Idee di viaggio

Due giorni a Bucarest

Tra una lacrima e un sorriso all’inaugurazione di Footprints of Joy, il canile romeno realizzato da Save the Dogs a Bucarest.

Bucarest VIAGGI URBANI iStock
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Periodo: Giugno

Viaggiatori 2, spesa totale circa 300 euro

Non sono mai stata in un paese povero. O per meglio dire, in un paese così tanto più povero dell’Italia. Infatti probabilmente non ci avrei mai messo piede in Romania, se non fosse venuta questa splendida occasione. L’occasione di cui parlo è l’inaugurazione del canile e progetto Footprints of Joy dell’associazione Save the Dogs, che per chi non lo sapesse si occupa di rendere l’inferno dei cani randagi romeni un po’ più sopportabile e per alcuni di loro di cambiarne radicalmente la vita con un’adozione nella vecchia Europa occidentale.

Quando abbiamo ricevuto l’invito a casa, è stato mio padre a propormi di andare e così ci siamo andati insieme. Cioè, in realtà ci siamo incontrati là!

GIORNO 1
Come ogni mia “vacanza” che si rispetti, il brivido, l’angoscia e l’ansia non mancano mai, infatti anche questa volta il viaggio si è rivelato un’incognita. Tanto per cominciare c’è da premettere che io e mio papà siamo partiti e tornati da luoghi diversi. Io in solitario da Roma, lui con tutto il gruppone STD da Milano.

Abbiamo prenotato i nostri voli, io Wizz Air da Ciampino, lui Alitalia da Linate e a circa due settimane dalla partenza cosa scopriamo? Sciopero dei dipendenti SEA il giorno della partenza. Evviva. Io ho ovviamente cominciato ad andare in panico. Cos’avrei fatto in Romania se il gruppo di Milano non fosse arrivato causa sciopero? Grazie al cielo sono stata avvertita da Selena (che ha sopportato le mie email durante tutto il pre-viaggio!) che comunque in Romania c’era STD e che quindi non mi avrebbero abbandonata, ma ciononostante, questo non ha placato il panico, perché neanche tre giorni prima della partenza cosa salta fuori? Roma paralizzata il 22 giugno da sciopero totale dei trasporti. Ecchec…

Così ho lasciato casa con l’ansia di non partire io o che non partisse mio padre e tutti gli altri. Per fortuna non è andata così, anzi io sono arrivata puntualissima e gli altri pure (va detto che il volo per Bucarest da Milano è stata l’ultimo a partire prima di una lunga sfilza di cancellazioni).

Arrivata a Bucarest il primo impatto è stato migliore del previsto. L’aeroporto ha gli standard dei nostri (i bagni erano puliti, cosa che non capita spesso da  noi) e anche a vedere dall’aereo non sembrava poi così disastrato il paese. Dopo due ore di attesa ho finalmente incontrato gli altri arrivati da Milano, Selena, e poi anche Sara, la presidente di STD!

Siamo partiti in direzione Cernavoda dopo un rapido pranzo al baretto agli arrivi, i cui prezzi sono esorbitanti per la Romania. In un quanto mai confortevole pullman cinque stelle abbiamo viaggiato per circa 2 ore e trenta prima di raggiungere la nostra destinazione.

La periferia di Bucarest non è peggiore di tante altre periferie, anzi di primo impatto sinceramente mi ha fatto più schifo il tragitto da Anagnina a Ciampino che quello fatto nella periferia della capitale romena. Purtroppo abbiamo fin da subito cominciato a notare quella che sarebbe stata una costante: cani randagi ovunque, nei cortili e ai bordi delle strade. La situazione è effettivamente davvero drammatica laggiù.

Dopo aver passato distese infinite di campi di grano, girasoli e semplicemente d’erba siamo arrivati a Cernavoda, sede del progetto di STD. Abbiamo passato con il pullman il centro cittadino che ha un non so che di fatiscente, triste e nel contempo carino. Le case sono fatte una sull’altra con tetti in metallo o lamiera, i giardini sono in gran parte pieni di erbacce, i condomini sono in puro stile comunista e la gente altro non fa che star seduta sul marciapiede a chiacchierare. Ok, non era per niente un granchè, ma credo che al nostro sud esistano ancora luoghi molto simili a questo (ad eccezione dei condomini di epoca comunista, ma i nostri anni 70 comunque non hanno prodotto niente di migliore).

Il nostro albergo era appena fuori dalla città, ci siamo arrivati attraversando un ponte che non prevedeva il passaggio di pullman di quel peso, così per tutta la durata del viaggio, al transito su tale ponte abbiamo sempre sperato di non caderci dentro!


L’albergo, costruito manco a dirlo con fondi europei, è nuovo ed era effettivamente carino e ben tenuto. C’è da dire che scesi dal pullman ci siamo scontrati con un clima davvero micidiale. A casa nostra faceva caldo, ma lì davvero si moriva. L’umidità sarà stata al 100% e quasi non si respirava dal soffoco.

Dopo esserci riposati un paio d’ore e aver fatto la prima conoscenza degli altri soci e partner di STD siamo andati a cena, rigorosamente vegetariana, in un locale del centro, lo Seriff. A dimenticarsi di dov’eravamo, quel locale avrebbe tranquillamente potuto trovarsi a Roma o Broni. La cena è stata buona, abbiamo assaggiato varie salsine fatte coi ceci, peperoni ripieni, patatine fritte e infine come dessert un baklava, dolce turco fatto col miele, decisamente trooppo dolce, però buono. Stremati e già appiccicaticci causa caldo siamo poi tornati in albergo, il giorno dopo sarebbe stata una giornata intensa e ricca di emozioni.

GIORNO 2
Partenza prevista alle 8h30 per il vecchio canile di Cernavoda. Tutti pronti per fare colazione alle 7h30 e ovviamente la colazione non c’è. Arriverà con 20 minuti di ritardo, composta da frittatina, caffè terribilmente acquoso, latte della mucca dell’albergo, yogurt, cereali e marmellata.

Partiamo per il canile e Sara ci racconta parte delle atrocità che, prima del suo arrivo e di quello di STD, venivano quotidianamente inflitte ai cani randagi. Ciò non fa altro che confermare per la milionesima volta la mia idea che l’essere umano è la specie più cattiva e crudele che ci sia.

Arrivati al canile che ha ospitato STD e i cani per 10 anni veniamo accolti da ululati e abbai di gioia. Ci sono veramente tantissimi cani: piccoli, grandi, con le gambe corte, con il pelo lungo, senza coda, bianchi, neri… ce n’è veramente fin che ne vuole. Ci sono anche tantissimi cuccioli, che ti si stringe il cuore a vederli in quelle gabbiette. E ci sono anche tanti gattini… non ho potuto fare a meno di commuovermi nel vedere questi poveri animali abbandonati, immaginare cosa alcuni di loro hanno sofferto e cosa tantissimi altri soffrono tuttora. Lacrime in parte anche di sollievo, sapendo che molti di quei cani partiranno per il nostro paese, o per altri, dove li attendono persone pronte ad amarli. Abbiamo perfino individuato la signora che, tra le tante, ha accudito la nostra Zoe quando è passata di lì e così ho fatto una foto insieme a lei. Si chiama Mariana.

Siamo stati al canile fino alle 10 e poi siamo partiti alla volta di quello nuovo a pochi km dalla città. È stato il frutto di 10 anni di lavoro, di cui STD deve essere fierissima e di cui in parte sono fiera anch’io, per il solo fatto di avere la stessa nazionalità di coloro che hanno fatto sì che questo sogno si realizzasse. Una commossa Sara ha tagliato il nastro rosso all’ingresso del canile e la festa è cominciata.

Già molti cani erano stati trasferiti nelle nuove strutture, ed erano prontissimi a far festa e a leccare chiunque gli arrivasse a portata! Il canile è davvero bellissimo, costruito con il cervello e non con il sedere, come spesso accade in Italia. Non saprei ripetere ciò che mi è stato spiegato dal punto di vista ingegneristico, posso però dire che se fuori c’erano 38 gradi, dentro i box si stava da dio (quasi meglio che nella stanza del nostro albergo), merito della coibentazione.

Ogni box ha un dentro e un fuori con una pianta che farà ombra, tutto è fatto per durare e per far star bene i cani. Ci sono anche i recinti degli asinelli e dei cavalli, altri poveri animali che in Romania vengono considerati meno di un rifiuto e per questo spesso maltrattati fino alla fine.

È un posto bellissimo, nonostante i canili di solito non lo siano, non era triste, non trasudava dolore e angoscia; il contrario, perché i cani e gli altri animali stavano bene, in un bel posto e circondati da tanto affetto e cure. Mai visto un canile così. L’unico in Romania. Se solo le persone fossero meno crudeli e opportuniste, questo genere di strutture potrebbe esistere ovunque ce ne sia bisogno. Invece si preferisce  ammazzare i cani oppure creare strutture inadatte per potersi intascare i soldi, come sovente accade da noi.

Finita questa splendida visita siamo andati a pranzo all’hotel ristorante Yahoo best, sempre lì a Cernavoda. Il posto è molto bello, il pranzo non era male, anche se decisamente troppo salato. Il pomeriggio siamo andati a Medgidia, a 30 km da Cernavoda, per visitare il centro di sterilizzazione di STD. Inutile dire quanti cani abbiamo visto per la strada e che storie orrende ci ha raccontato Sara. Fatto sta che anche lì, STD cerca di fare il possibile contro tutto e tutti per migliorare la situazione non solo dei cani, ma anche delle stesse persone.


Il centro era letteralmente stracolmo di cani. I bau bau infatti erano talmente tanti e forti che c’era da tapparsi le orecchie. Ma erano grida di gioia. Non c’era un cane che non fosse pronto a leccarti le dita qualora le avessi infilate nelle gabbie. Ci sarebbero saltati addosso per abbracciarci se avessero potuto. A dimostrazione che gli animali sono esseri buoni, non come gli uomini.

Finita la visita siamo tornati in albergo e poi di nuovo allo Seriff, dove ci hanno servito una succulenta cena all’italiana con pasta, pizza e una specie di polenta romena di cui solo Sara si ricorda il complessissimo nome romeno! Durante il tragitto per il ristorante Sara ci ha annunciato che è stata nominata Cavaliere della Stella d’Italia e che riceverà la medaglia in ambasciata. È la prima persona che la riceve per meriti sociali che riguardano gli animali e direi che se l’è meritata tutta. È stata una giornata piena, intensa, in parte triste, ma decisamente fantastica.

GIORNO 3
E si torna verso Bucarest, per poi ripartire per l’Italia. Il tempo a differenza di quando siamo arrivati è radicalmente cambiato: siamo passati da 38 a 20 gradi con pioggia imminente, che poi si è puntualmente presentata ad intervalli durante tutto il viaggio.

Prima di andare in aeroporto (il primo volo era alle due, quello per Milano) siamo andati a visitare il Centro Don Orione, che si occupa di bambini orfani e disabili. Qui STD ha un progetto di onoterapia con 4 degli asinelli che stavano a Cernavoda. Ci ha accolto il Don che gestisce la struttura e Ivan, il simpatico signore che si occupa della cura degli asinelli e che aveva preparato il nostro arrivo mettendo in testa ad ogni asino e capretta una rosellina. Come giustamente ha detto Sara, questo progetto è la prova che la cura delle persone e degli animali può andare di pari passo e che occuparsi di uno non significa necessariamente che l’altro venga trascurato. Questa è una massima che ancora troppe persone, soprattutto quelle che si dedicano agli umani, ancora non hanno capito. I deboli sono deboli, che abbiamo due o quattro zampe, e vanno protetti.

In tarda mattinata arriviamo all’aeroporto, onestamente sono  un po’ triste che questa visita sia terminata, avrei voluto rimanere ad aiutare. All’aeroporto ci accompagnano anche due cagnolini e un gatto, che andranno a Milano e poi in Svizzera per una nuova, splendida vita.

Il mio aereo era alle 17, così ho salutato tutti all’imbarco, nella speranza un giorno di poterli rivedere, e ho atteso pazientemente il mio volo, che non ha mancato di ritardare di mezzora.

Che dire, è stato davvero bellissimo. Sono solo andata in visita, ma poter essere presente all’inaugurazione del progetto, che è il culmine del lavoro di 10 anni, è stato davvero emozionante. Sara ha lasciato tutto per dedicarsi ai cani romeni, ha forse rischiato certe volte, ma ha vinto la sua battaglia e ha costruito un rifugio che, sono certa, contribuirà al cambiamento in meglio della Romania e della cultura di questa gente che deve, ed ora può, imparare come si trattano gli animali.

Mi viene da piangere a pensare che i miei cagnolini ora vivono felici con noi solo grazie a STD, e che per tanti altri, da quando STD è in Romania, c’è speranza per una vita migliore. Se solo più persone fossero come Sara e come tutto il personale di STD, questo sarebbe decisamente un mondo migliore. Perlomeno, io sono fiera di averli conosciuti e di aver visto con i miei occhi quanto di bello si possa fare, pur con mezzi limitati, per rendere questo mondo un po’ meno “umano” e un po’ più “animale”.

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