Idee di viaggio

In Oman lungo la via dell'incenso

L’antica via carovaniera lungo la quale si trasportava la resina sacra dal Dhofar al Mediterraneo

Via dell'Incenso ITINERARI Shutterstock
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Un’antica via carovaniera collegava la Penisola Arabica con il Mediterraneo. Attraversava deserti, montagne e mari lasciando una scia di profumo. La via dell’incenso partiva dall’attuale Oman per giungere alle coste mediterranee fin dall’epoca dei Romani. 

Erano 2400 chilometri che si percorrevano di solito in due mesi. Ma a causa della mancanza di mappe e strumenti nautici, della presenza di ladri e del tentativo dei vari regni attraversati di tassare i viaggiatori, la via cambiava spesso e si escogitavano continuamente nuovi percorsi. Percorrere la via dell’incenso con lunghe carovane di cammelli in un territorio così aspro e impervio era, dunque, un’avventura rischiosa per gli antichi. Soprattutto se si trasportavano merci come l’incenso, prezioso quanto l’oro. 

Il viaggio cominciava in Oman, in particolare nella regione del Dhofar, dove viene tuttora estratta la resina aromatica del franchincenso che viene utilizzata nell’incenso e nei profumi. Richiestissima all’epoca, questa pregiata resina era usata come medicinale, nella cosmesi, per le imbalsamazioni ma soprattutto nelle funzioni sacre. Spesso era usata a fini devozionali, perciò il nome scientifico della pianta da cui viene estratta è Boswellia sacra. 

Lungo la via dell’incenso, inoltre, si trasportavano anche le merci che arrivavano dall’India e dall’Estremo Oriente, tra cui essenze profumate come sandalo, muschio e mirra, oltre a oro, argento e pietre preziose. 

Era infine una via sacra su cui transitavano merci ma anche culture e scienze. Come scrive Aldo Pavan, giornalista e fotografo di fama internazionale: “la via dell’incenso non è una semplice pista, una linea sulla carta geografica. È molto di più. È una delle arterie lungo le quali è passata la storia dell’uomo”. Perciò abbiamo deciso di ripercorrerla con voi. Ecco il nostro itinerario lungo la via dell’incenso in Oman. 

La via dell'incenso in Oman

  • Salalah 

La via dell'incenso parte da Salalah, capitale del Dhofar a circa mille chilometri da Muscat. La regione si trova nella zona sud dell’Oman, confinante con lo Yemen, per la maggior parte costituita dall’enorme deserto del Rub al Khali. La città di Salalah però è anche circondata da una catena montuosa che le consente di avere un microclima diverso dal resto del Paese. La regione che comprende la pianura costiera, gli altopiani e una catena montuosa è infatti la meno afosa dell’Oman. Salalah, inoltre, è conosciuta per le sue piantagioni di banane, le sue spiagge sul Mare Arabico e le sue acque che pullulano di biodiversità. 

Visitate, dunque, il centro di Salalah, dove perdersi nel mercato centrale, tra i banchi di pesce, carne, frutta e verdura. Così proseguite per le vecchie case omanite e il quartiere yemenita con la sua moschea del 1700. Quindi visitate il museo dell’incenso che racconta la storia della Boswellia sacra. Il museo è stato creato a fianco dell’antica città di Al Baleed, un antico insediamento omanita che comprende le rovine di una moschea e una grande zona dedicata agli scambi commerciali. Da qui veniva esportato il famoso incenso del Dhofar verso la Mesopotamia, l’India e la Cina. Nel centro di Salalah si trova anche la moschea di Sultan Qabos, una delle più famose in Oman. Sebbene sia di recente costruzione la moschea affascina con le sue grandi cupole, i due alti minareti bianchi e le tante decorazioni con intarsi dorati. Concludete la giornata al suq dell’oro e al suq dell’incenso, dove trovare oltre alla resina profumata altri prodotti tradizionali come la mirra.  

Numerosi voli partono dall’Italia per Salalah, punto di partenza ideale per esplorare la regione del Dhofar. 

  • Khor Rori

La resina sacra estratta viene convogliata a Sumhurum, città in cui secondo la leggenda viveva la regina di Saba e da cui partivano le spedizioni di incenso dirette al Mediterraneo. Le rovine di Sumhurum, risalenti al I secolo a.C., si trovano sul litorale orientale di Salalah, nei pressi dell’antico porto di Khor Rori, 40 km a est di Salalah, in cima a una collina sulla riva orientale di un punto di acqua dolce (khor). Un fiordo desertico con una sottile lingua di sabbia bagnata dall’acqua. Le rovine si trovano in riva al mare, alla foce del Wadi Darbat. Così scoprite i resti di vecchi quartieri e stradine dell’antica città costiera, oggi patrimonio Unesco, che un tempo serviva a proteggere dalle invasioni che provenivano dal mare. Khor Rori era, inoltre, il fulcro del commercio di incenso lunga questa costa. 

  • Wadi Darbat 

Lungo la via dell’incenso non perdete il famoso Wadi Darbat, una delle wadi più spettacolari del Dhofar dove il passaggio del monsone Khareef forma delle bellissime cascate dall’acqua turchese. I wadi sono appunto dei canyon tipici dei deserti della Penisola araba, più o meno profondi e attraversati da un fiume che può essere permanente o solo dovuto a precipitazioni. Tra la vegetazione rigogliosa del Wadi Darbat vi capiterà di vedere numerosi dromedari e il massiccio montuoso di Jabel Samhan: questa è un’area protetta dove gli insediamenti umani non sono permanenti, e questo permette la conservazione di alcune specie animali a rischio estinzione come il leopardo d’Arabia e la gazzella d’Arabia.

  • Mirbat 

Partendo da Salalah e risalendo la costa per 75 km verso est si raggiunge Mirbat, l'antica capitale del Dhofar. Storica città di pescatori e crocevia nelle rotte commerciali dell’incenso, Mirbat è ancora oggi uno dei porti più importanti della regione. All’ingresso vi darà il benvenuto la tomba imbiancata di Mohammed Bin Ali, rispettato leader religioso che morì nel 1161 AD. Passeggiate poi tra le stradine dei quartieri vecchi, tra facciate con fori di proiettili che ricordano la guerra e slogan in arabo inneggianti alla rivoluzione. Così raggiungete il porto dove vedrete le dhow, tipiche barche omanite. Rilassatevi lungo le spiagge dorate della baia di Mirbat conosciuta per le sue acque limpide. 

  • Shuwaymiyyah

Se da Mirbat si risale ancora la costa per circa 200 km si arriva al villaggio di Shuwaymiyyah. Qui si trova un paesaggio di rocce mozzafiato, il Wadi Ash Shuwaymiyah, un’oasi desertica composta da un sistema di grotte e formazioni rocciose dai colori spettacolari. Inoltre si può fare una sosta alla baia dei delfini e, con un po’ di fortuna, fare il bagno circondati dai pesci. Lungo il tragitto fate delle piccole deviazioni per vedere la cascata di Hadbeen, il lago di Muqasarit e il gran canyon. 

  • Rekyhut e Fazayah

Ritornando indietro sulla costa a ovest di Salalah si raggiunge Rekyhut, al confine con lo Yemen. Qui crescono gli opulenti arbusti di Boswellia Sacra da cui si estrae la resina, preziosa merce di scambio lungo la via dell’incenso. Così si prosegue verso sud-ovest per raggiungere la splendida spiaggia di Fazayah, un litorale di sabbia bianca lungo circa 5 km, bagnato da acque turchesi.

  • Rub al Khali

Lasciate la costa per ripiegare verso l’interno in direzione del Rub al Khali. Questo enorme deserto di circa 650.000 km² è il più grande deserto di sabbia del mondo e ricopre la parte più meridionale della Penisola araba. Secondo la tradizione islamica è chiamato il “quarto vuoto” perché quando Allah divise l’universo in quattro parti, fece il cielo, la terra, il mare e la quarta parte rimase vuota. Cercate di trovarvi per il tramonto quando le dune si tingono di rosa. Una cena tradizionale omanita nel deserto e una notte in tenda sotto le stelle sono esperienze da provare almeno una volta nella vita. 

  • Ubar 

Nel deserto Rub al Khali non perdete Ubar, la città perduta. Chiamata anche Iram dei Pilastri o delle Colonne, la Città d’Ottone, l’Atlantide del deserto, Ubar è conosciuta in Occidente perché è citata nelle Mille e una Notte, oltre che nel Corano. Era una città carovaniera abitata fino al 500 d.C. che a un certo punto è sparita. 

Secondo la leggenda, gli abitanti erano così avidi e interessati ad arricchirsi che vennero così puniti da Allah, ma più verosimilmente la città è sprofondata per via di una grotta calcarea sotterranea. Solo nel 1922 alcuni ricercatori americani ritrovarono Ubar, la città perduta sulla via dell’incenso. 

  • Shisr

A circa 180 km a nord di Salalah, nel deserto, si trova poi Shisr. Questa oasi agricola e luogo di sosta per le carovane era anche una fermata molto importante per l'acqua sulla rotta che portava l'incenso dal Nedjd e dall'entroterra ai porti costieri.

  • Wadi Dawkah

Sulla strada di ritorno vero Salalah fate una sosta al Wadi Dawkah, conosciuta come valle dell’incenso. Il Wadi Dawkah è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, non solo per la bellezza paesaggistica ma perché questo era il punto di incontro tra mondi lontani e diversi come l’Europa, l’India, l’Africa e l’Asia.

È nel Wadi Dawkah che oggi si raccoglie quasi esclusivamente l’incenso. All’inizio dell’estate, quando la temperatura inizia a salire, si incide la corteccia degli alberi di Boswellia sacra con tagli lunghi circa dieci centimetri dai quali esce una linfa lattiginosa bianca. Una volta essiccata, la resina viene raccolta e lavorata. Gli alberi di incenso che ancora oggi vedrete a Wadi Dawkah raccontano, dunque, del commercio che fiorì in questa regione per molti secoli e di quanto fu importante nel mondo antico e medievale. 

Autore: Francesca Ferri

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