Idee di viaggio

15 giorni in Svezia, dal sud fino alla Lapponia - parte I

Dalle più belle città della Svezia all'estremo nord, la Lapponia, tra laghi ghiacciati, foreste incontaminate e un immenso e silenzioso bianco.

15 giorni in Svezia VIAGGI URBANI Shutterstock
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15 giorni in Svezia



17 aprile 2010

Le acque agitate del Mar Baltico che mi si offrono alla vista mentre attraverso il ponte di Oresund, che collega Copenaghen a Malmo, sono il segnale che sono finalmente arrivato in Svezia. Affamato, distrutto da un massacrante percorso di avvicinamento alle terre svedesi durato 48 ore, trascorse via treno dormendo poco (e male) da Napoli (un po’ a causa del vulcano islandese che non mi ha permesso di prendere l’aereo, un po’ per il desiderio autolesionistico di arrivare alla meta utilizzando solo mezzi di terra), arrivo infine alle 7 di sera alla stazione centrale di Malmo.

Calmato lo stomaco con un sanissimo panino di Burger King (con annesse sanissime patatine fritte e sanissima coca-cola annacquata), mi adopero per cercare un tetto sotto cui dormire: tento quindi di far funzionare la postazione internet a pagamento della stazione, impresa non facile che non riuscirei a portare a termine senza l’aiuto di uno slovacco che parla solo tedesco e che non capisce una parola di inglese, col quale comunico a gesti (quando capisco che è slovacco cerco di farmelo amico dicendogli che sono napoletano e che amo alla follia Marek Hamsik, ma pare che lui non sappia di chi parlo! Ma dico che slovacco sei se non sai chi è Hamsik???).

 

Dalla postazione internet scopro che nei pressi della stazione vi è un ostello, il Touristforeningen, per cui, dopo aver telefonato e verificato che vi è un posto libero per la notte per un povero vagabondo come me, cambio i miei euro in corone svedesi, recupero una mappa della città e mi avvio all’ostello.

Ovviamente, appena arrivato e dopo aver pagato, prendo possesso della camera e, nell’ordine: mi faccio una doccia bollente che dura un’ora, mi rimpinzo da un kebabbaro vicino all’ostello, crollo nel letto addormentato dopo il massacrante tour de force degli ultimi due giorni.


18 aprile 2010


Decido di dedicare la prima parte della giornata alla visita di Malmo. La prima cosa che scopro è che l’inquietante cimitero vicino all’ostello che la sera prima, nel buio della notte svedese, mi aveva spaventato, è in realtà un bellissimo parco, per la precisione il Gamla Parken, che però allo stesso tempo è anche un cimitero: le lapidi, le croci, sono immerse in uno scenario idilliaco, in mezzo ad alberi e fiori bellissimi; riflettendo su questa cosa, arrivo alla (personale) conclusione che essendo quello svedese un popolo sereno, non frenetico e caotico come il nostro, forse anche il rapporto che gli svedesi hanno con la morte è molto più sereno e distaccato di noi centro-europei, da cui l’aspetto gioioso e solare del cimitero, con bambini che giocano in mezzo alle tombe e alle lapidi.


15 giorni in Svezia da sud fino alla Lapponia



Perso nei miei deliri filosofici, visito prima il centro storico della città (carino, con qualche bello scorcio, ma non eccezionale come mi avevano detto) e poi il Malmhous, il gigantesco castello vicino la stazione, dietro il quale si estende un grandissimo parco con tanto verde, tanti fiori, tanto relax. Faccio poi un giro al Ribersborgssiten, altro parco gigantesco che conduce ad una spiaggia che, sono sicuro, d’estate è assolutamente deliziosa, e mi accontento di guardare dal lontano il Turning Torso, secondo grattacielo abitato più alto d’Europa, costituito da una serie di cubi che girano su se stessi: imponente e a suo modo spettacolare, ma a me, francamente, tutte queste costruzioni post-moderne frutto del genio (o della follia) di bizzarri architetti non mi esaltano molto (sarà la deformazione professionale dell’ingegnere credo).

Nel pomeriggio, prendo il treno per Lund, piccola cittadina universitaria dove vado a trovare due amici che studiano lì in Erasmus, Franca e Luca, che vengono a prendermi alla stazione in bici: fantastico!
Come detto, Lund è una cittadina universitaria, quindi piena di giovani, ma oggi è domenica, e quindi per questo mi appare un po’ “morta”.

La giriamo a piedi (le viuzze che si intersecano conducendoti nel bellissimo centro storico medievale sono stupende), visitando la Cattedrale e l’Università, i due elementi che hanno fatto di Lund, nei secoli scorsi, uno dei luoghi di riferimento in Europa per la diffusione del Cristianesimo e della cultura accademica. A Lund non c’è molto altro da vedere, per cui mi accontento di girovagare con i miei due amici per un po’, e di fare quattro chiacchiere con loro in un bar vicino la stazione; venuta la sera, li saluto per tornare a Malmo: prima di andare a nanna, capatina da un altro kebabbaro che staziona vicino al Casinò, poi giro per il centro storico, che, con i suoi ristorantini illuminati e pieni di gente, assume ai miei occhi un’immagine migliore di quella che avevo avuto quella stessa mattina.


19 aprile 2010

Dopo l’abbondante colazione all’ostello, mi avvio alla stazione per prendere il treno per Ystad, a 40 minuti da Malmo. Ystad (divenuta famosa perché è il luogo in cui sono ambientate le avventure dell’ispettore Kurt Wallander, protagonista dei romanzi di Henning Mankell e anche dell’omonima serie di film con Kennet Branagh) è davvero un luogo delizioso, con un centro storico medievale conservato benissimo: in mezza giornata la si visita tutta (la cittadina è davvero minuscola) e si ha la possibilità di passeggiare per vicoli e stradine dal fascino immenso, immersi in un silenzio ed una pace irreali.

Il motivo che mi ha spinto verso Ystad è stata comunque la scoperta che da queste parti si trova la località di Ales Stenar, meglio conosciuta come la “Stonehenge svedese”, uno dei luoghi più interessanti da visitare in tutta la Svezia. La signorina del punto informazioni di Ystad mi dice che Ales Stenar è a 10 km, mi indica dove poter affittare una bicicletta (pare che gli autobus che arrivano sin lì funzionino solo d’estate), e così mi reco da questo bizzarro personaggio, tale Roslins, da cui, per 65 corone svedesi, prendo in prestito una bicicletta un po’ instabile ma tutto sommato integra, con cui mi metto in viaggio. Inutile dire che dopo i 10 km indicati dalla signorina scopro che Ales Stenar ne dista da Ystad almeno altri 10, per cui, un po’ perché la mia condizione atletica non è più quella di una volta, un po’ perché devo riportare la bici a Roslins per le 18, decido di fare dietrofront. La cosa straordinaria è comunque che sia i 10 km all’andata che i 10 km al ritorno li ho percorsi all’interno di una riserva naturale immensa, un parco bellissimo in cui mi sono ritrovato a pedalare in un silenzio surreale, incontrando in poco meno di 4 ore si e no un paio di esseri umani, il tutto vicinissimo al mare e ad una spiaggia molto invitante (peccato non aver portato il costume!!!). Quindi anche se non sono riuscito a visitare la “Stonehenge svedese”, sono comunque super-soddisfatto della giornata!



Dopo aver riconsegnato la bici, recupero le forze in un bar di Ystad (con ben due muffins e un cappuccino), poi torno a Malmo con le gambe in pezzi (eh si, sono lontani i giorni felici delle corse campestri e delle ore passate in palestra!!!!): doccia, triplo kebab con falafel per riprendermi del tutto, consueto giro notturno per il centro storico e poi a nanna!


20 aprile 2010


Il primo giorno di brutto tempo da quando sono in Svezia coincide, fortunatamente, con una giornata che, come da programma, trascorrerò in gran parte in treno. Alle 3 infatti parte l’X2000 (l’alta velocità svedese, tanto per intenderci) che mi porterà a Stoccolma. Non c’è molto da dire su questa giornata: c’è un po’ il senso di tristezza che accompagna sempre un inter-railer quando lascia un ostello e una città dove tutto sommato è stato bene: certo Malmoe non mi rimarrà nel cuore come una delle città più belle che abbia visto nella mia vita, ma vi ho trascorso 3 belle giornate, e ricorderò sempre con piacere anche l’ostello in cui sono stato che, anche se un po’ “carestuso” come si dice dalle mie parti (nel senso di “caro”) mi ha comunque lasciato molto soddifstatto.

In serata arrivo finalmente nella capitale svedese (il treno anche se super-veloce ci mette quasi 5 ore per arrivare a destinazione): un piccolo “assaggio” di  Stoccolma riesco ad averlo già la sera dopo aver preso possesso della mia camera al CityBackpackers Hotel, ma ne riparleremo più approfonditamente nella prossima puntata del diario di viaggio, di cui la capitale svedese sarà l’assoluta protagonista. 



21 aprile 2010

La mattina del 21 aprile mi sveglio tutto pimpante, pronto a mettermi in cammino per le vie di  Stoccolma e a scattare tantissime foto, ma, come metto piede fuori dall’ostello, il gelo ed il vento mi paralizzano letteralmente! La capitale svedese mi accoglie infatti con un freddo quasi polare ed un cielo grigio (e questo già elimina la possibilità di sfruttare al massimo la mia nuova macchinetta fotografica), per cui, con un pizzico di delusione e imbacuccato alla grande (felpa, guanti, cappello, paille e giacca a vento) comincio a girovagare senza meta per la città.

Ed ecco che mentre cammino su uno dei (tanti) ponti della città, fiocchi gelidi e dolci di neve cominciano a volarmi sulla faccia! La delusione di poco prima data dalla giornata non proprio eccezionale si scioglie quindi nella gioia di essere consapevole che mi trovo sotto una mini-bufera di neve per le vie di  Stoccolma! Grandioso! Decido di camminare ancora un po’, godendo del piacere che i fiocchi di neve mi procurano accarezzandomi il viso, e riuscendo anche a dimenticare il freddo tremendo che sto soffrendo.

A metà mattinata, considerato che fa freddo e che non c’è molta luce per fare delle belle foto e per godere appieno degli scorci stupendi della città, decido di visitare due musei che suscitano il mio interesse: il Moderna Museuum, bellissimo, dove per la mia gioia trovo opere di Picasso, Dalì, Andy Warhol, e soprattutto una serie di scatti di Irving Penn, e il Museo Nazionale, che mi entusiasma meno, ma dove posso comunque apprezzare tantissimi quadri interessanti, tra cui anche qualcosa del Rinascimento Italiano e dell’Impressionismo. Fuori continua a cadere neve mista a pioggia, fa un freddo allucinante, e la sera, non migliorando la situazione, mi limito ad un falafel in un locale vicino all’ostello (che si trova nel pieno della zona “commerciale” della città) e poi vado a vedere Inter-Barcellona in un pub vicino.

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