Idee di viaggio

Transiberiana 2007 - II parte: Ulan-Ude, la Burianza

Archiviata la Mongolia, Ale e ZoT arrivano in Russia e fanno tappa ad Ulan-Ude, capitale della repubblica dei Buriati. Che cosa li attende, oltre alla supertesta di Lenin? Scopritelo...

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Le altre puntate:

Transiberiana 2007 - I parte: Sulle tracce di Gengis
Transiberiana 2007 - III parte: Chita, la città dell'amore!
Transiberiana 2007 - IV parte: Estremo Oriente russo
Transiberiana 2007 - V parte: La fine della saga



Mercoledì 8 agosto - Ulan-Ude


Dopo la lunga notte di treno funestata dai controlli di frontiera, veniamo svegliati di prima mattina dalla nostra provoditsa. Siamo arrivati a Ulan-Ude, capitale della repubblica dei Buriati, Buriazia per gli amici, dove prevediamo di passare un paio di giorni.

Scarpinando per la città ancora addormentata per buoni 20 minuti coi nostri mostri sulle spalle, raggiungiamo a piedi la centrale ploshchad Sovetov, classica piazzona stile URSS che però vanta un primato, essendo cintura nera di testa di Lenin: ospita infatti la più grande capocciona del mondo del piccolo padre. Per fortuna si sono limitati alla testa, altrimenti il corpaccione intero avrebbe rivaleggiato per dimensioni con la statua della libertà!

L'adiacente Hotel Baikal è il nostro obiettivo: a quanto dice la nostra fedele Lonely Planet è in posizione centralissima (e fin qui non ci piove) ed ha prezzi alquanto ragionevoli. Peccato che nel frattempo sia stato completamente ristrutturato (anzi, stanno ancora dipingendo la facciata)! Adesso si chiama Baikal Plaza, è stramoderno, con marmi, cristalli e camerieri in livrea, e i prezzi si sono adeguati... Dato che ci passeremo una notte sola, decidiamo che possiamo permetterci il lusso e accettiamo la camera che ci viene proposta, abbastanza sciccosa, al costo di ben 3.000 rubli.

Il tempo di assorbire il colpo con un'ottima doccia e usciamo per iniziare l'esplorazione della città. Subito, davanti all'albergo una sorpresa: ci troviamo parcheggiata una vettura inglese tutta asfaltata di adesivi del rally Londra-Ulan Bator. Il pensiero zingaro va riverente a quel pazzo di AleC e compagni ed alla loro Uno: ce l'avranno fatta a raggiungere la capitale mongola?

Dal piazzone, l'onnipresente Ulitsa Lenina scende verso sud fino alla prestigiosa Cattedrale Odigitria, diventando per un lungo tratto una piacevole via pedonale con pubblici esercizi e immancabili fontane d'ordinanza. Il nostro occhio allenato guata bramoso gli esercizi commerciali, ma nota purtroppo che, tra un cellular shop ed una banca, i baretti sono ben pochi.

In cima, all'inizio della Lenina, c'è invece il mastodontico Teatro dell'Opera, purtroppo in ristrutturazione, ed un Arco di Trionfo che conduce alla piazza con testone leninista. Vista la bella giornata di sole e soprattutto i latrati gastrici che ci pervadono, ci fermiamo in un simpatico baretto, che chiamandosi "Venezia" ci consente di cimentarci con la sfida estrema alla pizza buriata! Ci destreggiamo col menu in cirillico e riusciamo a piazzare l'ordinazione. Con nostra somma sorpresa la pizza non è affatto male e ce la gustiamo, osservando curiosi il passaggio nella via pedonale.

Rifocillati, percorriamo tutta la via fino alla fine e ci addentriamo nella Ulan-Ude meno patinata e più "genuina", con le micidiali case in legno che già ci avevano dato il tormento l'anno scorso. Questa zona della città, l'originario quartiere dei mercanti, fa un po' cagare, anche e soprattutto per via del quantitativo di rifiuti che fa "bella" mostra di sé.

Lo squallore la fa da padrone anche sul lungofiume, dove ci avventuriamo alla ricerca dei tendoni estivi promessi dalla solita Lonely: cocci di vetri e sporcizia ovunque, baretti nessuno. C'è persino un incongruo stabilimento balneare sul fiume Selenga, che stranamente è vuoto...!
Che dire, il sindaco evidentemente si è occupato di abbellire solo la Lenina, il classico "salotto buono". Scatta allora la strategia di emigrazione zingara in Buriazia: se la Mongolia prevedeva la trasformazione in orda, qui a UU il piano è di candidarsi a sindaco della città mediante la definizione di un programma politico con piatto forte la riqualificazione del lungofiume e delle vie adiacenti, che ci permetterà di vincere a mani basse le prossime elezioni comunali!

Visto che il cittadino locale non sembra molto dedito al gozzoviglio nei luoghi canonici (il Buriato, vista la sua ascendenza mongola, ha evidentemente ben altro a cui pensare), ci dedichiamo ad altro. Prima di tutto acquistiamo i biglietti per la successiva tappa ferroviaria fino a Chita da una tanto cortese quanto monoglotta signorina di un agenzia bigliettifera (nulla da fare invece per il Chita - Khabarovsk: da quanto abbiamo capito le prevendite non erano ancora aperte!?); dopodiché puntiamo alla cultura con la visita al Museo di Storia Naturale, fotocopia degli altri della regione, con vari bestiacce impagliate e con un modellino in scala del lago Baikal.

In generale gli abitanti di questa regione sono molto orgogliosi e consapevoli della loro identità culturale e, a poco a poco, l'indefinibile sentimento tipico di questa regione, che chiameremo la burianza, si fa strada anche in noi (la burianza, è una danza, che si balla nella latitanza...). Solo l'assenza della burianza non ci aveva fatto apprezzare, fino a quel momento, il fascino della lattina arruginita sul muretto del lungofiume, il fatiscente cantiere periferico ed il cavalcavia della tangenziale in pieno centro!

Finalmente rinfrancati, ci separiamo: Ale si spara un pisolo mentre ZoT si avventura fino all'Elevator, nuovo rutilante centro commerciale multifunzione con cinema e tutto il resto, nuovo polo commerciale di UU, che comunque lascia un po' il tempo che trova.

In serata ci rechiamo a mangiare al Café Elite, bel locale all'aperto, all'inizio della Lenina, dove -sorpresa!- incrociamo una coppia di italiani arrivati qui direttamente da Mosca con destinazione Mongolia (5 giorni senza mai scendere dal treno, un vero massacro!) con i quali ci scambiamo opinioni sia sul viaggio che sull'insidioso menu della casa. Da notare la civile abitudine di segnalare di fianco ad ogni piatto il tempo necessario per la preparazione. Il piattone di carne di ZoT richiede ben 40' di setup, che verranno peraltro ampiamente sforati.

Per la sera ci stazziamo in un locale ospitato nell'ambito del Mir Igry, casinò multiforme nelle adiacenze del centro cittadino. Nello specifico, trattasi di una sorta di birreria con tavolini all'aperto. Dopo 5' in cui Ale rischia l'assideramento (era uscito in maglietta per fare il gradasso) optiamo per i tavolacci in legno al chiuso, gustandoci un bel po' di mp3 stile gangsta-rap, che ben presto ci smarronano gli zebedei. Dire che siamo invisibili al gentile pubblico locale è riduttivo... Abbiamo comunque la conferma che il Buriato medio non perde tempo a divertirsi: i locali chiudono tutti alla mezzanotte!

Forse rimangono aperte le discoteche? Noi puntiamo alle uniche due individuate a suo tempo su internet. Il Fabrika è chiuso: apre solo nei weekend, mentre il Club Epizentr si rivela un posto da under 18... ci facciamo giusto una birra e poi un po' delusi andiamo a dormire. Chissà, forse nel weekend la città esplode di vita, ma il mercoledì sera Ulan-Ude non è esattamente Las Vegas!


Giovedì 9 agosto - K come kvas (e kultura)

Secondo ed ultimo giorno ad UU, per cui dobbiamo sgombrare dal nostro prestigioso hotel. Ci svegliamo tardi e lasciamo lì gli zaini, che tanto la partenza per Chita è prevista per le 18.45: per qualche curioso fenomeno il mostro di Ale è sempre più vuoto, quello di Zot sempre più pieno, al limite della chiusura, tanto che egli sospetta una qualche forma di travaso bagagli da parte del suo sodale.

Giriamo un po' per centri commerciali e per la città, e scoviamo l'immancabile monumento celebrativo della Grande Guerra Patriottica, alias 2^ guerra mondiale. Visitiamo anche il Museo Storico, con un interessante ultimo piano dedicato all'iconografia ed al pantheon buddisti, argomento che ci coglie leggermente impreparati.

Ci limitiamo a riscontrare che le divinità locali hanno una dotazione di braccia e gambe molto superiore al normale, e che l'iconografia insiste molto su cicli vitali e corsi e ricorsi; ci riproponiamo comunque di approfondire il discorso una volta rientrati in Italia. Nel coacervo di bizzarri demoni e divinità minori, spicca un brutto ceffo che sembra Berlusc*ni sputato: e pensare che si tratterebbe di una divinità amica dei bambini!

Dopo la cultura, è il momento di una sfida che ZoT rimanda ormai da un anno: assaggiare il temibile kvas! Trattasi di una bevanda tradizionale sovietica, prodotta tramite la fermentazione del pane, o qualcosa del genere, che viene venduta da mature babushke. Esse versano il prezioso liquido da grosse botti montate su ruote che fanno bella mostra di sé in tutte le città russe di provincia, in spregio alle norme igieniche della nostra decadente società del benessere. I russi si mettono diligenti in fila e ne acquistano a taniche; ZoT, più prudente, ne compra un bicchiere: all'aspetto sembra birra chiara sgasata, al gusto appare piacevolmente dolce, non male tutto sommato!
La lusinghiera recensione dello zingaro non seduce Ale, che dopo averne assaggiato un millilitro molla disgustato il colpo e resta fedele all'amata birra.

Il tempo di una sosta rigenerante ed è già l'ora di salutare Ulan-Ude e di avventurarsi sotto il sole ancora alto fino alla stazione, dove giungiamo devastati e sudati come tori! Stavolta siamo in una più consona seconda classe, e per di più in vagoni diversi. Le insulse aspettative della vigilia -ritrovarsi con 3 spogliarelliste come compagne di scompartimento - vengono inesorabilmente frustrate: per entrambi, i compagni di viaggio sono tre corpulenti omaccioni.

Quelli di Ale per di più si mettono a mangiare pesce nonostante i 40 gradi e l'assoluta mancanza di aria, che tutti i finestrini sono bloccati; è in momenti come questo che lo zingaro sogna un villaggio turistico, un cocktail a bordo piscina, musica maranza dalle casse e pure una frotta di animatori che lo facciano sentire un pirla... Alpitour, dove sei?