata dove costoni rocciosi sprofondano nel mare, e Creta Rossa dove isolarsi nelle diverse insenature rocciose. A Monopoli, invece, si trovano le spiagge più lunghe e sabbiose, conosciute per la movida e i lussuosi stabilimenti balneari, tra cui il Coccaro Beach Club lungo la spiaggia del Capitolo.

Cosa fare in Valle d’Itria

Per cogliere lo spirito autentico della Valle d’Itria iniziate esplorando i bellissimi borghi della terra dei trulli. Rilassatevi al mare lungo le affascinanti spiagge che accontentano sia viaggiatori in cerca di angoli di pace sia giovani in cerca di divertimento. Se non siete tipi da spiaggia o visitate la Valle d’Itria in primavera per esempio potreste dedicarvi alle escursioni nella natura. Per chi ama la bici, la ciclovia dell’acquedotto pugliese porta da Alberobello a Montedoro attraverso ulivi, masserie e trulli. Oppure si possono fare passeggiate a cavallo sulle rive sabbiose dell’Adriatico e nel Parco delle Dune Costiere tra gli ulivi e i profumi della macchia mediterranea. 

Chi è in vena di una vacanza detox, in Valle d’Itria può concedersi yoga e meditazione nel silenzio della campagna. Chi è in cerca di avventure, invece, può unirsi a una delle tante visite guidate che portano alla scoperta della Valle d’Itria sotterranea, tra caverne di roccia calcarea, stalattiti e stalagmiti. Se volete far divertire i bambini portateli allo Zoo Safari di Fasano, dove vivono oltre 40 specie di animali allo stato selvatico. Infine, a qualsiasi tipo di viaggiatore consigliamo di dedicarsi ai piaceri della buona tavola in questo angolo di Puglia. 

Cosa mangiare in Valle d’Itria

La cucina della Valle d’Itria propone le specialità pugliesi preparate con ingredienti freschi e locali. Questa zona è rinomata per la produzione di vino, olio, prodotti caseari, dai formaggi ai latticini, dalle ricotte alle burrate, ormai famose in tutto il mondo, ma anche per insaccati come il Capocollo di Martina Franca, Presidio Slow Food. Tra le specialità della Valle d’Itria bisogna assaggiare: le bombette, involtini di carne ripieni tipici di Cisternino e Martina Franca, ma diffuse in tutta la Puglia; la frittata di lampascioni; le sagne 'ncannulate, un tipo di pasta lunga e attorcigliata, condita con pomodori freschi, basilico e cacioricotta; la carne di cavallo al sugo; le pittule o pettole, frittelle tonde; il ciambotto, una zuppa di pesce, mitili, crostacei e verdure. Immancabili poi, come d’altronde in tutta la Puglia, le orecchiette con le cime di rapa e le fave con cicorie. Da non perdere i tanti piatti a base di pesce, tra cui spaghetti ai ricci di mare, insalata di polpo, cozze fritte e crudi in quantità. Concludete in dolcezza con i bocconotti e gli sporcamussi, dolci di pasta sfoglia con crema e zucchero a velo. Sarà difficile mangiarli senza sporcarvi, come suggerisce il nome. La Valle d’Itria è rinomata inoltre per i suoi vini, fatevi consigliare quello giusto per voi. 

Dove dormire in Valle d’Itria

Dormire in un trullo è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita. In Valle d’Itria avrete vasta scelta tra i tanti trulli riconvertiti in boutique hotel e hotel di charme con piscina. Inoltre sono innumerevoli le masserie isolate nella campagna pugliese, tra distese di ulivi, o gli alberghi diffusi nei bei borghi bianchi. Per gli amanti del lusso Borgo Egnazia è diventato un riferimento internazionale.  

Come arrivare e spostarsi in Valle d’Itria

In aereo o in nave, gli aeroporti e i porti più vicini alle Valle d’Itria sono quelli di Brindisi e di Bari. Altrimenti, l’ideale è viaggiare in macchina, o noleggiarne una sul posto, per poter esplorare la Valle d’Itria in autonomia. Spesso gli hotel, soprattutto trulli e masserie sono isolati nella campagna, e avrete bisogno di un vostro mezzo per raggiungere i centri abitati e le spiagge.

Quando andare in Valle d’Itria

Il clima è caratterizzato da inverni freddi ed estati generalmente lunghe, calde, secche e sempre ventilate, con interessanti escursioni termiche notturne. Se volete fare una vacanza di mare, chiaramente la stagione migliore è l’estate, altrimenti la primavera è un ottimo periodo in cui visitare la Valle d’Itria. 

Autore: Francesca Ferri

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