Idee di viaggio

TransVOLGAre 2008 – Parte IV: Samara

Ale e Zot arrivano a Samara, quarta ed ultima puntata del loro epico viaggio. Tra un tuffo nel Volga, autobotti di birra e una visita al bunker di Stalin,  saluteranno a malincuore la grande Madre Russia

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Autore: Ale, Zot
Periodo: estate 2008


Parte I: Ekaterinburg
Parte II: Chelyabinsk 
Parte III. Ufa

L'arrivo
Sarà colpa dell'ora -è l'alba- ma, come è ormai tradizione, all'arrivo sbagliamo clamorosamente l'approccio alla città. Studiamo accuratamente i tragitti dei vari bus presenti sul piazzale della stazione e inevitabilmente saliamo su quello che va in direzione ostinata e contraria (citazione) fino a ritrovarci nel simpatico sobborgo di Kransy Klinga, circa due fusi orari più in là rispetto alla nostra destinazione.
Il segreto, in questi casi, è prenderla con spirito zen... Esploriamo il simpatico sobborgo con l'intenzione di fare colazione prima di tornare, ma l'unico esercizio commerciale è un volgarissimo baretto all'aperto senza macchinetta del caffè che offre solo patatine del 1995, per cui rinunciamo e saltiamo sul bus in direzione opposta.

Altra ora e mezza di tragitto e siamo di nuovo davanti alla stazione. Questa volta non ci facciamo fregare: mostri in palla e via di scarpinata! Dopo circa 80 km arriviamo finalmente al nostro prestigioso Hotel Azimuth [ul. Fruntze 91/37, camera a 3.000 rub], un'oasi di modernità in un mare di vecchiume sovietico; peccato che l'oasi (leggi aria condizionata e mobilio del XXI secolo) riguardi solo la reception. Il resto dell'hotel sfoggia lussuosi corridoi a volta carpiata e camere stile rifugio antiatomico degli anni '50; quel che è peggio, la nostra stanza vanta una doppia esposizione, il che vuol dire sole a picco per 25 ore al giorno!
Ci ridurremo a sfruttare la stanza nell'unico momento in cui non si suda, tra le 4 e le 6 del mattino, e a dormire di giorno sotto gli alberi della spiaggia.

La città
D'estate, Samara è il suo lungofiume (naberezhnaya), Il resto della città è solo uno sfondo che passa presto in secondo piano, anche se i luoghi d'interesse per il turista alla fine sono più numerosi che nelle ultime 2 città di questo tour. Per fortuna, aggiungiamo... anche perché la nostra sosta sarà più lunga.
Ovviamente c'è la solita via pedonale, ci sono un paio di vie centrali con negozi più o meno di gran nome e presunti grandi magazzini con collezioni di semi-sconosciuti (Luca Altini su tutti -anche qui lo shopping si rivela un'esperienza frustrante) e tutti gli altri ammennicoli da città russa come piazze e statue di sovietica memoria, ma alla fine è il Volga a farla da padrone.

Qui la spiaggia è sabbiosa, larga, pulita ed in alcuni punti pure attrezzata con panchine, cabine e reti da beach volley, mentre sulla passeggiata fanno bella mostra di sé tendoni e baretti per sane pause ombreggiate a base di birra e schashlik. Il fiume è larghissimo e solcato da chiattoni industriali e da navi da crociera. L'acqua del Volga è bella fredda, ma il bagno è fattibile, anche perché fa un caldo masai: si superano di slancio i 30 gradi, la sabbia ti trifola i piedi e c'è un'afa milanese!

Il lungofiume si interrompe solo per far spazio a quella che per noi è la seconda grande attrattiva di Samara, la fabbrica della Zhiguli: non quella delle auto ma quella ben più interessante della birra!
Zhiguli, per la cronaca, è il nome delle colline che circondano la città.
Narra la leggenda che l'austriaco fondatore della premiata marca, tale Alfred von Vacano, si fosse fatto piazzare nel salotto buono di casa un rubinetto collegato direttamente alle botti della fabbrica per la pinta serale. Il nostro sogno!
Il rubinetto-birra, per la Ziguli, è peraltro un aggeggio d'attualità; su di un lato del complesso fa infatti bella mostra di sé la versione locale dello spaccio aziendale, cioè un paio di autobotti che servono le spillatrici di un gabbiotto prefabbricato, in cui rudi omaccioni e mature babbione, tramite regolamentare canna da giardino, riempiono le taniche dei numerosi alcolizzati che fan la fila lì davanti.
Ovviamente non potevamo esimerci, ecco quindi ZoT mettersi diligentemente in coda con la sua brava bottiglia vuota di plastica (acquistata lì davanti a 8 copechi) e tornare bello tronfio dopo pochi minuti con la scorta di birra per il pomeriggio: si paga un'inezia e la si tiene in fresco direttamente nel Volga. Il servizio è completo: il baracchino che vende le bottiglie vuote fornisce anche svariate scelte di pesciazzi secchi, a mo' di snack.

Un altro punto di interesse turistico a Samara è il bunker di Stalin, 9 piani di segretezza giù nel sottosuolo. Quando, durante la seconda guerra mondiale, sembrava che i tedeschi stessero per arrivare a Mosca, lo stato maggiore russo prese un tot di operai della metropolitana e fece loro costruire in gran segreto a Kuybyshev (il nome sovietico della città) un bunker in cui riparare al sicuro il capo supremo. Poi Stalin decise di rimanere a Mosca e quindi il rifugio non è mai stato utilizzato; anzi, era così segreto che ben presto se ne persero le tracce e fu "riscoperto" solo negli anni '90. Oggi è una specie di museo e si può visitare con tanto di reduce che ti fa da guida (rigorosamente in russo, però).

Sempre se lo trovate, beninteso... Il bunker è infatti bello nascosto all'interno di un cortile e beccare l'anonimo portone di ingresso non è facilissimo. Oltretutto per visitarlo bisogna prenotare (tramite viaggio organizzato) e pagare. Noi però ci siamo candidamente presentati lì, e con buona faccia di tolla ci siamo aggregati ad un gruppetto di 4 sudafricani con donna russofona che traduceva in inglese le spiegazioni della guida... Risultato: visita guidata con interprete, il tutto "generosamente" offerto dai sudafricani!

Altro "must" è il piazzone sulla collina (pl Slavy) dove si erge in tutta la sua maestosità "l'uomo che vola", altrimenti noto ai più come la Statua della Libertà di Samara: raffigura un lavoratore che regge un paio di ali, simbolo del contributo della città allo sforzo bellico grazie alla sua industria aeronautica. A fianco ci sono pure il Monumento ai Caduti e la Cattedrale di San Giorgio, dedicata agli eroi della Grande Guerra Patriottica.
Aggiungeteci una vista sontuosa sul Volga sottostante e capite anche voi come la zona sia meta prediletta per le foto ricordo post matrimonio: non avendo di meglio da fare gironzoliamo tra i vari gruppetti di invitate, cercando di renderci cospicui e di scroccare qualche invito per i festeggiamenti, ma sfortunatamente più che qualche sorriso di circostanza non rimediamo...

Ultimo cenno per la Cultura. Ci giochiamo la carta del Museo Alabin e becchiamo, oltre all'esposizione permanente di bestiacce varie, fossili e ossa di dinosauri ritrovati nelle colline dei dintorni, anche una interessante mostra temporanea sulle affinità tra gli indiani del Nord America e quelli della steppa Russa; ovviamente Ale ne approfitta per dispensare pillole di dubbia saggezza frutto della sua decennale passione per Ken Parker, Zagor e altri fumettacci Bonelli.

Nightlife
Il punto debole di Samara è la vita notturna. Non che non vi siano locali, anzi; il fatto è che noi li abbiam trovati tutti più vuoti di una fabbrica a ferragosto. Evidentemente, la canicola estiva svuota anche le città russe né più ne meno che da noi, nonostante il fiume e lo spiaggione...
Fino a una certa ora, peraltro, va tutto bene: il lungofiume, nel tratto che va dall'imbarcadero fino alla Zighuli, regna incontrastato. Ci si riversa tutti qui a fare vasche, o nei tendoni e sulle panchine a vedere il passaggio. Tutti i baretti sono strapieni: offrono cibo, birra, musica -anche dal vivo-, casino e umanità in abbondanza.
 
Tra tutti si stagliano le indimenticabili figure di Dj Lamiera e Dj Tendone. Dj Lamiera è un pazzo scatenato che vive e lavora in una casupola di alluminio stile deposito degli attrezzi in campagna, perennemente sotto il sole a picco: temperatura esterna 40 gradi, temperatura nella postazione di Dj Lamiera prossima a quella del Sole. Tutti i giorni dalle 16 circa alla mezzanotte la migliore selezione musicale di Samara (più o meno): ovviamente a lungo andare questo tour de force deve avergli fritto il cervello, non si spiegano altrimenti certe sue ardite proposte...
Dj Tendone lo scopriamo invece l'ultima sera (una domenica ?!?): praticamente il suo è l'unico baretto del lungoVolga che rimane aperto fino a tardi, tra balli, birre e improbabili conoscenze, tanto che noi ce ne andremo di malincuore solo all'alba, all'ultimo minuto utile per non perdere la macchina prenotata per l'aeroporto...

I locali "convenzionali" sono anch'essi numerosi, pur se vuoti: citiamo il Beer Loga, l'Aura ed il karaoke del Kinn Up, dove ZoT si esibisce davanti ad uno sparuto pubblico.

"Diversa" la serata del sabato, quando due amiche, conosciute in uno dei baretti del lungofiume, ci danno appuntamento al Lady Ray, sorta di Zelig locale: ingresso costosissimo, tavolini costosissimi, consumazioni costosissime e, ciliegina, stasera show di un famosissimo (da quelle parti) travestito. (Sigh!)
Il lato positivo sarebbero le numerose strafi**e mozzafiato al bancone, ma ci dan l'idea di essere li' giusto per spennare lo sprovveduto avventore e poi noi siamo accompagnati (si, le tipe si presentano).
Lo show prevede giochi col pubblico, spogliarelli vari, frizzi lazzi e cotillon che pero' non apprezziamo a dovere essendo il russo la lingua dominante...  Ne approfittiamo per fare conversazione con le nostre amiche (parlano solo russo -una fatica!), ballare e bere finché non ci cacciano.

Si chiude all'alba con colazione al Pizza Kit, nella via pedonale, con memorabile tentativo delle tipe di far correggere a forza ai poveri camerieri tutti i menu' del locale, scritti in un italiano improbabile. Ci siam vergognati cosi' tanto delle due scatenate che non siamo più passati per quel lato della via...

Giudizio finale
L'idea alla base della TransVOLGAre era fare il bagno nel Volga e vedere una zona della nostra amata Madre Russia non toccata dai soliti circuiti turistici: obiettivo pienamente raggiunto.
In particolare Samara ci è piaciuta parecchio: se volete fare da queste parti un po' di vita di mare, cioè ca**eggiare senza un perché, rosolarvi al sole e ricaricarvi a suon di birra e schashlik, questa è la città adatta.
Alla fine ci e' dispiaciuto parecchio dover tornare...


Le altre foto del nostro viaggio