Idee di viaggio

16 giorni in Vietnam

16 giorni in un viaggio in solitaria alla scoperta del Vietnam.

Due settimane in Vietnam VIETNAM Shutterstock
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DUE SETTIMANE IN VIETNAM

DAY1#Partenza

30 Ottobre 2015

Sveglia alle cinque e trenta, ci siamo, è arrivato il sospirato giorno Dopo 5 mesi di attesa. Si parte, mi portano all’ aeroporto di
Roma i miei genitori, in auto l’aria si taglia con il coltello, come, come se partissi per una missione a Beirut. Arrivati al terminal
tre, scarico il mio zaino con tutto il necessario per i miei prossimi quindici giorni, saluto e via!

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Sono solo, provo una sensazione tra l’euforia per quello che sto facendo e un senso di solitudine. Arrivato a Mosca, un freddo tremendo, birretta all’aeroporto e inizio ad aspettare il volo che alle diciannove e cinquanta cinque mi porterà a Saigon.

L’aereo per la seconda tratta tutta un’altra storia, anche perché’ ci dovrò’ passare nove lunghe ore. Oltre a delle invidiabili
ciabattine mi danno anche un bollino adesivo da attaccare al sedile in modo da essere svegliato o no quando sarà’ servito il
pasto, non ci penso due volte, ho già’ una fame pazzesca. Vicino al mio sedile c’è una coppia, forse marito e moglie, entrambi
sulla sessantina di anni, lui vietnamita e lei russa. Mai una gioia. Noto subito tra il resto dei passeggeri l’inconfondibile mal
educazione e prepotenza dei russi. Il volo non finisce mai, non riesco a dormire, il vecchietto vietnamita vicino a me dorme
tutto il viaggio come un ghiro.

DAY2#Pazza Saigon

31 Ottobre 2015

Atterriamo in orario, e mi si presenta davanti una bella fila per il controllo del passaporto. Poiché per i soggiorni inferiori ai quindici giorni non è necessario il visto, al controllo vogliono l’ evidenza della permanenza nello stato, io non ho nulla che possa accertarlo quindi esco dalla fila e vado a fare una foto al mio biglietto elettronico su un PC degli uffici adiacenti, primo inconveniente. Rientro nella fila, mi presento davanti al controllore e finalmente sento il rumore del timbro di rilascio del mio passaporto, è fatta, sono in Vietnam.

Appena esco dall’aeroporto, mi ritrovo milioni di persone che attendono i passeggeri, passo oltre e intravedo il bus 152 quello che mi avrebbe dovuto portare vicino a Pham Ngu Lao, in centro.

Il primo impatto è devastante, i motorini che passano da tutte le parti, che suonano il clacson senza un motivo, un inferno, per fortuna sono al sicuro sull’autobus. Arrivato nei pressi del mio ostello nel quartiere dei backpackers, inizio la mia avventura tra il traffico di Ho Chi Minh City. Ogni volta che devo attraversare la strada e; un terno al lotto non essere centrati da un motorino, non ci sono semafori, ti devi buttare.

Mi sono ricreduto sulla capacità di guida dei vietnamiti, in quindici giorni non ho visto un incidente, incredibile come possano, strigarsi nel traffico in quel modo... anzi un incidente l’ho visto, un turista idiota che ha voluto noleggiare un motorino anche lui, guidare a Saigon non è da tutti. Dopo mezz’ora alla ricerca del mio alloggio finalmente riesco a trovarlo, lascio la mia borsa alla reception, se così si può chiamare e riparto alla ricerca di qualcosa da mangiare. intravedo delle signore in un angolo della strada che hanno un grosso WOK, senza nemmeno sapere cosa avessero cucinato per me mi siedo su una panchina minuscola al bordo della strada e chiedo qualcosa da mangiare. Riconosco subito l’inconfondibile stile del sud est asiatico di usare un bel rotolo di carta igienica come tovaglioli, mi sento già a casa.  Mi portano un Ban Xeo, delle crepe croccanti con dentro maiale e gamberetti, accompagnata da delle foglie d’insalata e salsa piccante.

Non conoscendo la procedura per mangiare quella roba, chiedo a una signora di indicarmi come fare e, lei senza problemi, prendo con le sue mani belle unte e nere, dal mio piatto un pezzo di crepe, ci avvolge una foglia d’insalata, la inzuppa nella salsa piccante e me la passa. Primo test anticorpi superato!  Mi portano anche una birra fresca. Pago il conto di 45000 Dong, meno di due euro e saluto. Dopo pranzo sono un po’ abbioccato, il caldo è soffocante, girello per la città’ cercando di vedere più’ cose possibili.

Verso le cinque del pomeriggio visto che era circa trenta ore che ero sveglio rientro nell’ostello per provare a dormire, vado in camera, mi fa un effetto un po’ strano condividere la stanza con altri sconosciuti ma mi ci abituerò’. Non riuscendo a dormire nemmeno un minuto torno fuori, mi fermo in una via stretta stretta del quartiere, dove per 5 Dollari mi fanno sessanta minuti di massaggio ai miei poveri piedi.

Mi butto nella via più caotica del quartiere, tutti sono in subbuglio per Halloween, non capisco come un vietnamita possa festeggiare questa festa così made in USA. Mi fermo in un barbecue dover prendo un pesciolino minuscolo alla brace, accompagnato da una birra e poi vado a mangiare il sospirato e famosissimo PHO, una zuppa di noodle, in brodo di carne con verdure e vitello.

Buonissimo. E’ incredibile da quante genti c’è per le vie del quartiere, tutti su un motorino, è tutto bloccato. Dopo un po’ di giro sono stanco, rientro in ostello dove incontro un polacco e un tedesco, sono i miei compagni di camera. Domani partenza presto per il delta del Mekong.


DAY3#Delta del Mekong

01 Novembre 2015


Sveglia presto, cinque e venti, salto la colazione in ostello, tanto era una misera colazione continentale da turisti. Alle cinque e trenta Saigon è già sveglia, alcune bancarelle con fumante pentolone sono già aperte. Prendo il bus che mi porta alla stazione principale, conosco una signora che si rivela molto Cina con me indicandomi e portandomi a fare il biglietto del bus successivo per Can Tho, mentre aspetto, le offro la colazione, un Banh Mi, un panino con carne di maiale e spezie varie, buono ma semplicemente un panino.

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La signora Dopo un po’ mi fa vedere la foto di sua figlia, dicendomi che è molto bella, in poche parole me la voleva appioppare. Salgo sul bus, non ci sono sedili ma letti, Dopo un po’ che viaggiamo inizio a sentire alcuni dolori alla mia pancia, aiuto e ora, il panino aveva fatto effetto. Per fortuna Dopo un po’ passa tutto. Dopo una sosta in una speciale di autogrill, allestito come un mercato rionale, Dopo quattro ore arrivo a Can Tho. Attendo Minh, il gestore dell’home stay, in quei trenta minuti i tassisti mi assalgono, finalmente arriva, salgo sul motorino e andiamo verso l’alloggio. 

Si trova fuori dalla città, in una zona tranquillissima, dove la struttura è ai bordi di un canale del Mekong, quindi invece di passare macchine e motorini qui passano barchette cariche di merce. Nell’home stay c’è anche un francese che Dopo scopro che si guadagna da vivere con le sue dodici case che affitta a Toulouse, poverino. Andiamo a mangiare nel paese vicino dove ci raggiunge anche Minh, di turisti siamo solo noi naturalmente. Mangiamo del riso con pollo, maiale, anguilla e verdure. Andiamo alla ricerca di un caffè, per riuscire a far capire al gestore della locale cosa volevamo abbiamo impiegato dieci minuti, il caffè era fortissimo, ho chiesto dell’acqua calda e mi ha portato del tè, solo Dopo averlo aggiunto al caffè, me ne sono accorto però, vabbè, non male questo caffè e tè.

Rientrato in camera, prendo una bici e mi vado a fare un giretto nella zona, costeggiando il canale, l’unico pericolo sono i
motorini che non si preoccupano di investirti o no. Tutti mi salutano mentre superò le abitazioni che si affacciano sul fiume. Mi
fermo da un gruppo di signori che giocano a biliardo in una specie di Bar, faccio qualche tiro con loro, anche se non riesco a
capire le regole poiché nessuno di loro spiccicava mezza parola d’inglese. Tornato nella mia struttura, vado a fare un giro con la barca nei canali, si vede di tutto, dai pescatori che lanciano le reti, ai bambini che fanno il bagno, dalle signore che lavano i piatti in quell’acqua solida dalla sporcizia.

Attraverso il famoso Monkey Bridge, un ponte costruito con una canna di bamboo solamente, non facile da oltrepassare senza cadere in acqua, per fortuna ci sono riuscito. Il tempo peggiora e rientriamo, durante il ritorno la barca si ferma tre o quattro volte a causa della spazzatura che s’impiglia nell’elica. Dopo una doccia aiuto, la zia di Minh a preparare la cena, ceniamo e Dopo il pasto mi metto un po’ a chiacchera con altri ragazzi che ci hanno raggiunto.

Stanco morto me ne vado a letto.

DAY4#Delta del Mekong

02 Novembre 2015


Notte passata a guerrigliare con le zanzare, inoltre alle quattro iniziano a cantare i milioni di galli della zona e non c’è più verso di dormire. Alle cinque Minh mi aspetta per partire, salgo in motorino e andiamo al piccolo mercato che si tiene prestissimo appena fuori Can Tho. Ci mettiamo sul bordo del fiume e iniziano piano piano ad arrivare barchette con interno vari tipi di merce, dalla carne al pesce alla verdura. Prendiamo un caffè mentre aspettiamo l’alba, bellissimi i colori del cielo che rispecchiano nel fiume. Dopo un po’ ripartiamo per il grande floating market, questo è enorme, si trova molto vicino a Can Tho ed è formato da grossi barconi. Ognuno ha la sua merce, come insegne i tipi di frutti o verdure infilzate in lunghi pali che fanno da bandiera. Queste grosse barche sono vere e proprie abitazioni, tutti gli abitanti di questa colonia, vivono la giornata vendendo la loro merce, al termine del mercato che si tiene tutti i giorni, si ritrovano per bere e passare la serata, un paese in tutti i sensi.

Ci accostano con la nostra barchetta vicino a una signora, sempre a bordo di un’imbarcazione che ci prepara un ottimo PHO, non facile da mangiare a bordo di una barchetta di 3 metri. Po’i un caffè sulla riva del fiume, e andiamo a vedere una fabbrica di noodles. Po’sto turistico ma molto interessante, provo anch’io a fare un foglio di pasta di riso che po’i sarà tenuto a essiccare al sole per sei ore circa. Una volta che la grossa crèpe di pasta di riso è essiccata, viene passata una macchina che fa tante piccole striscioline, come noi facciamo le tagliatelle. Per lavorare circa dodici ore al giorno,
prendono circa 5 Dollari.  Il lavoro è come in catena di montaggio, chi stende la pastella, chi la rimuove chi porta i fogli di pasta di riso a essiccare e così via. Mentre torniamo sulla barca, mi fanno assaggiare il succo di canna da zucchero espresso sul momento.

Vengono compresse le canne da zucchero e quello che esce è un succo dolce molto molto buono. Rientriamo all’alloggio, e Dopo un’oretta vado con Minh a visitare la città di Can Tho, due milioni di abitanti. Si trova su uno dei più grandi rami del delta del Mekong, fiume enorme, per oltrepassarlo hanno costruito un ponte di circa 2 km. Faccio un giro nel mercato principale, non è per tutti gli stomachi, poi passiamo dalla spiaggia, dove nel weekend gli abitanti della zona vanno a rilassarsi, io preferirei passare una giornata in galera.

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Sono le una e andiamo a mangiare, ci fermiamo in un ristorante lungo una strada, noto subito che l’insegna è diversa dalle altre che avevo visto fuori dai ristoranti fino a quel momento. Mentre vado al bagno passo un occhio dalla cucina e noto uno strano animale adagiato su una pirofila pronto per essere cotto. Un cane. 

Faccio alcune foto, anche se le due ragazze non ne sono molto felici. Ci portano un grosso tegame con dei carboni ardenti sotto che chiamano Hot Pot con all’interno delle verdure, canna di bamboo e alcuni pezzi di carne, tutto in un fumante brodo, Minh mi dice che si tratta di cane. Ebbene sì un bel cagnolino, mi trovo un po’ in difficoltà di fronte a quello che ho davanti, specialmente quando mi vedo sul piatto il pene. Provo comunque a mangiare tutto, niente di che, la fiorentina è un’altra cosa. Minh mi spiega che non ci sono allevamenti, quindi queste po’vere bestioline sono cacciate come dalle nostre parte facciamo per la selvaggina. Accompagniamo il prelibato piatto con vino di riso che po’i vino di riso non è poiché è simile alla grappa. Dopo due o tre bicchierini ai quali non potevo rinunciare, dico stop, altrimenti non mi alzo da tavola. Durante il pranzo mi spiega alcune cose molto interessanti della cultura del po’po’lo vietnamita, per esempio l’abbronzatura delle donne qui non è ritenuta un segno di bellezza in quanto significa che questa sera costretta a lavorare fuori al sole invece di stare al coperto in casa, è più un segno di ricchezza che di bellezza secondo me. 

Ripartiamo alla volta della stazione dei bus, dove saluto Minh. Io bus che mi avrebbe dovuto portare a Saigon, non si ferma dalla stazione, un addetto molto gentile mi sostituisce il biglietto e mi fa salire su un altro che porta ugualmente alla città. Mentre rientro si scatena una tempesta, qui non ci sono vie di mezzo, o c’è il sole o diluvia. Vado a cercare un ostello nella zona dei backpackers, per 25 dollari mi danno da dormire per due notti con la colazione e in più mi prenotano un taxi che la mattina seguente mi avrebbe dovuto portare all’aeroporto. Mi rilasso un po’, esco per una cena veloce e rientro in camera stanco morto, dove trovo altri sei ragazzi, tutti di nazionalità diversa.

DAY5#Tunnel di Cu Chi

03 Novembre 2015


Sveglia alle sette, colazione continentale e partenza per la visita ai tunnel di Cu Chi. Si tratta di una zona a circa un’oretta da Saigon dove durante la guerra del Vietnam si nascondevano i Vietcong, circa 200 km di gallerie sotterranee con all’interno tutto il necessario per la sopravvivenza come camere, cucine e tutto il resto. Durante il trasferimento in bus ci spiegano un po’ quello che è stata la guerra del Vietnam con i suoi 6 milioni di Vietnamiti morti. Dopo la visita di questo interessante sito, mi fanno percorrere 100 metri di questi strettissimi tunnel sotterranei, incredibile il caldo e il senso di chiuso che hanno. Usciti all’aria aperta ci offrono della tapioca, una specie di patata e ripartiamo alla volta di Ho Chi Minh City.

Arrivati in città, vado a cercarmi qualcosa da mangiare, un ottimo PHO, poi prendo un caffè lungo la strada da un vecchietto che non conoscendo mezza parola di inglese si era fatto preparare due carte con scritto caffè e caffè e latte. Qui se non ti rechi a prendere un caffè in un locale dove te lo preparano con l’apposito filtro, ti devi accontentare di un concentrato di caffè allungato con acqua bollente. Arrivo al museo della guerra del Vietnam, fuori ci sono vari mezzi come carri armati, elicotteri e aerei. Il museo è interessantissimo poiché racconta per filo e per segno quello che è stato questo conflitto. Molto toccante è la parte che racconta con foto quello che sono state le conseguenze delle bombe alla dioxina lanciate dagli americani. Esco dal museo è vado a fare un giro per la città, mi perdo e verso le sette e trenta rientro all’ostello dove incontro la prima persona italiana Dopo una settimana. Vado cena e subito Dopo rientro, faccio due chiacchere con la ragazza italiana, che mi racconta che è in viaggio da circa due mesi. La maggior parte dei turisti che ho incontrato sono in viaggio da mesi, non lavorando o avendo perso il proprio lavoro da poco si sono messi in viaggio.

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DAY6#Hanoi

04 Novembre 2015

Sveglia alle 4, prendo il taxi che mi aspetta all’uscita dell’ostello e mi reco all’aeroporto. Caffeino mentre attendo il volo e
finalmente decollo. Volo tranquillo, arrivo ad Hanoi in orario, per arrivare ad Hanoi prendo un bus pubblico anni 60 che per
arrivare in città impiega 1 ora e mezza per 35 km. Arrivato ad Hanoi, noto subito che la città a differenza di Saigon che durante la guerra è stata distrutta, ha un po’ di storia alle spalle con bei palazzi.

Dopo aver chiesto un po’ d’indicazioni mi fermo a fare colazione lungo la strada, all’interno di un mercato, uno di quei posti che farebbe venire i brividi ad un ispettore dell’ USL. Prendo un Bun Rieu Cua, una zuppa di noodle con granchio e verdure, molto buona. Riparto alla ricerca del mio ostello per lasciare lo zaino. Da buoni commercianti cercano di vendermi qualche escursione ma noto subito Dopo che si trovano a prezzi inferiori, addirittura la metà. Vado a vedere il lago principale che si trova nel centro della città con all’interno due isolette che ospitano la torre della tartaruga e il tempio di Ngoc Son.

Mi metto alla ricerca di una birra, dicono che se ne trovino a 5000 Dong, 20 centesimi, ho fame e mi vado a fare un giro nel famoso Old Quartier di Hanoi. Dopo circa cinque minuti, noto qualcosa di diverso in me, infatti non ho più la mia macchina fotografica. Panico, inizio a correre all’impazzata verso il locale della birra con una minima speranza di trovarla ancora sulla seggiolina al bordo della strada. Quando arrivo nei pressi del locale, mi sento chiamare, un signore molto molto strano, mi dice che ha la mia macchina fotografica, dalla contentezza lo bacio. Torno sui miei passi con ancora l’adrenalina di quello che avevo passato, mi fermo a mangiare un Bum Cha, ovvero del maiale alla griglia, in un brodo accompagnato da noodle. Ottimo. Mi faccio un bel giro nel quartiere vecchio, questo è formato da stradine strette disseminate di negozi e venditori ambulanti. Ogni via ha la sua categoria di negozi, quella dei fabbri, quella dei vestiti etc. Non mi annoio mai a girovagare per questo quartiere. Nella guida leggo di un buon locale dove prendere un caffè, mi infilo in un negozio di seta che ha a sua volta all’interno delle scale a chiocciola che ti portano all’ultimo piano dove si gode di una bellissima vista del lago. Mi prendo il famoso caffè con albume, ottimo. Visito la cattedrale di San Giuseppe, niente a che vedere con i nostri edifici storici.

È l'ora della fine delle lezioni a scuola quindi mi ritrovo nel bel mezzo dell’uscita dei bambini da una scuola, il caos più totale con tutti i genitori in motorino che cercano di intravedere il loro bambino. Torno a prendere una birra dal mio amico e vado nell’ostello per una doccia ed a prendere io mio bagaglio. Mi incammino per la stazione, treni anni 50, si attraversano i binari della stazione come attraversi il corridoio di casa. Nel frattempo che aspetto vado a cena, trovo il solito posto malfamato con alcuni tizi che mangiano, mi fermo li per una zuppa di noodle e anatra, brindiamo con una birra e vado a prendere il treno per Sapa. Nella cuccetta sono con tre ragazze inglesi, tutte e tre rigorosamente belle grassottelle che mangiano patatine per le prime due ore di viaggio.

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DAY7#Sapa

05 Novembre 2015


Dalla stanchezza accumulata dormo  in treno tutta la notte come un ghiro, mi sveglio poco prima che un addetto della Orient Express inizi ad urlare e spalancare le porte. Scendiamo dal treno ed appena varco la porta della stazione di Lao Cai, vengo assalito dai taxisti per il trasferimento a Sapa, contratto per 100 Dong, arrivato a Sapa, noto subito che la cittadina è molto turistica. Appena scendo un gruppo di ragazze Hmong mi prendono d’assalto per vendermi le loro creazioni e per farmi da guida per io trekking ad un prezzo molto molto inferiore a quello che avevo già pagato nelle agenzie regolari. Mi faccio colazione con un buon Pho e vado all’agenzia Sapa Sister dove incontro la mia guida, si chiama Su. Su mi fa vedere sulla mappa il percorso che faremo per i successivi tre giorni, dopodiché partiamo. Mentre camminiamo Su con le sue mani prepara una specie di filo che poi servirà per creare il loro articoli da vendere, per i successivi tre giorni non smetterà mai di filare quella specie di canapa. I primi villaggi che attraversiamo sono molto molto turistici, è pieno di gente a camminare. Dopo circa 3 orette i turisti iniziano a diminuire ed il tutto diventa molto molto affascinante.

Non ci sono strade, solo mulattiere che percorrono o a piedi o con motorini o con i bufali. È tutto disseminato da terrazzamenti di risaie, dove girello tranquillamente maiali, bufali, galline e papere. I maiali sono neri, non allevano quelli rosa poiché secondo loro questi sono più sporchi e meno salutari da mangiare. I bambini giocano scalzi nel fango, si vedono ragazze delle tribù che lavorano nei campi, abitazione di contadini medioevali, insomma, una realtà completamente differente da quella che conoscevo fino ad ora.

GUARDA ANCHE: COSA E DOVE MANGIARE IN VIETNAM

Ci fermiamo in una scuola, dove mi faccio una foto con i bambini, poi visitiamo una capanna dove creano vestiti e sciarpe,
tutto completamente a mano. Vedo un corno di bufalo e chiedo a cosa servisse, Su mi spiega che viene usato quando un uomo chiede il permesso hai genitori della futura sposa, che ancora non conosce nemmeno il futuro marito, se può prenderla in sposa. In caso di risposta positiva bevono nel corno per indicare che hanno accettato la proposta..

Mentre arriviamo nel villaggio di Ta Van, Su si ferma a comprare da una contadina due pezzi di canna da zucchero, mi fa vedere come mangiarla. È buonissima, si sbuccia con i denti e poi una volta staccato un pezzo si succhia il liquido dolcissimo. Su si ferma a casa sua a salutare io figlio e mentre aspettiamo l’arrivo del marito, mi rendo utile tagliando delle patate e delle verdure che poi cuoceranno al maiale. Intanto essendo all’interno della casa mi rendo conto delle condizioni in cui vivono. Salutiamo e Dopo dieci minuti arriviamo nell’home stay, dove soggiornerò. Non è descrivibile a parole quello che si prova passando del tempo in questi posti rimasti immutati nel tempo. La famiglia dove sono è composta da marito e moglie con tre figlie piccole. Il marito non c’è, mi dicono che è sulle montagne. Naturalmente non spiccicano mezza parola di inglese. Tutte le famiglie dei villaggi sono semplici contadini, vivono con quello che producono, carne, verdure e tutto il resto. Ogni famiglia ha il proprio pezzo di terra dove coltiva il riso che poi vende la parte che avanza alla loro sussistenza. Il riso è l’elemento base della loro alimentazione, riso a colazione, a pranzo e a cena.

Dopo aver varcato il cancello, mi trovo davanti maiali, galline e cani, tutti in libertà alla porta della capanna dove vive la famiglia. Entrato in quest’ ultima noto che non ci sono stanze, uno stanzone unico dove si mangia, si cucina, e si dorme. Non c’è un pavimento, ma solo della terra battuta. Le pareti sono costituite da tavoloni che lasciano intravedere un po’ d’aria. Fuori c’è il fango ovunque. La cucina è un semplice fuoco sul pavimento, non ci sono né cappe ne camini per espellere il fumo, ci si può immaginare l’odore che c’è. Iniziamo a cucinare, carne di maiale, verdure e tofu. Tutto cotto con del grasso di maiale, ogni anno ne uccidono uno e con il grasso ci cucinano tutto l’anno. Naturalmente tutta la cena è accompagnata da del riso. Dopo la cena ci raccogliamo intorno al fuoco e Su mi spiega che secondo loro è maleducazione non sedersi intorno al fuoco quando si è invitati a farlo. Come mostrare il corpo, non è permesso tra le tribù. Due persone non si possono baciare fino a che non si sposano e una volta che una donna è sposata, non può più baciare nessuno, nemmeno i propri genitori. Mentre mi vengono raccontate queste curiosità, attraversano la stanza dove avrei dormito un topo e subito Dopo una lucertola. Su ci saluta e va a casa poiché è a solo dieci minuti di distanza mentre io mi preparo per andare a letto. Qui i tempi sono molto diversi dai nostri, si va con la luce, quindi cena alle sei e trenta e alle sette e trenta tutti a letto. Mi adeguo e vado a letto Dopo una giornata indimenticabile


DAY8#Sapa

06 Novembre 2015


La notte passa molto bene, a parte il cane che ogni tre per due abbia non so a chi svegliando tutti e a parte la difficoltà nell’andare a fare la pipi fuori dalla capanna al buio totale con il fango ovunque. Alle sei e mezza tutta la famiglia si alza quindi anche io faccio uguale, esco un po’ fuori e già tutto il villaggio è sveglio ed in movimento,  tutti gli animali sono a giro per il cortile della capanna, alcuni uomini spaccano la legna fuori di casa, governano gli animali e lavano i piatti della cena in un ruscello di acqua visto  che non lo avevano fatto la sera precedente a causa del buio. Mi portano una zuppa di noodles per colazione con un po’ di verdure ed un uovo.

Arrivano le otto e mentre siamo già pronti a partire la signora prepara la colazione a base di riso maiale verdure e tofu, come la cena, mi invita a prendere parte alla tavola e mi siedo anche io spelunzicando qualcosa. Partiamo verso le otto e cinquanta e saliamo subito sul monte che domina Ta Van, incredibile il paesaggio che si gode da lassù. Ci sono dei bufali al pascolo lungo il percorso, Su mi dice di non guardarli in quanto quelli non sono abituati ai turisti. Tutto il trekking della mattina mi regala bellissimi paesaggi come cascate e foreste di canne di bamboo. Ci fermiamo in un villaggio molto più evoluto per fare pranzo dove Su prepara direttamente lei una zuppa di noodle con verdure e uovo. Dopo pranzo noto in un angolo della stanza un dispenser di acqua, prendo la mia bottiglia e vado a riempirla, ne prendo subito un bel sorso ma mi rendo conto che non era acqua ma vino di riso, quella specie di grappa, gola in fiamme.

Meno male non mi ha visto nessuno. La seconda parte della giornata è un po’ noiosa, non ci sono più risaie il paesaggio
cambia, ci sono molti  Oschiri in questa zona. Lo stile di vita che c’è nei villaggi invece non cambia, continuiamo a incontrare lungo la strada maiali, galline e bufali che si fanno il bagno nelle pozze di fango delle po’che risaie che ci sono. Verso le 3 del po’meriggio arriviamo all’home stay dove ci sono un gruppo’ di francesi. Rispetto all’alloggio del giorno precedente mi sembra di essere all’ Hilton Hotel. Vado da solo a fare un giretto nel villaggio, molto più evoluto, e dopo qualche foto rientro all’alloggio dove mi faccio una delle docce più attese della mia vita. Il problema è che po’i mi asciugo con il telo che avendo passato una notte nella casa della famiglia del giorno precedente aveva tutti gli odori opposti a quelli di fresco e pulito. Facciamo cena alle sei e un quarto con involtini, maiale, pollo, tofu e un po' di verdure. Alle otto e trenta sono a letto.

DAY9#Sapa

07 Novembre 2015


Sveglia alle 7, mi prendo un bel bicchiere di caffè e latte e mentre ammiro il sorgere del sole fra le risaie. Alle otto e trenta ci portano la colazione, Su mi invita a fare colazione in cucina con la famiglia della home stay visto che oramai ha capito che non sono il classico turista. Quindi mangiamo riso, verdure, maiale e uova. Il resto dei ragazzi francesi fanno colazione in un altra stanza, con dei pancake e banane, non c’hanno capito proprio nulla, non sanno cosa si perdono. Trekking tranquillo alla visita di un villaggio a un oretta dalla home stay, Dopodiché rientriamo per il pranzo, anche qui mi fanno mangiare con loro in cucina. Soddisfazioni. Durante il pranzo sento una grossa esplosione che fa tremare tutto, mi dicono che c’è una miniera qui vicino dove usano dinamite. Nemmeno il tempo’ per un po’ di relax e arriva il motorino che ci porta a Sapa dove saluto Su ringraziandola per i bellissimi po’sti che mi ha fatto vedere. Prendo una camera nell’ostello che fa da sede all’agenzia Sapa Sister per 5 dollari e mi metto in cammino. Girello per le strade vicine alla cittadina, incontro un tipo’ che ha dietro al motorino delle canne da zucchero, gli chiedo se me la vende una ed addirittura me la regala, sono diventato dipendente dalla Sugar Cane. Mi incammino per alcuni sentieri ma nella maggior parte trovo cani che mi ringhio, quindi per evitare problemi di rabbia torno indietro. Mi fermo in una famiglia vicino a Sapa, ci sono milioni di bambini, ci facciamo un po’ di foto provo a regalargli una t-shirt ma la mamma non vuole, quindi saluto e vado via. Fino alle sei del po’meriggio vago senza una meta, mentre rientro incontro dei ragazzi che lavorano in un cantiere vicino a Sapa che stanno rientrando al loro alloggio. Quando arrivano mi invitano a vedere l’interno, rimango scioccato dalle condizioni in cui passavano la notte.

Tutti ammassati a dormire in terra con una situazione igienica inimmaginabile. Rientro nel mio ostello e Dopo una doccia esco per cena. Vedo una signora che ha una griglia con attorno altre persone, mi fermo e mi faccio mettere al fuoco un uccello simile ad una quaglia e una patata dolce, buonissima. Dopodiché mi faccio qualche giro nella cittadina dove si tiene il mercato notturno, mai visto tante perso e a vendere le medesime cose. Giornata finita, rientro all’ostello e vado a letto dove trovo in camera un tipo’ stranissimo che non smette mai di parlare e uno spagnolo che puzza da morire, mi dicono inoltre che russa. La nottata non promette bene.


DAY10#Sapa

08 Novembre 2015


Come previsto lo spagnolo puzzolente russa tutta la notte, verso le tre smette improvvisamente, ha lasciato la camera. Mi alzo di buona ora, vado a cercarmi qualcosa per la colazione e trovo la solita zuppa di noodle. Mi incammino verso un villaggio di Ma Tra che avevo visto nelle po’che cartine che ci sono. Mi faccio un bel po’ di strada di strada asfaltata prima di arrivare al bivio. Nel frattempo’ mi fermo a comprare qualche pezzo di canna da zucchero. Passo la mattinata a camminare i miriadi di sentieri che ci sono da queste parti cercando non perdere mai l’orizzonte. Queste piccole strade sono le loro vie di comunicazione visto che per la maggior parte del tempo si muovono o a piedi o con i bufali. Cerco di seguire i sentieri che mi sembrano più trafficati e riesco a non perdermi. Quando sono in cima ad un monte, oltre al paesaggio indescrivibile entro in una casina dove abita un vecchietto, molto probabilmente da solo.

Incredibile. Arrivo al villaggio di Ma Tra evitando l’accesso principale dove chiedono una tassa per entrare. Verso le dodici mi
rincammino verso Sapa. Nella periferia nord c’è il mercato principale, mi faccio un giretto, Dopodiché mi fermo a mangiare in una grande sala dove non c’è mezzo turista. Mi faccio portare un Pho Bo, zuppa di noodle con vitello. Il tipo’ che me lo ha preparato si siede accanto a me cercando di dialogare un po’ nonostante non parlasse inglese. Dopo po’co vedo che prende una grossa canna di bamboo che avevo già visto in giro con la quale fumano del tabacco, o almeno credo. Mi chiede di provare e preso da non so cosa provo. Aspiro quella roba ed inizia a girarmi la testa tanto che mi devo sedere, mi appoggio ad un muro e per un quarto d’ora rimango immobile mentre tutti ridono. Alcuni signori mi invitano a tavola con loro facendomi assaggiare interiora di qualche animale e po’i il solito brindisi con vino di riso, ne prendo solo uno altrimenti non torno all’ostello. Nel ritorno al centro si Sapa mi fermo a prendere i vestiti che avevo portato a lavare e vado a farmi una doccia. Prendo il bus per Lai Cai dove alle nove di sera salgo sul treno direzione Hanoi.


Day11#Hanoi

09 Novembre 2015


Nottata in treno alla grande, a parte il fatto che mi toccano sempre i letti al piano superiore quindi la notte per andare al bagno quelle tre o quattro volte è sempre un impresa. Arriviamo in orario ad Hanoi, come sveglia mettono un bel brano di musica Vietnamita, la peggio cosa per farti iniziare la giornata. Ad Hanoi piove, uscito dalla stazione vado diretto all’ostello per lasciare la borsa e vado verso il mercato del quartiere vecchio per fare colazione, oltre passato di due o tre isolati mi ritrovo nel bel mezzo del mercato generale di frutta e pesce di Hanoi, dove tutti i ristoratori vanno a prendere il cibo, un casino pazzesco!  Decido di fare colazione con un Bum Nuac Nam (zuppa di noodle con granchio), quindi mi dirigo dalla signora dove lo avevo già preso il primo giorno ad Hanoi. Mi faccio riconoscere e subito mi prepara un ottimo piatto, mi offre un tè vietnamita, Dopodiché pago 20000 Dong (2$) e vado a girello per il
quartiere vecchio, sembra strano ma non ci si annoia mai a girellare per queste vie. Vado a visitare il museo della prigione di Hanoi, dove furono imprigionati comunisti durante il colonialismo francese e successivamente i piloti americani durante la guerra del Vietnam. Ho fame quindi torno verso il quartiere vecchio, trovo una signora che vende frutta quindi, prendo un Dragon Fruit,  Dopo aver contrattato il prezzo, e po’i mi fermo ad assaggiare il Banh Cuon, dei fogli di pasta di riso al vapore con dentro carne di maiale, funghi e gamberetti. Buoni ma niente a che vedere con il PHO.

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Sono un po’ stanchino e ho bisogno di una doccia, rientro all’ostello. Verso le 17 esco per qualche foto qua e là...ne approfitto per comprare qualche “troiaio” e mi butto nel famoso Hoi Bia Corner, un incrocio di 4 vie al nord dell’ Old Quartier dove si trovano miriadi di locali che hanno la birra a 5000 Dong, circa 25 centesimi al bicchiere...la birra è leggerissima, però è sempre birra. Qui trovo io mio amico che mi aveva recuperato la macchina fotografica una settimana fa, scambiamo due chiacchere, due birrette,  mi offre una mini zuppettina e lo saluto per andare a mangiare qualcosa. Mi riverso nella parte opposta della città,  mi infilo in un vicolo tetro dove vedo delle pentole ai bordi della strada, prima di ordinare chiedo per un bagno ed un signore mi prende e mi accompagna all’interno di una abitazione, locali squallidissimi, come un labirinto di corridoi strettissimi e bui. Mi mangio una zuppa di noodle bella piccante per la strada prendo una banana fritta e torno a fare un giro nel Bia Hoi Corner, pieno di gente, locali strapieni, faccio due chiacchere con un tedesco che avevo conosciuto prima di cena e rientro alla base. Mi prendono caffè prima di andare a letto, entrato in camera trovo i soliti che avevo lasciato nel po’meriggio, mi chiedo: ma che ci sono venuti a fare ad Hanoi se devono stare tutto il giorno chiusi in una camera? Faccio abbassare l’aria condizionata visto che sembra di essere in Tibet, due ragazza inglesi, dicono che hanno caldo, quindi fanno rimettere i gradi di prima, sul loro letto c’è una fabbrica di dolci e patatine, se ne mangiassero meno forse avrebbero freddo
anche loro.


Day12#Hoa Lu e Tam Coc

10 Novembre 2015


Alle 7 mi alzo, colazione all’ostello di Hanoi con un buon Pho, oramai non riesco a farne a meno. Partenza alle otto per un escursione che avevo contrattato il giorno prima a 20 dollari contro i 50 che mi avevano chiesto inizialmente, direzione Hoa Lu e parco Tam Coc. Dopo circa 3 ore di bus, con un gruppo’ di Vietnamiti, e la solita sosta acchiappa turisti a metà strada, arriviamo all’antica capitale del Vietnam, chiamata Hoa Lu. Quest’antica cittadina, oramai rasa al suolo completamente dai francesi fu per un periodo la capitale del Vietnam, molto belli i templi che sono l’unica cosa rimasta intatta. Al termine della visita dei resti della città facciamo pranzo nei pressi del parco di Tam Coc, dove po’i prendiamo delle bici per visitare questo bellissimo territorio costituito da formazioni calcaree tra corsi di acqua. Bellissimi paesaggi. Dopo la bici, veniamo imbarcati a coppia su delle piccole barchette con a bordo delle signore che remano usando i piedi. Per un ora ci portano lungo questi corsi d’acqua dominati da montagne a picco. Visitiamo sempre a bordo dell’imbarcazione alcune grotte piene di pipistrelli. Bella escursione, il parco Tam Coc è da vedere anche se 5 ore della giornata sono state passate in bus, con questi vietnamiti che hanno passato la giornata a farsi selfie e ridendo per qualsiasi cosa. Rientro al volo all’ostello per una doccia per po’i uscire per cena. Stasera zuppa di vermicelli con anguilla, buonissima anche se le cameriere erano veramente odiose, faccio due passi e po’i rientro subito nel mio alloggio per sentire un po’ la mia mamma.

Day13#Halong Bay

11 Novembre 2015

Mi sveglio, presto preparo la borsa e Dopo io solito Pho per colazione attendo io pulmino per la baia di Halong. Sono un po’
speranzoso del fatto di non essere in un gruppo’ di coppie. Durante il viaggio di noto ancora una volta l’assenza delle regole stradali del Vietnam. Visto che diluvia, lungo una specie di superstrada tutti i motorini si sono messi sotto ad un cavalca via ostruendo 2 delle tre corsie di marcia. Cose dall’altro mondo. Ci fermiamo al solito autogrill per turisti dove c’è una fabbrica di marmi. Proseguiamo e Dopo 5 ore di bus arriviamo ad Halong Bay. Ci imbarchiamo e noto subito che è troppo’ lussuoso per me quando all’ingresso sulla barca ci danno un pannetto umido per pulirsi le mani, non ero più abituato a questi servizi. La nave parte ed inizio subito a vedere il paesaggio, incredibile, veramente bellissimo. Pranzo a bordo e Dopo un po’ di navigazione arriviamo alle grotte, visita guidata, molto belle ma troppo’ turistiche. In ogni angolo anche all’interno della caverna cercano di venderti qualcosa. La cosa che mi ha stupito non sono tanto le po’vere persone che cercano di affibbiato qualcosa per po’chi euro, ma sono quei turisti che di fronte a quei paesaggi spettacolari si concentra su un braccialetto o un cappellino con la bandiera del Vietnam. Veramente i peggiori.

Dopo la grotta andiamo con il kayak a girello per la baia. Rientriamo sulla barca e Dopo il tramonto approfitto per una bella doccia calda nella camera che Dopo 15 giorni era solo per me. Ci fanno fare una specie di scuola di cucina dove ci insegnano a fare gli involtini primavera freschi, non vedo che cosa ci sia da imparare se non mettere due verdure dentro un foglio di riso ed arrotolarlo. Dopodiché la cena, più o meno i soliti piatti di sempre ma presentati in tutt’altro modo, ripensavo alla
famiglia del villaggio di Ta Van. Dopo cena il gruppo’ di austriaci che durante la cena hanno bevuto come doghe si dilettano a cantare mentre io vado a letto. Domani mattina sveglia presto, non voglio perdermi l’alba in questo magnifico po’sto. Dopo la colazione andiamo a vedere un villaggio galleggiante, molto caratteristico anche se molto molto turistico. Ci fermano in un
allevamento di ostriche dove ricavano le perle.

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Day14#Halong Bay

12 Novembre 2015



Alle cinque e trenta suona la sveglia ricordandomi che non posso perdermi il sorgere del sole in questo paradiso terrestre. Passo un ora a fare foto a quella palla arancione che piano piano spunta da dietro alle bellissime rocce della baia di Halong. Verso le sei e trenta un tipo’ dell’equipaggio mi invita a fare Tai Chi con lui, provo cinque minuti, po’i mi arrendo, non ci trovo un significato. Visita ad un villaggio galleggiante,  molto bello anche se molto turistico. Piccole casette galleggianti in questo paradiso, con le leggi sono riusciti a regolamentare abbastanza l’accesso a queste zone, a differenza della Thailandia dove stanno piano piano rovinando i bellissimi luoghi che hanno tramite un turismo di massa senza regole. Terminato il giro con delle barchette a remi, ci fermiamo in un viaggio dove allevano ostriche per la produzione di perle. Interessante vedere il processo per ottenere tali oggettini, così preziosi.

Rientriamo sulla barca e alle 11 pranzo in quanto alle 12 è previsto l’arrivo al porticciolo di Halong City. Nel trasferimento di 4 ore con il bus da Halong City ad Hanoi, mi viene confermata ancora una volta l’assenza del codice stradale vietnamita. Quando devono sorpassare, non si pongono il problema se qualcuno arriva dalla parte opposta, loro ci provano. In più nelle strade ad alta velocità circolano tranquillamente motorini e biciclette che sicuramente non semplificano le cose. Comunque nonostante ciò,  niente da dire sulla capacita di guida del po’po’lo vietnamita. In 15 giorni mai visto mezzo incidente, sarà un caso ma vedendo il caos che c’è tutti i giorni sulle strade, del talento c’è. Non vorrei essere di parte ma non ho mai visto una donna al volante da queste parti, sarà per questo che non ci sono incidenti?

Alle cinque del pomeriggio arriviamo ad Hanoi, mi lasciano di fronte al mio ostello. C’è tutto lo staff che fa merenda con un gelato e mi invitano ad unirmi a loro. Il gelato qui in Vietnam, è una usanza arrivata da po’co, come tutte le abitudini di questo po’po’lo, sono 30 anni indietro rispetto all’ Europa. Doccetta ed esco per un giro, avendo fatto pranzo alle 11 ho già un leggero languorino, così mi fermo a prendere una insalata di verdure e pesce essiccato, la fine del mondo. Girello fino a che mi fermo per cena in un locale nei pressi del mio ostello. Stanco a causa del l’alba di Halong Bay che mi ha fatto svegliare prestissimo, vado a letto. In camera c’è uno che ha i piedi che emanano un odore terribile, mi alzo dal letto e gli dico di andare a lavarsi. Non ho intenzione di passare la notte in quelle condizioni. Anche questo è viaggiare.


Day15#Hanoi e Saigon

13 Novembre 2015


Ieri l’aria condizionata del minibus per Hanoi mi ha dato noia e mi alzo con il mal di gola. Colazione ed esco per un giro.ad Hanoi. Quartiere vecchio ancora una volta, non riesco mai ad annoiarmi in queste stradine sempre piene di gente e motorini che ti passano da tutte le parti. Ogni via ha la sua merce, ho trovato perfino la via dove vendono le crucce per  i vestiti,  incredibile. Continuo a districarmi nel traffico del quartiere, oramai sono un esperto. Ho capito che per attraversare bisogna mettersi nel mezzo alla strada e scansare piano piano i motorini che ti sfrecciano da tutte le parti mentre ti suonano senza sosta. Una cosa tremenda del Vietnam è che suonano il clacson per qualsiasi cosa, è incredibile, non passa 1 secondo che non senti qualcuno che strombazza per non si sa quale motivo. Alle 14 devo essere all’aeroporto quindi visto che il bus pubblico è lentissimo alle 12 vado all’ostello per salutare tutti e mi dirigo a mangiare l’ultimo Bun (noodles) con pesce in una zuppa dalla solita signora dove avevo mangiato la prima volta ad Hanoi. Alle 13 salgo sul bus, come sempre il controllore mi fa mettere a sedere in modo scortese, non so come mai ma tutti quelli che lavorano con i trasporti nel Vietnam sono antipatici. In più sono sempre in due a bordo, uno guida e uno controlla i biglietti. Dovrebbero farlo anche in Italia forse.


Arrivo all’aeroporto, non mi fanno portare la mia borsa in cabina, si inizia subito male. Mentre mi imbarco mi fermano dicendomi di andare a controllare io mio bagaglio al check-in. PANICO. Torno di corsa indietro ed entro nella sala controllo bagagli, avevo lasciato un cellulare dentro la borsa. Torno al controllo del Gate, sorpasso tutta la fila e riesco per un pelo a prendere il volo. Naturalmente le disavventure della giornata non finiscono qui.


Una volta atterrati, mi metto in attesa del mio bagaglio e naturalmente è stato smarrito, mi informo un po’ e forse lo hanno messo nel volo successivo, quindi un ora di attesa e per fortuna il mio zaino era nell’altro volo. Esco dall’aeroporto e il bus pubblico 152 aveva finito le corse, provo ad uscire dall’aeroporto per cercarne un altro mentre miriadi di taxisti mi chiedono dove voglio andare, mentre io cammino e uno di loro guida contrattiamo per 5 $ e salgo al volo mentre il taxi continua ad andare nel traffico.

Arrivo a Phan Ngu Lao e Dopo po’co mi ferma una signora offrendomi una stanza per 7 $. Contratto per 5 $ e mi porta nell’alloggio, una stradina stretta buia, mi conduce alla porta chiusa con un lucchetto. La camera è minuscola e per lo più ci sono 50 gradi. Doccia veloce e vado a cena. Banh Xeo per cena, ovvero il primo piatto assaggiato durante le mie avventure
in Vietnam, prima trovo un chiosco che fa un insalata di carta di riso con mango, noccioline e pesce essiccato.
Il top. Dopo due birrette torno in camera dove mi aspetta una notte a 50 gradi.

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Day16#Saigon & Casa


14 Novembre 2015


Sono arrivato all’ultimo giorno della mia vacanze/avventure. Mi sveglio prestissimo a causa del caldo tremendo. Anche fuori fa già caldissimo. Mi faccio una bella colazione con un ottimo Pho Bo, l’ultimo e vado a prendere il bus. Mentre mi dirigo alla stazione, contratto per 60000 Dong un passaggio da uno motorino. In 7 km rischiamo l’incidente a tutti gli incroci poiché il tipo’ non si fermava ai semafori. Arrivo comunque sano e salvo all’aeroporto. Voli tutti andati bene anche se non sono riuscito a chiudere mezzo occhio. Torno a casa, mi sento strano, dovrò riabituarmi alla mia vita normale. W il Vietnam.

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