Idee di viaggio

Una Boccata d’Arte: installazioni e arte nei piccoli borghi d'Italia

20 artisti 20 borghi 20 regioni da scoprire fino al 26 settembre 2021

Una Boccata d'Arte: installazioni e arte nei borghi d'Italia MOSTRE Photo Courtesy
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20 artisti 20 borghi 20 regioni. Dal 26 giugno al 26 settembre 2021 torna, per la seconda edizione, Una Boccata d’Arte, progetto diffuso in tutte le regioni italiane che promuove l’incontro tra arte contemporanea e bellezza storico-artistica dei borghi più evocativi d’Italia

Una Boccata d'Arte è un progetto di Fondazione Elpis, in collaborazione con Galleria Continua, e con la partecipazione di Threes Productions, che consente agli artisti la più ampia libertà creativa all’interno di percorsi tematici che dialoghino in modo convincente con i borghi. 

Una Boccata d’Arte

I venti borghi selezionati ogni anno in base al numero di abitanti non superiore a 5.000, alla presenza di un tessuto culturale attivo e alla capacità artigianale, commerciale e ricettiva a carattere famigliare, diventano il teatro di venti interventi in situ d’arte contemporanea, realizzati da artisti emergenti e affermati, invitati da Fondazione Elpis e Galleria Continua. 

Avete tempo fino al 26 settembre 2021, dunque, per partire alla scoperta di sorprendenti installazioni in venti borghi d’Italia.

Gressoney-Saint-Jean, Valle d’Aosta 

Gressoney-Saint-Jean è il borgo che ospita, fino al 26 settembre 2021, la mostra Konfetti (rägnò morceaux di primavera), in italiano Coriandoli (piovono frammenti di primavera) dell’artista siciliana Giuseppina Giordano. È un progetto che compone una narrazione stratificata di avvicinamento graduale a Gressoney-Saint-Jean, attraverso immagini digitali e racconti, fino ad un processo creativo che non esprime solo partecipazione ma vera e propria co-autorialità con gli abitanti del borgo. Il lavoro di Giordano si compone di quattro interventi in situ. Morceaux di primavera (2021) è una grande scultura in esterni, realizzata con lastre metalliche sagomate secondo le cime delle montagne che circondano il Lago Gover, decorata con fiori disegnati dai bambini chiamati dalle scuole elementari e medie locali. 

Sei una nuvola di zucchero (2021) è un’installazione sonora che unisce i messaggi vocali in diverse lingue autoctone che gli abitanti di Gressoney hanno registrato su invito dell’artista, e li diffonde tramite altoparlanti in Obre Platz. Questi messaggi sono trascritti su biscotti commestibili, Konfetti (2021). Biscotti avvolti nello stesso incarto iridescente rosso di cui è rivestito il ponte in legno sul Lago Gover. I passanti sono invitati a prenderli e gustarli per innescare un’esperienza multisensoriale. Ensemble (2021) è un dipinto realizzato dall’artista insieme ai pittori locali. È posto in una ghiacciaia, su un cavalletto adagiato su un letto di rami di pino profumati; gli elementi ritratti sono un camino e una volpe. Gressoney diventa palcoscenico delle visioni partecipate dell’artista, in cui gli abitanti sono i protagonisti principali. 

Courtesy: Fondazione Elpis e Galleria Continua. Ph. Claudiu Asmarandei.

Monastero Bormida, Piemonte 

In Piemonte, Monastero Bormida ospita la mostra It Is Not Wrong To Go Back and Take Something You Forgot dell’artista italiana di origini senegalesi, Binta Diaw. La ricerca di Binta Diaw affronta questioni socio-culturali, identitarie e storiche, in relazione al proprio patrimonio culturale. Queste opere traducono la storia di Monastero Bormida attraverso elementi ricorrenti nel suo lavoro, tra cui: la matericità, il linguaggio e le tradizioni. Il titolo in italiano Non è sbagliato tornare indietro e prendere qualcosa che hai dimenticato, si riferisce al simbolo Sankofa attribuito agli Akan (Africa occidentale, Ghana) e metaforicamente significa «tornare alle radici per andare avanti». È la chiave di lettura del percorso scultoreo che inizia sulla riva del Bormida con un’installazione effimera in terra e sale che sarà portata via dall'acqua. Senza Titolo (2021) è un gruppo di chiglie capovolte di barche stilizzate, che evocano corpi privati della loro umanità, riflettendo così sulla ciclicità che lega dinamiche coloniali alla traversata del Mediterraneo. Sul ponte romanico, edificato dai monaci benedettini e cruciale per la via del sale, si trova l'ex-dogana oggi dedicata alla Madonna. Qui è installato il simbolo della Madre Terra, Àdduna (2021), dea Akan della creazione. Nell’antica porta del «puntet», soglia della piazza del mercato fondamentale per la via del sale, è collocata «la porta della cura e dell’abbondanza». Bunt Topatooak Khëwuel, (2021) è un cancello aperto a metà, riferimento al tema dell’accoglienza, con i simboli della noce di cola (potere, commercio) e Aban (fortezza, luogo sicuro). L'opera è ricoperta di pasta di sale, intervento effimero realizzato con i ragazzi della colonia estiva di Monastero per indagare l'importanza del sale nei secoli. Costeggiando il castello si giunge alla torre connessa ad esso da un arco vertiginoso. Lassù poggia una lunga scala che termina nel vuoto. Ame Dine (2021) è un ponte verso l'immateriale. Nel cortile dell’ex-monastero, all'interno del pozzo, è collocata KhamKham (2021), un’opera composta da due simboli identici che rappresentano la saggezza e la sapienza. Ai piedi di un arco dell'antico chiostro si trova il Sankofa. Dellu Cossan (2021) rappresenta un uccello che si guarda la coda ed è formato da una serie di curve perché il ritorno non è una linea retta. È il canovaccio di una storia e simbolo identitario per molte diaspore africane. Sankofa ci riporta alle origini, al passato, alle tradizioni e all'inizio del percorso. 

Courtesy: Fondazione Elpis e Galleria Continua. Ph. Agnese Bedini.

Campo Ligure, Liguria 

In Liguria è Campo Ligure ad ospitare la mostra Affioramenti dell’artista milanese Alice Cattaneo. Affioramenti si rifà al concetto del ritrovamento storico, così come quello geologico. Alice è entrata in punta di piedi nel progetto, parlando con le persone del luogo, visitando luoghi e sperimentando tecniche. Cos’è poi una valle se non paesaggio, fiumi, pietre? 

Le pietre qui, non sono solo testimoni del passaggio di ere geologiche sulla materia, ma anche del passaggio di civiltà scomparse, come ci ricordano le statue che riaffiorano ancora oggi in vari punti della Valle. Proprio dalle pietre, Alice passa all’analisi e alla sintetizzazione del paesaggio, che viene condensato in pigmenti naturali ispirati ai colori presenti nell’erbario De Paoli. Questi pigmenti vengono stesi con gesti lenti sulla pietra arenaria locale. Fili di lana naturale, filati a mano, coni colorati derivanti da foglie e fiori stagionali della valle, corrono e legano insieme l’arenaria. 

Cornello dei Tasso, Lombardia 

A Cornello dei Tasso, in Lombardia, si tiene la mostra Mercatorum del duo artistico Campostabile, che ha voluto creare un’installazione che rappresentasse in parte la storia del borgo. Cornello è situato lungo la Via Mercatorum, la più antica strada che nel Medioevo collegava la Val Brembana con la Valtellina. Fu un importante centro di scambi commerciali, di passaggio di persone e merci. Sede di un importante mercato fino alla fine del ‘500 con la costruzione della nuova strada, la Priula. Inoltre, Cornello deve il suo nome all’antica famiglia Tasso, che gestì le poste imperiali degli Asburgo e dello Stato Pontificio. Una pietra arenaria dalle sfumature verdi caratterizza il luogo anche nelle costruzioni in un legame di coesistenza, un’identità che è parte del paesaggio e di chi lo vive. Nelle abitazioni stemmi e antichi affreschi resistono. Campostabile ha voluto intervenire con un dispositivo scultoreo di tessuti colorati su piani e forme che si strutturano e portano in vita lo spazio, quasi come un bivacco abbandonato, lo coabitano con oggetti, come fossili, segno del passaggio e di uno scambio. Realizzati con arenaria verde si dispongono in un percorso di svelamento graduale. Per Campostabile gli oggetti sono come l’abitato della natura. Un misto tra una creazione naturale, che affiora, e una artificiale rimasta fossilizzata. 

Courtesy: Fondazione Elpis e Galleria Continua. Ph. studiomare.co.

Santa Gertrude, Trentino-Alto Adige 

Santa Gertrude è il borgo del Trentino-Alto Adige che ospita in maniera permanente l'opera Pulse -Single Formation 2021 dell'artista multimediale Camille Norment. L’installazione si trova sul sentiero di montagna del paese, tra gli abeti e i larici millenari del bosco che lo circonda. ll lavoro dell'artista multimediale si ricollega alla nozione di psicoacustica culturale come cornice sia estetica che concettuale. Definisce questo termine come indagine dei fenomeni socio-culturali che utilizza il suono come una forza sul corpo, sulla mente e sulla società. Sebbene focalizzato sull'esperienza estetica, il lavoro di Norment attraversa, contemporaneamente, le soglie del sociale e del politico, utilizzando spesso simboli culturali che appartengono a specifici ambiti sociali. Ogni elemento, apparentemente innocuo, viene espanso nell'opera per rivelare un macrocosmo di narrazioni intercontestuali.

Battaglia Terme, Veneto 

Battaglia Terme, in Veneto, ospita la mostra Ab-erranti dell’artista italiano di origini etiopi, Jem Perucchini. Si tratta di una serie di opere pittoriche realizzate per alcuni luoghi di Battaglia Terme, nei quali le strutture espositive reinterpretano la tipologia delle edicole votive. Realizzate in materiale specchiante, esse inglobano e replicano il mondo circostante, costituendo un luogo eterotopico che attiva connessioni tra spazi e tempi diversi. Attraverso la ripresa di elementi tratti dal mito classico, l’artista si propone di innescare un dialogo, attraverso la trasfigurazione fantastica di temi universali a partire da alcune peculiarità del borgo. Proteo è il vecchio oracolo che a mezzogiorno riemerge dal mare per riposare in qualche grotta, assumendo ogni volta una forma diversa per camuffarsi: trova rifugio nello storico quartiere di Ortazzo, cuore della vita fluviale del borgo. Tiresia, condannato alla mutevolezza di genere, consuma la propria transizione di fronte allo stabilimento termale INPS costruito durante il Ventennio e oggi inattivo. Dioniso, divinità dalla multiforme natura maschile e femminile, animalesca e divina, tragica e comica, consuma il delirio mistico lungo il sentiero Ferro di Cavallo che attraversa le cave di trachite dismesse sui colli intorno a Battaglia.

Polcenigo, Friuli-Venezia Giulia

Polcenigo, in Friuli-Venezia Giulia, ospita la mostra Elixsir dell’artista Irini Karayannopoulou. Gli antichi alchimisti definivano Elixsir (o Elisir) una sostanza alchemica in grado donare la vita eterna. Più recentemente, in contesto farmaceutico, la stessa parola rispondeva alla definizione di medicamento liquido composto da diversi elementi. Irini Karayannopoulou lavora partendo da questa dualità di significato. Attraverso la ricerca di materiali d’archivio, riviste, giornali, cartoline, libri di storia, l'artista elabora un progetto specifico per il borgo di Polcenigo. Pittura e collage su immagini e ricordi si installano lungo le strade, i vicoli, all'interno delle vetrine ed in alcuni punti nascosti del borgo. Elixsir è un composto di diversi elementi che include anche un cortometraggio, realizzato in collaborazione con la film editor Sandrine Cheyrol e lo psichiatra e sound artist Chris Kalafatis, in cui Polcenigo viene reinterpretata dal punto di vista storico e naturalistico; e una rivista pop in formato tascabile, in cui l'artista interviene sulle immagini di attori famosi della golden era con il disegno e il collage. 

Portico e San Benedetto, Emilia-Romagna 

Portico e San Benedetto, in Emilia-Romagna, presenta la mostra Colour Notes in Epilogue dell’artista Rudi Ninov. “C’è un poeta nel cuore di ognuno”, recita un’iscrizione su legno a Portico. Ultimo baluardo della Romagna a sud, dove la pronuncia della s è ancora un’orgogliosa bandiera, eppure a lungo anche terra dei fiorentini Portinari della Beatrice di Dante. Un comune, ma tre borghi; un’anagrafe che conta appena 700 anime, ma anche una scuola di italiano per stranieri dal 1989. L’intervento diffuso di Rudi Ninov si sviluppa proprio sui curiosi contrasti di una città che della diversità e dell’accoglienza sembra averne fatto un tratto identitario. 

All’interno del piccolo Oratorio sul Ponte, una prima installazione in ceramica è in dialogo con la riproduzione della Visitazione di Carmignano di Pontormo, riprendendo lo scultoreo slancio dei drappi, eccessivo quanto la tavolozza dei colori, elementi intensi e dinamici che ritornano nel lavoro di Ninov. «La Calgheria», un portico unico per il passaggio che rappresenta dal centro del borgo alla natura, ospita una seconda installazione in ceramica: un invito, e poi un dono, che coinvolge i visitatori in prima persona. Infine, alla Torre Portinari, una serie di tele sui muri spogli dell’antico mastio del forte, accompagnerà l’ascesa alla vista panoramica fino al Ponte della Maestà, chiudendo così il cerchio della visita.

Courtesy: Fondazione Elpis e Galleria Continua. Ph. Federico Gallo.

Radiconcoli, Toscana

Radicondoli è il borgo toscano che ospita la mostra Cronaca del luogo e del tempo ripetuto dell'artista Adelita Hunsi-Bey. Si tratta di un'installazione sonora diffusa nel borgo che si riferisce all’andamento ciclico delle pandemie: tema centrale del lavoro svolto dall’artista, insieme ad OCRA, giovane Orchestra da Camera di Radicondoli. 

Il titolo è in parte un omaggio a Luciano Berio, compositore sperimentale che visse a Radicondoli, e che per coincidenza soggiornò nella casa dove l’artista Adelita Husni-Bey ha trascorso il suo tempo lavorando al progetto. Prendendo spunto da esercizi di pedagogia sonora, ideati dalla Scratch Orchestra, Anna Halprin, UltraRed e Pauline Oliveros, l’artista ha guidato OCRA nella produzione di partiture sperimentali che riflettono il vissuto personale dei musicisti, attraverso una serie di improvvisazioni svoltesi senza conduttore. L’orchestra ha suonato immagini, rielaborando, attraverso i propri strumenti, cronache e narrazioni sia sull’ondata della peste del 1630-1633 in Val d’Elsa, che la recente esperienza del lockdown. L’azione musicale, come potrebbe essere definita da Berio, si avvale delle voci dell’associazione teatrale Rabèl per l’interpretazione di decreti e ordinanze dal carattere giuridico. Queste si intrecciano alle riflessioni dei componenti di OCRA sulle pandemie e sulla funzione sociale del suono e del silenzio. L’installazione audio immersiva si snoda in tre vicoli del borgo (via della Costa, Via del Gambanelli e il vicolo che da via Gazzei porta al parcheggio), che, fungendo da casse di risonanza naturali, suonano brevi stralci dell'opera ad intervalli di 20 minuti, convogliando nelle Scuderie del Comune. 

Vallo di Nera, Umbria 

Vallo di Nera è il borgo umbro che ospita la mostra La Lince D'Ombra e Pietra Sponga dell'artista Francesco Cavaliere. Vallo di Nera è un paese ai piedi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, l’incantato Lago di Pilato e la Grotta della Sibilla. Un «castello della valle» sul poggio lambito del fiume Nera, crocevia di scambi importanti, di viaggiatori e di pellegrini. Un luogo di passaggio sospeso, fuori dal tempo, custode delle storie di viaggi epici di cui, ancora oggi, questo luogo rileva le tracce. Dalla Torre di Guardia, a pochi metri dalla Casa dei Racconti Ecomuseo della Dorsale Appenninica Umbra, Francesco Cavaliere canta una storia fantastica che trae ispirazione dai romanzi cavallereschi, che tanto hanno segnato questi luoghi, e dalle vite dei pastori che raccontavano la transumanza in versi. Come traccia del passaggio di Cavaliere, un segno alla finestra della Torre di Guardia: un drappo contemporaneo, quasi venisse da un altro mondo, sospeso perché tutti possano leggerne l’avventura. A fine settembre, tempo di ritorno alla valle della transumanza, tolto il drappo, rimane un piccolo libro come segno donato alla Casa dei Racconti di Vallo di Nera, luogo depositario della tradizione orale dell'intera comunità. 

Corinaldo, Marche 

A Corinaldo si tiene la mostra Vietato ai turisti/ Not for tourism dell’artista Margherita Moscardini. L’intervento muove dall’idea che molti borghi del nostro Paese esprimano, con più evidenza rispetto ai grandi centri, le urgenze del presente, e che, essendo città nella loro forma elementare, possano offrirsi come territori e terreni di sperimentazione di un abitare che sia soprattutto portatore di un altro modo di essere cittadini. A Corinaldo, Moscardini ha considerato l’antico abitato circoscritto dalle mura per condurre un’indagine che, integrando i dati forniti dall’amministrazione con quelli raccolti sul posto, ha rilevato i locali commerciali e residenziali non abitati stabilmente, con lo scopo di realizzare un’immagine: l’immagine di un altro luogo generato dai vuoti di quella esistente. Il titolo Vietato ai turisti/ Not for tourism è una riflessione sul processo di spopolamento, e infine abbandono di questi luoghi, di cui tre, segnalati dalle luci al neon dell'artista, si fanno portavoce di un invito: risiedere per abitare questi luoghi, piuttosto che scoprirli da turista. 

Tolfa, Lazio 

A Tolfa la mostra dell’artista Zhanna Kadyrova si intitola Landmarks. Le rovine moderne di Landmarks nascono dall’osservazione della quotidianità di un borgo rimasto pressoché inalterato nel tempo, e dalla volontà di marcare i luoghi di interesse pertinenti a diversi periodi storici, caratterizzanti di un territorio che si estende dalle antiche colline dell'Etruria fino alle coste tirreniche. Questo progetto esprime l’interesse dell’artista per l'impiego dei materiali recuperati in spazi urbani e, talvolta, in edifici abbandonati, con cui realizza opere anti-monumentali. All’interno della corte di Palazzo Buttaoni, oggi sede della nuova biblioteca comunale, Kadyrova ha realizzato la scultura di un eroe archetipico, contrapponendo l'immagine di un'antica rovina avvolta nella vegetazione spontanea con il materiale cementizio di cui è fatta. Affascinata dalla Necropoli di Pian Conserva e dalla storia della cultura etrusca, l'artista realizza una miniatura del borgo di Tolfa, chiaramente riconoscibile dagli originali comignoli sui tetti. All’interno di una schiera di piccole stalle, Kadyrova ha disposto una serie di mosaici frammentati realizzati con materiali multiformi e di colori diversi, quali marmi e ciottoli raccolti nel territorio dei Monti della Tolfa. Questi vecchi ricoveri per conigli e galline diventano luoghi quasi sacri in cui poter scoprire le rovine immaginarie di mosaici antichi. 

Abbateggio, Abruzzo 

Abbateggio ospita la mostra Per riconoscerti nel buio dell'artista Agnese Spolverini. Sono tante storie, tutte interconnesse. C'è la storia di una miniera, ci sono le storie di tanti lavoratori e lavoratrici dimenticati, c'è la materia oscura, il bitume, che in questa occasione rianima le vie del centro di Abbateggio; ed infine c'è l'animo di un fantasma gentile, Vincenzo Di Paolo, che ci accompagna alla scoperta di un luogo sconosciuto e ostile, che, nonostante sembri una realtà di pochi, si lega a una storia collettiva, radicata nel passato ma che ci parla anche del nostro presente. Percorrendo le via centrale del borgo, le colate di lattice, evocano le colate di bitume delle miniere e scandiscono il percorso da seguire. Scendendo verso il centro storico, all'incrocio tra Via del Carmine e Via Breda, un arco a tutto sesto si affaccia sul panorama, indirizzando lo sguardo verso il territorio che ospita le miniere. Nell'arco, il buio e la luce si incontrano, la citazione che corona l'arcata fa riferimento al sentimento di solidarietà che esisteva tra i lavoratori: è un invito, come recita la scritta, a riconoscere l'altro nel buio, proprio come per necessità si trovavano a fare i minatori. La Ciammarichella, la strada che i minatori percorrevano di notte per risalire la montagna e tornare ad Abbateggio, era illuminata dalle lanterne che, come lucciole, illuminavano il bosco. Alla fine del tragitto un passaggio artificiale, a forma di tunnel, trasporta nella penombra, ma, come in una notte d'estate, ci si ritrova contornati da un cielo stellato.

Courtesy: Fondazione Elpis e Galleria Continua. Ph. Andrea Fiordigiglio.

Fornelli, Molise

A Fornelli si tiene la mostra L’unica danza dell’artista Alberto Selvestrel. Entrando dalla porta principale di Fornelli ci si perde in un labirinto di vicoli medievali che sfociano in bellissimi squarci, paesaggi infiniti di valli e montagne incorniciati dalle mura e dalle case. Alberto Selvestrel si è imbattuto in queste immagini di luci e di pietre, di montagne e di verde profondo, e ha deciso di intraprendere un viaggio in Italia alla ricerca di luoghi con una forza maestosa da fotografare ed elaborare in un'installazione diffusa in tutto il borgo. L’artista ha articolato il suo progetto intorno all’idea che la percezione che ogni individuo ha, rispetto a tutte le cose, sia sempre frammentata ed illusoria. Si ha sempre e solo una parziale e soggettiva percezione della realtà, che invece, è univoca. All’interno dell’Auditorium Comunale, Selvestrel ha installato centinaia di istantanee scattate durante il suo viaggio in Italia, lasciandosi come ultima destinazione Fornelli, singoli frammenti che compongono un unico racconto. In esterni, camminando lungo i vicoli del borgo antico, fotografie di grande formato dialogano con l'architettura e il paesaggio circostante in un gioco di contrasto e attrazione.

Gesualdo, Campania

In Campania è Gesualdo il borgo che ospita la mostra A cinque voci del collettivo Polisonum. È una composizione sonora installata nel piccolo comune millenario nel cuore dell’Irpinia, che per cinque secoli ha accolto la dinastia normanna dei Gesualdo. Carlo Gesualdo, Principe di Venosa, è la figura alla quale la ricerca di Polisonum si rivolge: musicista e compositore visionario, madrigalista con doti rare, una figura complessa e centrale nella storia della sperimentazione musicale. Un coro composto da soprano, mezzo soprano, contralto, tenore e baritono eseguono il verso Ahi disperata vita, anche titolo di un’opera del compositore Carlo Gesualdo, attraverso otto accordi che si intrecciano in maniera imprevedibile. Polisonum chiede infatti agli esecutori di tenere ogni accordo sino alla perdita del fiato, sino a quando la voce non si consuma, non si spegne, e il respiro trova nuovamente spazio per l’emissione di un altro suono. Oltre alla performance che verrà eseguita dal vivo in occasione dell'inaugurazione il 27 giugno, un’installazione sonora nella torre centrale del complesso fortificato, ne riprodurrà una versione ridotta, due volte al giorno, fino alla fine di settembre. Come un rituale laico che segna un passaggio quotidiano attraverso il suono, l’installazione sonora si compone anche di tre lunghi drappi bianchi che fuoriescono dalla balconata della torre: mossi dal vento o immobili, agitati, calmi, sono imprevedibili come il nostro stesso respiro. 

Pietramontecorvino, Puglia 

Pietramontecorvino è il borgo che ospita la mostra Temmatemenetè dell'artista Gaia Di Lorenzo. Temmatemenetè è un intervento diffuso a Terravecchia, il borgo antico di Pietramontecorvino. Il titolo, una cui traduzione plausibile è «Ti ucciderei, ma non ne ho voglia», coincide con il ritornello di uno sciàmbule, forma di canto tradizionale diffuso in alcuni paesi dei Monti Dauni, praticato su un’altalena improvvisata con un ceppo da ardere, sospeso tramite una fune alla porta d’ingresso delle abitazioni. Tramandati in forma esclusivamente orale, gli sciàmbulesi cantavano unicamente nella settimana del Carnevale e consentivano di rovesciare temporaneamente le gerarchie, i costumi e la morale vigente, veicolando di volta in volta messaggi e sentimenti proibiti d’amore, disdegno o di dolore. L’idea di soglia fisica e simbolica è al centro dell’intervento di Gaia Di Lorenzo, che ha come fulcro principale il portone d’ingresso alla corte del Palazzo Ducale. Qui l’artista installa una grande tenda in alluminio che richiama le tradizionali moschiere diffuse nei borghi del Meridione (scendelille nel dialetto locale), sormontata da una traversa in legno intarsiato su cui è incisa la frase Temmatemenetè. La decontestualizzazione di un elemento tipicamente popolare ha l’effetto di proiettare l’intera corte in una dimensione insolita da interno domestico. A fare da eco all’installazione principale, nei vicoli e nelle piazze di Terravecchia, altre moschiere riattivano passaggi e porte di case abbandonate. A loro e al vento sono affidate parole e messaggi che riaffiorano da un tempo lontano e danno nuova vita agli sciàmbule.

Pietragalla, Basilicata 

Pietragalla è il borgo della Basilicata che ospita la mostra Flag Semaphores 2020-21 del duo artistico GRJB Gabriella Rhodeen & Jesse Bonnell. È un’installazione site-specific degli artisti GRJB composta da una scultura, diciotto opere su carta, tre opere multimediali e una performance, che si articolano su tutto il territorio del borgo di Pietragalla. Il progetto documenta gli eventi dell'ultimo anno attraverso le storie e le esperienze testimoniate nei piccoli e remoti borghi della Basilicata. L’opera principale consiste in una vela con la scritta Abracadabra ricamata sopra. Abracadabra è la formula magica più conosciuta al mondo; incisa originariamente su pietre preziose, assicurava salute e protezione dalle malattie. Carlo Levi descrive l’uso dell'Abracadabra nelle tradizioni lucane nel suo romanzo Cristo si è fermato a Eboli; una delle principali fonti di ricerca utilizzate da GRJB per studiare la regione. Esaminando e riformulando il testo, GRJB hanno trovato una profonda risonanza tra il tempo dell'autore e il periodo storico in cui ci troviamo, caratterizzato da grandi sconvolgimenti politici e pandemici. Nel tentativo di associare un'identità a Pietragalla, GRJB hanno intervistato alcuni abitanti del borgo, raccogliendo informazioni sulle tradizioni che le comunità di questa regione hanno custodito e tramandato fino ad oggi. La performance, presentata durante l’inaugurazione, e i video invitano il pubblico a rivivere le esperienze di quest’ultimo anno, instaurando, al tempo stesso, un dialogo con le tradizioni del passato.

Civita, Calabria 

Civita, in Calabria, espone la mostra OOO Tong dell’artista Lupo Borgonovo. Nel campo del visibile, al di sopra della terra, è la storia infinita dell’uomo e delle sue migrazioni, è la perpetua ricerca dell’altrove. Nell’invisibile, sottoterra, o nel percepibile, nel linguaggio, non è che la causa materiale di tutte le cose, il principio. Il ciclico movimento dei popoli, che per aiutare o per rifugiarsi trasportano culture e lingue millenarie, e l’invisibile, seppur costante, deciso e vitale insinuarsi delle radici nella terra, sono messi in stretta relazione da Tong, la scultura in bronzo e acciaio corten di Lupo Borgonovo. Un’opera capace di spostare la natura del suo luogo, traslandola su piani inconsueti e trasformandola in forma e materia nuova, per riconoscersi nelle origini e nei princìpi della terra che oggi è lì ad ospitarla: Civita, paese fra le rocce. Della natura ci parla Lupo, non tanto perché con eterna bellezza domina Civita e si tramuta in architettura e paesaggio urbano, ma perché rappresenta l’arché, l’elemento primordiale, l’unica, vera realtà che ci aiuta a difenderci dall’apparenza delle particolarità transitorie. Genesi e ciclicità che ritroviamo in OOO, il trittico di disegni ispirati alla tradizione artigiana albanese e sintetizzati nella ripetizione del segno infinito dell’ovale, in un’opera astratta, generata dal suo lento muoversi nel tempo e radicarsi nello spazio. 

Centuripe, Sicilia 

Centuripe è il borgo siciliano che ospita la mostra Eros e Psyche, un progetto di Renato Leotta, a cura di Claudio Gulli e Pietro Scammacca. Si tratta di una mostra diffusa, composta da immagini archeologiche e arcaiche, dislocate nel contesto rurale e urbano del borgo ennese. Il nome del progetto deriva da una statuetta in terracotta di Eros e Psiche che si abbracciano (circa 200 -100 a.C.), ritrovata a Centuripe e attualmente parte della collezione del British Museum. Dopo un periodo di ricerca sulla singolare manifattura centuripina e la storia complessa delle vicende archeologiche legate ad essa, Leotta ha orchestrato un percorso museale en plen air composto da manifesti che rappresentano una selezione di reperti centuripini che fanno parte della collezione del British Museum, immaginando così una ipotetica sezione temporanea del Museo Archeologico Regionale. Il progetto non è motivato da una semplice rivendicazione territoriale di questi reperti, ma vuole interrogare i modi in cui l’archeologia e il patrimonio culturale entrano a fare parte di meccanismi «identitari». Nel corso della sua storia, l’archeologia è stata spesso strumentalizzata per motivi di diplomazia culturale e come supporto a narrative coloniali. In questo caso l’intervento di Leotta propone invece una possibile forma di unione attraverso il tema della bellezza, un abbraccio che fa eco alle vicende di Amor e Psyche, tra i caratteri dell’umano e del divino.

Tratalias, Sardegna

Tratalias è il borgo sardo che ospita la mostra De Terra e de Bentu (Da Terra e Vento) di David Benforado. L’artista interviene nel vecchio borgo disabitato di Tratalias con una serie di tele di grandi dimensioni esposte in Sa domu de tzia Giuannicca, una casa tradizionale in pietre e fango che conserva il nome della proprietaria. Il corpo pittorico è formato da un gruppo di quadri astratti, realizzati con pittura a olio su tela di lino, a partire da colori che l'artista crea da pigmenti puri, seguendo tecniche antiche. L'opera che accoglie i visitatori all'ingresso della casa, Goats and the abstract truth, occupa tutta la parete di fronte all'entrata e rappresenta alcune capre graffiate su un paesaggio scuro: il loro sguardo enigmatico rimanda a una realtà che non possiamo percepire, a un mondo per noi inaccessibile. Il mistero dell'astrazione pittorica prende così senso nella realtà del simbolo, nell'accezione etimologica di sum-ballein, mettere assieme, gettare insieme. 

Autore: Francesca Ferri

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