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Longyearbyen, la città norvegese dove è vietato morire

Nell'arcipelago delle Svalbard, nel Circolo Polare Artico, c'è un paese dove è vietato morire

Longyearbyen Norvegia VIAGGIARE iStock
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Morire è vietato. A Longyearbyen, la città più settentrionale al mondo, nell'arcipelago delle Svalbard, in Norvegia, la morte è stata bandita sin dagli anni '50. Per i moribondi c'è l'obbligo di lasciare la città e di raggiungere la terraferma per morire.

A Longyearbyen, la morte è vietata a causa del clima particolare; trovandosi al di sopra del circolo polare artico, l'arcipelago delle Svalbard gode di bassissime temperature che spesso raggiungono anche i -32 ° C, questa condizione rallenta la decomposizione dei corpi. Ecco perché una legge del 1950 ha stabilito che nella città, come nel resto delle altre isole dell'arcipelago, è vietato morire. 

Nonostante non sia il posto più freddo in assoluto (perché la corrente del golfo ne mitiga il clima), il terreno perennemente ghiacciato, conosciuto come permafrost, impedisce la corretta decomposizione dei corpi, nche quando le temperature aumentano con la stagione estiva. 

Tra il 1917 e il 1920 una terribile epidemia si diffuse nel paese; qualche anno dopo le autorità locali si accorsero che i corpi delle vittime erano perfettamente conservati. Temendo un nuovo contagio, si decise di chiudere il cimitero e di vietare qualsiasi sepoltura a partire dal 1950.

Negli anni '90 un gruppo di scienziati riesumarono alcuni dei corpi, per studiare l'effetto del permafrost, e scoprirono che i ceppi del virus, che nel 1918 avevano ucciso il 5% della popolazione, erano ancora vivi e perfettamente conservati.

Se il Permafrost dovesse sciogliersi, il virus perfettamente intatto, potrebbe creare effetti devastanti sulla popolazione; ecco perché in questa città non ci sono ospedali e case di cura, gli ammalati vengono portati in aereo sulla terraferma. Le autorità hanno proibito le morti e le sepolture, ad eccezione della cremazione. 

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