Idee di viaggio

Transiberiana 2007 - V parte: La fine della saga

9.000 km di binari per la linea ferroviaria più famosa del mondo. In condizioni normali, senza soste, basta poco più di una settimana: noi ci abbiam messo due anni... Possiamo dire una cosa sola: ce la siamo goduta!

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Prologo

Purtroppo siamo giunti al termine del viaggio iniziato l'anno scorso con la maratona di Omsk. Oltre non si può andare, a meno di ritrovarsi alle prese con i samurai. Basta il nome della città ad evocare storie e suggestioni di una meta ambita da ogni grande viaggiatore o da ogni imbecille che si fa fregare dalla insulsa citazione di sir Edmund Hillary: "perché ci siete andati? Perché c'era".
Naturalmente parliamo della città sede della flotta russa del Pacifico, terminale ultimo della Transiberiana, per quarant'anni vietata agli stranieri ed agli stessi russi... Vladivostok.


Sabato 18 agosto - L'ultima frontiera

La capitale dell'Estremo Oriente Russo ci accoglie di primissima mattina con una giornata nuvolosa che promette pioggia - anzi, piove proprio! Carichiamo i mostri in spalla e ci incamminiamo verso l'albergo, poco distante dalla stazione per nostra fortuna, visto che anche Vladivostok poggia su colline ed è tutta un saliscendi.

La stanza non è ancora disponibile; perdiamo comunque un sacco di tempo alla reception con una cerebrolesa, probabilmente nuova del lavoro, finché una collega più scafata e simpatica non viene a salvarla. Va detto che comunque è tutta un'altra musica rispetto a "postacci" come Ulan-Ude o Chita: qui la lingua inglese è di casa e lo straniero alligna. Si segnalano in particolare grupponi di coreani in vacanza.

In attesa della nostra camera, e visto che è giusto ora di colazione, approfittiamo di quella dell'hotel (prestigioso buffet!), poi finalmente doccia e via all'esplorazione. L'albergo è in posizione invidiabile sul Golfo dell'Amur e la vista, malgrado la pioggia, è splendida. Davanti ci sono delle isolette e si vedono la spiaggia, con la passeggiata, la ruota panoramica del luna park e numerosi baretti che sicuramente ci accoglieranno più tardi.

Iniziamo la scoperta della città dalla Fokina, la piccola via pedonabile, e poi affrontiamo il vialone principale (ul. Svetlanskaya), in direzione del porto dove sappiamo esserci un sommergibile sovietico S-56 trasformato in museo. Nel frattempo continua a piovere; ciò nonostante incrociamo gli immancabili novelli sposi per le foto di rito. Cosa li esalti nell'avere come sfondo i vari monumenti ai caduti oppure le numerose navi da guerra rimane un mistero che ci segue sin da Mosca...

Le nostre prime impressioni sono di una città che esteticamente sta a metà tra la decadente Ulan-Ude e la sfavillante Khabarovsk: ha dalla sua il mare, che però comporta anche una sfavorevole concentrazione di mercantili, gru e container che poco giova alla skyline cittadina. Dal punto di vista turistico, possiamo dire che è senza infamia e senza lode. Senza dubbio, condizioni meteo favorevoli gioverebbero molto essendo estate, e infatti ce ne renderemo conto molto presto.

La nostra esplorazione del centro di Vladi prosegue; sfortunatamente la pioggia è ormai diventata una specie di uragano Katrina e c'è chi giura di aver visto Noé imbarcare coppie di animali vicino al porto militare! Per evitare l'annegamento ci insinuiamo in un paio di centri commerciali giusto per constatare che Ale tornerà in Italia senza jeans nuovi e che la roba di marca, a giudicare dai prezzi, qui è di marca davvero.
Ci rituffiamo (nel vero senso della parola) all'aperto e, a fianco della locale Casa Bianca, ci gustiamo la massima concentrazione di testosterone della città, il Monumento al Potere Sovietico nell'Estremo Oriente Russo, ossia la consueta teoria di gruppi marmorei in posa ultramarziale.

Dulcis in fundo, schivate le ultime coppiette matrimoniali, giungiamo al famoso sommergibile/museo. E' una visita interessante, malgrado le didascalie in rigoroso cirillico: fa fatica pensare a moltitudini di uomini racchiusi in spazi tanto angusti che, al confronto, i monolocali arredati Ikea sono reggie. Contempliamo un tot di foto appese alle pareti, che narrano della storia della marineria sovietica e del sommergibilismo mondiale, giungendo all'uscita dove sono appostati astuti acchiappaturisti in perfetto stile partenopeo.
Riusciamo a schivare la fantozziana foto ricordo in costume da ammiraglio, ma ZoT cede sulle spillette dell'URSS, con la scusa di "un regalino da portare al babbo".

Appagati, ma soprattutto completamente fradici, optiamo per il ritorno in albergo.

In serata, per fortuna, non piove più. E' l'ultimo sabato sera del nostro viaggio, e decidiamo di celebrarlo con una cena decente. Optiamo per il Gutov, prestigiosa birreria ristorante dove non ci facciamo mancare niente.
Dopo l'ottima cena sciamiamo sul lungoceano dove ci buttiamo all'esplorazione dei localini adiacenti. Purtroppo il Bezdonnaya Bochka, situato nei pressi e segnalatissimo da guide e recensioni favorevoli, è chiuso. In compenso ci sono moltissimi tendoni, aperti anche di giorno, che offrono beveraggi e spuntini a prezzi politici; inoltre c'è qualche locale un po' più fighetto ed è in uno di questi che entriamo, considerandoci pure fortunati perché becchiamo l'unico tavolo libero in terrazza. Ci sfugge che è vuoto per un buon motivo: si tratta del tavolo esattamente a ridosso del palchetto dove di lì a poco attaccano ad esibirsi, a volume da concerto heavy metal, 4 relitti umani sulla cinquantina! Ormai in trappola, attendiamo la pausa della band e la fine della consumazione per fuggire.

Nuovamente in zona lungomare, ZoT viene rapito dalla musica disco-russa proveniente da un baretto-tendone ed insiste per entrare lì. Naturalmente si tratta dell'unico ingresso a pagamento! Probabilmente si paga perché c'è il dj, appunto, che spara la ormai familiare musica locale, e l'ingresso per fortuna è assai a buon mercato (30 rub). Subito il gestore capisce con chi ha a che fare (gli unici stranieri che si avventurano in quel tugurio dal tempo dell'invasione giapponese?) ed insiste per spostarci al "tavolo VIP": un tavolaccio con panche uguale a tutti gli altri, ma vicino al suo: infatti, ivi giace spaparanzato con qualche sodale, mentre una minorenne scollatissima ed alquanto esibizionista, di 25 anni più giovane, gli balla davanti con movenze lascive. Ci godiamo lo spettacolo, insieme a due birre in bottiglia.

Ale alla fine ha la meglio e trascina ZoT fuori da lì. Puntiamo ad una disco degna di questo nome e decidiamo per il BSB: è un club carino, stile underground - soffitti bassi, buio, bancone e pista affollati; ci sono pure un paio di cubi sui quali le esibizioniste danno sfogo alle loro pulsioni. Molti minorenni come al solito e buona musica, persino (udite udite!) internazionale. La porta di ingresso del locale è tappezzata di copertine di mitici album rock, tra i quali manco a dirlo fa bella mostra il nostro Toto Cutugno...
La serata è tutto sommato piacevole e intavoliamo anche qualche rapporto sociale: una piccoletta dai capelli rossi è soggiogata dalla prepotente mascolinità di ZoT e insieme si lanciano in balli lascivi. Ale dal canto suo insidia una cubista improvvisata assai procace. Tiriamo parecchio tardi e prima che il gestore ci cacci, ci taxiamo in albergo.


Domenica 19 agosto - Fort Alamo

La sveglia è frenetica, perché secondo l'inaffidabile Lonely alle ore 12 spaccate, al Museo della Fortezza, a seguito di un colpo di cannone (che speriamo sia a salve) dovrebbe esserci un attacco simulato di fantomatici invasori provenienti dal mare. Sarà pure un trappolone per turisti, ma chissà quando torneremo da queste parti, tanto vale provare! Facciamo colazione (deludente, è tardi e il buffet langue) e andiamo. Il cielo si apre e fa un gran caldo. Il museo è pieno di turisti: dopo tanto bolscevismo fa impressione sentir parlare una miriade di lingue ma non il russo...

Alle 12 c'è la tradizionale cannonata, che devasta i timpani dei presenti, nonché di tutti i malcapitati nel raggio di 2 km. Purtroppo però niente assalto... peccato, si fosse presentata un'orda mongola dall'entroterra eravam già pronti a rivelare la nostra anima saccheggiatrice e dar man forte ai nostri compatrioti, zingara quinta colonna dietro le linee nemiche!
La delusione non ci impedisce comunque di impregnarci di militarismo e di imparare tutto lo scibile sul sistema di fortificazioni in quest'area di confine. Dopo averne prese un sacco e una sporta dai giapponesi i russi han pensato bene di mettere una caterva di fortini lungo la costa, di cui quello visitabile è l'ultimo superstite a Vladivostok città. E' una breve visita che comunque vale la pena, soprattutto se vi piace fare i bambinoni su cannoni e carri armati!

Ma ormai la temperatura è a livelli canicolari: prima di collassare sull'asfalto, scappiamo in albergo a metterci in modalità estiva, indi passiamo al momento del ristoro: in un baretto vista-mare Zot dà finalmente un senso alla sua vacanza bevendo una pinta di Pit, la birra dal nome più originale (pit' = bere, ...ma in realtà è un acronimo) e soprattutto più pubblicizzata di tutto l'Oriente russo. E’ abbastanza dimenticabile ma, ovviamente, il uébmaster non lo ammetterà mai, e spaccherà i maroni per i giorni residui su quanto buona è la Pit!

A questo punto ci rimane da vedere un'ultima imperdibile attrattiva turistica: un punto panoramico in zona università, raggiungibile facilmente con una nuova funicolare, ed è lì che ci dirigiamo. Rifacciamo un po' i nostri passi di ieri, ma col sole è davvero tutta un'altra cosa. La funicolare sarà pure nuova ma stranamente... non funziona! Per cui ci tocca farcela a gradini fino al belvedere.

Arriviamo in vetta dopo 73 rampe sudati come caproni, che neanche Coppi sullo Stelvio! In queste condizioni deplorevoli ci occupiamo delle foto di rito, rimirando il paesaggio... portuale che si gode da quassù. Vladivostok dall'alto non è poi 'sta bellezza di città: il forzato isolamento del periodo comunista le ha fatto perdere quell'afflato cosmopolita che forse la caratterizzava nei suoi anni d'oro, quando i commerci fiorivano peggio che a Shangai o Hong Kong. Ora a prevalere è l'aspetto militare ed industriale, con le infrastrutture del porto che dominano il panorama. Resta l'invidiabile posizione sulla baia del Corno d'Oro, sicuro punto di forza verso il lento ritorno alla normalità; le vagonate di coreani stanno a dimostrarlo...

La parte turistica della vacanza viene all'unanimità considerata conclusa: il resto del pomeriggio lo trascorriamo senza costrutto nella zona più bella, il lungomare, trastullandoci equamente tra i baretti vista mare con birra Vlad (altra marca locale) e le vasche sulla promenade, lumando le (non molte) signorine degne di nota. Ci abbronziamo anche!

In serata andiamo a cena sulla via pedonale all'Izbushka, classico ristorante finto-tipico con però ottimo rapporto prezzo-prestazione: piatti tipici e imperdibile WC stile capanna di legno.
E' domenica sera e, come nella migliore tradizione, è un po' tutto chiuso. Tra le innumerevoli (sic!) proposte della nightlife Vladivostokiana scegliamo il Chicago, che ha l'indiscutibile vantaggio di essere dalle parti del nostro albergo. Lo troviamo nonostante sia abbastanza nascosto e le vie di Vladi non siano illuminate. Il primo impatto è un po' bizzarro: per entrare dobbiamo trattare addirittura con la manager nel suo ufficio! Manager che ostenta un look da maitresse che ci fa dubitare sulla tipologia di locale...; in realtà la bella signora si rivela molto simpatica e dopo averci fatto sborsare un sacco di soldi ci accompagna a un tavolo dove ordiniamo, rimirando perplessi un locale semivuoto.
Man mano che si fa tardi ci ricrediamo: il Chicago non è male, c'è pure un signor palco che ospita un concerto. Nel frattempo la sala si è un po' riempita e ci si dà alle danze. ZoT, come al suo solito, viene insidiato dal gruppo dei più ubriachi (e ubriache) del locale e trascinato in un trenino selvaggio; Ale resta a guardarlo dalla sua postazione-divano, alquanto perplesso.
Teniamo botta fino a notte inoltrata, poi ci ritiriamo in hotel che l'indomani ci aspetta la solita levataccia, questa volta per il volo di rientro in Italia.


Lunedì 20 agosto - Un nuovo inizio?

Anche questa impresa è terminata, i binari son finiti, il lungo viaggio è stato completato. Alla fine l'imponente apparato burocratico russo e pure quello dell'Aeroflot ci hanno sconfitti. Noi abbiam provato infatti a rimanere là non confermando il volo di ritorno e non facendo alcuna registracia, neppure per le 4 notti in cui siam rimasti a Chita, ma non c'é stato nulla da fare... i nostri sforzi per non abbandonare quella che ormai consideriamo una seconda patria, vani.
Però, Ale fa notare, ad essere onesti il tratto iniziale della Transiberiana fino agli Urali non l'abbiamo mai percorso, perciò... ;-)