Idee di viaggio

Tre giorni ad Amsterdam

Tre giorni ad Amsterdam

2.6/5

L’avventura in terra Olandese è iniziata con la solita traversata pomeridiana dell’A14 da Foggia a Pescara: purtroppo l’auto era l’unica maniera possibile di tornare dall’aeroporto dopo una certa ora, in quanto quei furbi di Trenitalia hanno ben deciso che dopo le 20:00 non ci sia più nessuno che debba viaggiare verso sud…vabbè!

Questa volta per paura di controlli a causa del G8 e della genialata di spostarlo all’Aquila, decido che è meglio evitare sia lo scalo merci dell'aeroporto d'Abruzzo e sia il parcheggio del centro commerciale e ripiego su un parcheggio in zona, vicino a dei palazzi abitati. Per fortuna con l’auto tutto ok! I controlli all’aeroporto di Pescara hanno rispettato quanto si sapeva da alcuni giorni: sospensione degli accordi di Shengen e controllo delle carte di identità anche in uscita. Per quanto riguarda invece i controlli sui bagagli, nonostante il nostro volo fosse con Ryanair, non ci hanno scassato le pelotas con la storia del bagaglio unico né ai controlli di sicurezza e nemmeno dopo agli imbarchi: il sottoscritto in pratica è passato con il fedele trolley + videocamera + borsello a tracolla.

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Il volo per Eindhoven all’andata era semivuoto: una buona metà dei posti dell’aereo erano ancora disponibili. La traversata è durata due ore e cinque minuti e la partenza è stata allietata dall’annuncio fatto da Calogero. Scoop per gli amici pescaresi (e limitrofi come noi): la solita hostess parlando con un passeggero, confermava i rumors che a settembre dovrebbero basare il secondo aereo giallo-blu…speriamo bene!

Scesi dalla scaletta uno strano calore ci avvolge: fa caldo!! Per me e per Eva Kant è una strana sensazione, semplicemente perché questo è il primo viaggio che facciamo all’estero di luglio, pur senza essere le nostre vacanze estive. Come i pecoroni ci dirigiamo tutti nell’area arrivi, dove chiedo al banco informazioni la zona per prendere i bus. Volevo fare il figo e comprarmi subito la Strippencart, ma essendosi già fatta’na certa, l’unico negozio che le vendeva era già chiuso e ci è toccato sborsare 3 euro x 2 = 6 euro per il bus 401 dall’aeroporto alla stazione dei treni, quando invece avrei potuto obliterare 4 strisce a cranio. Tra l’altro la macchinetta che vende i biglietti non è proprio di immediata comprensione e ce ne sta solo una per un sacco di gente: non si capiva se dava il resto e neppure che tipo di biglietto occorresse fare. 

La strada per arrivare alla stazione dei treni ha avuto un chè di surreale, i sobborghi di Eindhoven sembrano usciti da un set cinematografico e credevo di stare dentro al Truman Show! Villette a schiera tutte belline e precisine col prato inglese e l’automobile parcheggiata davanti, bimbi in bicicletta con i nonni, signore che portavano il cane a passeggio, ragazzini che giocavano nei parchi giochi, e il tutto per diversi chilometri…per un attimo mi sono detto “ma questo posto è finto!”

Scesi dal bus e memore del fatto che avevamo solo 9 minuti di scarto per fare il biglietto del treno per Amsterdam Centraal, ci fiondiamo alle macchinette e come da legge di Murphy becchiamo l’italiano impedito che solo dopo un paio di minuti si accorge che le stesse prendevano solo carte e non contanti. Fate attenzione a questa cosa: parecchi hanno perso il treno proprio per questa ragione. Io invece mi ero “esercitato” con la prenotazione da casa, simulando l’utilizzo della macchinetta su questo sito.

Peccato che le macchinette facciano parecchio le schizzinose: se gli metti la carta nel verso sbagliato ti rimbalzano, se vuoi pagare con Postepay selezionando “debit card” ti strarimbalzano e se fai passare più di 10 nanosecondi senza inserire il pin ti fanculizzano! Vabbè, alla fine pago con un normalissimo bancomat con il logo “Maestro”, prendiamo i due biglietti alla modica (mortacci loro…) somma di 35,50 euro e ci scapicolliamo sul binario 5 per prendere al volo l’Intercity che sarebbe partito dopo un minuto. Non prima però di essermi fermato in edicola a comprare la tanto agognata Strippencart da 15 strappi di morbidezza (7,30 euro).

Il treno olandese è decisamente messo meglio dei nostri intercity (in realtà anche le Ferrovie dello Zaire sono messe meglio, ma lasciamo stare...) La prima differenza si avverte a partire dalla puzza congenita che si sente nei nostri vagoni. Peccato per l’aria condizionata impostata su “era glaciale”….ho scoperto che questa mania dell’aria condizionata tenuta bassa è un po’ una fissazione degli olandesi: negozi, musei , mezzi, praticamente ovunque! E peccato anche che il viaggio fosse stato disturbato da un gruppo di olandesi truzzi già ‘mbriachi alle 9:00 di sera…ce li siamo levati dalle scatole solo ad Utrecht, dove tra l’altro ho visto decine di ragazzi aggirarsi vestiti tutti di bianco: in zona ci doveva essere qualche festa con il “dress code” a tema a cui però non eravamo stati invitati.

Arrivati ad Amsterdam ci rendiamo conto di una cosa stranissima: sono le 22:00 e c’è ancora il sole! Troppo figa questa cosa…praticamente faceva buio verso le 23:00. Capisco a questo punto che il luogo comune che i nordici sono freddi perché hanno meno ore di luce rispetto a noi è solo una cacchiata inventata da qualche italiano frustrato. Usciamo all’aperto alla ricerca del tram 25 che ci avrebbe portato dritto dritto in albergo e finalmente un po’ di fortuna ci assiste: appena sbuchiamo fuori ce lo vediamo fermare proprio davanti, così saliamo al volo e mi faccio timbrare 4 strisce in tutto (nella zona del centro ogni corsa consuma 2 strisce, se ci si allontana il numero sale).

A proposito di tram: per evitare di salire dal centro e fare in modo di pagare obbligatoriamente all’autista, i tram hanno un ingegnoso sistema di tornelli alle porte centrali che si aprono solo in una direzione (l’uscita appunto) Inoltre per i tre giorni di permanenza mi sono continuato a chiedere cosa dicesse il commento dal vivo in olandese dopo l’annuncio di ogni fermata…rimarrà per me un mistero irrisolto!

Avete presente quella sensazione di amore a prima vista che certe volte ci accompagna durante i nostri viaggi? Ebbene, dopo 5 minuti di passeggiata in tram capisco che Amsterdam mi sarebbe piaciuta molto e così in effetti è stato. Scopriamo con gioia che il tram si ferma a 30 metri dall’Hotel Savoy, nostra residenza per i successivi 3 giorni. Per quanto riguarda l’hotel, devo dire che siamo rimasti entrambi soddisfattissimi. La camera l’ho prenotata direttamente sul loro sito internet e il soggiorno per tre notti ci è costato (tasse cittadine incluse) in tutto 304 euro con colazione pantagruelica compresa.

Diciamo che per essere un 4 stelle come prezzo siamo andati bene, soprattutto considerando il fatto che Amsterdam non solo è parecchio esosa in fatto di alloggi, ma che altri hotel anche con solo 2 stelle e con recensioni infime su Tripadvisor, avevano più o meno lo stesso prezzo. Altri ancora avevano apparentemente un prezzo strepitoso, ma poi c’era da aggiungere sui 15/20 euro a testa per la colazione.

Probabilmente avremmo potuto risparmiare qualcosa prendendo un ostello, ma molti non avevano posto e quelli che l’avevano richiedevano comunque il pagamento di parte della somma, cosa a cui io sono contrario per principio. Invece questa struttura ha quasi il massimo in fatto di rating e in effetti le quasi 5 stelline sul sito dei viaggiatori se le merita tutte!

Le camere sono pulite e ben arredate in stile moderno (Lcd, alluminio, ecc), con un clima molto accogliente ed una bella stanza da doccia (tanto era grande!) Da non sottovalutare il fatto che nel prezzo sono inclusi tantissimi benefits tra cui: - minibar gratuito in camera: praticamente ti scoli le birre, la coca, l’acqua o il succo di frutta e il giorno dopo te li rimettono da capo. Lo stesso vale anche per le patatine e le noccioline - open bar tutto il giorno: vicino alla reception c’è uno scaffale con stuzzichini e con un sacco di bottiglie a disposizione degli ospiti. Ti puoi tracannare tutto il tracannabile: vodka, wisky, vino, birra (tra cui Heineken ovviamente), tè, succhi, ecc ecc.
Una mattina a causa del cattivo tempo che non ci faceva uscire fuori di casa, per la disperazione mi sono fatto un Amaretto di Saronno alle 9:30: - distributore d’acqua e ghiaccio nella hall - possibilità di usare la macchina del caffè/cappuccino o di farsi il tè con i biscottini ad ogni ora - internet gratuito nella hall - wi-fi gratuito Insomma, il classico hotel che ti invoglia più a restare che ad uscire! Noi alla fine siamo stati bravi a lasciarci tentare il giusto, più che altro nei momenti di pioggia o di rientro dallo shopping. Ah, accanto avevamo la stazione di Polizia…lo so,è una cacchiata, ma mi sono sentito più sicuro sia nel lasciare la bici fuori dall’hotel e sia a pensare ad una (eventuale) denuncia per smarrimento della carta di identità.

Essendo già tardi abbiamo preferito darci una rapida sciacquata ed uscire subito per cenare, non conoscendo gli orari delle cucine olandesi. Alla fine dei tre giorni mi sono reso conto che sicuramente hanno degli orari molto più morbidi di Londra per esempio, dove alle 9:00 di sera già ti attacchi al tram. In generale il fine settimana tendono a chiudere più tardi: noi la prima sera ci siamo seduti al tavolo alle 23:30 passate!

La passeggiata per arrivare a Leidseplein (che J2op deve insegnarmi a pronunciare in modo corretto come altre 3948573948 parole olandesi!) non è stata proprio rapida: ci sono voluti una ventiina di minuti buoni a piedi, dato che il nostro hotel si trovava nella lunghissima via che parte dalla fabbrica della Heineken. Per la precisione eravamo a Ferdinand Bolstraat. A proposito di parole, non me ne vogliano gli amici olandesi, ma la pronuncia della vostra lingua è davvero cacofonica (che non vuol dire che è di cacca, ma quasi). Devo dire però che a differenza dello svedese che è incomprensibile sia scritto che parlato, almeno l’olandese scritto un minimo può essere arrancato da chi (come me) ha studiato il tedesco: moltissime parole sono riprese da questa lingua, così come molte altre sono assimilate dall’inglese e risultano così intuibili. Praticamente mettete in un frullatore un vocabolario inglese, uno di tedesco, frullate alla massima velocità et voilà…ecco servito l’olandese!

La cosa più difficile a primo acchito a cui abituarsi sono state le biciclette. Ce ne sono a decine, dappertutto, e ti sbucano in ogni dove, da destra sinistra, sopra e sotto! In confronto la difficoltà di abituarsi al famoso “look left, look right” di Londra è una passeggiata di salute. Poi gi autoctoni non vanno certo per il sottile in quanto a modi, per cui ti urlano dietro e corrono a una velocità a cui io mi stancavo solo a vederli. Deve essere per questo che in generale i fisici degli/delle olandesi sono molto longilinei: difficile trovare gente sovrappeso sia tra gli uomini che tra le donne e in linea di massima io con il mio metro e 80 mi sono sentito diverse volte piuttosto bassino.

Man mano che la gente aumentava sulla strada, si intuiva che eravamo vicini alla zona del casino. Ho avuto un po’ di difficoltà a trovare la piazza perché all’inizio ero convinto che fosse quello slargo che c’era non appena superato il ponticello, ma mi sbagliavo! Dopo qualche improperio in foggiano, la meta della prima serata era finalmente raggiunta: eravamo da Bojo, il ristorante thai dove abbiamo cenato. La signora che vi accoglie è un misto tra Crudelia de Mon e uno zombie, ma ad ogni modo alla fine di tutte le valutazioni resta sempre una grandissima acida…peccato, perché la tipa rovina il locale, dato che la cucina merita davvero!

Le portate che abbiamo preso erano abbastanza estrose: diciamo che si fa prima a dire che cosa non c’era nel piatto! Pezzo forte ovviamente il riso e la carne fatta a mo di spezzatino e insaporita nel cocco, con accanto mandorle (o almeno credo) tritate. Non mi chiedete di ricordare i nomi perché sono irricordabili. In sostanza abbiamo mangiato molto bene e ci siamo saziati come due facoceri, spendendo il giusto: 29 euro in due, birrozze included. Sicuramente da consigliare.

Dopo attenta valutazione, mi sono convinto di quanto riportano la maggior parte delle guide, e cioè che ad Amsterdam è pressocchè impossibile assaggiare la cucina del posto, semplicemente perché non ce l’hanno! Per cui anche nei supermercati abbondano nei banchi frigo queste porzioni di cibo thailandese/indonesiano assolutamente improponibili all’Ipercoop sotto casa…peccato però! Dopo essere usciti rantolanti dal ristorante, ci accingiamo a ritornare sui nostri passi per il luuuuungo tragitto a piedi verso l’hotel, non aiutati in questo dal recente appesantimento. Alla fine però verso l’una e qualcosa ce la facciamo ad arrivare e crolliamo sfiniti dalla altrettanto luuuunga giornata.

Sveglia alle 7:30 e stranamente mi alzo...chiaramente non a quell’ora! Tra l’altro alzarsi è davvero faticoso tanto sono comodi i letti…alla fine, ahimè, dovrò partire senza averne svelato le segrete proprietà rilassatorie! Dopo la spanzata a colazione dribblando tra il dolce e il salato, ci buttiamo alla scoperta della città. La domenica mattina alle 9:30 il paesaggio è spettrale: il sole già scotta ma in giro ci sono pochissime bici e altrettanto poche persone. Prima tappa (che è sulla strada) è il mercato all’aperto in via Albert Cuyp. Chiuso! Eggià, è domenica…che sfiga!

Vabbuò, tiriamo dritto e arriviamo in quella che ho ribattezzato Piazza Heineken, ossia la piazza dove si trova la mega fabbricona della omonima birra e che è un’attrazione mangia turisti: onestamente per 15 euro faccio volentieri a meno di scoprire i segreti della birra. Svoltiamo a destra per (la…il…? Boh!) Stadhouderskade e scattano le prime foto d’obbligo sui canali. Arriviamo fino al Rijksmuseum, l’unica attrazione NON prenotata direttamente da qui on-line. Esternamente il palazzo ha un bel colpo d’occhio. Per fortuna la fila qui è inesistente e in un istante abbiamo alleggerito il portafogli di 11 euro a testa. La pinacoteca nazionale offre molti spunti per una panoramica sull’arte fiamminga in genere e ci sono dei veri capolavori. Decisamente un bel museo, con quadri parecchio interessanti, anche se la celebre “Ronda di notte” di Rembrandt (che monopolizza il museo) non mi ha colpito granchè rispetto ad altre opere.

Usciti dal palazzo, mi trovo di fronte il Coster Diamonds: probabilmente se lo avessi cercato non lo avrei mai trovato. Entriamo dentro perché ho letto da qualche parte che la visita è gratuita (c’è il museo dei diamanti che invece si paga, ma quello lo evitiamo). Ci accoglie la tipa della cassa e ci dice che ci manderà una guida in italiano. Intanto prendiamo confidenza con la sala: tutt’intorno ci sono diversi orafi e tagliatori artigiani affaccendati a smerigliare e tagliuzzare. Al centro troneggia la copia della corona inglese con incastonato il diamante Cullinan, che quelli della Coster tagliarono dal mega diamantone qualche decennio fa.

Arriva Valentina di Cosenza che ci illustra in modo allegro e squillante tutte le fasi di lavorazione dei diamanti, dal ritrovamento alla pulitura al taglio. Ci mostra campioni, copie, diamanti grezzi, tabelle di valutazione ed io nel frattempo già mi sento un vero esperto. Ci conferma che il monopolio mondiale è della De Beers (“un diamante è per sempre”….con quello che costano!), che stranamente io credevo olandese, ma invece è inglese.

La visita prosegue poi nello showroom dove “casualmente” lei tira fuori dalle vetrine alcuni oggetti a suo dire bellissimi (e in effetti…) Peccato che il più piccinino e insignificante anellino costasse sui 700 euro. Valentina si accorge che non c’è trippa per gatti e passiamo nella sala successiva, quella dell’“outlet” (ma dai…i diamanti di vecchie collezioni in saldo!) Anche qui l’imbarazzo da parte mia è palpabile…ehehehe! E così ci congediamo e passiamo nella sala Swarovsky & cazzabubbole varie. Alla fine ce ne usciremo senza aver preso niente tra gli sguardi schifati dei commessi (per le zingare irate che stanno leggendo e mi stanno dando del braccino corto…tranquille, che un bel regalino Eva Kant lo avrebbe avuto ugualmente la sera stessa…)

Usciti da Coster ci facciamo un po di foto vicino alla maxi scritta in 3-D “I Amsterdam” che si trova li di fronte e ci dirigiamo al museo di Van Gogh. Mai scelta fu più azzeccata di aver comprato i biglietti su internet: la coda davanti a noi è spaventosamente lunga…che bella sensazione passare con nonchalance davanti a tutti ed entrare dall’ingresso per i fighi con i biglietti fatti in rete…ahahahah!

Il museo ha all’interno le opere principali dell’artista e di altri importanti autori impressionisti. Fatta eccezione per 3 o 4 quadri che mi sarei volentieri portato a casa, devo dire che Van Gogh non mi ha entusiasmato più di tanto. Una menzione negativa all’organizzazione dei quadri nella sala: negli altri musei lo spazio tra un quadro e l’altro è più ampio e quindi ognuno è libero di visitare ciò che crede. Qui invece i quadri sono praticamente attaccati e ciò costringe i visitatori ad incanalarsi tutti in un'unica fila che scorre davanti ai quadri, con un fastidioso “effetto mensa”: molto scomodo!

Al piano di sotto si trova invece l’esposizione presa in prestito dallo Stedelijkmuseum (momentaneamente in ristrutturazione), ma onestamente tutta quest’arte contemporanea non mi ha attratto granché, dato che trovo la stessa parecchio insulsa. Usciti dal museo e cartina alla mano imbocchiamo una via qualunque che ci conduce al vialone dei negozi, P.C.Hoofstraat: ci sono le più importanti case di moda e chiaramente la strada lussuosa fa il paio con le abitazioni e con il profumo di lusso in generale che si respira nel quartiere.

Alla fine della via entriamo nel Vondelpark…che bello che è! Poi noi siamo capitati non solo in una bella giornata, ma anche di domenica per cui il parco era al massimo del suo splendore e vitalità. Quando vedo questi spazi verdi così immensi penso in che schifezza di città mi trovo a vivere…ma andiamo oltre sennò la bile mi sale in gola. Stranamente mi sarei aspettato che le bici non potessero circolare e invece anche qui solito dribbling tra i ciclisti.

All’entrata una famiglia stava sistemando i festoni ed i palloncini per festeggiare un compleanno di qualcuno e avevano creato un vero e proprio accampamento! Altrove tutto intorno la gente stava stravaccata nel prato a leggere, ad amoreggiare, a dare da mangiare alle paperelle…tutti rigorosamente a piedi scalzi (una cosa che ho notato degli olandesi: vedono un metro quadrato di verde? Si devono sedere dentro e si levano le scarpe! Noi ci siamo subito adeguati. Prima però ci siamo concessi un hot dog dal chiosco all’ingresso sul parco gestito da un italiano…avete presente un qualsiasi personaggio tamarro di Carlo Verdone? È inarrivabile se paragonato a questo tizio! Innanzitutto il chiosco: decorato con tutti gli adesivi e i colori più grezzi di questa terra, ed altre amenità...e con la musica di un cd (taroccato) degli 883.

Appena ha sentito che eravamo di Foggia, apriti cielo: io sono di Napoli, mia figlia vive a San Severo…e mentre parlava con noi continuava a servire i clienti apostrofandoli a dovere “ehhh, quand’è bella la signora”…”ah, che bell davanzal ca tien…” e poi la chicca finale “qua so tutti froci e lesbiche, se sei frocio ti trovi il lavoro in un niente” ..Diciamo il classico esempio di persona “poco” integrata…peccato che sta terra di froci lo ripaga bene perché in 10 minuti ha incassato quanto guadagno io in un giorno!

Dopo la pennichella pomeridiana, ci rimettiamo in moto dopo le tre alla volta di Leidseplein per vedere quella zona di giorno e dirigerci a piedi verso la parte nord della città, prevista dal nostro itinerario. Prima di addentrarci, ho la brillante idea di fermarmi all’ufficio del turismo nella stessa piazza….non lo avessi mai fatto!! Di capitali ne ho girate, ma questo ufficio in quanto a ribrezzo e disorganizzazione le batte tutte. Innanzitutto è minuscolo: avete presente un chiosco di un geletaio? Ecco, siamo li, poi è organizzato in modo ridicolo perché il bancone di fronte all’entrata (o meglio a un metro dall’entrata!) NON è l’ufficio turistico, ma un punto di prenotazioni di pedalò e crociere. Alla sua destra invece c’è il banchetto delle informazioni turistiche. Essendo attaccati i due banchi e messi a L, non vi dico il caos che si crea. Inoltre la solita fortuna ha voluto che prima di noi ci fosse il classico vichingo roscio che doveva prenotare una camera in ostello e ci ha messo 20 minuti. Non so quante offese si sarà beccato, il tutto con una temperatura interna intorno ai 35 gradi tanto era caldo….

Alla fine, tocca finalmente a noi! Gaudio e tripudio….vado per chiedere la mappa della città che in tutti i posti del mondo è sempre stata gratis e la tipa mi dice che sono 2 euro….da non credere!! E si poteva pagare solo con carta. Alla fine, non fosse altro per la fila, me la sono presa lo stesso pagandola con Postepay. Ma l’avrò consultata poco e niente: le guide visuali del Corriere della Sera da questo punto di vista restano (per me) imbattibili! Insomma, evitate accuratamente quel gabbiotto.

Mentre proseguiamo, assistiamo ad uno strano spettacolo: un pazzo sulla cinquantina, in perizoma e praticamente con i gioielli al vento, inizia a ballare davanti a un bar e a chiedere i soldi con un piattino. Peccato che non abbia fatto in tempo a riprenderlo. La Polizia li davanti non fa niente, semplicemente si limita a controllare.  Ci concediamo una sosta mangereccia da Febo, non fosse altro perché la città ne è piena: è una sorta di Mac Donald automatico, però con specialità locali. C’è una parete con tanti scomparti e in ognuno di questi c’è una pietanza (noi abbiamo preso una specie di sofficino rettangolare al formaggio, molto saporito!) basta inserire le monete (giuste, perché non da resto!) e si può prendere quello che si vuole.

L’itinerario prosegue attraversando un paio di canali, altre foto, ma il tempo inizia a non promettere nulla di buono…passiamo davanti ai grandi magazzini Metz & Co. dove volevo salire per vedere la terrazza panoramica, ma le saracinesche ci si abbassano praticamente davanti! Arriviamo così al Singel e inizia a piovigginare: da bravi turisti tiriamo fuori l’ombrello e continuiamo la visita al mercato dei fiori. Praticamente su dei barconi galleggianti sono allestite sul lungo fiume delle bancarelle che vendono tutto ciò che ha a che fare con i fiori: piante, semi, bulbi, composizioni, souvenirs ecc.

La pioggia ormai è battente ci ficchiamo dentro un negozio che definire strano è dire poco, perché interamente dedicato al Natale! Si chiama proprio il negozio di Babbo natale e visitarlo a luglio è decisamente alternativo, ma al suo interno ha delle cose sfiziosissime! Finito di visitare il mercato dei fiori, arriviamo alla Munttoren, che nei due giorni a venire scoprirò essere il crocevia nevralgico di tutti i nostri spostamenti.

Con un sottile filo di compassione per tutti i poveri ciclisti sorpresi ed inzuppati dalla pioggia, saliamo verso le 5:30 sul tram che ci avrebbe riportato in hotel. Qui ci rilassiamo un attimo e sfruttiamo un po’ le virtù della coffee machine prima e del nostro minibar dopo. Inizio a mettere un po’ di fretta addosso ad Eva Kant, con la scusa che alle 20:30 al massimo avremmo dovuto essere in un fantomatico ristorante altrimenti avremmo trovato folla. E lei se la beve alla grande. 

Verso le 19:45 riprendiamo il tram in direzione stazione. Il tempo è cambiato in un niente: ora c’è di nuovo il sole ed è una cosa che ci accompagnerà anche per i due giorni successivi, acquazzone di 10 minuti e schiarita subito dopo! Appena scesi io inizio affannosamente a cercare (per lei) il ristorante, ma in realtà ciò che cerco è la nostra reale destinazione, il molo dell’imbarco della crociera a lume di candela sul battello prenotata on line da casa a sua insaputa. Che poi tanto lume di candela non sarà, proprio per il discorso delle giornate lunghe, ma è andata bene ugualmente...

La sorpresa ha avuto il suo effetto: i tavolini erano riservati per ogni coppia e su ogni tavolo c’era un piatto di formaggi di diverso tipo, una ciotola con degli stuzzichini e due bottiglie di vino, rosso e bianco (che a fine crociera sarà stata svuotata). In più a richiesta acqua e succhi di frutta. Tutto incluso nel prezzo e tutto in versione “unlimited”. Momento culminante del viaggio è stato un mio regalo circolare ad Eva Kant e relativa richiesta di impegno futuro e reciproco.

A bordo c’era una guida, un uomo simpatico che scherzava e rideva con tutti (anche se secondo noi aveva il naso bruciato dalla cocaina) e illustrava man mano i punti salienti della crociera, parlando in tre lingue: inglese, francese e spagnolo…italiano ovviamente nondevi pervenuto  Ma alla fine si capiva lo stesso. Abbiamo visto Nemo, il museo progettato da Renzo Piano, abbiamo visto il canale più stretto di Amsterdam, abbiamo visto le case pendenti e tante case galleggianti, il cui costo si aggira sui 300.000 euro l’una.

La crociera è durata in tutto un paio di ore scarse. Compreso nel biglietto c’era anche una sosta di cui io non ero a conoscenza: la barca infatti ad un certo punto si è fermata e la guida ci ha accompagnato a piedi nel quartiere a luci rosse, raccomandandosi di NON fotografare o riprendere le signorine, perché non è cosa gradita. Sia io che la mia compagna siamo rimasti stupiti da questa cosa, perché un conto è averne sentito parlare, un altro è trovarsele li di fronte dal vivo. Stanno dietro delle vetrate e ti guardano come le commesse di un negozio guarderebbero il passeggio della gente sul corso: un’aria mista tra l'annoianto e il sognante.

Chiaramente sono parecchio più svestite di una commessa e quando la vetrina è chiusa, il cliente di turno è dentro: personalmente ho visto un vecchiazzo parlare per accordarsi e poi entrare! La guida ci diceva che hanno anche provato con i ragazzi in vetrina, ma l’iniziativa non ha avuto successo e dopo qualche tempo sono spariti. Tutto intorno chiaramente è un fiorire di sexy shop, cabine video e altre cose che sanno tanto di deja vù soprattutto per chi è già stato a Pigalle.

In tutto questo calderone di vizi, frizzi & intrallazzi, aggiungeteci anche i Coffeshop in quantità industriale! Allucinante poi il fatto che l’intero ambaradan di cui sto parlando si dipani nelle vie laterali intorno alla chiesa vecchia….cosa inimmaginabile qui in Italia: ci sarebbe una mozione del consiglio comunale se solo ci fosse un sexy shop a meno di 500 metri dal sagrato!Penso che Amsterdam sia l’unica città sulla faccia del pianeta terra in cui lateralmente ad una chiesa potete trovare in bella mostra un monumento bronzeo alle lavoratrici del sesso, roba da sgranare gli occhi!

Ad ogni modo non so come sia girare di notte in quelle zone, ma di giorno è un carnaio di turisti e la cosa fa stare relativamente tranquilli dal punto di vista della sicurezza, anche perché comunque gira parecchia polizia. La nostra destinazione finale era un pub, dove abbiamo sgargarozzato incluso nel prezzo il gin tipico olandese, il Jenevers per il quale la nostra guida aveva tessuto le lodi si era raccomandato di fare attenzione poiché era “very strong”… ....mah, sarà, ma io ho trovato molto più alcoliche le nostre grappe e alla fine mi sono scolato il mio e quello della mia ragazza.Intanto mezzi ‘mbriachi, si era tutti diventati amici e addirittura pure una vecchia con la nipote (che poi mi devono spiegare che cosa ci facevano a bordo della barca...avevano trovato due tizi da rimorchiare sedute ai tavolini del pub!

E’ ora di rientrare sulla barca: la nostra guida si erge a capofila e ci riconduce tutti a bordo. Il tour prosegue sempre tra i canali e alla fine verso le 22:30 rientriamo alla base. Scendiamo dalla barca e ci immettiamo sul Damrak, dove il nostro amico Febo ci aspetta fedele per lo spuntino della notte. Acchiappiamo al volo il solito tram n.25 e torniamo in hotel per un sonno ristoratore.

Penultimo giorno, solita levataccia mattutina, ma purtroppo con così pochi giorni di tempo non ci era concesso alzarci a mezzogiorno. Usciamo con un bel clima “freschetto”, nel senso che rispetto alla mattina prima il sole c’era ugualmente ma l’aria non era poi così calda…è d’obbligo la maglia a maniche lunghe, ma come sempre più tardi il tempo cambierà ed avrò caldo! Questa volta il mercato Albert Cuyp lo troviamo aperto.

Forse è a causa dell'orario mattutino, ma il mercato è semivuoto, meglio così. Ci facciamo un giro tra le diverse bancarelle, ma onestamente non è niente di così imperdibile: un mercatino all’aperto come se ne possono trovare in qualsiasi città. Dopo essercelo fatto tutto ed essere sbucati dalla parte opposta, iniziamo la ricerca di queste maledettissime Strippencart, dato che la nostra era terminata. A quanto pare è più facile trovare droga che non dei comunissimi biglietti dei mezzi, visto e considerato il numero di edicole/tabacchi che ci siamo girati!

Mentre siamo pronti a proseguire l’esplorazione, Eva Kant mi fa notare che abbiamo (ehm…ho!) lasciato le stampe dei biglietti del museo di Anna Frank in camera e così ci tocca tornare indietro col tram per prenderli. Con i biglietti nello zaino risaliamo sul 25 per scendere direttamente alla stazione centrale e da li proseguire il tour interrotto il giorno prima. da notare che stranamente nonostante avessimo solo 3 strippen, l'autista ci ha fatto salire lo stesso e non ci ha fatto storie.

La prima tappa è la chiesa di San Nicola che ovviamente è chiusa perché deve ancora aprire. Pazienza, tanto da quello che ho potuto vedere il 99% delle chiese di Amsterdam sono a pagamento e ne facciamo volentieri a meno. Subito dopo la chiesa ci infiliamo nel quartiere a luci rosse per un giro mattutino. Anche entrando da questa via notiamo che il numero dei coffe shop è davvero alto. Usciamo di nuovo sul Damrak, all’altezza del palazzo della borsa e ci facciamo un giro fino ad arrivare al Palazzo Reale. Facciamo un po di foto e riprese anche al monumento nazionale li di fronte colmo di turisti appollaiati e poi ci dirigiamo nella piazza, animata da strani personaggi: i soliti artisti di strada che fanno le statue, ma in questo caso sul piedistallo non sono fermi visto che impersonano chi Batman, chi la Morte, chi The Mask e un altro Darth Vader. 

Anche la Chiesa Nuova si paga e per noi può benissimamente rimanere la dove è! Aggiriamo il Palazzo Reale da dietro e sbuchiamo al vecchio edificio delle poste, che ora è un centro commerciale a tre piani, il Magna Plaza. I negozi sono carini, ma i prezzi sono decisamente troppo alti per essere in pieno periodo di saldi. Li compro la mia immancabile calamita da frigorifero con il ritratto di Van Gogh e sarà l’unico acquisto che avremo fatto al Magna Plaza.

Aggirato nuovamente il Palazzo Reale ci infiliamo in un altro paio di negozi di souvenir prima di arrivare sulla Kalverstraat, un isola pedonale abbastanza lunga e costellata di negozi e centri commerciali, la Kalverstraat. Ovviamente la zona è un carnaio di gente di tutte le nazionalità. I vari nezozi ce li facciamo un po tutti, compreso il mega centro omonimo della via. Gironzolando senza pensieri alcuni, arriviamo allo Spui, altra piazza abbastanza animata del centro. Inizio a far girare lo sguardo intorno per cercare la “misteriosa” porta di ingresso del Bejinhof. Che poi tutto è tranne che misteriosa, dato che ogni 30 secondi la porta si apre e si chiude visto il passaggio di turisti. E ci ficchiamo anche noi.

La descrizione su tutte le guide corrisponde in effetti a verità: è una vera e propria oasi di pace in pieno centro! Non ci sono rumori, non c’è casino ma solo fiori, prati e casette (tra cui quella più vecchia di Amsterdam, tutta in legno) abitate tuttora solo da donne zitelle e devote. Infatti oltre una certa zona ci sono le transenne e il passaggio è riservato solo ai residenti. Tanto è rilassante l’atmosfera che ci concediamo una pausa su una panchina e ci sgargarozziamo due Heineken sponsorizzate dall’hotel.

Il tour dei negozi prosegue e ci fermiamo dentro uno dei tanti “Blokker” che ci sono in città, una sorta di tutto a un euro più raffinato. Il secondo centro commerciale ce lo giriamo ma solo per trovare dei bagni dove espletare i nostri bisogni fisiologici. Missione compiuta e siamo arrivati di nuovo alla inevitabile Munttoren. L’ora di pranzo è passata da un po, ma riesco ugualmente a fare allungare il percorso alla mia ragazza di altri 300 metri per arrivare sul lato opposto della strada a visitare l’atrio del famoso Teatro Tuschinski, un cinema che fece scalpore all’epoca della sua costruzione per le ardite linee esteriori e ancora di più per i suoi interni: buttateci un occhio perché è molto particolare!

Neppure a farlo apposta, li di fronte c’è un Burger King (moooolto meglio del Mac Donald! - n.d.r) che ci attira maliziosamente con i suoi fumi odorosi alla cipolla. Dopo esserci sfamati e aver assistito a una lunga telefonata in romanesco stretto di due ragazzi che volevano mettere il mondo intero a conoscenza delle loro avventure in quel di Amsterdam, riscendiamo al piano inferiore e tiriamo dritto verso Rembrandtplein. Anche qui è un fiorire di caffè, pub, ristoranti & Co. La zona sicuramente dovrà essere molto animata anche di sera, ma non ci ripasseremo più.

Immancabile foto di rito con alle spalle la statua del pittore fiammingo e tiriamo dritto verso il ponte da cui si domina la vista su Waterlooplein. La nostra meta questa volta non era un monumento o una chiesa, ma il celeberrimo noleggiatore di bici Mac Bike. Passati davanti al mercatino delle pulci (boh, perché anche questo mercato non mi è rimasto impresso più di tanto…?) svoltiamo a destra e da lontano vediamo l’inconfondibile logo rosso della ditta. Ci facciamo coraggio (non per la conversazione in lingua inglese, ma sul fatto se eravamo realmente convinti a voler prendere una bici!) ed entriamo in questa specie di garage a due ruote.

Se vi posso consigliare un punto di noleggio tra i 3 disponibili in città, decisamente rivolgetevi in questo in Ulienburgersteg: è molto ma molto meno affollato e caotico rispetto a quelli alla stazione centrale e a Leidseplein, ma era anche prevedibile ed infatti in 5 minuti abbiamo concluso il tutto! Per noleggiare la bici occorre un deposito di 50 euro e un documento di identità. Attenzione! Sui vari depliant che ci sono in città non è specificato da nessuna parte che la patente NON è accettata… (e ovviamente io con me avevo solo quella…).

Ad ogni modo facciamo gli gnorri e mostriamo solo la carta di identità della mia ragazza, gli allunghiamo i 50 euro di deposito e lui, senza chiedercene altri 50 per la seconda bici o un altro documento, ci accompagna ai “bolidi”. Ci da un mazzo con due chiavi e ci spiega il funzionamento dei lucchetti: uno è una normale catena imbottita, un altro è un blocco a ferro di cavallo posizionato sulla ruota posteriore. Scusate l’ignoranza, ma essendo la pista ciclabile di Foggia un monumento alla presa per i fondelli e non facendo noi foggiani grosso uso di bici, io non avevo mai visto questo ingegnosissimo sistema!!

A proposito di lucchetti, pare che ad Amsterdam il furto di bici sia lo sport cittadino, per cui senza pensarci due volte aggiungiamo anche l’assicurazione contro il furto al costo di 3 euro al giorno. Il pagamento avviene alla riconsegna delle bici e alla fine della fiera, per 24 ore di noleggio utilizzando un buono di 1,50 per noleggio, verremo a pagare poco meno di 32 euro in due. Occhio al modello che scegliete: c’è una ridicola distinzione tra il modello “base” e il modello “de luxe”, ovviamente il primo costa meno…peccato però che NON abbia i freni, o meglio abbia i freni azionati con i pedali. Una cosa troppo ma troppo astrusa per noi poveri bipedi anche solo per provare ad immaginare un noleggio di un attrezzo simile!! Senza contare che anche i freni tradizionali funzionavano una chiavica: dovevi iniziare a frenare dieci metri prima. Non ho ancora capito se era solo la mia bici sfigata o se in generale sono tutte le bici ad essere tarate in quel modo!

Non sono sicuro, ma credo che ci sia anche una distinzione tra i modelli da uomo o da donna, più che altro perché il mio sellino, nonostante i miei tentativi da energumeno, non è sceso oltre una certa soglia a differenza di quello di Eva Kant che era più basso. Ad ogni modo l’altezza da terra rimane bella alta! In effetti ripensandoci a freddo il giorno dopo, è materialmente impossibile trovare giapponesi in giro con le bike…figuriamoci, quelli già sono nani di loro! 

Vabbè, oramai è fatta…l’omino della bici ci lascia liberi di andare a schiantarci dove più ci aggrada. L’impatto devo confessare che non è stato proprio dei più facili: è vero, ci sono le piste ciclabili che tolgono tanta ansia da traffico di auto, ma restano sempre gli insidiosissimi tram!!! in generale per prendere la mano con tutto quanto ci è voluta una buona oretta! Innanzitutto la cosa più pericolosa sono i sorpassi che arrivano da dietro alla velocita di poco inferiore a quella della luce! La differenza tra un turista e un olandese è proprio questa: il turista pedala, l’olandese sfreccia! Questo porta ad essere prudenti nel viaggiare uno accanto all’altro o per lo meno occorre prestare tanta attenzione ai minacciosi scampanellii in lontananza…quando siete fortunati che ci sono!

Altra cosa che mi ha mandato in pappa il cervello sono state le rotatorie, e vi ricordo che noi ogni volta che dovevamo tornare a casa dovevamo necessariamente passare per la rotonda di Piazza Heineken! Un incubo…ogni volta l’ho affrontata con “estro, originalità e disinvoltura” differenti tanto erano confuse (ai miei occhi ,eh?) le indicazioni per le svolte! Poi per il resto l’avventura in bici è stata piacevolissima ed ha ragione chi dice che, dopo la pedovia, resta il mezzo migliore per visitare a pieno la capitale d’Olanda! Del resto la cultura della bici è palpabile in tutte le decine di due ruote parcheggiate in ogni buco libero, spesso anche davanti ai negozi, poggiate sui muri dove campeggiano segnali di divieto, sulle inferriate, sui canali o talvolta buttate a terra…anzi ho visto molte bici in stato di abbandono…forse frutto di furti di pezzi di ricambio?

Mah…Sfiziosissime poi sono le bici familiari, con il porta bambini, una specie di carriola (di legno) messa davanti al manubrio con all’interno una panca per due bimbetti. E come corrono le mamme!! Molti altri invece hanno le bici decorate con i fiori tutti intorno al telaio, altri ancora non escono di casa senza i due valigioni posteriori che pendono sulla ruota di dietro. Da vedere assolutamente i manager che escono dagli uffici con sottobraccio una specie di scultura di ferro piegata a valigetta…stateli ad osservare per un minuto scarso e capirete che si tratta solo di una bici pieghevole che si portano addirittura in ufficio! MITICIII!! Insomma, ce n’è per tutti i gusti. E poi secondo me questi qui oltre a respirare aria più pulita e a fare movimento, volete scommettere che di spese di automobile, meccanico, assicurazioni e Company non pagano una cippa? senza contare lo stress evitato da traffico/parcheggio!!!

Armati della fede e della sicurezza in noi stessi, ci buttiamo così in mezzo all’incredibile traffico di bici…che ridere!! Non so come ma riesco a imbroccare alla Munttoren (ancoraaa??) il vialone che ci avrebbe portato dritti dritti in hotel, dove arriviamo increduli sulle nostre capacità pedalifere. Ci accompagna una sottile pioggerellina scassaquazzi. Così lasciamo le bici legate alla rastrelliera li di fronte e ci concediamo una gratificante tazza di caffe pomeridiana, lasciando in camera il frutto del nostro giro di shopping mattutino.

Neppure il tempo di dire”ora che si fa?” che mi accorgo che le 17:30 si stavano pericolosamente avvicinando. Infatti a quell’ora avevamo tassativamente in programma la visita alla casa di Anna Frank, anche questa prenotata dall’Italia tramite internet. Corri, scappa, fuggi…abbiamo rinforcato le nostre bici e armato solo di cartina svolazzante abbiamo cercato di raggiungere il museo….all’inizio in tutta calma “ma si tanto in bici ci mettiamo 5 minuti!!”….5 minuti il cacchio!! La distanza è bella grossa e arrivate le 17:20 che stavamo ancora a metà percorso abbiamo evocato gli spiriti di Bartali e Coppi e ci siamo adeguati alla velocità spaziale dei ciclisti locali.

Non penso che il mio senso dell’orientamento mi abbia mai aiutato così tanto, perché non riuscivo assolutamente a capire in quale traversa del Singel dovessi girare (grazie signor sindaco per NON mettere le targhe con le vie anche sul lato destro della strada dove ci sono i canali…!) Vedo una guglia e mi dico “deve essere la Westerkerke per forza!” …miii, che fortuna, ho imbroccato la via giusta e alle 17:28 abbiamo legato le bici al cancello del canale. La coda era a dir poco apocalittica…praticamente partiva quasi all’inizio della strada tanto era lunga! Di nuovo il figo che è in me mi ha fatto sventolare davanti a tutti i nostri bei biglietti per poi entrare direttamente dall’ingresso riservato…ihihihih!

La casa-museo di Anna Frank è a mio modesto parere una delle cose imperdibili di Amsterdam: non solo perché credo che il 99,9999% della popolazione abbia letto il suo diario e quindi fa strano ritrovarsi realmente in quei posti letti solo sui libri…ma soprattutto è stata un’esperienza molto toccante e coinvolgente dal punto di vista emotivo. Insomma, vedere il tugurio dove queste povere otto persone erano costrette a vivere solo perché ebree ti lascia l’amaro in bocca e decisamente dopo circa un ora si esce di nuovo alla luce del sole con un bel groppone in gola.

Riprendiamo le bici che è ancora pienissimo giorno e iniziamo una bellissima passeggiata dalla sponda opposta del fiume, nel pieno del quartiere Jordaan. La ricordo ancora adesso come una delle cose più rilassanti che abbia mai fatto in vita mia….la zona è praticamente quasi senza traffico, piena di viuzze caratteristiche e con tanti canali che offrono uno scorcio unico. Poi con il sole che illumina di sbieco gli edifici , l'effetto è ancora più sorprendente. Alla fine di quel giro, sazi e appagati nei sensi, ci rechiamo verso il centro con le nostre bici per un giro davanti al Palazzo Reale, che poi ci porterà ad inoltrarci di nuovo nella zona “hot” della città. 

Il pomeriggio ormai è terminato e facciamo nuovamente rotta verrso l’hotel Savoy per concederci una doccia. La serata prevedeva chiaramente lo spostamento di nuovo in bici dato che ormai ci sentivamo impavidi e sprezzanti del pericolo…è bastato accendere le nostre brave lucine (di cui gli olandesi spesso se ne fregano!) anteriori e posteriori e gettarci di nuovo nella rutilante Amsterdam. La destinazione questa volta era una brasserie con cucina locale, mista francese, dal nome Luden. Si trova sulla Spuistraat al numero 304 altra via molto affollata di locali dove poter mangiare qualcosa.

Il resoconto finale della mangiata è stato molto soddisfacente sia per la qualità dei piatti e sia per il prezzo finale: 25 euro in due con due bei piatti unici di carne e due birre. Per smaltire tutto quel ben di Dio chiaramente ci è toccata una passeggiata serale in bici. Siamo risaliti su verso nord per la Spuistraat, passando sempre davanti alle immancabili vetrine a luci rosse (che poi viste di sera sono realmente rosse!) Una addirittura ha destato la nostra attenzione: doveva essere una multinazionale del sesso, poiché aveva vetrine fino al secondo piano.

Svoltiamo poi a sinistra e ripercorriamo la strada fatta prima a ritroso, però dalla parte del Singel questa volta, fermandoci qua e la a fare foto e riprese in notturna dei canali. E indovinate dove arriviamo? Si di nuovo alla Munttoren! Procediamo per l’Amstel e arriviamo ad intravedere da lontano il Magere Brug in tutta la sua scintillante allegria, dato che è illuminato da centinaia di lucine. Parcheggiamo le bici e ce lo percorriamo a piedi.

L’atmosfera è piuttosto rarefatta…forse perché in giro non circola quasi nessuno, forse perché siamo in una zona poco battuta dai turisti (almeno di sera a quanto vediamo…) ma il tutto assume un’aria quasi spettrale….con un vago senso di disagio riprendiamo le bici e ritorniamo a vedere le luci del vialone che ci avrebbe ricondotto in albergo per il meritato riposo. E così finisce il nostro ultimo giorno pieno in Olanda. La mattina dopo lasciamo i bagagli nella “luggage room” ma ci aspetta una brutta sorpresa: piove che Dio la butta!! Ma non è pioggia passeggera ma pioggia incazzata nera come nero è pure il cielo…che sfiga!

E pensare che eravamo pronti a lasciare l’hotel di mattina presto per approfittare di un ultimo giretto in città. Pazienza…per ammazzare il tempo giochiamo a scarabeo e io mi tracanno l'Amaretto di Saronno di cui sopra. Intanto passati circa ¾ di ora iniziamo ad avere un barlume di speranza dato che non scendono più giù rovesci ma una pioggia più “umana”. Il grosso problema era che noi nel pomeriggio dovevamo partire ma dovevamo allo stesso modo sbarazzarci delle biciclette e restituirle al Signor Mac Bike! Alla fine ci facciamo coraggio ed usciamo con gli ombrelli…l’impresa è un fallimento totale: governare il mezzo con una mano facendo attenzione a ripararsi dalla pioggia con l’altra mano è un’impresa fuori dalla nostra portata!

Provvidamente compare al lato della strada un negozio di abbigliamento, mi ficco dentro e ne esco con due poncho anti-pioggia pagati 4 euro l’uno e che ho deciso porterò con me nei prossimi viaggi! Dopo esserci bardati di tutto punto come due cavalieri medievali, chiaramente smette di piovere. Decidiamo di restare comunque conciati in quel modo vista la giornata! Giornata che dopo un’iniziale gonfiamento di pelotas, prende una piega migliore.

Decidiamo di andare a visitare uno dei vecchi mulini ancora esistenti ad Amsterdam. Così, solita cartina alla mano, ci ficchiamo in vie a noi sconosciute cercando di avvicinarci alla meta non fosse altro per approssimazione! Gli sforzi ci premiano e alla fine, tre secondi dopo aver chiesto a un tipo se sapeva di questo mulino, giriamo l’angolo e lo troviamo in tutta la sua maestosità! Foto di rito, anche a noi due conciati in quel modo indecoroso.

E ripartiamo questa volta in direzione di Waterlooplein per smollare finalmente le bici. Fatto! A questo punto, ritornando a muoverci a piedi come tutti i mortali, mi infilo come mi ero ripromesso di fare dentro la stanza di passaggio fra il Municipio di Amsterdam ed il Teatro della Musica sul Waterlooplein. E’ li che si può osservare il NAP, il Normaal Amsterdams Peil (Livello Normale di Amsterdam), un punto di riferimento fisso per le misurazioni del livello dell'acqua. Sono tre colonne di acqua che indicano costantemente il livello del mare dei paesi bassi e dalle cui cifre partono le misurazioni per quasi tutti i paesi europei!

Usciti dalla parte opposta del complesso, imbrocchiamo il ponticello che ci porterà in un’altra isola pedonale che finora ci era sfuggita, anche questa piena di turisti e negozi. Si tratta della Niewe Hoogstraat, che poi proseguendo divenetrà Oude. E’ proprio su quest’ultima via che al numero civico 22 abbiamo fotografato la casa più stretta d’Europa…che forte! Visto che ormai si era fatta una certa e lo stomaco reclamava il giusto, mi ricordavo che in zona doveva esserci il ristorante universitario. Ed in effetti ricordavo bene perché ridiscendendo il canale verso sinistra, siamo giunti nei pressi della Facoltà di Vattelapesca (è scritto in olandese). Bisogna ficcarsi in un arco di marmo e da qui entrare nel ristorante chiamato “Atrium”. La mensa sembra in effetti più un ristorante per quanto è pulita ed ordinata e non chiedono nessuna attestazione di studenti, credo ci possa andare chiunque….

Alle 14 chiudeva e noi ce l’abbiamo fatta giusto per un quarto d’ora! La scelta dei piatti è abbondantissima, noi ci siamo lasciati tentare da due primi di pasta cotti sul momento. I quali, devo dire la verità, non erano malvagi…se non fosse per la cottura, visto che la parola “al dente” non rientra nel loro vocabolario. Il tutto, comprese bevande (vino) e due secondi a base di pseudosofficino formaggioso e “involtino primavera” olandese, è venuto intorno ai 13 euro.
 Decisamente da tenere presente come posto!

Il tempo ormai stringe, dobbiamo rientrare in albergo con il tram per prendere le valigie e poi riprendere lo stesso tram con direzione stazione centrale: abbiamo il treno intercity delle 16:03 che ci aspetta ed è assolutamente quello che dobbiamo prendere perché quello precedente e quello successivo fanno uno o due cambi e non mi sembrava il caso di incasinarsi la vita. Per consultare orari e coincidenze vi consiglio il questo sito, un po’ ostico all’inizio, ma poi diventa di facile utilizzo.

Usciti dall’albergo ci passa davanti una delle tante ambulanze di Amsterdam il cui suono ascoltato per 3 giorni mi rimarrà impresso per molto tempo nel cervello: non fanno come da noi, ma hanno una melodia che sale e scende in maniera ritmica… Boh, forse è per rallegrare i malati che trasportano!

Il totalone di spesa complessivo per questi 2 giorni e mezzo, comprensivo di hotel, cibarie,volo aereo, trasporti in loco e trasporti fino e da Pescara, musei, attrazioni e souvenir più varie ed eventuali si è aggirato intorno ai 300 euro. Mi rendo conto alla fine di questo viaggio di quanto questa città sia incredibilmente multietnica, solo a Londra ho trovato una situazione simile. Non so come sia viverci, ma da turista mi è sembrato che le varie etnie abbiano raggiunto un buon equilibrio tra di loro e il fatto che alle casse di un qualsiasi supermercato ci sia una donna con il velo arabo con accanto uno del Pakistan con il turbante mentre uno del Suriname fa la spesa risulta indifferente alla maggior parte delle persone.

Credo che probabilmente in quanto a tolleranza nei confronti del “diverso” l’Olanda abbia parecchio da insegnare a tutti, e lo si capisce anche solo guardando con quanta tranquillità lesbiche e gay girino liberi mano nella mano….forse dipende dal suo fortissimo passato coloniale o dal senso civico dei suoi abitanti, questo non lo so... Ovviamente la città da questo punto di vista (attrazioni omosex) offre infinite possibilità e me ne sono accorto perché stavo per rimorchiare anche io, dato che mentre attraversavo la strada un tassista mi ha lanciato prima uno sguardo lascivo e poi ha tirato fuori la lingua diretta alla mia persona agitandola in maniera allusiva.

Ah, una curiosità: avete presente la bandiera rossa e nera con le tre X bianche? Io all’inizio pensavo maliziosamente che fosse un’allusione al quartiere “XXX rated” della città. In effetti la trovavo un po’ ovunque, bandiere sui negozi, sulle maglie e sui souvenir….però dopo averla vista sventolare praticamente su tutti i palazzi pubblici, come ministeri ed edifici della polizia, un dubbio si è insinuato in me, ed ho capito che è semplicemente il simbolo della città e che con i pornazzi c’entra ben poco.

Arriviamo alla Centraal con il tipico magone di fine viaggio e questa cosa in effetti ci fa apparire, una volta saliti sul treno, il viaggio di ritorno molto più noiso e lungo di quello dell’andata…misteri della psiche umana! Scesi ad Eindhoven facciamo la gimkana tra i passeggeri sulla banchina e riusciamo a prendere al volo il primo 401 utile per andare in aeroporto. Anche questo autista stranamente non ci fa paranoie sul fatto che avessimo solo 7 strippen in tutto anziché 8 per il viaggio, bontà sua!

In aeroporto ci rendiamo subito conto che la tipa addetta agli imbarchi rimbalza parecchie persone con due bagagli a mano per cui ci inguattiamo in un angoletto e facciamo i soliti magheggi con borse, buste e bustarelle varie, in modo da risultare forieri di uno e un solo bagaglio a mano. L’imbarco ce lo fanno fare in una specie di camera di decompressione tutta vetrata dove mano a mano, in attesa che arrivasse il volo, gli addetti stipavano la gente più che potevano!

Volo regolare, allietato da un pescarese che ha gridato tutto il tempo facendosi battute da solo, insomma la classica persona da sciogliere nell’acido con un sorriso. Al ritorno abbiamo assistito ad una scena che, credo, si ripeti regolarmente in ogni aeroporto del mondo con qualsiasi volo di rientro dall’Olanda: il cane poliziotto ha iniziato ad abbaiare in modo agitato nei confronti di un ragazzo e a questo punto sono intervenuti degli agenti che educatamente lo hanno preso in consegna chiedendogli di seguirli mentre lui continuava a guardarsi intorno e a dire “ma io non ho fatto niente!!!!”.

Notiamo con piacere che l’auto è ancora al suo posto e soprattutto è ancora intatta…è già un traguardo! Ci aspetta adesso un’ ora e mezza di autostrada prima di tornare nei nostri letti, anche se non saranno più quelli belli comodi dell’hotel.  Ps= special thanks to J2op per lo stress a cui l’ho sottoposto nei giorni anteriori alla mia partenza. Ah....fine!

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