Idee di viaggio

In Svezia a caccia dell'Aurora Boreale

Cinque giorni in Svezia a caccia dell'Aurora Boreale.

Aurora Boreale Svezia SVEZIA Shutterstock
5/5

 

AURORA BOREALE IN SVEZIA


Giorno 1

Atterriamo in Svezia dopo un piacevole tragitto in aereo, da Bergamo. Il freddo che ci viene a prendere fuori dall’aeroporto non ci coglie impreparati e subito ci diamo la prima pacca sulla spalla.
Infatti la tuta da sci di belfy le fa sentire addirittura caldo e per quanto mi riguarda l’acquisto dell’ultimo minuto, il mega pile rosso anguria, dieci euro da dechatlon mi permette di restare ancora senza giubbotto.

Prendiamo l’autobus e ci guardiamo intorno. Neve e ghiaccio a coprire quella che sembra una bella città.

Una volta saliti sul treno comincia l’avventura. Arrivo previsto circa venti ore dopo la partenza. Cerchiamo e troviamo senza difficoltà la nostra cuccetta da sei posti e già due ospiti hanno occupato i primi letti. Hanno uno sguardo preoccupato e per tutto il viaggio avranno lo stesso sguardo ad ogni stazione, in cui potrebbe salire qualcun altro a togliere spazio nel vagone comune.
Sono due studentesse australiane che fanno l’Erasmus in Estonia, e attualmente sono in giro insieme per vacanza. Dopo una breve chiacchierata ognuno pensa ai fatti suoi e non sale nessun altro a farci compagnia.

La nottata passa tranquilla, e il paesaggio al buio si gode poco. Scopro però che i tanto vantati treni scandinavi non sono poi così diversi da quelli italiani. Caldi, puntuali sicuramente, ma niente che possa assomigliare ad un bagno pulito.

 

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Giorno 2
Il viaggio di andata è quasi finito. Dal risveglio in poi è un susseguirsi di paesaggi stupendi. Dalle montagne innevate alle foreste fittissime, ai chilometri quadrati di deserti di ghiaccio, che probabilmente sono in estate dei prati verdissimi.

Dopo più di un giorno di viaggio abbiamo entrambi la necessità di una doccia calda ma, scesi dal treno non possiamo non fermarci a fare una prima foto sulla neve, davanti alla stazione. Lo scenario  intorno a noi è a dir poco maestoso. C’è il sole che illumina una catena di monti completamente bianchi, che si chiudono in cerchio attorno ad un lago gelato.

Su uno di questi si intravede la funicolare con cui si arriva alla ski station, sulla sommità.
Mentre stiamo più attenti a non scivolare sul ghiaccio che alla strada per l’ostello, ci ritroviamo davanti a questo spettacolo a pensare entrambi: “ma dove cazzo ti ho portato?”.

La doccia può aspettare qualche istante, le foto a questo miracolo della natura invece no. L’ostello è molto carino e tutti sono giovani, gentili e professionali. Dai tetti scendono delle stalattiti di ghiaccio e appena sotto la strada, c’è un allevamento di huski per il “dog sledding”. Purtroppo non riusciremo a fare il giro in slitta perché l’unico allevamento in funzione ha la lista piena fino alla prossima settimana. C’è un mini market nell’ostello e per la prima sera ci accontenteremo di comprare un pacco di pasta e un barattolo di sugo barilla.

In questo paese di 85 anime esiste un market che vorremmo raggiungere per risparmiare qualcosina, ma non sappiamo esattamente la strada e potrebbe fare buio presto.
Doccia, cena e letto è tutto ciò che propone la movida della nostra prima serata all’Abisko Tourist Station.

Il posto è tra l'altro circondato da un alone di mistero. Sembra che per un fenomeno naturale ad oggi inspiegabile, il cielo rimanga spesso pulito sopra il lago anche quando tutto intorno imperversano le nuvole. Per questo motivo il paesello lappone di Abisko è conosciuto anche come "il buco blu" e sembra che con una permanenza di almeno 3 notti si abbia l'80% di possibilità di ammirare l'aurora boreale.

La prima è andata.

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Giorno 3

Andando dal nostro alloggio a fare colazione, ci rendiamo subito conto di essere stati troppo ottimisti sulle temperature. Oggi infatti c’è un po’ di vento e  ci accorgiamo presto che il freddo si sente decisamente di più.

L’idea è quella di cercare il market. Sono circa due chilometri e mezzo perciò ci organizziamo e partiamo di buona lena.

Dopo circa cinquanta metri, scavalcata una piccola collinetta di ghiaccio la pioggia di stelline ninja che ci colpisce la faccia e l’eco delle mie bestemmie ci costringe a fermarci e a RI-organizzarci.
Fortunatamente possiamo tirare fuori dal cilindro il secondo acquisto azzeccato pre-viaggio: le maschere anti vento in neoprene.

Autori: Carlo e Letizia




Nascosti al fittizio riparo di una macchina parcheggiata ci vestiamo da corpi speciali e riprendiamo la nostra piccola odissea. Sbagliamo percorso un paio di volte, ma per quanto poca può essere la gente che incontri in giro, è sempre pronta ad aiutarti e così alla fine riusciamo ad andare, fare la spesa e tornare. Inutili i miei tentativi di acquistare carni sconosciute al fine di assaggiarle, perchè i prezzi sono davvero proibitivi, e inutile il tentativo di acquistare del vino perchè nei market non li possono vendere. Al ritorno tanta è la stanchezza e il freddo accumulato, e soprattutto l’ottimismo di belfy per la caccia notturna alle luci, che decidiamo di farci un bel riposino pomeridiano. Il cielo è nuvoloso e le possibilità di vedere l'aurora in teoria sono scarse. Addirittura sentiamo che per oggi l'osservatorio in cima alla montagna rimarrà chiuso proprio a causa del maltempo.



Belfy sostiene da par suo, di essere in contatto medianico con l'aurora boreale e dunque in barba al cielo scuro, passiamo il pomeriggio a riposo, con l'idea di cenare, bardarci e uscire a caccia, senza sapere bene dove dirigerci ma di sicuro con il naso per aria.

A cena conosciamo un ragazzo di Goteborg, che fa amicizia con tutti senza nessuna difficoltà. Dice che la notte passata si è vista l'aurora... peccato, noi eravamo a dormire. Il suo buonumore però è contagioso e anche lui, come Belfy, non sembra preoccupato delle nuvole. Alle mie perplessità sulla caccia notturna risponde con un teatrale: "nothing is impossible".

Dopo un falso allarme che mi fa uscire di corsa all'esterno, col rischio di congelarmi, ci prepariamo per uscire a caccia: maglia termica da allenamento, maglia in cotone, maglia in micropile, mega pile anguria con cappuccio, berretto con paraorecchie, muffole, mutandoni di lana a manica lunga, pantaloni da neve, doppia calza da neve e scarponi. Mega giubbotto da neve a coprire il tutto.

Ovviamente maschera per la faccia. Un accorgimento notturno è stato quello di mettere dentro i guanti le bustine autoriscaldanti, anche quelle acquistate da dechatlon. Così indispensabili da tornare in seguito in camera per metterli anche tra un paio di calze e l'altro. Appena usciti cerco qualcuno in giro, per capire quale direzione prendere ma inaspettatamente mi sento tirare il giubbotto e mi giro verso Belfy che indica il cielo dietro l'ostello e, tenerissima, domanda: "ma è l'aurora?"

"Cazzo se è l'aurora!!!"

C'è una chiazza verde nel cielo che si muove lentamente. Noi invece corriamo. Corriamo con la frenesia di chi sta guardando uno spettacolo che potrebbe durare pochi secondi, con la frenesia dell'inesperto e dell'impreparato.

Piazzo subito il cavalletto e combatto per montarci sopra la macchina, ma se un occhio lo butto alla macchina, l'altro è verso il cielo. Cambia in continuazione, ho paura di perderla. Ce la metto tutta ma fa davvero troppo freddo e anche il cavalletto in metallo, bontà sua, si ammutina rompendosi miseramente, vittima del congelamento.

Pazienza. L'abbiamo vista, questo è l'importante. E' un'emozione forte ma la dobbiamo ancora digerire. Seguiamo il sentiero di neve che porta verso il lago. Ho la torcia in tasca ma il posto è tuttaltro che deserto. Arrivati al ponte sul fiume gelato infatti sono in molti ad aspettare la prossima pennellata verde smeraldo sul cielo.

Non tarda ad arrivare. Sopra le nostre teste il mondo si colora di nuovo. Il silenzio dell'attesa si trasforma in gridolini eccitati e in esclamazioni di stupore. Belfy prende coscienza lentamente di avere appena realizzato il sogno di una vita. Io prendo coscienza lentamente che quello che vedo è una cosa molto più spettacolare di quello che avrei mai creduto. Ci abbracciamo.

Pian piano il freddo vince su tutti, rimaniamo sul ponte solo noi due, un solitario fotografo professionista, e 4 ragazzi francesi. Siamo già appagati e colmi di emozioni ma il cielo di Abisko, ci regala una buonanotte speciale.  Splende ancora di verde ma la luce segue il vento e si fa veloce. Diventa come un fiume che scorre sopra le nostre teste e sembra che voli a pochi metri da noi. D'un tratto diventa viola e poi rosso, per poi tornare al verde smeraldo e scappare via. Ci giriamo tutti e seguiamo con lo sguardo attonito questo torrente fatto di arcobaleno. Con l'udito ovattato dal freddo e dallo stupore sento uno dei ragazzi incredulo: "is red, is red!".

E' quasi troppa l'emozione, mi sdraio per terra sul legno del ponte, ubriaco di colori e mi faccio attraversare completamente da ciò che la natura mi sta regalando. Per stanotte è finita. Ci abbracciamo in continuazione, mentre torniamo all'ostello. L'obbiettivo del viaggio è stato raggiunto.
Ora ci siamo meritati una cioccolata calda di fronte al camino e poi resta solo da addormentarsi con l'idea di aver visto in un posto incredibile, qualcosa di ancora più incredibile.



Giorno 4

Ci svegliamo ancora inebriati e la prima immagine che ci compare in testa, ancora prima di aprire gli occhi è il cielo di ieri notte. Ora possiamo dedicarci ai paesaggi. Il dog sledding purtroppo è al completo fino a dopo la nostra partenza, perciò ci dovremmo rinunciare ma abbiamo a disposizione uno splendido lago congelato su cui passeggiare. Scendiamo lungo il sentiero e una foto dopo l’altra arriviamo fino al lago. Siamo noi e lui, la sensazione di pace è immensa e rotta solo dallo stridore del ghiaccio sotto i nostri piedi. Se non fosse pieno giorno e non esistesse un sentiero ben battuto ci sarebbe da avere un po’ paura. Arrivano anche due ragazzi giapponesi e ne approfittiamo per farci qualche foto di coppia a vicenda (anche se per fargli le foto non mi ha lasciato la sua super macchina, ma ha tirato fuori quella tascabile…malfidente). Sulla via del ritorno ci improvvisiamo anche architetti del ghiaccio e non ci facciamo mancare la foto accanto al nostro igloo, precariamente eretto sul sentiero.

Una piccola soddisfazione è stata incontrare il gruppetto di attempati italiani, che il giorno prima si vantavano di essere esperti sciatori, veterani dei ghiacci scandinavi. Nei loro mille viaggi non avevano mai visto l’aurora boreale ma dall’alto della loro esperienza escludevano di poterla vedere ieri con quel cielo così nuvoloso. No, per loro non valeva proprio la pena di uscire, dopo cena. Tempo sprecato e freddo gratuito.

Ci chiedono come mai non ci hanno visto ieri in ristorante, per la cena e gli spieghiamo che noi dormiamo in un letto a castello e ci facciamo da mangiare da soli… però dopo cena siamo usciti e abbiamo visto l’aurora.
“ah…”- risponde il canuto capobranco nord italico con curioso stupore-
“…e com’era?”

Mi guardo attorno e prendo un attimo di tempo, in quell’istante che tutto il gruppetto si gira verso di me con fiduciosa attesa. Sorrido vedendo un quadro appeso alla parete della hall, raffigurante un’aurora spettacolare, e indicandolo con indifferenza rispondo:
“così”.

Una volta saziato il nostro sadico ego, e punito con la vendetta dell’invidia, l’arroganza dei millantati esperti, ci ributtiamo a dormire per tutto il pomeriggio. Le passeggiate stancano e la tattica è quella giusta. Inoltre Belfy sembra che incontri l’aurora boreale in chat, da quanto è sicura di rivederla anche stanotte. A questo punto non me la sento di contraddirla.

Dopo cena usciamo di nuovo, stra-coperti come la notte precedente ma il freddo è disarmante e in giro non c’è quasi nessuno. La verde amica di Belfy non ci delude neanche stasera, e in breve ci sovrasta illuminando il cielo da una parte all’altra. Stavolta l’ammiriamo in silenzio, più consapevoli e cerchiamo i dettagli.

Entrambi notiamo l’odore dell’aria… si sente come un odore di bruciato, di corto circuito elettrico, che rende più reale un’atmosfera altrimenti fantascientifica. Un’altra cosa che ci riporta alla realtà è l’improvviso ricordo di trovarci centinaia di chilometri più a nord del circolo polare… il freddo diventa insostenibile e Belfy, che si lamenta già da un po’ ma non vuole guastarsi la festa, comincia un tantino a preoccuparmi.

Rientriamo e mentre aspetto le cioccolate butto un occhio al termometro. Segna 22 gradi sottozero e un tasso di umidità altissimo. Poveri piedi congelati di Belfy, avevano anche ragione…

5 giorno

Robusto saccheggio mattutino di uova e pancetta e si riparte per visitare la capitale.
Stavolta il posto in cuccetta è più stretto. Siamo in sei e il viaggio si fa sentire. Con noi c’è una coppia di giovani tedeschi con una tonnellata di bagagli, una ragazza svedese per i fatti suoi e uno zio, anche lui svedese. I tedeschi sono a casa loro, lo dimostrano i loro piedi poggiati sul mio sedile a pochi centimetri dalle mie gambe. La svedese non è da meno, si spoglia come se fosse insieme alle sue compagne di pallavolo e si mette a dormire. Si cerca di dormire tutti ma, si sa, il ritorno è sempre un po’ più faticoso dell’andata.

Un breve breafing di coppia, in stazione sui posti da visitare in giornata, lasciamo uno zaino nel deposito bagagli (8 euro per 24 ore) e ne portiamo con noi solo uno con giubbotti, acqua, guanti e sciarpe varie. La scelta è azzeccatissima. Lo zaino di Belfy, in prestito, non è comodissimo e io  ho abbastanza esperienza da capire che infastidire una donna che ha appena passato 20 ore in treno, non è la cosa giusta da fare.

Prendiamo il biglietto giornaliero, valido per tutti i tipi di trasporto e ci incamminiamo.
Prenderemo il tram, e il traghetto, per due volte. Entrambi comodissimi e puntuali. Stoccolma è veramente bella, da consigliare a chiunque. Tra quel poco che siamo riusciti a vedere in una mezza giornata di tempo il parco di skansen, con lo zoo degli animali nordici e le riproduzioni dei vecchi paesi svedesi, compresi i vecchi villaggi Sami; il palazzo reale; il museo dei nobel; il caratteristico quartiere di Gamla Stan.

Poche cose dispiacciono della capitale. Il freddo, ovviamente. Anche se navigare sul ghiaccio e vedere i bambini fare lo slalom con i pattini intorno ai posti barca nel porticciolo è davvero un esperienza inusuale, almeno per un sardo.

Il nostro inglese. Tutti lo parlano meglio di noi, anche le ziette di età visibilmente anziana.
La cosa che dispiace di più è vedere come anche qui, come in tutta l’Europa ci sono i segni architettonici del dominio italiano, compreso il loro palazzo reale, eppure adesso ci prendono tutti per il culo.

I prezzi
. Mi è davvero dispiaciuto non riuscire ad assaggiare la caratteristica carne di renna, ma purtroppo già le cioccolate calde erano quasi proibitive. La visita alla capitale è stata nel complesso memorabile e Stoccolma è una delle città più belle che ho visto.

Il freddo ci ha stancato tanto e l’aereo è presto. Andiamo soddisfatti verso il nostro albergo, previdentemente scovato da Belfy a circa 70 metri dall’aerostazione di Skavsta. Geniale. L’aereo è prestissimo e a quell’ora la temperatura ti rallenta ulteriormente i ritmi.

Una gustosa cena a base di salmone e a letto. Un vero letto grande e comodo di un vero albergo… ci voleva. Da bravi italiani non poteva mancare il rischio di perdere il volo per Bergamo ma alla fine ce l’abbiamo fatta. L’antico vaso è stato portato in salvo.

Uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto.

Spese
Abbiamo speso in tutto circa 800 euro a testa per una settimana di viaggio così approssimativamente suddivise:

-160 euro di voli CA-BG-ST-BG-CA
-200 euro di treno A/R
-150 euro per 3 notti in ostello
-50 euro per una notte in hotel a skavasta
-200 euro circa per mangiare, trasporti a Stoccolma, ingressi musei, bevande calde, varie ed eventuali.

L’attrezzatura era tutta in prestito. Ho comprato le scarpe (31,50 €), il mega pile (10 €), i guanti (20€), e la maschera per il vento (10 €)

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