Idee di viaggio

In Spagna sulla Ruta de Don Quijote

Un incantevole viaggio, tra terreni brulli e Mulini a vento, da Valencia a Madrid passando lungo la Ruta de Don Quijote.

Don Quixote route A PIEDI Shutterstock
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Periodo: Agosto

"Impregnata del Cavaliere errante (e di Spagna), parto con l'amica D. per un veloce on the road attraverso la desolata ma meravigliosa Mancha..."

È singolare come alcuni illustri artisti di ogni parte del mondo e di ogni epoca successiva a quella di Cervantes, si siano interessati alla figura umanissima e strampalata di Don Quijote. Per citare due pilastri della letteratura, Dostoevskij, pare, si ispirò ad esso per partorire il protagonista de “L'Idiota” e Shakespeare creò un'opera sopra Cardenio, un personaggio di una delle storie contenute nella “matrioska” opera principale.

Reduce dalla lettura del libro di Cervantes e innamorata di Don Chisciotte, prima di scorrazzare alla sua ricerca, visiono un paio di film: mi procuro il più conosciuto, quello di Orson Welles iniziato nel 1955 e incompiuto, dopo ben 14 anni di riprese, per ragioni economiche. Nel 1992 è stato faticosamente montato da Jess Franco (collaboratore di O.Welles). Pellicola originalissima nel cogliere l'anima del romanzo nonostante contraddizioni, tagli di scene ed elementi non presenti nell'opera di Cervantes.

Un amatore e cinefilo mi consiglia, poi, una pellicola di Georg Wilhelm Pabst del 1933 prodotta tra Francia e Inghilterra. In 85 minuti circa, sono compresse le 800 pagine del libro in un'atmosfera ed in un bianco-nero affascinanti, con veloci ma efficaci episodi salienti circa la pazzia, la purezza e la lealtà di Don Chisciotte.

Quindi, impregnata del Cavaliere errante (e di Spagna), parto con l'amica D. per un veloce on the road attraverso la desolata ma meravigliosa Mancha.. non prima, però, di aver approfittato della bella Valencia..

-24 agosto Bergamo Orio al Serio – Valencia
-28 agosto Madrid Barajas – Verona (Villafranca) Catullo

GUARDA ANCHE: IL PERCORSO DI DON CHISCIOTTE


Di primo pomeriggio, al puntuale arrivo all'aeroporto di Valencia ci rechiamo presso il centro della città (a circa 15 km), col metro linea 3. La rete metropolitana è suddivisa in 6 linee e 3 zone: A, B e C che compiono tragitti centrali (A e B) e più periferici (la C). Subito noto i cartelli pubblicitari scritti in duplice lingua: castigliano e catalano il che concorre a trasmettere la volontà della Comunità Catalana di distinguersi dal resto del paese..

Non sono mai stata a Valencia e scoprirla è piacevole: le costruzioni alte, le strade pulite e illuminate dal sole, la gente che affolla le vie, i fiori ordinati, le palme importate dai mori; a prima vista, ha tutta l'aria di una cittadina di mare.. leggera, solare, festosa.

Passeggiamo per il centro alla ricerca del nostro Hostal: prima di partire abbiamo prenotato 3 notti nella pensione “Universal” calle Barcas 5 (Calle Barques) con bagno condiviso per € 18,00 a testa a notte. Lungo la via, compriamo presso un piccolo chiosco mobile, simile a quello dei gelati, la bibita del luogo: l'Orchata (orzata); è un drink fresco ed energizzante a base di chufas (frutta secca) che rappresenta per di più una valida alternativa per chi intollerante al latte; viene estratto direttamente da un tipo di mandorla che nasce a Valencia ed è nato, pare, nel periodo mussulmano. Ci piace moltissimo: ne berremo spesso!

Proseguiamo quindi alla ricerca dei nostri letti: troviamo la pensione senza troppa difficoltà, la posizione in cui si trova in rapporto al centro città è buona a metà strada tra la fermata del metro “Colon” e la fermata “Xativa”. Vicino si trovano la bella plaza del Ayuntamiento e uno dei punti di informazioni turistiche. Per raggiungere la reception affrontiamo 2 squallide rampe di scale. Per arrivare alla camera un'ulteriore rampa.. La stanza è piccola e colorata di blu! I bagni (2 per ogni piano) si trovano in fondo al corridoio e sono ampi e puliti.

Dopo un'insalata mista in un chiosco senza pretese, andiamo alla fermata della corriera n. 19 (biglietto € 1,30) e raggiungiamo le spiagge più vicine (Las Arenas) in 25 minuti circa. Il servizio bus, efficiente ed utilizzato al pari di quello metropolitano, è gestito dall'impresa EMT.

Arriviamo alla lunghissima e ampissima spiaggia, colma di gente; il mare è caldissimo e torbido, l'accostamento fatto di frequente con la “nostra Rimini” è azzeccato. Il vero nome di quel tratto di sabbia è Cabanyal (o Levante). Il soprannome “Las Arenas” deriva da un edificio - che porta lo stesso nome - a forma di tempio romano che è stato costruito alla fine dell'Ottocento nei pressi delle spiagge.

Verso sera, per rientrare al centro, passeggiamo lungo il paseo marittimo che accoglie uno dietro l'altro numerosissimi bar, ristoranti, pub. Al termine della catena di locali, la strada pedonale si allarga e prende forma un lungo mercato di vestiti, souvenir, braccialetti, collanine.. Dopo una piacevole passeggiata, arriviamo alla fermata del metro che si trova a livello stradale per poi scendere “nell'underground” e decidiamo di servircene in alternativa all'autobus.

Dietro consiglio di turiste italiane, acquistiamo alla macchinetta della fermata un piccolo abbonamento (per le zone A e B) da 10 viaggi per € 7,00 contro € 1,50 a corsa. In 20 minuti siamo nuovamente in centro. La sera dall'albergo a piedi, in 20 minuti circa, ci rechiamo nel barrio Carmen che ci hanno riferito essere quello destinato ai ristoranti e alla vita notturna.

Numerose persone ci propongono una quantità infinita di menù a prezzi fissi in svariati ristoranti: scegliamo quello che ci sembra più invitante e che prevede 4 abbondanti tapas a scelta, un piatto di pesce, sangria, birra, caffè, liquore alla fragola per euro 14,00. Questo tipo di menù viene offerto in qualsiasi locale del quartiere. Soddisfatte dal cibo, girovaghiamo per il centro e stupite, incontriamo una lunga carrellata di locali, negozi, abitazioni dismessi. Alcuni ristoranti riportano sulla porta di ingresso sigillata, spartani cartelli scritti a mano, come di tutta fretta, che giustificano la chiusura a causa della fine della stagione (fine agosto??) altri chiusi inspiegabilmente..

L'atmosfera creatasi intorno a quelle costruzioni-fantasma, che chissà, hanno accolto molta gente, molta vita, molte parole in altri tempi, ora ha in sé la nostalgia e la tristezza generate dall'irrimediabilità della fine.. Colpa della crisi, del lassismo, effettivamente della stagione avanzata, difficile stabilirlo.. Senza arrovellarsi inutilmente, assonnate, decidiamo di tornare all'albergo.

La mattina seguente ci poniamo come obiettivo la visita “culturale” di Valencia. Prima di tutto, mercato alimentare dove consumiamo una squisita colazione a base di paste alle mandorle e dove acquistiamo frutta fresca per il pomeriggio. Poi, cartina alla mano da perfette turiste, visitiamo alcune tra le principali attrazioni: la Lonja (la Borsa della Seta), Plaza de Toros, il museo del Carmen, il Teatro Principal, la Iglesia de San Juan de la Cruz, il Museo de Bellas Artes, Torres de Quart, Torres de Serranos, la Basilica de la Virgen.

Giungiamo quindi in zona cattedrale e notiamo che stanno preparando un palco: ci spiegano che tutte le sere viene allestito uno spettacolo con musica dal vivo verso le ore 22,00. La bella cattedrale (stile romanico, gotico, barocco) è stata costruita verso il 1260 e si estende su tre piazze: de l'Almoina, de la Virgen e de la Reina; da un arco è collegata alla Basilica della Vergine.

Decidiamo di comune accordo, di non visitare la principale attrattiva del luogo: l'Oceano Grafico; ci servirebbe un giorno intero e non disponiamo di tanto tempo.. Rimandiamo la visita ad un, chissà, successivo viaggio a Valencia..
Il pomeriggio è ormai inoltrato e il caldo non ci dà alternative: mare.

Torniamo quindi alle spiagge del giorno prima e dopo un caldo bagno ed un caldo sole, passeggiamo alla ricerca di una buona paella che troviamo nel ristorante Casa Ripoll posto sul lungo mare della spiaggia Malvarrosa verso il termine della catena di locali. Chiediamo paella senza caracoles (lumache) e dopo circa mezz'ora di attesa, ci viene servita nella classica teglia. 


La paella, anche se piuttosto salata, è ottima e la gustiamo, dietro consigliato dal paziente cameriere, con dell'eccellente vino bianco della zona, nato dall'uva Merseguera.. Finita la cena, visitiamo alcuni dei numerosi locali in fila sul mare e scelto uno a luci blu, entriamo per scoprire il sapore della famosa Agua de Valencia: cocktail a base di arancia, succo d'arancia, champagne semi-secco, Vodka, zucchero

bianco e Gin.

Secondo la tradizione si tratta di un drink nato alla fine degli anni 50 nel “Café Madrid” di Valencia a seguito di una “sfida” tra un abitante dei Paesi Baschi (abituato a bere agua de Bilbao - intendendo Champagne della casa) e il barista.
Per proseguire la serata ci viene segnalata una discoteca della zona: “Le Terrazze”. Ma è già molto tardi, madrugada avanzata e considerando che il giorno seguente ci aspettano alle nove per il ritiro dell'automobile, decidiamo di rincasare. Impossibile farlo coi mezzi pubblici! Le due sono passate  e non ci resta che contrattare per una corsa in taxi (euro 5,00 a testa che, successivamente, ci riferiscono essere un “prezzo ladro”!).

Il giorno seguente, in notevole ritardo, ritiriamo nella stazione ferroviaria, presso gli uffici della EuropCar, l'automobile precedentemente prenotata su internet (Opel Corsa a benzina, ritiro Valencia riconsegna Madrid stazione Atocha, opzione doppio conducente, assicurazione a totale copertura, euro 113,91 per 3 giorni). La scelta di un mezzo proprio è praticamente indispensabile per percorrere la ruta de Don Quijote, i mezzi pubblici scarseggiano.

Decise a ritardare il tour ne La Mancha, rimaniamo a Valencia partendo alla ricerca del Parco de La Albufera situato a sud della città, tra il mare e le risaie (www.albufera.com). La direzione da seguire è elementare e in mezz'ora lo raggiungiamo (30 km dal centro). Programmiamo di visitare subito le spiagge; la zona è deserta e la distesa d'acqua offerta ai nostri occhi curiosi è poco rassicurante e non sembra esserci un accesso sereno per un salutare bagno..  Poi un cartello esplicito ad indicarci che non si tratta del mare, bensì, del celebre lago..

Focalizzo l'attenzione sul suo famoso punto centrale: “El Lluent” il punto lucido, il più luminoso, dove l'acqua incontra la luce. Retrocediamo, dopo aver scoperto dove ci siamo ingannate, deviamo e incontriamo una casetta di legno; un incaricato ci consegna vario materiale riguardante la  Devesa e la Albufera che, leggiamo, rappresentano il parco naturale più antico.

L'opera di salvaguardia di questa riserva, il cui valore è riconosciuto a livello internazionale, è stata iniziata nel 2004 con particolare attenzione alla difesa della flora e della fauna (rare specie acquatiche e volatili) nonché al mantenimento delle numerose dune di sabbia. 

Il parco è diviso in 5 ambienti: spiaggia, parte esterna delle dune, depressione delle dune, parte interna delle dune, riva della laguna. C'è caldissimo e, come suggerito dal custode, raggiungiamo la spiaggia El Saler camminando attraverso un sentiero disperso nel nulla arso dal sole cocente dove a tratti il vento impedisce una serena avanzata..
Il mare è bellissimo, la playa deserta è nudista. Lungo il parco naturale si trovano altre spiagge: de la Malladeta, de Alcatì, de la Punta, de la Garrofera, de los Ferros, de la Creu, del Gos, de Pinedo.

Dopo una veloce immersione in quelle acque tiepide, ci precipitiamo affamate nel vicino villaggio di pescatori “El Palmar”, alla ricerca di un'ultima paella.. I piatti tipici del luogo sono l'anguilla e il riso e per goderne c'è l'imbarazzo della scelta: i ristoranti, più o meno grandi, più o meno eleganti, si susseguono senza sosta nel centro del paese o lungo il piccolo rio paludoso (percorso da barchette per turisti). Scegliamo il primo incontrato lungo il fiume e gustiamo una saporita paella che per essere eccellente difetta di qualche minuto di troppo di cottura..

Soddisfatte le esigenze vitali, fiancheggiando le tipiche abitazioni dei pescatori (le “Barracas”) e successivamente, campi colorati di frutta e verdura in piena campagna valenciana, capitiamo per un buon riposo in una lunga spiaggia, dove il mare è popolato da meduse.

In serata, senza difficoltà di parcheggio nei pressi del centro, rientriamo alla nostra pensione. È  venerdì e si nota: Valencia è addobbata a festa; i ristoranti e le osterie gremite di gente attenuano l'amara impressione avuta il mercoledì sera. Tapas di pesce spada, verdure alla griglia e patate nell'affollatissimo e famoso Bar Pilar – Moro Zeit 13 - ( il loro piatto forte pesce in genere, soprattutto cozze) servito da simpatici e affabili camerieri. In tarda serata nei piano bar e nelle discoteche i “butta-dentro” ti assicurano numerose copas gratuite.. (Corona 15 Disco-Pub – Calle Corona, 15 – quartiere El Carmen).

Il sabato mattina siamo pronte a chiudere la parentesi “Valencia” e a seguire le orme di Don Quijote penetrando le pianure de La Mancha (in arabo chiamata La Seca o La Marca).. Itinerario: Cuenca, Mota del Cuervo, El Toboso, Belmonte, Campo de Criptana, Consuegra, Alcazar de San Juan, Toledo..

Con cartina alla mano, rimediata in un ufficio di informazioni turistiche, partiamo. La fida D conduce, prima meta: Cuenca. Dopo un sommario studio della mappa, disorientate prima ancora di aver raggiunto L'Oceano Grafico, decidiamo di seguire la strada che tracciata in rosso sulla pianta, ci sembra la più breve ma per essere sicure di procedere nella direzione corretta, giunte in una area di servizio per un caffè, chiediamo conferma.. Il barista, dopo aver interpellato un camionista fermo in autogrill per la colazione, ci suggerisce di fare un'inversione di marcia e seguire le indicazioni per “Madrid” assicurandoci che la strada da noi scelta conduce sì a Cuenca ma solo dopo numerosi volteggi lungo le pareti della montagna.. 

Ringraziamo, sono disposta a retrocedere ma la mia autista sceglie di affrontare boschi, verde, cime e burroni per dissetare e compiacere gli occhi prima di non poter veder altro che la arida, piatta, gialla e desertica Mancha.
La strada continua imperterrita a salire; dopo un'ora di tornanti orlati da ansiogeni precipizi incontriamo un paesino di montagna.

L'aria è frizzante, l'escursione termica notevole; tra gli abitanti stupiti nel vederci - suppongo non vaccinati contro i turisti - plachiamo l'appetito con un croccante e generoso panino con jamon serrano preparatoci cordialmente in un supermercato.. Proseguiamo quindi il tortuoso cammino..

Arriviamo a Cuenca in due ore circa. I tempi stringono, avessimo più agio, varrebbe sicuramente la pena di visitare la Città Incantata, a circa 30 km, luogo naturale dove pare che le erosioni del vento e del fiume Jucar nelle rocce abbiano creato forme strambe e curiose. 

Scorriamo rapidamente Cuenca, evitiamo di visitare la caotica parte bassa della città (moderna) e ci dirigiamo verso la parte alta medioevale dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO (1996).  Di interesse artistico, il museo di Arte Astratta e la cattedrale barocca (la cui facciata crollata all'inizio del 900 è stata ricostruita in stile gotico) che si trova al centro della piazza centrale.

Percorrendo a piedi un ponticello in legno, nuovamente sospese su di una profonda gola, raggiungiamo il lato opposto per ammirare le famose casas colgadas (case sospese).  I punti di interesse di Cuenca sono numerosi ma è necessario proseguire il viaggio..

Tornando all'automobile, intellettualmente smarrita mi chiedo, senza informare del dilemma la mia compagna di viaggio, in che passo di Cervantes posso aver rimediato il nome “Cuenca”. Non c'è traccia di cimeli riguardanti Don Quijote e un veloce sguardo alla cartina mi convince che la città, dalla parte opposta rispetto le altre destinazioni, si deve trovare nei meandri della mia mente per un motivo che non ha nulla a che vedere col nobile Cavaliere Errante! L'unico accenno che ricordo del libro, riguarda la vicina Mancha de Montearagon (Albacete), che racchiude i territori battuti dalla scimmia “premonitrice”  e il burattinaio per la messa in scena della storia di Melisendra (cap. XXV – II parte). Ma all'improvviso, sopra l'insegna di un bar, la Sua immagine che prontamente indico sollevata all'amica ignara..

Corriamo veloci lungo la strada, i territori de La Mancha ora prendono il sopravvento: il giallo fa da protagonista contro il cielo azzurro e l'asfalto grigio; i campi si susseguono senza sosta ma, contrariamente alle aspettative, sono ordinati e coltivati: a perdita d'occhio uliveti, viti, piante di zafferano, cereali e sfrecciano davanti ai nostri occhi pascoli di pecore, tori, buoi, vacche..

La strada ampia e in ottimo stato è deserta e bruciata dal sole, i cartelli raffiguranti Don Chisciotte e Sancho Panza accompagnati dall'asino e da Ronzinante cominciano a mostrarsi timidamente. All'orizzonte null'altro che “nulla”: un incanto per la mia anima, una noia di aridità per la mia fedele amica che continua a guidare atrofizzata.. 

Armata del libro di Cervantes, mentre D. guida ipnotizzata, leggo alcuni episodi e risulta naturale immaginare la figura smilza di Don Quijote stagliarsi sul confine tra cielo e terra lontana e nostalgica.. si dice che in Spagna il XVII secolo rise delle gesta di Don Chisciotte, il XVIII secolo ne sorrise e il XIX e il XX ne piansero..

Entriamo a Mota del Cuervo (El balcon de La Mancha). Il paese fa parte della provincia di Cuenca e vediamo i primi mulini, simbolo di tutte le battaglie ritenute impossibili.. Attualmente sono sette (citati nel libro sono circa trenta) e sembra che siano proprio quelli contro cui lottò il cavaliere. Uno dei mulini è visitabile all'interno: uno strano custode ci invita ad entrare, acquisto libri e cd musicali nati ne La Mancha ed interrogo il bizzarro guardiano circa il cartone animato di Don Quijote del 1979: mi riferisce che, oltre a non averlo in vendita, neppure sa di cosa sto parlando.. Nemmeno a Madrid riuscirò a trovarlo, sembra disponibile solo on line (euro 50,00, dvd composto da 39 episodi di mezz'ora ciascuno). Esaminato il mulino al piano superiore, usciamo; non c'è altro da visitare e quindi continuiamo il cammino tra il giallo dei campi, il verde dei vigneti e il blu del cielo ad inondarci gli occhi..

El Toboso si trova a pochi km, raggiungiamo il paese percorrendo una strada di campagna che sembra non portare da alcuna parte.. Nonostante sia sabato, tutto è chiuso: sembra una zona rurale disabitata, profondamente silenziosa, esattamente come la trovarono Don Quijote e Sancho Panza entrando a mezzanotte alla ricerca di Dulcinea..

Cerchiamo un supermercato ma, sorridendo per l'eccessiva richiesta, ci riferiscono essere festa del patrono.. Con la coda dell'occhio scorgo nel frattempo una casa con una dolcissima tenda punteggiata di piccoli mulini a vento! Poi mi accorgo che moltissime abitazioni tengono viva la leggenda allo stesso modo..

Un veloce tour (dall'auto) davanti alla piazza che ha al centro la statua dell'amata di Don Quijote (Dulcinea) e decidiamo di non recarci alla sua casa adibita a museo che contiene oggetti in rame, ferro, grandi vasi in ceramica, attrezzi agricoli e persino il letto e la cucina della dama.. Sembra che in alcuni paesi de La Mancha, gli abitanti credano davvero che sia esistito il Cavaliere tant'è che si indaga seriamente circa i dettagli e la data di effettivo passaggio di Don Quijote. Mi domando se El Toboso sia uno di questi romantici luoghi..

Abbandonando il villaggio, seguiamo le orme del Cavaliere, direzione Saragoza, dove lui e il buon Sancho speravano di arrivare in tempo per la festa annuale di San Jorge.. Come noi, nemmeno loro, arriveranno mai alla città..
Proseguiamo quindi per altri 30 km, il paesaggio immutato, e incontriamo le indicazioni per Belmonte: oltre ai mulini, si trovano un castello ed una grande chiesa: La Iglesia de San Bartolomé (a tre navate in stile misto: gotico, barocco, rinascimentale) ispirata alla cattedrale di Cuenca (euro 2,00).

Il luogo è importante per Cervantes: fu lì che il suo eroe, combattendo contro il Cavaliere del Bosco (o degli Specchi, il mascherato baccelliere Sansone Carrasco, amico di Don Quijote), ne uscì vincitore e poté far combaciare il proprio mondo fantastico con il mondo reale consentendosi, come da accordi in caso di vittoria, di continuare le proprie scorribande.

Belmonte appare in un film su Don Quijote del 2002. A tal proposito e riguardo alle dicerie sulla malasorte che dovrebbe abbattersi su chi tenta di avvicinarsi al Cavaliere, sembra che nel 2000 un regista, Gilliam, abbia iniziato le riprese di “L'uomo che uccise Don Chisciotte”; il film non vide mai la luce per problemi economici, nubifragi, ritardi e per la malattia dell'attore (Jean Rochefort) che doveva interpretare il Cavaliere dalla Triste Figura; nel 2002, raccolto il materiale e le riprese iniziali, fu creata la pellicola girata qui a Belmonte (“Lost in La Mancha”) il primo lungometraggio che documenta le avversità occorse che hanno reso impossibile la realizzazione del progetto iniziale; famosa una delle testimonianze del direttore della fotografia: “Fu la sagra della sfiga”. Nel 2010 Gilliam ha riprovato a produrre “L'uomo che uccise Don Chisciotte” avvalendosi di Johnny Depp. Di nuovo inutilmente..

D., incuriosita, legge su di una guida che secondo la credenza popolare le sciagure colpiscono chi tenta un approccio con Don Quijote con eccessivo zelo disturbandone l'eterno sonno.. Tranquillizzo la compagna, nessuna intenzione di svegliare il Cavaliere!

Siamo di nuovo in auto: continuano i campi, il giallo, il caldo, il grano, il sole ancora alto su quegli spazi sconfinati..
Fermiamo presso un autogrill che sembra abbandonato a se stesso - ma che in realtà è posto in posizione turistica strategica e lo dimostrano i numerosi autobus in sosta - per poter usufruire del bagno col pretesto di un caffè.
L'ampio e affollato locale vende prodotti tipici del luogo: dolci di marzapane, buste di zafferano (in La Mancha viene prodotto il più pregiato della Spagna), salsicce, coniglio, miele de La Alcarria. La visione di tanto paradisiaco cibo, solletica lo stomaco vuoto. Usciamo al sole: prossima tappa, Campo de Criptana..

Arriviamo nel paese nella consueta magia. I mulini svettano sopra una piccola collina fieri e ben restaurati. Nei pressi un unico vuoto e spazioso bar ci appare come un'oasi in un deserto: prontamente al bancone, nel refrigerio prodotto dai vecchi muri ammuffiti, gustiamo, per una cifra ridicola, due birre in bottiglia e una porzione, offerta, di ottimo formaggio manchego.

Rivolgiamo poi l'attenzione ai colossi bianchi: tocchiamo i mulini, qui tutti hanno un nome, sono numerosi e vicini tra loro. Provo ad immaginare cosa possa essere passato per la testa di Don Quijote per trasformarli in giganti cattivi. Le pale le braccia, un uomo dal corpo tozzo.. Mi viene in aiuto l'immagine dei film visti che in alcune scene danno vita ai mulini privandoli della loro staticità e stordita dal vento caldo e preda della stanchezza e della serenità di quei luoghi ammaliatori, ho davvero l'illusione di vederli ballare su quella collina di quel paese, così “all'orizzonte”, che sembra fuori dal tempo..

Ultima tappa del giorno Consuegra, al calar della sera, forse il momento più affascinante per vedere quei paesaggi ventosi e surreali. Mancano, per raggiungerla, 47 km. Prima, però, D. sollecita la scelta di un alloggio per la notte: le locande in stile “Don Quijote”, iper-turistiche, abbondano lungo il cammino.. Cerchiamo una camera a basso costo, nel caso di insuccesso, la piacevole alternativa è pernottare nei campi: Sancho e il compagno, d'altra parte, la maggior parte delle notti l'hanno passata sotto le stelle “..alcova normale e dimora abituale dei Cavalieri Erranti..” (Il Cavaliere del Bosco).

Effettivamente la possibilità di trascorrere la notte nei tranquilli e solitari parcheggi di questi paesi è cosa consueta e gradita dagli ospitali abitanti. Troviamo però una soluzione economica nella città di Alcazar de San Juan (Ciudad Real): Hostal Aldonza – Alvarez Guerra, 28 - camera doppia con bagno per un totale di euro 34,00 con colazione inclusa; l'hotel è anche ristorante, si trova vicinissimo alla stazione ferroviaria, di fronte c'è una discoteca e a lato, una birreria.

La città è famosa per “I cammini del vino” compiuti attraverso le botteghe: qui il nettare degli dei è una vera cultura, il più prodotto è l'ottimo vino Valdepeñas probabilmente lo stesso vino elogiato da Sancho Panza (“Non sarà vino de Ciudad Real?!”) durante una bevuta con lo scudiero del Cav. Degli Specchi..

Da visitare ad Alcazar, le numerose chiese, il Museo del Hidalgo, il Conjunto Palacial composto da El Torreon del Gran Prior, El Cubillo e La Capilla de Palacio che conserva resti archeologici della zona di grande interesse. Depositiamo i bagagli, la stanza dell'Hostal è più che austera, non fosse per il televisore (che in ogni caso non funziona) sembrerebbe una cella di un monaco. Una doccia velocissima all'interno di una vasca, se non altro, pulita e in venti minuti entriamo a Consuegra, paese di origine romanica.

Il sole sta calando, il cielo si dipinge di rosa.. La vista dei mulini sopra la collina è splendida: in questo luogo incantevole vediamo i mulini più belli.. Uno dietro l'altro, in ordine, affiancano come sentinelle la stradina che serpeggia sempre più su.

Dei tredici originali, ne sono rimasti dodici. Accanto a loro si erge un maestoso castello dell'ordine dei Templari che pare sia stato costruito durante il Califfato di Cordoba (X sec.). Sotto, il panorama delle campagne de La Mancha abbracciate dal fiume Tago e dal fiume Guadiana.

Nei pressi dei mulini si trova una birreria ma la evitiamo prontamente, quello di cui più necessitiamo è un buon pasto!
Chiediamo consiglio ad un abitante del luogo e lo seguiamo dove egli stesso sta recandosi per cenare con gli amici: ristorante El Alfar, Calle de la Rosa de Azafran, 8. (www.elalfardeconsuegra.com). Per 18,00 euro assaporiamo un paio di enormi e squisiti crostoni caldi con formaggio manchego fuso, carne speziata e verdure grigliate (il piatto tipico della casa), un abbondante piatto di carne alle griglia con contorno di verdure, vino, dolce e caffè dopo di che, allegramente, lasciamo la locanda.

Vale la pena visitare anche il centro di Consuegra dove si trovano Plaza de España, le chiese de San Juan Bautista, del Santisimo Cristo, de la Vera Cruz e de Santa Maria la Mayor. Ritorniamo all'Hostal guidando lungo la strada solitaria e poco illuminata; a destino parcheggiamo di fronte all'albergo. Sono in vena di festa ma D., troppo stanca, mi prega di seguirla in camera o di continuare la serata da sola!

La mattina seguente lasciamo l'alloggio dopo aver consumato una appetitosa colazione: tortilla di patate con pane caldo, te, caffè, pane tostato con marmellata e succo di ananas. Ormai sazie, possiamo dirigerci verso l'ultima tappa di Don Quijote: Toledo, ex capitale spagnola, posata sulle rive del fiume Tago.

Sono già stata a Toledo ma la parte visitata ora in un paio di ore mi è nuova. I richiami turistici  sono infatti innumerevoli: i più celebri ruotano intorno al pittore El Greco che qui visse, dipinse e morì. Toledo è considerata una delle città “più spagnole” e di esse una delle più visitate: come un vero scrigno, rinchiude gioielli storici e culturali. Ricca di testimonianze delle differenti razze che l'hanno vissuta - ebraica, cristiana, araba, visigota, romana - offre un bellissimo Alcazar (fortezza araba), numerose chiese, cattedrali, musei, sinagoghe, moschee, monasteri..

Nonostante la cartina, difficile orientarsi in questa bellissima città medioevale tra queste strette e tortuose viuzze in pendenza  ma quello che cerchiamo, le immagini di Sancho Panza e Don Quijote, abbondano in tutti i negozi.. Eppure, il percorso non è stato così turistico come temevo. Le statue, i ninnoli, i cartelli sono presenti ma in modo modesto, discreto: sporadici, abbandonati e quindi liberi e commoventi..

Le strade sono deserte e se si fosse di passaggio per altra ragione, neppure si noterebbero i riferimenti a Cervantes. 

I percorsi da compiere con Don Quijote sono molti, tutta La Mancha era casa sua. Altre località “toccate” dal Cavaliere sono Madridejos, Herencia, Alacos, Argamasilla de Alba, La Cueva de Montesinos approfittando di una visita alla bella Laguna de Ruidera attorno alla quale, includendo il fiume Guadiana, Don Chisciotte ha costruito una delle sue più strambe visioni.

Almagro, Puerto Lapice dove si trova la prima locanda in cui alloggiò Don Quijote (trasformata dalla sua ricca fantasia in castello) e anche città più lontane come Barcelona dove i due strambi personaggi si  stupirono dinnanzi al mare.. Un itinerario differente è tra i casolari di campagna e i numerosi castelli o tra le cittadine che ruotano intorno allo scrittore come Alcala' de Henares, (dove sembra sia nato), Esquivias - dove ci sono la sua casa e il museo “Cervantes” - o quelle in cui scrisse l'opera.

Il nostro cammino è stato dedicato soprattutto alla visione dei mulini a vento e all'assorbimento dei paesaggi brulli e afflitti de La Mancha. Usciamo dal dedalo di stradine acciottolate e in un supermercato acquistiamo una bella scorta di frutta fresca dopo di che, chiudendo la seconda parte del viaggio, ripartiamo. Direzione: la capitale..

Transitando su di una delle arterie principali, dopo circa 70 km, arriviamo agevolmente a Madrid  nonostante le avvertenze della radio locale riguardo gli intasamenti stradali dovuti ai rientri vacanzieri e del fine settimana. Riuscire però a capire in che parte siamo della città è tutt'altra cosa! Continuiamo a guidare, le indicazioni non sono troppo chiare, i km percorsi si accumulano senza scopo, su e giù da sottopassaggi, viali alberati in quello che sembra un circuito ricavato in un perfetto labirinto trafficato. Finalmente riusciamo a orientarci nei pressi del Parque del Buen Retiro dopo ben un'ora dal primo cartello “ Madrid”!

Con una certa difficoltà, parcheggiamo in zona blu ed entriamo nel bellissimo museo del Prado: le 18,00 sono già passate e quindi l'ingresso è gratuito. Per me è la seconda visita: i quadri si susseguono meravigliosamente uno dopo l'altro e raccapezzarsi in quella “città d'arte” è piuttosto semplice.

D. parte alla ricerca delle opere di Velazquez, io mi dedico al Goya ammirando nuovamente un suo meraviglioso quadro (Il mercante di stoviglie – anno 1778) che raffigura la scena della sempre attuale compravendita espressa tramite un Valenciano (il venditore) ed un trio di donne di generazioni differenti (probabili acquirenti). Al centro dell'opera una carrozza di passaggio con all'interno una misteriosa dama, osservata da due figure inerti e impalate, a rappresentare il tempo che scorre fatale.

Il tempo è tiranno anche nei nostri confronti: decidiamo che è arrivato il momento di abbandonare la nostra fedele compagna di viaggio all'EuropCar.. Uscendo dal museo, il clima è surriscaldato: si anima un'inaspettata manifestazione; un enorme corteo variopinto di persone pacifiche (los indignados), blocca le vie del centro in uno struggente avanzare a tratti stanco, a tratti irato con cartelli e cori inneggianti la giustizia. La manifestazione è contro le recenti manovre del governo e a protesta del recente soggiorno del Papa finanziato con le risorse dei cittadini.. Commosse, dopo una sosta dovuta, torniamo alla macchina.

Trovandomi in centro, ora posso orientarmi: arriviamo in Calle Atocha, raggiungiamo la relativa stazione e, dopo un'attenta riflessione, chiediamo all'impiegato dell'ufficio dell'EuropCar di riconsegnare l'auto in aeroporto il giorno seguente, considerato che il noleggio scadrebbe alle 9,00 dell'indomani.. Col denaro, in queste occasioni, si può tutto, ma la variazione del luogo di riconsegna ci costerebbe circa 100,00 euro: seduta stante, svuotiamo delle nostre cose (bagagli, cartine stropicciate, volantini di locali, bucce di banana, bottiglie vuote, indirizzi dimenticati) l'automobile improvvisamente straniera e l'abbandoniamo senza nemmeno sprecare una sola parola  per consultarci..

Col metro raggiungiamo poi Puerta del Sol e Plaza Mayor: un'esplosione di gente, di colori, di risate in una città moderna ma autentica.. Celebriamo la stupenda ed amata Madrid con quattro birre accompagnate da una gentile porzione di ottimo prosciutto crudo al museo del Jamon, nei pressi di Puerta del Sol, traboccante di gente impegnata solo a gustare birra fresca, grissini, pane caldo, patatas bravas, prosciutto prelibato..

Contatto poi un amico di  Madrid  (M.) che ci raggiunge alla fermata del metro “Callo”. Beneficiamo di economiche tapas di piadine con crema di pistacchi, carne “indecifrabile” e birre (caña+tapas 1,00 euro) nei bar segreti degli abitanti della capitale: siamo nel quartiere “malfamato” e “pericoloso” di Madrid, a nord della Gran Via. A detta, quartiere di mori, omosessuali, prostitute e spacciatori (Barrio de Justicia o zona de la Corredera).
Placato sommariamente l'appetito, M. ci accompagna nell'interrato di un bar, dove si svela un teatro 2x2 soffocante e caldissimo ad assistere ad un monologo satirico di 15 minuti di un amico, giovane debuttante.

Per la notte, ospiti di M. nel suo appartamento sito tra la Iglesia S. Martin e la Iglesia S.Antonio de los Alemanes, organizziamo il trasporto all'aeroporto per l'indomani: alle 6,00, in concomitanza all'apertura dei metro, ci recheremo alla fermata Tribunal in Calle Fuencarral, per dirigerci al Barajas.

All'alba del giorno seguente, con 2,70 euro e in circa 30 minuti, giungiamo nell'enorme aeroporto. Un “café solo” ed un dolcissimo e squisito muffin al cioccolato consumati nel costoso self-service del Barajas,  mi mitigano, parzialmente, l'amarezza provocata dall'inevitabile rientro..

Dopo essere stata invitata davanti al gate dagli incaricati della Ryanair, per ben due volte, ad inserire il mio bagaglio a mano nelle gabbiette preposte, segue un accuratissimo controllo del mio trolley (peso, misure, contenuto). In perfetto orario partiamo con la Ryanair ed ecco, come un dono inaspettato, vediamo dal finestrino dell'aereo che sale sempre più su, i nostri mulini a vento! Tutti insieme, quasi eterni, lenti, grandi, pesanti, antichi..

Gli inconvenienti capitatici nella settimana seguente il rientro (una storta alla caviglia, una piccola colica renale, intasamento delle fogne ecc...) fanno vacillare il mio scetticismo sulla “maledizione di Don Quijote”. Forse abbiamo realmente disturbato el caballero benché, di essere state zelanti, non mi sia parso.

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