Idee di viaggio

Capodanno a Porto

Metti un viaggetto a cavallo di San Silvestro verso una delle nuove mete low cost del 2008. Ale e ZoT, dopo tanto Est, guardano dall'altra parte e, tra un bicchierino ed una francesinha, se la godono sulle rive del Douro...

2.3/5

Capodanno a Porto

Il Portogallo è famoso nel mondo per una serie di luoghi comuni, peraltro tutti veri:
1 - vanta le donne più brutte del continente
2 - i portoghesi sono un popolo triste
3 - si mangia e si beve tanto e bene
4 - se andate in Portogallo con la fidanzata, vi lascerete entro un anno
5 - a calcio sono fortissimi ma non han mai vinto una cippa perché non hanno mai uno forte davanti che la butti dentro.

Entrambi ci siamo già stati anni fa con le rispettive fidanzate (e infatti...) ma, dopo tante trasferte ad Est, è arrivato il momento di guardare dall'altra parte; a Porto abita poi la Marta, amica di spiaggia di ZoT e questa è l'occasione per salutarla; infine, per il punto 1, non avremo nessuna ansia da prestazione e l'idea di goderci un capodanno di tutto riposo, all'insegna del buon bere, ci sconquinfera parecchio.

Logistica

Viaggiamo con Ryanar, biglietto caro malgrado l'acquisto anticipato, ma il periodo è questo e c'è poco da fare. Piccola soddisfazione: una coppia di amici ha prenotato successivamente (ci incrocieremo là) e loro han speso molto di più...

Per raggiungere la città dall'aeroporto viene comoda la metro, con cui ci si mette una mezz'ora. Si prende fuori dall'edificio, davanti all'ingresso degli arrivi, dall'altra parte della strada; bisogna arrivarci attraverso un sottopassaggio che però noi troviamo con difficoltà. La macchinetta automatica dei biglietti la sconfiggiamo invece di tacco. Occhio che prima bisogna acquistare la card (Andante - 0,50€) sempre dall'emettitrice e poi su questa caricare la tariffa a seconda della zona di destinazione (il centro è la zona 2). La card iniziale va tenuta, perché funge da tessera ed i successivi biglietti van caricati qui, altrimenti vi tocca comprarne un'altra.

Alloggiamo al Residencial Pao de Azucar, dietro Avenida Dos Aliados, nella zona dei ferramenta: ci saranno un centinaio di negozi tutti uguali e uno accanto all'altro. Ci danno una stanza al sesto piano lato destro, le più sfigate; se avete modo, chiedetene una al terzo, che son dei mini-appartameni di ben altro livello. Noi lo scopriamo proprio il 1 gennaio quando, causa problemi all'impianto elettrico, ci svegliano ad un'ora immonda per cercare il guasto e per trasferirci. Nella sfiga della levataccia...
Spendiamo 60 euri al gg per la doppia, discreta colazione abbuffet compresa.

La città

Porto ci è piaciuta molto. Se il vostro ideale estetico sono le città del Nord Europa o della Germania, tutte pulite ed ordinate, difficilmente ne sarete entusiasti; se invece avete gusto per una certa precarietà e indolente lentezza, qui vi troverete bene.

La zona centrale di Porto si gira tranquillamente a piedi, la città è però tutta in pendenza e alla fine i continui saliscendi, ad esempio verso il Douro e ritorno, fiaccano i fisici meno allenati (ma niente paura, il Nonno non è con noi). Insomma, come al solito c'è parecchio da scarpinare in salita.
Per l'Unesco poi, praticamente tutta Porto è patrimonio dell'umanità. Delle due l'una: o noi non abbiam capito il fascino di certe zone pericolosamente simili ad agglomerati di fatiscenti tuguri, oppure il presidente dell'Unesco è di queste parti...

Il giorno dell'arrivo ci tocca aspettare la stanza fino alle 13 e allora ne approfittiamo per un primo giro esplorativo. Dietro l'hotel si trova la centralissima Avenida Dos Aliados che termina in Praca da Libertade e qui il sindaco ha pensato bene di piazzare un gigantesco albero di Natale tutto fatto di ferro, con luminarie e fastidiosi altoparlanti. Ale avanza la teoria del rito ancestrale: alla mezzanotte di San Silvestro tutti i turisti saranno rinchiusi tra le lamiere a sarà dato fuoco al costrutto, sorta di falò celebrativo di non ben accertata matrice amazzonica di cui il nostro ha letto da qualche parte. ZoT si mostra dubbioso...

Da Praca da Libertade ci muoviamo per raggiungere la Ribeira, il caratteristico quartiere lungo il fiume. Si passa la Stazione di Sao Bento, con le famigerate azuleios, le onnipresenti piastrelle di ceramica azzurra che impestano tutto il Portogallo, si sale verso la Cattedrale della Se' superando il Mercato di Bolhao e poi è tutta discesa.

GUARDA ANCHE: CAPODANNO

Noi decidiamo di raggiungere il Douro attraversando il budello medievale di scalinate sotto la Cattedrale: ci ricordano molto Bari vecchia, pur non avendola noi mai vista. Ci aspettiamo da un momento all'altro di vedere Cassano in penna in salita sul motorino mentre palleggia, ma non succede niente. E' tutto molto caratteristico, anche se la pulizia da queste parti non sembra un imperativo categorico.

Il quartiere qui (Ribeira) fa molto casco vejo (è parecchio turistico), dominato dal gigantesco ponte di ferro Dom Luis I che, come tutte le costruzioni in ferro che vediamo, noi attribuiamo ad Eiffell, ma forse ci sbagliamo. Sull'argine opposto del fiume c'é Villanova de Gaia, dove sono piazzate tutte le cantine di Porto.

Per risalire in quota prendiamo la funicolare (0,85€) alla destra del ponte e poi ci svacchiamo un po' al sole in Praca da Batalha, quella col Teatro Nacional Sao Joao: qui la gente fa capannello non solo sulle abituali panchine ma anche su curiose sedie disposte in rigorosi gruppi di tre.

ZoT si fa un pisolo su una di queste, mentre Ale, afflitto da insonnia perenne, si permea di portoghesità, guardando il passaggio. In quasi un'oretta non passa una portoghese non diciamo gnocca ma per lo meno decente. Si sapeva che il Portogallo non fosse terra di modelle, ma un livello così infimo proprio non ce lo ricordavamo; che questo sia il contrappasso dell'estasi estetica vissuta nei viaggi in Russia?

Il giro della città lo proseguiamo il sabato, giornata dedicata alla Cultura e allo shopping.
La giornata è bruttina e sembra promettere pioggia. Si inizia di primissima mattina col Museu Nacional de Soares dos Reis, dipinto dalla immancabile Rough Guide di Ale come il migliore della città, che però è ancora chiuso, apre più tardi. Ne approfittiamo allora per vedere il vicino Palacio de Cristal, una struttura di vetro e metallo adibita ad esposizione (ce n'e' una su Leonardo da Vinci) all'interno di un parco che domina il Douro sottostante; qui scopriamo una chiesetta dedicata al nostro connazionale Carlo Alberto, Re del Regno di Piemonte e Sardegna che finì qui i suoi giorni a bere Porto e ad intristirsi coi locali. Ci sono fini peggiori...

Dopo la parentesi bucolica torniamo indietro e finalmente visitiamo Il Museu, che non è male: c'è pure una sala dedicata al grande artista Antonio Cruz, il pittore della città, più altre opere di artisti portoghesi in viaggio in Italia del sud, con un sacco di ritratti di donne napoletane. Come sempre Ale dichiara di voler comprare una riproduzione del grande artista ma poi esce a mani vuote.

Passiamo poi per la vicina zona dell'università e ammiriamo (da fuori - le abbiam sempre trovate chiuse) le barocche Igreja e Torre dos Clerigos, immortali opere del grande (?) architetto Nicolau Nasoni, emigrante italiano che qui fece fortuna ridisegnando mezza città.
Chiudiamo la mattinata della Cultura con la visita al neoclassico Palacio da Bolsa (la borsa valori di Porto - tour guidato da 5€) e alla vicina Igreja (sconsacrata) de Sao Francisco, un orgia di Rococo del diciottesimo secolo. L'ossario lì accanto (fino al 1839 a Porto non esistevano cimiteri pubblici e i morti venivano seppelliti dentro e vicino alle chiese, cosi' da essere vicini a Dio) non ci entusiasma comunque più di tanto.

Il pomeriggio lo dedichiamo allo shopping in Rua de Santa Catarina, dove finalmente troviamo tutta la popolazione di Porto - fino a quel momento eravam convinti di essere capitati in una città fantasma, in giro c'eran solo turisti.
ZoT compra jeans e scarpe; Ale, come al solito, nulla.

capodanno-a-porto

Il cibo

Il portoghese tipo mangia tanto quanto una squadra di rugbysti sudafricani, nei locali gli piace tenere la porta aperta anche se fuori c'è un freddo siberiano e, se capita al ristorante a Milano, al momento del conto gli verrà di sicuro un colpo, visti i prezzi bassi a cui è abituato.
L'obiettivo dichiarato della nostra vacanzina è trattarci bene a tavola, perciò non andiamo troppo alla ricerca del risparmio quanto della goduria; in ogni caso non abbiam mai speso più di 25 euri a testa, uscendo sempre belli sazi. Lungo il fiume ci sono comunque un sacco di baretti, ristoranti e tasche con menù a 5 euri: il record di 3,45 euri lo registriamo pero' in zona hotel.

Il nostro excursus gastronomico inizia con una robusta colazione nella rinomata Cafeteria Ateneia in Praca da Liberdade: hanno un sacco di paste e croissant interessanti e, come piacciono ai locali, belle grasse.
Porto pulula di bar e café, ideali per una sosta o una birretta: noi siam stati al Café Java in Praca da Batalha, al Café Capitolio di fianco al municipio in Avenida Dos Aliados e, in Rua de Santa Catarina, al prestigioso Café Majestic, cintura nera di Belle Epoque.

Quando si tratta di fare le cose sul serio, puntiamo i ristoranti, privilegiando la zona di Ribeira. La prima sera ceniamo sul presto in un localaccio non turistico [nome non pervenuto] sopra i portici del lungofiume e Ale assaggia per primo l'indigeribile locale, la francesinha: si tratta di una massa informe di vari tipi di carne in un panino sommerso dal formaggio fuso e annegato in salsina leggermente speziata e piccante alla birra; il tutto sormontato da un uovo e circondato da una vagonata di patatine fritte. Quel che si dice: un piatto leggerino...

Il sabato usciamo a cena tardi e finiamo al Favor, sempre a Ribeira, ritorante fighetto e di classe, dove mangiamo e beviamo veramente bene in un ambiente molto intimo -e quindi sprecato per noi due; consigliato per le coppiette.

La domenica per cena vogliamo provare un piatto tipico del posto, la trippa! Cerchiamo di entrare in un paio di ristoranti sempre a Ribeira ma veniamo respinti; quelli aperti sono pochi e son tutti pieni... Alla fine troviamo posto al Avo Maria e qui non ci intendiamo col cameriere che, capiremo poi, tenta di dissuaderci dal prenderne due porzioni, ma noi tiriamo dritti. Gli avessimo dato retta!

Ci porta due zuppiere più grandi di San Siro, piene zeppe di interiora, chourizo e fagioli bianchi! Ci mangerebbe un reggimento: malgrado l'impegno e una certa attitudine a questo genere di sfide, ci tocca avanzarne un po'...
Usciamo barcollando, con respirazione faticosa e deambulazione problematica.

L'ultima menzione la merita il A Brasileira, ristorante in centro [Rua de Passos Manuel], anch'esso con porzioni gigantesche. Qui ci lanciamo sul pesce, il classico bacalau piuttosto cresciutello da sembrare una balena, e pure qui non riusciamo a finire.


Nightlife

La vita notturna di Porto si rivela l'unico aspetto deludente della trasferta, ma forse dipende dal periodo in cui ci siamo capitati. Già dalla prima sera giriamo alla ricerca di un locale: di baretti ce ne sono un sacco ma sono tutti vuoti! Anche in giro ci son solo turisti, dove saranno i locali?

Non volendo dichiararci sconfitti andiamo nell'unico posto un po' popolato, l'enoteca Vinologia [Rua de Sao Joao 46]: è un bel localino dove ci concediamo una degustazione di 4 bottiglie di porto. Si parte da un bianco dolce, poi un ruby, un tawny di 10 anni ed un vintage di 20. Poi a nanna che siam morti di sonno e tanto siam gli unici in giro.

Va decisamente meglio la sera di sabato. Dopo una birretta d'approccio in uno dei baretti sulla piazzeta del cubo (Praca da Ribeira) andiamo al Maus Habitos [Rua de Passos Manuel], praticamente l'intero ultimo piano di un palazzo occupato adibito a locale alternativo dove ci facciamo un paio di birre in attesa del concerto di un gruppo non identificato. Qui ci raggiunge la Marta e ci porta con sè in un ristorante di Matosinhos dove ci attende una vagonata di amici suoi della Porto-bene; le tipe, strano a dirsi per il Portogallo, sono carine ma, ahimè, tutte occupate.
Insieme andiamo alla festa di una radio che si tiene nel palacucco cittadino: la musica è tutta un truncia-truncia ma va bene perchè noi siamo (giustamente!) nella zona vip, con ben 2 consumazioni omaggio. Balliamo qui fino a tardi e poi la Marta ci riporta in albergo.

Il capodanno è meno pacco del solito: grazie a febbrili contatti telefonici con la neo-amica Gisela riusciamo a farci mettere in lista nella festa più vip della città, quella dell'Alfandega, antico palazzo lungo il Douro. Trattasi di party, sì a pagamento, ma con consumazioni illimitate... dobbiamo aggiungere altro?
Eventi di rilievo che meritano comunque una citazione: l'acquisto di Ale di un paio di pantaloni serio, ma meno caro possibile, da Zara in extremis 2 minuti prima della chiusura (no jeans alla festa); il dj più ignobile del mondo, che pensa di essere fico alternando musica tecno a mazurke e tarantelle; crocerossina-ZoT che soccorre la Gisela in coma etilico per eccesso da open bar; il numero spropositato di bisonti messi a rosolare sulla brace in cortile... e spazzati via in un battibaleno!

La degustazione

Da bravi simpatizzanti di Bacco, non possiamo saltare il giro delle cantine per la degustazione della celebrità locale: il porto.
Attraversiamo il ponte di ferro dall'arcata più alta, quella dove passa la metro (la vista è spettacolare) e ci rechiamo a Gaia; praticamente tutta questa riva del Douro si occupa del vino e delle attività connesse. La giornata è piacevole, anche se in giro ci son solo turisti; di nuovo, dove son tutti i nativi?

Il vino arriva qui dai vigneti disseminati lungo la valle del Douro e distanti anche un centinaio di km. La peculiarità maggiore di questo vino è la sua fermentazione incompleta, stoppata cioè in uno stadio iniziale mediante l'aggiunta di una grappa di vino. In questo modo il porto risulta naturalmente dolce, dato che gli zuccheri dell'uva non hanno avuto il tempo per trasformarsi interamente in alcool.

È più forte dei vini normali e si distingue fondamentalmente in: bianco, ruby (dal colore rosso rubino, ottenuto facendolo maturare in botti molto grandi), tawny (ottenuto con uve di diverse annate e maturazione in botti piccole) e vintage (il più pregiato -ottenuto da uve di un'unica vendemmia, lasciato in botte 2/3 anni e poi messo a maturare in bottiglia). Il vintage può essere dichiarato solo in determinate eccezionali annate.

La prima visita guidata la facciamo alla Calem: paghi 2 euro e, oltre al tour dell'impianto con spiegazioni varie, hai diritto alla degustazione di un bianco secco ed un ruby. Ale chiede di assaggiare anche un bianco dolce e glielo portano senza battere ciglio: capito l'andazzo siam tentati di approfittarne ma poi facciamo i bravi...
Dopo, se si vuole, si possono comprare le bottiglie prendendole direttamente dagli scaffali strategicamente piazzati ai lati dei tavoli.

Non sazi, ci avventuriamo per le viuzze su per la collina ed entriamo alla Croft; qui son molto più artigianali ed alla buona, non si paga neppure. Anzi, poichè mancano 20 minuti all'inizio del tour ci fanno accomodare e ci servono un primo bicchiere. Alla fine della spiegazione, altro bicchierino.
Tra le due cantine abbiam preferito la Calem, perciò gli acquisti di rito li facciamo lì. Occhio che nei giorni di festa le cantine sono chiuse: tenetene conto quando pianificate il giorno (o i giorni) per la visita.

Guimaraes

Abbiamo una giornata che balla e decidiamo di giocarcela con una gita fuori porta in quel di Guimaraes, prima capitale del Regno di Portucale intorno al 1110: gode di un certo prestigio perché da qui è partita la riconquista, dai Mori, di quello che diventerà il Portogallo. Ci si arriva con un'ora e un quarto di treno al prezzo di 2 euri.

Guimaraes è una cittadina medievale, sicuramente patrimonio dell'umanità per l'Unesco, con un bel centro storico di viuzze acciottolate e circa 10 milioni tra chiese e conventi. Oltre a ciò vanta un castello ed il temuto (?) Paso de Braganza, che si rivela poi essere un palazzone.

La nostra esplorazione parte dal labirinto di viuzze del centro storico; qui si distingue il Largo da Oliveira, una piazzetta con la Igreja de Nossa Senhora da Oliveira, più una specie di cappella votiva e soprattutto l'olivo magico, un albero di olivo che è morto e poi rinato da solo. Il sogno di ogni coltivatore diretto...
Poi scarpiniamo fino al Castello, annunciato dalla statua e dalla piccola Cappella di Sao Miguel; del castello si possono visitare le mura, è piccolino e piuttosto malridotto ma risulta essere la settima meraviglia del Portogallo. Viene da pensare all'infanzia difficile di chi stila queste classifiche...

Il resto del tempo lo trascorriamo spaparanzati al sole ai tavolini di Largo da Oliveira e poi scarpinando alla ricerca di una fantomatica statua con ca**one (il Colosso di Pedralva, citato dalla Rough Guide) che dovrebbe trovarsi dalle parti della stazione degli autobus, ma non la troviamo.
Poi ritorno a Porto e l'indomani mattina rientro in Italia.

Scopri